Il Purgatorio

Il Purgatorio nella rivelazione dei santi - Capitolo XV: CARITA’ E SUFFRAGI




Doveri di carità

Abbiamo esposto i doveri di giustizia che ci legano alle anime del Purgatorio; adesso rimane da parlare dei doveri di carità, i quali devono impegnarci nella nostra crociata non meno dei doveri di giustizia. In virtù della Comunione dei Santi le anime purganti fanno parte, come noi, della grande famiglia di Cristo, e quindi sono nostri i loro interessi e nostre devono essere le loro pene. Il bisogno che esse hanno di noi è immenso, data la grandezza e la durata delle loro pene; i loro appelli alla nostra carità sono continui, i mezzi a nostra disposizione per aiutarle sono enormi; da qui sorge per noi il dovere di venire in loro soccorso. In questo mondo, dinanzi alle disgrazie dei nostri fratelli tutti ci commoviamo, tutti corriamo; la nostra sensibilità e la nostra coscienza ci spingono a soccorrere perfino i nemici; chi mai perciò potrà rimanere insensibile dinanzi al martirio di milioni di nostri fratelli, martoriati in Purgatorio da pene immani, da fiamme accese dalla giustizia divina? A questo mondo le più atroci sofferenze durano poco, e quanto più sono vive tanto più sono corte: il corpo soccombe presto sotto il dolore e l'anima del martire si sottrae con la morte alla veemenza dei dolori della carne. Ma in Purgatorio si tratta di supplizi che durano a lungo, forse più a lungo di quanto comunemente si crede, e noi non presteremo la nostra opera per abbreviare quelle torture? E si noti che queste anime sventurate che per indolenza omettiamo di suffragare, sono anime sante e predestinate, sono, se anche noi avremo la sorte dì salire al Cielo, le future compagne della nostra gloria. Eppure esse per ora non possono nulla senza di noi! Noi soli possiamo soccorrerle, e senza sacrificarci gran che, senza esaurire le nostre forze, senza dar fondo ai nostri averi. In ultimo, quelle anime sono figlie predilette di Dio la giustizia di lui le punisce, mentre la di lui infinita misericordia implora soccorsi per loro. Coi nostri suffragi affretteremo il giorno in cui esse glorificheranno Iddio in Paradiso. Disse il nostro Signore a S. Geltrude che ogni volta che lìberiamo un'anima dal Purgatorio, facciamo cosa così gradita a lui, come se liberassimo lui stesso dal carcere. Che vogliamo di più per eccitare il nostro zelo? I Santi, che avevano ben compreso queste raccomandazioni uscite dal cuore ardente del Salvatore, ebbero tutti viva compassione di quelle povere anime, fino a spingere all'eroismo la loro commiserazione. Il P. Nieremberg della C. di Gesù si offrì come vittima per un'anima che avrebbe dovuto penar lungamente in Purgatorio, e dal momento della sua offerta si sentì oppresso da ogni sorta di pene nel corpo e nell'anima; la sua vita divenne un lungo purgatorio e quel martire di carità non trovò altro sollievo che nella morte, che lo colpì dopo lunghi anni di indicibili sofferenze. Soffriamo anche noi in questo mondo, ma le nostre sofferenze son ben lontane dal paragonarsi a quelle delle anime purganti, e forse per questo pensiamo tanto di rado al Purgatorio e a chi vi pena. Nelle Contemplazioni di S. Margherita Maria Alacoque leggiamo il fatto seguente.

Vidi in sogno - è la Santa che parla - una religiosa che soffriva immensamente e mi pregò di aiutarla coi miei suffragi. Destata, non vi badai più tanto, perchè ai sogni non bisogna credere; ma intanto quell'anima non mi dava pace e non cessava dal pregarmi che volessi cedere a suo vantaggio tutte le mie opere soddisfattorie. Col permesso della Superiora finalmente le feci detta concessione, ma da quel giorno fui aggravata da tali dolori, che pareva volessero schiacciarmi. Mi ordinarono di coricarmi, ed allora mi vedevo ai fianchi quella religiosa, che così mi diceva: - Stai bene tu nel tuo letto, ma io, guarda! - E vidi un orribile letto, che solo a pensarci tremo c'erano delle punte aguzze di fuoco, che le entravano nelle carni. - Questo, diceva, per la mia soverchia delicatezza. Mi stracciano il cuore con pettini di ferro infuocati, per aver pensato male del prossimo; la mia lingua è rosa da vermi, poichè ho parlato contro la carità; la mia bocca è piena d'ulceri, perchè ho poco osservato il silenzio! - A questa vista i miei dolori crescevano a dismisura; ma l'anima mi si presentava, e così mi diceva: - A te si pensa!... ma ad alleggerire i miei mali non pensa alcuno!... - (Riportato da Vitali, Il Mese di Novembre, pag. 140).

Intenzioni speciali

Sul finire del capitolo precedente abbiamo parlato dell'ordine che per giustizia siamo obbligati a tenere nel ripartire i nostri suffragi: qui parleremo di alcune intenzioni che possiamo proporci nel farli. Moltissimi Santi hanno avuto abitudine di pregare a preferenza per le anime abbandonate e che non hanno al mondo chi pensi a loro; abitudine che sarebbe ottima ad abbracciarsi specialmente ai nostri giorni in cui essendo molte famiglie irreligiose, indifferenti o scettiche, spessissimo accade che tanti poveri defunti, compiuta la cerimonia dei funerali, non ricevano più soccorsi di preghiere. - Molti hanno l'uso di pregare per quelle anime che essendo giunte alla fine della loro espiazione, un altro solo suffragio può forse farle entrare in Paradiso, dall'alto del quale ci proteggeranno poi efficacemente presso Dio. - Altri sogliono interessarsi per una data classe di defunti, come per esempio pei poveri, che talvolta, in conseguenza della miseria delle loro famiglie, sono esposti a restar privi di suffragi dopo morte, come in vita furono spesso privi di pane. - Santa Maria Denize, monaca della Visitazione, e che al secolo era appartenuta ad una delle più nobili famiglie della Francia, aveva invece abitudine di pregare specialmente pei ricchi e pei grandi della terra, in considerazione che essi sono esposti ad un cumulo immenso di debiti spirituali che contraggono nella loro vita, tutta fatta per affascinare il senso e fomentare la concupiscenza. - Altri sì sentono trasportati a pregare pei sacerdoti, pei religiosi o religiose, ecc., altri per quelle anime che praticarono in vita le divozioni particolari che praticano essi, come S. Maria Maddalena de' Pazzi, che pregava particolarmente pei divoti del SS. Sacramento, e S. Margherita M. Alacoque pei devoti del S. Cuore. Molte anime buone hanno poi un'affezione speciale verso le anime che furono divote della beata Vergine, o di San Giuseppe, o del Santo del loro nome, o degli Angeli custodi. Finalmente nella vita di un san'tuomo abbiamo trovato notata un'altra divozione che ci sembra molto efficace per l'emenda dei nostri difetti, quella cioè di pregare per le anime che soffrono in espiazione dei falli e difetti che noi pure siamo soliti di commettere. - Tutte queste divozione sono ugualmente buone, e ciascuno può scegliere quella che più gli piaccia l'importante però si è di fare quatche cosa, di non ingolfarsi nella tiepidezza e nella negligenza, di pensare che Dio e la manifestazione della sua gloria hanno molti interessi in quel mondo invisibile, e che se la giustizia c'impone d'interessarci per qualcuna di quelle anime, la carità fraterna e la comunione dei Santi, che formano di noi una sola famiglia, ci obbligano non meno severamente a non restare indifferenti alle pene di ciascuna e singola anima. Voglia Iddio che questa massima che qui inculchiamo non sia da noi dimenticata giammai nella pratica!

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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