Il Purgatorio

Meditazioni sul Purgatorio per la settimana





MARTEDÌ

1. I dolori del Purgatorio sono ineffabili nella qualità.
In qual modo anime separate dal corpo possano soffrire è un mistero, scrive sant'Agostino, pure è una verità: miro modo, sed vero. San Paolo afferma essere cosa ben dura cadere nelle mani di Dio, horrendum est (Hebr., x, 31). E se su questa terra, in cui Iddio più che nella giustizia abbonda in misericordia, il Signore punì una piccola curiosità nella moglie di Lot mutandola in una statua di sale, una irriverenza di Gza colla morte ima, una bugia di Anania e Saffira col farli cader morti a pie' di san Pietro; che sarà in Purgatorio ove trionfa la giustizia punitrice? Il fuoco di quaggiù è come fuoco dipinto, a paragone del fuoco del Purgatorio, dice sant'Anselmo. È il medesimo fuoco dell'Inferno che brucia i dannati e purifica gli eletti, soggiunge sant'Agostino, anzi in qualche maniera, ripiglia, è più tormentoso perchè non eterno, cum non sit illis ceternus; quasichè più lenta e meno efficace operi il fuoco la sua vigoria coi dannati, che sempre saranno tormentati, e più possente si mostri cogli eletti che presto si dipartiranno. Due cose contribuiscono ad accrescere il dolore: 1. La materia disposta a bruciare; le Anime sono aride come legna che il fuoco invade in un istante; sono sciolte dalla materia e quindi le facoltà divengono più capaci di soffrire, sia perchè divenute più perfette, sia perchè nulla più diminuisce l'azione del fuoco sopra ciascuno dei sensi; 2. L'istrumento del loro dolore è il fuoco acceso da Dio, e non a comodo delle sue creature, ma a punizione; se è fuoco reale, nulla si può contopire in questo mondo di più penoso del fuoco; se è fuoco spirituale o metaforico, così appunto s'intitola per ricordarci la quintessenza del dolore. Anima mia, ora è facile ridere e commettere peccati; ma quando cadrai in quel carcere, e oh qual dolore! E forse là per colpa tua gemono i tuoi cari; e tu non ci pensi?

2. Dolori incomprensibili nella quantità.
In questo mondo l'infermo non soffre mai ad un tempo tutti i cruciati di cui è capace; nel Purgatorio il fuoco tormenta tutta l'anima. Tutte le pene che immaginare si possono in questa vita, sono un nulla a paragone della pena del Purgatorio, scrive san Bernardo: Eppure chi può anche solo annoverare tutti i generi di malattia, di dolori, di patimenti cui va soggetta la povera natura umana su questa terra? Chi sa enumerare tutti i crucci dei martiri, le austerità degli anacoreti, le penitenze dei confessori, le crudeltà usate dai tiranni o derivate dalla barbarie dei carnefici? Ma qualunque mortale, scrive san Cirillo Alessandrino, amerebbe d'esser tormentato fino al terminare del mondo da tutte insieme le pene, che gli uomini sopportarono fino ad ora, anzi che durarla un giorno solo in Purgatorio. Soggiunge san Girolamo: in uno supplica: tutti i supplizii stan raccolti in un solo fuoco nel Purgatorio; e ciò che a dismisura accresce il patire si è che questi mali non si succedono gli uni agli altri per quelle sante Anime, ma tutti insieme e nel medesimo tempo concorrono a tormentarle. E sant'Agostino conchiude che quel fuoco è di tal natura da superare tutto ciò che in questo secolo si può vedere, sentire ed anche solo immaginare. Anima mia, che non sai sopportare un dolore senza lamenti e grida di disperazione, che sarà di te quando piomberai in quell'abisso di pene? Non cercherai di sfuggirlo od in tutto od in parte? E se tu sai che i tuoi cari, forse tuo padre, tua madre medesima, stanno tra quelle pene, nulla farai per sollevarli? Potresti forse oggi stesso liberarli con una Messa, con una Comunione, con una limosina; e tu non apporterai loro nemanco una goccia di refrigerio?

3. Gesù e Maria medici pietosi delle Anime Purganti.
Se il Signore tormenta cotanto le Anime Purganti, non giudicare che Esso sia crudele o si diletti dei mali altrui; Egli è come medico, che non risparmia all'infermo, per guarirlo, nè l'amara medicina, nè talvolta il ferro od il fuoco. L'anima cristiana che si conosce immonda del peccato, innanzi alla purezza divina, ammirata nell'istante del giudizio, compresa di confusione e d'orrore, per purificarsi si getta essa stessa nelle fiamme e vorrebbe anche più essere tormentata per abbellirsi più presto. Indi le Anime non chiamano Gesù giudice severo, bensì medico pietoso, che loro appresta il rimedio a salute. Gesù le tormenta, ma ad un tempo infonde loro la santa rassegnazione alla volontà divina, per cui nessun lamento, nessuna disperazione ha luogo in quel carcere; ma uniformate a Dio, solo ripetono il fiat della rassegnazione, benedicendo alla mano che le flagella. Gesù mitiga le loro pene col pensiero che presto saranno salve e che un godimento senza misura le aspetta fra breve nel seno di Dio stesso. Gesù mitiga l'amaro dei loro dolori colla dolcezza dell'amore divino, certe quali sanno d'essere in grazia di Dio ed amate da Dio stesso. Gesù per mezzo degli Angeli le consola, loro annunziando i suffragi ottenuti in terra; per cui è opinione di molti che le pene ed i dolori di quelle Anime si mitigano e decrescono gradatamente. A Gesù si unisce Maria; e loro mostrando quanta parte prenda al loro penare e quanto le rincresca non poter tosto sciogliere le loro catene, le consola colla sua tenerezza. Maria, qual madre pietosa, non le rimprovera, perchè non ascoltarono in vita gl'inviti di Lei, anzi s'adopera energicamente alla loro liberazione; e lo sanno quelle Anime e si confortano.... Oh bontà di Dio e di Maria! Ma pur rifletti che queste gocce di balsamo mitigano, ma non tolgono l'acerbità del dolore; e non è meglio evitare il male, che non dopo approfittare del medico? Anima mia, pensaci mentre sei in tempo.

PREGHIERA.
O Maria, Regina del Carmelo, il riflesso delle pene del senso in cui si trovano tante anime mi sveglia la più tenera compassione. Oh come mi rincresce potere e sapere far sì poco e, suffragio di esse! Deh, aiutatemi, o care. Madre! Per le vostre purissime mani offerisco a Voi i vostri dolori, congiunti a quelli di Gesù medesimo sulla Croce: offerisco per esse a Dio tutte le opere buone di cui sono capace, in unione di tutto il bene cui intendo di partecipare; offerisco per esse tutte le Indulgenze che si possono da me acquistare; ma ben veggo che ciò è un nulla a placare la giustizia divina: o Maria, fate che per amor vostro si vuoti quel carcere, ed insieme ottenete a me che non ci cada. Così sia.