Il Purgatorio

CAPITOLO PRELIMINARE.

Scopo dell'opera. - A qual classe di lettori s'indirizza. - Ciò che si è in obbligo di credere, ciò che piamente si può credere, e ciò che si è liberi di non ammettere. - Visioni ed apparizioni. - Cieca credulità ed eccessiva incredulità.




Padre F. S. SCHOUPPE d. C. d. G.

Versione Italiana del Sac. ANTONO BUZZETTI

Il dogma del Purgatorio dalla maggior parte dei fedeli è troppo dimenticato: la Chiesa purgante, in cui vivono tanti fratelli da soccorrere o nella quale ben presto passeranno essi medesimi, sembra essere loro affatto estranea.

Una tale dimenticanza, veramente deplorevole, faceva gemere S. Francesco di Sales: «Ohimè! diceva questo pio dottore della Chiesa, noi non ci ricordiamo abbastanza dei cari nostri trapassati, e col suono delle campane sembra pure svanire la loro memoria».

La causa principale di così lacrimevole fatto si trova nell'ignoranza e nella mancanza di fede. Riguardo al Purgatorio abbiamo nozioni troppo indefinite ed una fede troppo debole.

Bisogna dunque più da vicino considerare quella vita d'oltre tomba, quello stato intermedio delle anime giuste, non ancora degne d'entrare nella celeste Gerusalemme, onde ravvivare la nostra fede e formarcene un'idea più distinta.

Ecco lo scopo di quest'opera. Si propone non di provare l'esistenza del Purgatorio a menti scettiche, bensì di farlo meglio conoscere ai pii fedeli, che con una fede divina credono al dogma rivelato da Dio. Ad essi in modo speciale s'indirizza questo libro, per dar loro del Purgatorio un'idea meno confusa, dirò meglio, un'idea più attuale di quella che comunemente se ne ha, lumeggiando il più che sia possibile questa grande verità della fede.

A questo scopo abbiamo tre ben distinte fonti di luce. In primo luogo l'insegnamento dogmatico della Chiesa; quindi la dottrina esplicativa dei santi Dottori: per ultimo le rivelazioni dei Santi e le apparizioni, che confermano l'insegnamento dei Dottori.

1° La dottrina dogmatica della Chiesa riguardo al Purgatorio comprende due articoli che indicheremo in seguito. Questi due articoli sono di fede e devono essere creduti da ogni cattolico.

2° La dottrina dei Dottori e Teologi, o meglio, i loro sentimenti e le loro spiegazioni sopra parecchie questioni relative al Purgatorio, non si erigono ad articoli di fede, e si possono non accettare, senza cessare per questo di essere cattolico; sarebbe però cosa imprudente e temeraria lo scostarsene; ed è secondo lo spirito della Chiesa seguire le opinioni più comunemente insegnate dai Dottori.

3° Le rivelazioni dei Santi, chiamate anche rivelazioni particolari, non appartengono al deposito della fede da Gesù Cristo affidato alla sua Chiesa; sono fatti storici basati sull'umana testimonianza: è permesso di crederli, e la pietà vi trova un salutare alimento. Si possono pure non credere senza peccare contro la fede; ma, se sono provati, non si possono rigettare senza offendere la sana ragione, comandando questa ad ognuno di acconsentire alla verità, dal momento che è sufficientemente dimostrata.

Di due sorta sono le rivelazioni particolari: le une consistono nelle visioni, le altre nelle apparizioni.

Le visioni propriamente dette sono lumi soggettivi, che Dio spande nella mente d'una creatura per iscoprirle i suoi misteri. Tali sono le visioni dei Profeti, quelle di san Paolo, quelle di santa Brigida e di molti altri santi.

Le apparizioni sono, almeno di spesso, fenomeni oggettivi, che hanno un oggetto reale, esteriore. Tale fu l'apparizione di Mosè e d'Elia sul Tabor, quella di Samuele evocato dalla Pitonessa d'Endor, quella dell'angelo Raffaele a Tobia, quelle di molti altri angeli; tali finalmente sono le apparizioni delle anime del Purgatorio.

Ben sovente avvengono le apparizioni delle anime che si trovano in Purgatorio. In gran numero le troviamo nelle Vite dei Santi, anzi talvolta avvengono a fedeli ordinari.

Noi raccogliamo ed al lettore presentiamo quelli fra tali fatti che tornano più opportuni a loro istruzione ed edificazione; li abbiamo scelti nelle Vite dei Santi, come tali onorati dalla Chiesa, e di altri illustri servi di Dio.

Le apparizioni delle anime purganti, dice l'abate Ribet, non sono rare. Dio le permette a sollievo delle anime che implorano la nostra compassione, come anche per fare intendere quanto sono terribili i rigori della sua giustizia per falli da noi talvolta giudicati leggeri.

Spesse volte Dio concesse a parecchie anime sante di vedere e visitare il Purgatorio. S. Caterina Ricci in ispirito scendeva in quel luogo tutte le notti delle domeniche. S. Liduina nel tempo dei suoi rapimenti penetrava nel Purgatorio, e condotta dal suo angelo custode visitava colà le anime nelle loro pene. Ugualmente un angelo condusse la B. Osanna di Mantova attraverso quei luoghi di dolore. La B. Veronica da Binasco, S. Francesca Romana e molte altre ebbero visioni al tutto somiglianti, colle stesse impressioni di terrore.

Più spesso sono le anime purganti medesime che si rivolgono ai vivi e domandano la loro intercessione. In tal modo parecchie apparvero alla B. Margherita Maria Alacoque e ad una moltitudine di altre sante persone.

Le anime del Purgatorio, quando compaiono ai vivi, sempre si presentano in un atteggiamento che muove alla compassione: ora coi lineamenti che avevano in vita od alla loro morte, con una faccia triste, sguardo supplichevole, in abito di duolo, coll'espressione d'estremo dolore; ora come una luce, una nube, un'ombra, una qualunque figura fantastica, accompagnata da un segno o da una parola che le faccia riconoscere. Altre volte manifestano la loro presenza con gemiti, singhiozzi, sospiri, affannoso respiro, lamentevoli accenti. Spesso compaiono circondate di fiamme: quando parlano, manifestano i loro patimenti, deplorano i passati loro falli, chiedono suffragi, od anche fanno rimproveri a quelli che le dovrebbero soccorrere.

Le particolarità da noi addotte bastano per giustificare agli occhi del lettore la citazione dei fatti che troverà nel corso di quest'opera.

Aggiungiamo che il cristiano deve porsi in guardia di essere troppo incredulo intorno ai fatti soprannaturali che hanno attinenza coi dogmi della sua fede. San Paolo ci dice che la carità tutto crede (I Cor., XIII, 7).

Se è vero che la prudenza riprova una cieca e superstiziosa credulità, è altresì vero doversi sfuggire un altro eccesso, quello rimproverato dal Salvatore all'apostolo san Tommaso: Voi credete, gli disse, perché avete veduto e toccato; beati quelli che credono senza aver veduto; non essere incredulo, ma credente (Giov., XX, 27).

Noi, cercando di evitare una biasimevole credulità, abbiamo con una certa libertà raccolti i fatti che ci parvero più avverati e più istruttivi. Possano essi in quelli che li leggeranno accrescere la devozione verso i defunti! Possano nelle loro anime profondamente stampare il santo e salutare pensiero del Purgatorio!

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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