Il Purgatorio

Ai miei fratelli o chiunque altro sia in Purgatorio, con amore…

Quando ho capito come affidare la mia famiglia alla generosa misericordia di Dio, un insegnamento problematico è diventato una preghiera abituale




Il Giubileo porta con sé anche il riferimento all’indulgenza. Nell’Anno Santo della Misericordia essa acquista un rilievo particolare

Papa Francesco, Misericordiae Vultus, n. 22.

Indulgenze? Assolutamente no. Non avrei fatto salti nel cerchio per cercare di guadagnarmi il favore di Dio – perché è così che ho sempre considerato le indulgenze. Da “ritornata” al cattolicesimo dal cristianesimo evangelico, la dottrina delle indulgenze ancora mi scandalizzava.

“L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, remissione che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1471).

Acquista? A determinate condizioni? No. Non per me. Se avevo accettato la dottrina del Purgatorio e l’idea che le conseguenze temporali possano richiedere un rimedio dopo il perdono del peccato, il pensiero che potessi fare qualcosa per aiutare un’anima defunta a riparare ai danni provocati dal peccato francamente mi sembrava ancora una sorta di gioco di prestigio.

Questo fino a quando non ho perso due fratelli – entrambi battezzati nella Chiesa cattolica – per suicidio, il che mi ha costretto a chiedermi: “E se le indulgenze non significassero saltare nel cerchio per guadagnarsi il favore di Dio ma qualcosa di concreto, come atto d’amore per un’altra persona?”

“E se potessi affidare i miei fratelli alla misericordia insondabile e immeritata di Dio, chiedendo che le conseguenze durature del peccato – nel suicidio più evidenti che mai – trovino rimedio?”

“E se potessi assistere i miei fratelli nella necessaria opera di purificazione, nella guarigione delle ferite inflitte dal peccato?”

“Perché non dovrei voler aiutare se posso farlo?”

Ha avuto così inizio la mia pratica abituale di chiedere al Signore un’indulgenza per loro, o per qualcun altro della mia famiglia, ogni volta che soddisfo i requisiti.

Perché fondamentalmente le indulgenze dicono che non siamo soli, ma membri di un unico Corpo, le cui parti si aiutano e si sostengono a vicenda nel viaggio verso la salvezza. Le indulgenze riconoscono che siamo davvero custodi di nostro fratello, e che la voce dei nostri fratelli e delle nostre sorelle grida per ottenere la misericordia.

Le indulgenze derivano dal potere dell’“infinito ed inesauribile valore che le espiazioni e i meriti di Cristo hanno presso il Padre” (CCC 1476) – quel potere che solo può redimere il peccato e le sue conseguenze. Siamo invitati a partecipare a quel potere ogni volta che preghiamo, ogni volta che ci rivolgiamo a Dio per ottenere misericordia e perdono e ogni volta che chiediamo un’indulgenza, che applica a noi e agli altri i frutti della redenzione di Cristo.

Se non posso presumere di sapere con certezza che i miei fratelli sono salvati, confido che “attraverso le vie che egli solo conosce” (CCC 2283) lo siano. Non dispero della loro salvezza, e li affido all’abbraccio eterno di Dio che comprende ogni tempo, ogni popolo, ogni cosa. Imploro la misericordia divina per loro, concedendomi l’opportunità di grazia di pregare per un’indulgenza plenaria per le loro anime. È quello che ho fatto il giorno del compleanno di Scott, il 30 dicembre, mentre attraversavo la Porta Santa della basilica dell’Immacolata Concezione di Washington, D.C., tenendolo vicino al mio cuore.

La misericordia del Padre “non ha confini”, ha scritto papa Francesco nella Misericordiae Vultus, né ne ha il suo amore indulgente, che può raggiungere tutte le cose, compensando – e invitandoci a partecipare – ogni volta che manca l’amore.

Judy Landrieu Klein

Fonte: http://it.aleteia.org/2016/01/15/ai-miei-fratelli-o-chiunque-altro-sia-in-purgatorio-con-amore/

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