Il Purgatorio

Capitolo 1-7: Pene del Purgatorio: pena del senso: tormento del fuoco e tormento del freddo.

Pene del Purgatorio: pena del senso: tormento del fuoco e tormento del freddo. - Il ven. Beda e Dritelmo.




Se poco comprendiamo la pena del danno, la cosa corre diversamente riguardo alla pena del senso: il tormento del fuoco, il supplizio di un crudo e intenso freddo, spaventa la nostra sensibilità. Ed è per questo che la divina misericordia, volendo nelle nostre anime eccitare un santo timore, non parla troppo della pena del danno, ma del continuo ci mostra il fuoco, il freddo ed altri tormenti che costituiscono la pena del senso. Ecco quanto vediamo nel Vangelo e nelle particolari rivelazioni, colle quali a lui piace di manifestare di tempo in tempo ai suoi servi i misteri dell'altra vita.

Citiamo alcune di queste rivelazioni. Ecco dapprima ciò che, dopo il venerabile. Beda, riferisce il pio e dotto cardinale Bellarmino.

L'Inghilterra è stata testimone ai nostri giorni, scrive Beda, d'un insigne prodigio, paragonabile ai miracoli dei primi secoli della Chiesa. Per eccitare i vivi a temer la morte dell'anima, Dio ha permesso che un uomo, dopo d'essersi addormentato del sonno della morte, ritornasse alla vita corporale e rivelasse ciò che aveva veduto nell'altro mondo. Le spaventevoli, inaudite particolarità che raccontò, e la sua vita di straordinaria penitenza che corrispondeva alle sue parole, produssero in tutto il paese la più viva impressione. Riassumerò le circostanze principali di questa storia.

Nel Northumberland vi era un uomo chiamato Dritelmo, che con tutta la sua famiglia viveva assai cristianamente. Cadde infermo, e di giorno in giorno il suo male si aggravò al punto che finalmente fu ridotto agli estremi e morì con grande desolazione della sua moglie e dei suoi figli. Questi in pianto passarono la notte vicino al suo corpo; ma l'indomani, prima di seppellirlo lo videro tutto ad un tratto riprendere la vita, sollevarsi e porsi a sedere. A quella vista furono compresi di tale spavento, che tutti presero la fuga, ad eccezione della moglie, che sola, tutta tremante, rimase col suo marito risuscitato. Tosto egli la rassicurò; «Non temete, le disse: è Dio che mi ridona la vita; egli vuole nella mia persona mostrare un uomo risuscitato dalla morte. Io devo vivere ancora qualche tempo sulla terra; ma la nuova mia vita sarà ben differente da quella condotta sin qui».

Allora s'alzò, pieno di salute, diritto se ne andò alla chiesa del luogo, e vi rimase lungo tempo in orazione. Non rientrò in casa che per congedarsi da quelli che sulla terra gli erano stati cari; loro dichiarò che non voleva più vivere che per prepararsi alla morte e li consigliò a far altrettanto da parte loro. Poscia avendo diviso i suoi beni in tre parti, ne diede una ai suoi figli, un'altra alla sua moglie, riservando per sé la terza per farne limosine. Quando tutto ebbe distribuito ai poveri ed egli stesso fu ridotto alla estrema indigenza, andò a picchiare alla porta di un monastero e supplicò l'abate a riceverlo come religioso penitente, che sarebbe il servo di tutti gli altri.

L'abate gli diede una cella in luogo appartato, che abitò pel rimanente dei suoi giorni. Tutto il suo tempo divideva in tre esercizi: la preghiera, i lavori più duri e le straordinarie penitenze. I più rigorosi digiuni erano per lui poca cosa; lo si vedeva d'inverno tuffarsi nell'acqua agghiacciata e rimanervi ore ed ore in preghiera, fino a recitare tutti i salmi del Salterio di Davide.

La vita sì mortificata di Dritelmo, i suoi occhi sempre abbassati, i lineamenti del suo volto, dinotavano un'anima colpita dal timore dei giudizi di Dio. Conservava un perfetto silenzio, ma per l'edificazione degli altri lo si sforzò a dire quanto Dio avevagli mostrato dopo la sua morte. Allora in tal modo raccontava la sua visione:

«All'uscire dal mio corpo, fui accolto da un benevolo personaggio, che tosto si fece mia guida; aveva il volto raggiante e sembrava circondato da luce. Arrivammo in una valle larga, profonda ed immensamente estesa, tutta di fuoco da una parte, tutta di neve e ghiaccio dall'altra; qui bracieri e turbini di fiamme, là il più intenso freddo ed il soffio di un vento glaciale.

«Quella misteriosa valle era piena d'innumerevoli anime che, agitate come da una furiosa tempesta, continuamente si portavano dall'una all'altra parte. Quando non potevano sopportare la violenza del fuoco, cercavano di rinfrescarsi fra il ghiaccio e la neve; ma non trovandovi che un nuovo supplizio, si rigettavano in mezzo alle fiamme.

«Con istupore io considerava queste continue vicissitudini d'orribili tormenti, e per quanto poteva estendersi la mia vista, non vedeva che moltitudini d'anime, che sempre soffrivano e mai avevano riposo. Il solo loro aspetto ispirava spavento. In sulle prime credetti di veder l'inferno; ma la mia guida, che camminava dinanzi, si volse a me e mi disse: «No, qui non è l'inferno dei reprobi, come voi pensate. Volete sapere che luogo è questo? Ebbene questa vane in cui vedete tanto fuoco e tanto ghiaccio, è il luogo ove sono punite le anime di quelli che trascurarono per tutta la loro vita di confessarsi e che sino alla fine differirono la loro conversione. Grazie ad una speciale misericordia di Dio, prima di morire ebbero la fortuna di pentirsi sinceramente, di confessare e detestare i loro peccati. Perciò non sono riprovate, e nel giorno del giudizio entreranno nel regno dei cieli. Anzi parecchie di loro ottengono la loro liberazione prima di questo tempo pel merito delle preghiere, delle limosine e dei digiuni fatti dai vivi in loro favore, sopratutto in virtù del sacrifizio della messa che si offre a loro sollievo».

Tale era il racconto di Dritelmo. Quando gli si domandava perché tanto duramente trattava il suo corpo, perché si tuffasse nell'acqua agghiacciata, rispondeva che aveva veduto altri tormenti ed un freddo assai più rigorosi. Se si facevano le meraviglie come egli potesse sostenere quelle strane austerità: «Io vidi, diceva, penitenze ben più sorprendenti». - Per tal modo, fino al giorno in cui Dio lo richiamò a lui, non cessò di affliggere il suo corpo, ed abbenchè indebolito dalla vecchiaia, non volle avere addolcimento qualsiasi.

Questo avvenimento produsse una profonda sensazione in Inghilterra; gran numero di peccatori, commossi dai discorsi di Dritelmo e colpiti dalla austerità della sua vita, sinceramente si convertirono.

Questo fatto, aggiunge il Bellarmino, mi pare d'una incontestabile verità; oltre all'essere conforme a quelle parole della scrittura: Passeranno dal freddo della neve ai brucianti ardori del fuoco (Giobbe, XXIV, 19), il venerabile Beda lo riferisce come un fatto recente e ben conosciuto. Di più, fu seguito dalla conversione d'un gran numero di peccatori, il che è un segno delle opere di Dio, che suole fare i prodigi per ottenere frutto nelle anime.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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