Il Purgatorio

Meditazioni sul Purgatorio di don Giacomo Alberione





29 NOVEMBRE. PRESERVIAMOCI DAL PURGATORIO!

Le anime purganti ebbero qualche volta dal Signore la facoltà di comunicare coi vivi per sapientissimi fini; ma specialmente per chiedere il soccorso delle loro preghiere. Molte sono state le manifestazioni, sebbene conviene ed è dovere vigilare attentamente sia per non credere ad ogni cosa, sia per non rigettarle tutte, quasi fossero tutte invenzioni o fantasie. Ma in generale le anime purganti sono costrette a soffrire senza farci udire la loro voce. Soffrono nel loro luogo di pena ignorate e dimenticate. Chi può mai dire quante da secoli sono trattenute colà senza soccorso! e la loro invocazione si perde nel silenzio glaciale dei vivi. Hanno bisogno di apostoli, di chi parli, perori la loro causa. Diffondiamo dunque la divozione delle anime del Purgatorio.

Il Vangelo ha un fatto adatto a farci comprendere questi pensieri.
«Essendo una festa dei Giudei, Gesù andò a Gerusalemme. Qui vi è la piscina probatica, in ebraico Betsaida, la quale ha cinque portici. In questi giaceva gran quantità d’infermi, ciechi, zoppi e paralitici, ad aspettare il moto dell’acqua. Un Angelo del Signore, infatti, scendeva ogni tanto nella piscina e l’acqua n’era agitata. E chi per il primo si tuffava dopo il moto dell’acqua, guariva da qualunque malattia fosse oppresso. Vi stava un uomo che era infermo da trentotto anni. Gesù, vistolo giacere e sapendo che da molto tempo si trovava in quella condizione, gli disse: Vuoi essere guarito? Signore, rispose l’infermo, non ho nessuno che mi metta nella vasca quando l’acqua è agitata; e quando mi accosto io, un altro vi è già disceso prima di me. Gesù gli disse: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina. E nell’istante, l’uomo guarì e, preso il letticciuolo, cominciò a camminare» [Gv 5,1-9].
Questo è il lamento delle anime purganti: «Non abbiamo chi pensi a noi»! Chi ama quelle anime si faccia la loro eco, anzi ripeta e sia la loro stessa voce. «Grida, non cessare!».
Chi deve zelare questa divozione?
Anzitutto il Sacerdote: è questi infatti per vocazione e per ufficio il salvatore di anime. «Vi ho eletti, dice il Signore, perché andiate e salviate le anime, ed il vostro frutto rimanga in eterno» [Gv 15,16]. Il Sacerdote deve confessare, predicare, pregare per salvare anime. Egli le rigenera a Dio nel santo Battesimo; le cresce col Cibo Eucaristico; le illumina colla sapienza evangelica; le sostiene con la vigile premura; le risuscita con la Penitenza; le mette su la via sicura sul letto di morte! Ma il suo compito non finisce ancora: quando oramai sono già su la soglia del cielo, quando più non le trattiene che qualche imperfezione, egli prenda coraggiosamente la chiave del cielo; e lo apra loro. La chiave del cielo, cioè il potere del suffragio che è posto nelle sue mani. Compia il suo ufficio: salvi, salvi molte anime. Ed essendo ormai per compiersi il grande suo lavoro, raddoppi il suo zelo.

Particolarmente il Parroco; poiché a lui, anche per giustizia, compete l’ufficio ed il dovere di salvare i suoi figliuoli spirituali, i parrocchiani. Egli non ha la cura in generale dei cristiani, ma ha la cura particolare di quel piccolo gregge che è una parrocchia. Verso di esso deve dire: «Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecorelle, ed esse conoscono me ed ascoltano la mia voce. Io le amo fino a dare tutti i giorni della mia vita, tutto il mio tempo, i miei beni per loro. Chi non è pastore, ma semplice mercenario, lascia le anime nel pericolo e nel dolore, né pensa a salvarle, a liberarle, a consolarle. Io sono il buon Pastore: e le salvo dal peccato, le salvo dall’inferno, le salvo dal Purgatorio. Non mi do pace, non riposo finché possa dubitare che anche una sola possa trovarsi nelle pene, nelle fiamme del Purgatorio». Così parlava uno zelantissimo Parroco.
Inoltre: i Catechisti ed i Maestri elementari. È religiosamente e civilmente educativo, formativo, illuminativo il pensiero del purgatorio: «santo e salutare voler suffragare i defunti». Ed infatti incita alla perfezione cristiana, allontana dal peccato, educa a pensieri di bontà e carità, ricorda i novissimi. I catechisti troveranno facilità a indurre i fanciulli a pregare per i loro morti; la società civile, da cittadini che temono il peccato, anche veniale, non ha che da guadagnare. I cittadini spensierati ed una gioventù assetata di piaceri terreni, sono per la civile società un pericolo morale continuo. I genitori. Essi hanno dalla natura l’obbligo di educare; ed il cuore buono ed inclinato alla misericordia deve venire da essi formato con paziente sollecitudine. Si svilupperà così nei figli quel sentimento di riconoscenza, amore, pietà verso i benefattori, i defunti di famiglia, i conoscenti, che si mostrerà a suo tempo. Infatti i genitori in questo modo assicurano a se stessi i suffragi per dopo la loro morte. Poiché i figli suffragheranno i loro genitori, come hanno veduto i loro genitori suffragare i nonni e inculcarne la buona e riconoscente memoria.

Le anime pie diffondano la divozione al Purgatorio. Amano Gesù? Ebbene, ricordino la divina sete di Gesù per quelle anime. Hanno cuore sensibile? Ebbene sentano che quelle anime invocano soccorso. Desiderano farsi del bene? E allora pensino che il suffragare le anime purganti è l’esercizio di tutte le opere di misericordia e carità.
Dice S. Francesco di Sales: «Con la pietà verso i defunti noi saziamo la fame ed estinguiamo la sete di quelle anime; pagando i loro debiti, veniamo come a spogliarci dei nostri tesori spirituali per rivestire esse; le liberiamo da una schiavitù più dura che qualsiasi prigionia;noi diamo ospitalità a quelle pellegrinanti nella casa stessa di Dio, il cielo. Venendo il giorno del giudizio, si alzerà un coro di voci che giustificherà noi stessi. Poiché le anime liberate grideranno: Questo sacerdote, questa persona ci ha soccorsi, liberati; eravamo in Purgatorio ed essa vi è discesa, ha estinto le fiamme, con la mano ci ha sollevate; con i suffragi ci ha aperta la porta del cielo».

Il B. Cottolengo suffragava quanto poteva le anime purganti, particolarmente quelle dei suoi penitenti e ricoverati della Piccola Casa. Dolendosi di non poter fare di più e volendo anime che lo coadiuvassero nella sua opera di carità. istituì una famiglia di religiose interamente consecrate al suffragio. Volle che in quella famiglia continuamente le preghiere, le opere buone, le sofferenze siano offerte al Signore come suffragi.

Il Bourdaloue dice in una predica: «Noi ammiriamo quegli uomini apostolici che solcano i mari e vanno nei paesi barbari in cerca degli infedeli per guadagnarli a Dio. Ma persuadiamoci bene che occorre un nuovo e facile zelo per diffondere la divozione alle anime purganti: non è meno meritorio, non è meno necessario, non è meno gradito a Dio». S. Alfonso, quando parlava del Purgatorio, tutto si infiammava, e compose anche una divota novena di preghiere, con cui noi possiamo suffragare per nove giorni molto efficacemente quelle anime.

Dobbiamo seguire l’esempio della Chiesa, incomparabile maestra di zelo per tutte le anime che Gesù Cristo le affidò. Non possiamo dire quale cura essa ebbe per i defunti suoi figli, in ogni tempo ed in ogni luogo. Essa ha tutta una liturgia speciale per i defunti. Questa liturgia si compone dei Vespri, Compieta, Mattutino, Lodi, Prima, Terza, Sesta, Nona. Si tratta di un’ufficiatura completa che mette sulle labbra dei suoi Sacerdoti. Inoltre: ha il rito delle Sepolture: cui attribuisce importanza speciale. Ogni volta che un suo figlio è passato all’eternità, si dà l’annunzio con le campane; e con le campane si invitano i fedeli all’accompagnamento funebre, onde molti fedeli vengano a pregare con Lei. Il rito poi è toccante, solenne e pio. In ogni Ufficio recitato dai Sacerdoti la Chiesa vuole che si ripeta nel giorno sette volte: «Le anime dei fedeli, per la misericordia di Dio, riposino in pace».
La Chiesa ha speciale rito pure per la benedizione del Camposanto.
Ancora: per i Defunti vi sono tre SS. Messe: e, ultimamente, fu approvato per esse il Prefazio proprio dei Defunti. La Chiesa approva che si celebrino funerali di terza, settima, trigesima, anniversario dalla morte dei fedeli.
Quasi in ogni parrocchia, capitolo, Seminario, Istituto religioso, sono stabiliti legati di Messe per i defunti. Nel corso dell’anno, una parte notevole delle SS. Messe che si celebrano, vengono applicate ai defunti. Quante indulgenze, confraternite, altari per le anime purganti! È innumerevole la quantità delle preghiere, dei libri, delle prediche sopra i morti. Ora, se la Chiesa esercita tanto zelo per far pregare per i defunti, non significa che pure noi dobbiamo accenderci di altrettanto zelo? I figli della Chiesa devono operare secondo l’esempio della loro madre.

La Serva di Dio Maria Villani, Domenicana, notte e giorno praticava opere buone a favore dei Defunti. Un giorno, quello della Commemorazione dei Defunti, le fu ordinato di lavorare intorno a dei manoscritti e di passare la giornata a scrivere. Ne provò una sensibile ripugnanza, poiché avrebbe voluto passare l’intera giornata in preghiere per i Defunti. Dimenticava alquanto che l’obbedienza è il miglior suffragio ed il sacrificio più accetto a Dio. Il Signore la volle istruire meglio; perciò si degnò di apparirle e le disse: «Obbedite volentieri, o figlia mia; fate il lavoro che vi fu ordinato ed offritelo per le anime; ogni linea che oggi scriverete con questo spirito d’obbedienza e di carità, otterrà la liberazione di un’anima».

Mezzi
a) Diffondere libri sul Purgatorio.
La Filotea per i Defunti è libro che contiene tutte le pratiche che generalmente i cristiani illuminati e guidati dalla Chiesa ritengono.
Preghiamo per i Defunti, è un piccolo manualino che riporta invece le preghiere e pratiche principali ed anche più comuni. Il Purgatorio secondo le rivelazioni dei Santi,dell’Ab. Louvet, è libro di istruzioni e meditazioni, adatto per qualsiasi genere di persone ed anche pieno di santa unzione. Serve per il mese di Novembre.
Il Dogma del Purgatorio,del P. Schoupe, si può paragonare al precedente. Si possono avere dalla Pia Società S. Paolo - Alba.

b)Parlare sul Purgatorio.
Nelle scuole i Maestri hanno frequenti occasioni: hanno occasione dagli anniversari della guerra o della morte dei Sovrani; dalla morte di qualche fanciullo o dei genitori di scuolari; dal dì dei morti o dalla stagione autunnale. Nei catechismi gli insegnanti spieghino bene il pensiero e l’insegnamento della Chiesa sul Purgatorio, le pene ed i suffragi a mezzo di immagini, quadri, proiezioni fisse o mobili, altari, funzioni, fatti, esempi.
Nelle prediche i Sacerdoti hanno le più belle e frequenti occasioni di esortare i fedeli al suffragio: non solo nella Commemorazione dei Defunti, ma in tutta la novena dei Santi, nell’ottavario dei morti, nell’intero mese di novembre. Nella vita parrocchiale poi il Pastore d’anime ha frequentemente infermi, sepolture, Messe o funerali di parrocchiani; il Parroco zelante di tutto sa profittare per ricordare i trapassati. I superiori di istituti, i genitori nella famiglia possono parlare dei nonni, degli zii e degli altri defunti ai loro giovani; e mentre di essi ricordano cose care, inculchino il dovere della riconoscenza, dell’affetto, della preghiera.

c) Pregare.
Più di tutto è bene esercitare la divozione del Purgatorio. Nella parrocchia vi sia un cimitero ben tenuto e spesso visitato. Vi sia la Compagnia del Carmine ed anche qualche altra compagnia in cui sia facile l’acquisto delle indulgenze. Si dia importanza all’accompagnamento funebre: che sia decoroso e divoto sempre; pur usandosi le distinzioni di grado. Le Messe da requiemed i funerali rivestano quella mestizia devota e pia che si conviene. Nel giorno dei morti è molto bene che si promuova una Comunione generale, che si vada processionalmente al camposanto pregando, che si promuova l’acquisto dell’indulgenza toties quoties, facendo le visite in modo collettivo, od almeno ordinato.
Si tengano pure nelle famiglie i ritratti degli antenati; si curi la pia pratica del De profundisalla sera; si voglia tenere, non solo l’impegno dei suffragi lasciati per testamento, ma anche la cura di far celebrare frequentemente SS. Messe per i Defunti della famiglia.
Il primo lunedì o martedì del mese siano per i Defunti; si faccia nell’anniversario la Comunione da tutta la famiglia; si usi tutta la cura perché vi siano nelle varie occorrenze più preghiere che parate esterne.

PRATICA: È utile istruire i fanciulli, ed in generale la gioventù, nel canto sacro: per le Messe da requiem,per l’ufficiatura dei defunti, per le sepolture.

GIACULATORIA: «Gesù dolcissimo, non siate per me Giudice, ma Salvatore».
Indulgenza di 50 giorni ogni volta. Plenaria nella festa di S. Girolamo Emiliani, 20 luglio (Pio IX, 29 novembre 1853).

FRUTTO
Amabilissimo Redentore e nostro Signor Gesù Cristo, che colla tenerezza vostra per Lazzaro e la vostra predilezione per Giovanni santificaste tutti i legami delle terrene amicizie, affinché tutti tendessero alla comune santificazione, esaudite le suppliche che presentiamo al vostro trono per tutti i nostri parenti, amici e benefattori, che gemono sotto la sferza della vostra paterna giustizia nel Purgatorio. L’affetto che nutrirono per Voi, gli aiuti che ci prestarono nei nostri diversi bisogni, e i tanti benefici che essi ci fecero per solo amore a Voi, meritano pure per parte nostra la più operosa riconoscenza. Ma come adempiere ad un dovere così sacro verso di loro, se si trovano rinchiusi in un carcere di fuoco di cui Voi solo avete le chiavi? Voi dunque, che siete il comun Mediatore, il Padre di tutte le consolazioni; Voi, che colla applicazione della minima parte dei vostri meriti potete assicurare la remissione dei debiti più enormi di tutto il mondo, impreziosite nella vostra misericordia il poco bene che facciamo per la liberazione di questi infelici, e rendete efficaci le nostre preghiere perché siano presto sollevati dalla loro pene. Dite su ciascuno di essi, come sulla tomba del vostro amico: «Lazzaro, vieni fuori», ed ammetteteli, come già S. Gio vanni, alle delizie che si gustano riposando sul vostro seno: e fate che glorificati essi da Voi, ottengano a noi tutti la grazia di esser loro vicini per tutti i secoli su nel Cielo, come per naturali legami, per amichevoli affetti e per opera di santa beneficenza, ci furono sempre vicinissimi sopra la terra.
Tre Requiem.

Per i nostri defunti. Del Beato Giacomo Alberione