Il Purgatorio

Il primo monastero di monache del Suffragio

13/07/2023    260     Altre testimonianze sul Purgatorio    Testimonianza 

Nell'anno mille ottocento trentacinque la Vincenzina Suor Geltrude era inferma e grave a tal punto che sfidata dai medici e munita dei Sacramenti non le rimaneva che rendere l'anima a Dio. I suoi genitori fatti consapevoli del doloroso accidente, erano venuti a vederla per l'ultima volta, e si fonde vano in lagrime vicino al letto della cara lor figlia.

Mentre cosi afflitti pregavan per lei, poichè erasi fatto vano ogni rimedio, sen venne alla moribonda il servo di Dio, che, inchinatosi e dettole sotto voce al cuna parola, si rivolse tutto allegro e ridente agli astanti: E che mi fate, disse loro, che voi piangete? Oh state quieti, chè la vostra figlia non muore sicuramente: eh già mi piacerebbe questa, rubarsi il paradiso a tal modo: ha ancora da farne delle faccende nella Piccola Casa la nostra buona Geltrude! State tranquilli che prima di morire deve essere Abbadessa di un monastero. Dicendo queste cose e ridendo se ne andò. Al sentire tali parole le Vincenzine che erano presenti si strinsero nelle spalle, e disser fra se: Ma che Abbadessa? Tuttavia non soggiuosero altro. Da quel punto però l'ammalata cominciò a ricuperare le forze, ed in poco tempo perfettamente guarita, ripiglio i suoi doveri di Vincenzina. Passati cinque anni fu tra le prime suore che composero il monastero del Suffragio, ed alcuni anni dopo la morte del Servo di Dio elettane Abbadessa confermò vie più la persuasione che il Cottolengo, anche celiando, sapeva ottenere la sanità agli infermi e predire le cose future.

Da lungo tempo adunque il Signore gli aveva spirato nel cuore la fondazione di un tal monastero, ma sembra che non gliela avesse palesata si limpida e chiara come aveva fatto per le altre. Una leggiera nube ne velava il fine primario, nè sapeva bene a che decidersi.

Impose dunque al canonico Luigi Anglesio che ogni giorno applicasse il divin Sacrificio per conoscere qual fosse la vera volontà del Signore, e per attirare sul nuovo monastero le benedizioni speciali del cielo.

Da parecchi mesi quel degno sacerdote applicava il divino Sacrificio secondo la norma ricevuta, quando all'improvviso tra sane, vecchie ed infermiccie raccogliendo il Servo di Dio uo sessanta suore vincenzine, le coiloco in una povera casa che atti gua si puo dire all'antico cimitero di S. Pietro in Vincoli aveva comperato, ed alla bella meglio aggiustato per loro.

In sulle prime era sua intenzione, e s'immaginava che una tal casa fosse come un seminario ove ricoverare quelle suore vincenzine che sopravanzando al servizio della Piccola Casa, qui dovevano fermarsi e perfezionarsi nello spirito religioso, o per tal modo compiere sempre meglio il loro dovere di madri dei poveri. Egli medesimo era venuto un giorno al novello istituto, ed in una istruzione che fece alle suore aveva spiegato candidamente il suo pensiero, ed il fine per cui le aveva collocate là dentro.

Obbedienti le Vincenzine si esercitavano in que' doveri ed in quelle virtù che meglio conducessero a perfezione, quando tutto ad un tratto il Signore manifestò che cosa volesse da quell'adunanza di vergini, ed al suo servo fece vedere chiarissimo ciò che voleva si fosse, e doveva pur essere. Un mese dopo che le aveva radunate, e precisamente nella festa di Santa Scolastica, venne il Cottolengo accompagnato dal canonico Anglesio al nuovo monastero, e fu nel mettere il piede sulla porta di quella casa che il Signore lo illuminò, e fecegli conoscere qual fosse il suo divino beneplacito. Entrato dunque tra quelle sue figlie ed informatosi come andasser le cose, se ne mostrò molto lieto e contento; ma nel congedarsi per ritornare alla Piccola Casa, le raduno in un cortile, e con quell'aria sorridente e e di riconoscenza che sempre avea quando parlasse di Dio, disse loro: Vedete, figlie mie, il Signore mi ha cambiate le carte in mano, e nell' entrare che feci poco fa in questa casa mi diede a conoscere che la medesima deve essere un nido di colombe, ed è proprio questo il locale destinato per monastero di clausura, che già mi indicò doversi stabilire nella Piccola Casa. E qui di presente come erano nel cortile destinò una superiora, una maestra, una vicaria e la buona suor Clara fu destinata ad insegnare a leggere il latino e recitare l'officio.

Questo fu nell'anno mille ottocento quaranta il principio del monastero del Suffragio. Aveva poi stabilito che la nuova religione fosse aperta per tutte quelle Vincenzine che dopo aver lavorato per dieci anni attorno ai poveri, si sentissero o per manco di forze, o per malattie abituali il bisogno di una vita piú tranquilla e pacifica, ed oltrecciò fosse ancora un premio per quelle che a vessero mostrato più grande spirito di abnegazione e di carità del servire ai poverelli; con queste pole ano pure venire accettate quelle giovani sia della Piccola Casa sia esterne, le quali oltre compiuti i sedici anni fossero di specchiati costumi, ed avessero una vera vocazione religiosa. E finalmente nella sua carità il Cottolengo pensando a quelle vedove di onorate famiglie, che non avendo brighe e disturbi sono bramose di ritirarsi dal mondo, cercando una solitudine ove consacrarsi tutte a Gesú, volle che il Suffragio fosse per loro come un'oasi nel deserto, e l'ultima fermata del loro pellegrinaggio. Questo monastero poi intieramente lo consacrò al sollievo delle anime sante del Purgatorio. Veramente i pensieri dei santi sono belli come un fiore, e più soavi che il suo profumo. Le Vincenzine dopo aver servito il nostro signore Gesú Cristo come Marta nella persona dei poveri, ora lo servono come Maddalena attendendo sotto una regola più mite, ed in perfetta clausura a pascolarsi lo spirito colla preghiera, e mentre più non possono servire i vivi servono ai defuoti e cosi ugualmente cara e preziosa è la catena della lor vita che abbraccia i corpi e le anime; che del tempo trascorso si servi per confortare i membri della Chiesa militante, ed ora di con tinuo s'impiega per dare al cielo le addolorate ed afflitte della purgante.

Passati alcuni mesi quasi di esperimento non avendo per loro norma altro che alcune poche istruzioni date a viva voce dal servo di Dio, sen venne egli un giorno al Suffragio, e mitigato alquanto l'austerità dell'istituto che troppo era rigida e dura, consegnò la santa Regola da osservarsi, dicendo: Eccovi la santa Regola, di cui voglio che sappiate che non è mia, ma mi venne inspirata da Dio, e l'ho scritta di notte vincendo il bisogno che aveva di dormire, per secondare la voce del Signore.

Come semplice in tutto il rimanente avevala scritta sulla facciata libera di due lettere a se in dirizzate, e perchè, soggiunse, non aveva altra carta mi sono servito di questi due fogli, ed ho cancellato lo scritto delle lettere. La fece dunque leggere ad alta voce, e spiegandola parola per parola, vi fece sopra osservazioni molto profonde. Iuculcò allora di bel nuovo che la dovessero osservare con tutta perfezione ed esattezza senza nulla cangiare, ne in quanto all'abito, nè in quanto ai voti, perchè, soggiungeva di tempo in tempo: questa Regola non è mia, ma viene interamente da nostro Signore.

Coll'abito, che misto al nero ed al bianco ? veramente bellissimo diede loro la clausura, e principiò in quel giorno il monastero del Suffragio quale ai nostri tempi.

Pieno però di compassione come era per le anime sante del Purgatorio, parlava del monastero del Suffragio con una espansione soavissima del cuore, e diceva: Questo è l'unico monastero che abbia tale mira e tale scopo: pensare e sollevare di continuo quelle anime benedette che sono sante, ma non veggono Iddio, che lo amano, ma non lo possedono; che son sue a miche ma lontane da lui. Io spero, soggiungeva poi che col tempo si faranno fuori della Piccola Casa fondazioni di questo genere, ma saranno sempre figlie della Piccola Casa.

Venuto in quell'anno il giorno della commemorazione di tutti i fedeli defunti, lo solennizzò in modo speciale, perchè portatosi egli medesimo al monastero vi cantò la Messa solenne, e fece il discorso.

Compiuta questa funzione dispose che fossero celebrate altre due Messe, e permise alle suore di passare tutta la notte in chiesa ? a pregare pei defunti. Volle poi che in ogni anno avvenire, per quanto fosse possibile, si praticasse sempre un tal modo.

Le Suore adunque del Suffragio, quali le fondo il Cottolengo e quali si mostrano realmente, sono le grandi amiche, le grandi benefattrici del Purgatorio. Quanto tra loro si fa di bene, quanto si pratica di Sacramenti e si prega, quanto si soffre o nel corpo o nello spirito, veglie, adorazioni, penitenze, salmodie, digiuni e virtù, tutto è in suffragio di quel le anime care. Esse, le buone suore, non hanno altro pensiero, non altra ambizione che lottare amorosamente colla giustizia di Dio, ed intenerirne la misericordia infinita in favore di quelle dolenti. Oltre le preghiere comuni a tutti gli individui che compongono la Piccola Casa, sono obbligate le suore in ogni giorno dell'anno alla recita corale di tutto l'officio dei morti, dei quindici misteri del Santissimo Rosario ed alcuna volta, nelle feste cioè della Vergine, all'ufficio piccolo della Madonna. Diceva poi il Cottolengo: Il Signore Iddio ha il suo salterio che è composto di cento cinquanta salmi; la benedetta Madre di Dio ha il suo che è di cento cinquanta Ave Maria; bisogna che ne diamo anche uno alle anime del purgatorio: questo lo regaleremo alle suore del Suffragio, e sarà composto di cento cinquanta volte il salmo Miserere, che si reciteranno innanzi al Santissimo Sacramento.

Stabili pertanto che nelle ventiquattore come guardie nobili, ed accette a Gesù, di continuo si succedessero sia nel giorno sia nella notte tre suore all'ora di adorazione, e senza mai interrompere un istante, colla recita di quel nuovo salterio, patrocinassero innanzi al loro Sposo sacramentato una delle cause più sante e più care al Signore.

E ben si appalesa quanto egli aggradisca carità si fiorita, e come le anime del purgatorio siano grate e riconoscenti a questa religione tutta consacrata al loro sollievo; poichè al solo mettere il piede nel monastero del Suffragio, vi si respira un profumo si soave di santità, di semplicità, e di osservanza religiosa, da doversi dire il cuore, che ricamato portan sul petto. quelle supplicanti, essere un'immagine del loro cuore ardente di amore, e l'anima loro bellissima e pura come il candido velo che ne ricopre la fronte.

A queste buone suore, perché la maggior parte od avanzate negli anni, o logore dalle fatiche, oltre il non prescrivere certi rigori di penitenze, aveva concesso una mezz'ora di ricreazione in ogni giorno, ma esternava il desiderio che anche in quella mezz' ora si osservasse il silenzio, oppure se si parlava, ciò non fosse che di cose sante e di Dio, onde reciprocamente animarsi alla virtù e morire al mondo. A tal fine il servo di Dio non aveva fatto alcun parlatorio, ed appena aveva tollerato una piccola fenestrella praticata nella porta d'ingresso.

Per tale disposizione alcuni parenti delle suore, che talora venivano a visitarle, ne muovevano lagnanza perchè riusciva loro d'incomodo il parlare in quel finestrino. Le buone suore riferirono queste lagnanze al Servo di Dio, ed egli colla sua consueta giovialità rispose loro: Oh la cosa va tanto bene; se i congiunti trovano incomodo a parlare da questa finestra, vuol dire che verranno più di rado, ed anche venendo si fermeranno più poco, e cosi voi sarete più raccolte e più separate dal mondo.

Ma in mezzo alla loro vita di preghiera e di pace avevano però le suore del suffragio un disturbo che riusciva ad una vera vessazione e molestia. Vicino del loro monastero eravi un grande opificio da cui nelle ore di riposo partendosi gli operai venivano al muro di cinta del monastero, vi salivano sopra e mostrandosi alle religiose dicevano loro villapie é contumelie; nè contenti delle parole, pe' ribaldi e malnati che erano, lanciavan sassi nel cortile, nelle stanze e dovunque venisse lor fantasia. Se ne lagnarono le suore al Cottolengo, il quale, voltosi a quel la parte donde venivano i disprezzi, guardò fisso coll' occhio e ripele ad alta voce: Lasciate, lasciate, che presto sarà finito. Da quel punto non ebbero più molestie, ma trascorso pochissimo tempo, scoppiarono a breve intervallo due incendii che, malconcio e rovinato quell' opificio dovette esser chiuso e cessare. Le suore che avevan sentito le parole del Ven. Padre ne videro anche pronto l'effetto terribile.

Questo monastero poi era carissimo al cuore del Cottolengo, era per lui come un riposo, un sollievo, e qualora venisse a visitarlo, o se ne partisse mostrava sempre una gioia ed una consolazione speciale. Poche ore prima che rendesse la sua bell'anima a Dio, non avendo raccomandazioni speciali a fare per la Piccola Casa, ne ebbe però pel monastero del Suffragio, e raccomandò che si tenesse come la pupilla del suo occhio destro.

Egli era persuaso, che le suore del Suffragio erano raccolte in quel monastero come una preghiera continua e vivente; e come quelle di altri monasteri avevano altri obblighi da soddisfare, cosi queste avevano quello di pregare per gli altri, e saldare i debiti che potessero aver con Dio. Perciò lagnandosi una volta la suor Teresa, che venendo a morte una qualche Vincenzina si facevano, a suo avviso, troppo poche pregbiere in sollievo della defunta, il servo di Dio le rispose: Sta pur tranquillit, questo è il dovere delle suore del Suffragio, ed esse pagano per tutti.

Fra quelle suore (le Vincenzine ) eravene una, la quale, sebbene contenta dal suo stato e docilissi ma in ogni cosa, tuttavia provava alquanto come di ripugnanza nel trovarsi in mezzo a tanti ammalati, a tante ragazze, e quasi come pensava con un piede nel mondo e coll'altro in religione. Se de aperse dunque col servo di Dio mostrandogli la difficoltà che sentiva; ma questi tutto bontà e dolcezza le disse: Vivi tranquilla, ciocota, la divina Provvidenza fonderà un monastero di clausura e tu sarai tra leprime ad entrarvi. Infatti dieci anni dopo, cioè del mille ottocento quaranta, il servo di Dio istitui il monastero del Suffragio e questa buona saora fu tra le prime a far parte di quella religione santissima. Essendo andato una volta al monastero det Suffragio accompagnatovi dal canonico Luigi Anglesio, parlando tra le altre cose delle superiore, disse - che l'abbadessa doveva, secondo la regola restare in officio per lo spazio di sei anni, e poteva oltreció essere confermata; ma se taluna per le sue mapiere troppo dure ed assolute si facesse pesante e fastidiosa alla comunità, fosse deposta e rimossa a piacimento del superiore.

Nel mille oltocento quarantuno, e ciò nel giorno tredici febbraio, in cui Della diocesi era trasportata la festa di S. Vincenzo Martire, specialmante venerato nella Piccola Casa, il canonico Luigi Anglesio, che allora teneva l' officio di confessore del monastero del Suffragio, ebbe commissione di far sapere a quelle suore, come era intenzione e volontà del Padre che in quel mattino tutte le monache anche le inferme, dovessero alzarsi e venire alla Chiesa per ricevere la santa Comunione. Fra le religiose ammalate eranvi la suor Epifania, fresca tuttavia del decimosesto salasso; la suor Croce, del decimo; la suor Prospera poi e due altre chiamate Tecla entrambe erano travagliate da consunzione lenta e di già molto avanzata; a queste si aggiungevano altre, che per malatie meno gravi sommavano al numero di undici. Appena intesero la volontà del venerabile Padre si alzarono tutte, e per la santa letizia e il vigore che loro somministrava l'obbedienza, sen vennero alla cappella del monastero, assistettero alla Messa e fecero la santa Comunione. Le altre sorelle che nulla sapevan di questo, appena le videro venire alla chiesa e senza alcun indizio di male compiere loro divozioni e preghiere, ne furono santamente ammirate, lodandone e ringraziandone Iddio. Ma compiute appena le sacre funzioni si presero a gara le undici inferme, e con feste infinite accompagnatele in un camerino, le presentarono di un asciolvere di cioccolato e di confetti, che da tutte fu aggradito, senza che pur una abbia avuto a soffrirne. All'opposto da quel giorno medesimo si scorse in loro un sensibile miglioramento. Le suore Epifania e Croce, malgrado la freschezza delle cavate di sangue non si posero più a letto, ed in capo a tre giorni furono in grado di consegnarsi alla vita comune; le tre affette da consunzione avanzata scamparono tuttavia chi due e chi tre anni; le rimamenti erano perfettamente guarite. E cosi l'obbedienza avea compito l'opera sua.



Fonte: Eco del Purgatorio - Anno 1883