Il Purgatorio

Capitolo 2-10: Sollievo delle anime: le messe pei defunti.

Sollievo delle anime: le messe pei defunti. - Il P. Giuseppe Anchieta, gesuita. - Il P. Giulio Mancinelli.




Si che nella liturgia cattolica v'è una messa speciale pei defunti, che celebrasi con paramenti neri e si chiama Messa da Requiem. Si potrebbe domandare se questa messa è più delle altre proficua alle anime. - Il sacrifizio della Messa, malgrado la diversità delle cerimonie, è sempre lo stesso, il sacrifizio infinitamente santo del corpo e del sangue di Gesù Cristo; ma come la messa dei morti contiene particolari preghiere per le anime, loro altresì ottiene soccorsi particolari, almeno tutte le volte che le regole liturgiche permettono al prete di celebrar in nero. Questa opinione, fondata sull'istituzione e sulla pratica della Chiesa, si trova confermata da un fatto che leggiamo nella Vita del venerabile Padre Giuseppe Anchieta.

Questo santo religioso della Compagnia di Gesù, a giusto titolo soprannominato il taumaturgo del Brasile, come tutti i santi aveva una grande carità per le anime del Purgatorio. Un giorno dell'ottava di Natale, in cui la Chiesa proibisce le messe da Requiem, il 27 dicembre, festa di S. Giovanni Evangelista, quell'uomo di Dio, con grande meraviglia di tutti, salì all'altare con parato nero e celebrò una messa da morto:

Il suo superiore, il Padre Nobrega, conoscendo la santità d'Anchieta, punto non dubitava che non operasse per divina ispirazione; tuttavia per togliere a quella condotta il carattere d'irregolarità che sembrava avere, lo riprese dinanzi a tutti i confratelli. «Eh! che, Padre mio, gli disse, non sapete che la Chiesa proibisce di celebrar oggi colle paramenta nere? Avete dunque dimenticato le regole liturgiche?» Il buon Padre, umile ed obbediente, con una rispettosa semplicità rispose che Dio gli aveva fatto conoscere la morte d'un Padre della Compagnia. Quel Padre, antico suo condiscepolo all'Università di Coimbra e che allora risiedeva in Italia nel Collegio della Santa Casa di Loreto, era morto in quella notte stessa. «Dio, aggiunse dandomene cognizione, mi fece comprendere che tosto doveva per lui offrire il Santo Sacrifizio, e fare tutto ciò che poteva per sollevare quell'anima. - Ma, osservò il superiore, sapete voi se la santa Messa celebrata come faceste gli è stata utile? - Sì, rispose modestamente l'Anchieta; immediatamente dopo la commemorazione dei morti, quando diceva quelle parole: A Dio Padre Onnipotente, all' unità del santo Spirito, ogni onore e gloria! il Signore mi fece vedere quella cara anima, liberata da ogni pena, salir al Cielo, ove l'aspettava la corona».

Le famiglie cristiane, nelle quali regna lo spirito di fede, si fanno un dovere di far celebrare un gran numero di messe pei loro morti; secondo la loro condizione e la loro fortuna, si rendono santamente prodighe, per moltiplicare i suffragi della Chiesa ed in tal modo sollevare le anime. Nella Vita della Regina Margherita d'Austria, moglie di Filippo III, si racconta che in un sol giorno, che fu quello delle sue esequie, nella città di Madrid, si celebrarono ventunomila messe pel riposo dell'anima sua. Quella principessa aveva chiesto nel suo testamento mille messe; il re ne fece aggiungere ventimila. - Quando l'arciduca Alberto morì a Bruxelles, la sua vedova, la pia Isabella, per lui fece celebrare quarantamila messe; e per tutto un mese, ella stessa ne udì dieci ogni giorno, colla più grande pietà.

Uno dei modelli più perfetti della divozione alla santa Messa e della carità verso le anime del Purgatorio, fu il Padre Giulio Mancinelli della Compagnia di Gesù. I sacrifizi offerti da quel degno religioso, dice il Padre Rossignoli, sembravano aver presso Dio una particolare efficacia pel sollievo dei defunti. Frequentemente gli apparivano anime per chiedergli la grazia d'una sola messa.

Cesare Costa, zio del Padre Mancinelli, era arcivescovo di Capua. Un giorno, incontrando il suo santo nipote vestito assai poveramente, ad onta del crudo freddo, con molta carità gli diede una limosina per procurarsi un mantello, Dopo qualche tempo, l'arcivescovo morì, ed il Padre essendo uscito per visitare i suoi infermi coperto della sua nuova veste, vide il defunto suo zio venire a lui tutto circondato di fiamme, supplicando di prestargli il suo mantello. Glielo diede il Padre e essendosene avvolto il defunto, tosto si spensero le fiamme. Comprese Mancinelli che quell'anima soffriva nel Purgatorio e che gli domandava di sollevarla nelle sue pene, a ricambio della carità usata a suo riguardo. Quindi, riprendendo il suo mantello, promise di pregare per lei col maggior fervore, sopratutto all'altare del Signore.

Fu tanto notorio questo fatto e produsse sì salutare impressione, che dopo la morte del Padre fu riprodotto sopra un quadro che si conserva nel Collegio di Macerata, sua patria. Vi si vede il Padre Giulio Mancinelli all'altare, colle vesti sacerdotali, e alquanto al di sopra della predella dell'altare, per significare i rapimenti con cui Dio lo favoriva. Dalla sua bocca escono scintille, immagini delle ardenti sue preghiere e del suo fervore durante il santo Sacrifizio. Al disotto dell'altare si vede il Purgatorio e le anime che vi ricevono i benefizi dei suoi suffragi. Al di sopra, due angeli attingono in vasi preziosi e versano una pioggia d'oro, simbolo delle benedizioni, delle grazie, delle liberazioni concesse a quelle povere anime, in virtù dei Sacrifizi del pio celebrante. Vi si vede ancora il mantello, di cui si parlò, ed una iscrizione in versi in questo senso: Oh veste miracolosa, data per preservare dai rigori del freddo e che in seguito servì a temperare gli ardori del fuoco! È in tal modo che la carità riscalda o rinfresca secondo la natura dei mali che lieve sollevare.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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