Il Purgatorio

Meditazioni sul Purgatorio di don Giacomo Alberione





23 NOVEMBRE. LE INDULGENZE

Fra i tanti mezzi per evitare il Purgatorio sono importantissimi questi tre:
1° la lettura della Bibbia in generale e del Nuovo Testamento in particolare; 2° la divozione alla SS. Eucarestia;
3° l’uso della meditazione.


La lettura della Bibbia è un buon mezzo per abbreviarci od anche schivare il Purgatorio.
Il Paradiso è in primo luogo «visione di Dio», cioè il go dimento della vista di Dio. Si vedrà allora Dio faccia a faccia secondo che Egli è in se stesso. In Lui si vedranno i misteri di Dio, di grazia, di natura; l’anima passerà di meraviglia in meraviglia, sempre sitibonda e sempre saziata.
Ora chi potrà affissarsi in Dio? Chi molto ha desiderato di conoscere Dio, di considerarlo, di conoscerlo su la terra. Colui che ha voltato via l’occhio dai beni della terra per fissarlo in Dio; chi si è negata la soddisfazione di leggere cose terrene, fantasiose, e di pascere la propria intelligenza e immaginazione di ciò che è fugace. Costui ha un occhio di intelligenza molto puro; libero dalla ruggine e terra del secolo. Chi volentieri legge la parola di Dio, volentieri considera le sue parole, i suoi desideri, la sua legge, le cose soprannaturali; costui è pronto alla luce soprannaturale. Vi sono anime così assuefatte alla lettura della Bibbia e [di opere] religiose che oramai non vedono e non gustano più le cose della terra; non vi parlano che il linguaggio della fede. Queste anime cambieranno presto il lume della fede col lume della gloria; ma l’occhio che su la terra trovasi sempre nelle tenebre, come potrà di un tratto sopportare lo splendore del Sole Celeste, Dio?
Dio d’altra parte non manca a chi lo cerca; anzi si fa trovare da chi con sincerità di cuore lo brama; dà la luce a chi la desidera. «Manda la tua verità e la tua luce; siano esse a guidarmi, mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore», così pregava il Salmista [Sal 42,3]. Nessuno ama più la verità di Dio e la sua luce di chi è fedele alla lettura della Sacra Scrittura. Nessuno ama più di vedere Gesù di colui che considera la sua vita nel santo Vangelo. Nessuno si solleva maggior mente alla contemplazione delle cose del cielo di colui che legge il Vangelo di S. Giovanni, le lettere di S. Paolo, l’Apocalissi. Ogni desiderio santo nell’eternità sarà soddisfatto, saziato pienamente. Perciò prega la Chiesa: «Splenda ad essi la luce perpetua».

Ma è anche evidente che chi ora ha fastidio delle cose di vine, dovrà sospirarle assai nel Purgatorio. È anche evidente che chi ha l’occhio coperto di terra debba poi liberarsene e deporre ciò che non può entrare in cielo.
Vogliamo perciò tutti avere in casa il santo Vangelo del Divin Maestro; vogliamo avere le lettere di S. Paolo e tutta la Sacra Bibbia in ogni famiglia. Questo libro, lungamente con siderato, ci meriterà di vedere Dio direttamente; poiché si romperanno i sigilli che lo tengono chiuso: e cioè cadranno le mura della prigione terrena e scopriremo il Signore. Si tenga la Bibbia al posto d’onore in famiglia: formi essa il gran libro, il gran codice, il gran conforto, la gran luce d’ogni casa. Con questo lume «cercano la luce», «nella tua lu ce vedremo la luce». S. Girolamo da giovane amava più la lettura dell’elegantissimo latino di Cicerone, che non le sacre pagine della Bibbia. Nostro Signore volle correggerlo: onde una notte ebbe un sogno in cui gli parve di essere venuto a morire ed essere portato al giudizio. Là il Giudice lo interrogò: Chi sei tu? – Sono cristiano, rispose. – No, non sei cristiano, tu sei Ciceroniano; – e fattolo prendere, anziché ammetterlo alla contemplazione di Dio, lo fece battere con verghe. – Non so se sia stato sogno, o visione, – scrisse S. Girolamo, – ma quando mi svegliai avevo tutte le ossa indolenzite.
Così chi si annoia della Bibbia e Parola di Dio, nell’altra vita dovrà subire un castigo; dovrà deporre come una scoria di impurità terrena. Sarà il crogiuolo di fuoco per cui l’oro diverrà splendente e puro.

Ad evitare il Purgatorio, in secondo luogo, giova sommamente la divozione alla SS. Eucaristia. Amare la compagnia di Gesù Sacramentato, frequentare la santa Messa. Comunicarsi spesso e bene: ecco come il nostro cuore possederà il Cuore di Gesù contemplante il Padre. Poiché chi ama il Signore è uno spirito solo con Lui; è unito con Lui. Il Paradiso è il godimento di Dio; il cuore che sempre sospirò a questo Sommo Bene, finalmente lo possiede, lo gode. Non volle che Dio, e Dio gli si dona interamente, eternamente.
In Dio pose tutte le sue delizie: «Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita» [Sal 15,5].
Una cosa sola ho cercato, una cosa sola ho desiderato: di abitare per tutta l’eternità nella casa del Padre mio. E come non l’avrebbe? Dio sazia i famelici: «Essi saranno saziati»; anzi «ha ricolmato di beni gli affamati» [Lc 1,53]. Già su la terra assai spesso chi ha fame di questa Eucarestia, si sente di vivere di essa: dopo la S. Comunione prova delle consolazioni ineffabili. Così avveniva a S. Paolo, così a S. Francesco d’Assisi, così a S. Teresa, così a S. Luigi, così a S. Alfonso de’ Liguori, così a S. Filippo Neri. E questo è un saggio di quella inesauribile contentezza che l’anima che cercò Dio, godrà nell’altra vita. Il Pellico, dopo la Comunione, non poteva alle volte più contenere la gioia della sua anima e si sfogava in espressioni come «io lo posseggo, Egli è tutto mio!», che ripeteva tante volte.
Ma chi su la terra pose il suo cuore in vanità, in ambizioni, in possedere terra, in amori vani, come potrà di un tratto desiderare unicamente il Bene Infinito che è Dio? Egli ebbe nausea di Dio! non amò la Comunione, abbreviò le SS. Messe, la compagnia di Gesù Eucaristico gli dava noia... Poveretto! dovrà ora esercitarsi in santi desideri: «Ha rimandato i ricchi a mani vuote» [Lc 1,53].
E ciò è giustissima pena! Quell’anima sospirerà assai quel pane celeste che non volle su la terra; quell’anima tarderà ad avere i suffragi che vengono dalla Messa, che non frequentò su la terra; quell’anima dovrà aspettare a possedere quel Dio con cui non volle conversare su la terra, quando lo trovava sacramentato nelle chiese.

«Un signore aveva preparata una gran cena: e quando tutto fu pronto mandò a chiamare gli invitati. E questi cominciarono a scusarsi; uno disse: io ho comperato una villa, devo andare a vederla, tienmi per iscusato se non vengo. L’altro disse: ho comperato cinque coppie di buoi, devo andarli a provare, abbi pazienza se non posso venire. Il terzo: ho preso moglie, neanche io posso venire. Ritornato il servo narrò queste cose al padrone; questi adirato, disse: Va’ presto per la città, per le piazze e le vie, e raduna tutti i poveri e gli storpi ed i ciechi e conducili alla mia cena. Ed il servo fece come fu detto e riferì al padrone: vi è tuttavia ancora qualche posto vuoto. Ma il padrone insisté: esci ancora per le viuzze, cerca all’ombra delle siepi e sforza a venire quanti troverai, perché si riempia la casa mia. Dico a voi: nessuno di quelli che furono invitati, gusterà la mia cena» [cf. Lc 14,16-24].
Chi addirittura esclude l’Eucaristia, cioè non fa la Comunione pasquale, non interviene alla santa Messa festiva, sarà in eterno escluso dal cielo: poiché «Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue non avrà la vita» [cf. Gv 6,53]. Chi invece soltanto negligenta la frequenza alla Messa, Comunione, Visita alla S. Eucaristia, mentre potrebbe, costui sarà privato soltanto temporaneamente del cielo. Egli dovrà in Purgatorio soffrire una gran fame ed una gran sete. «Se tu mi avessi chiesto da bere, io ti avrei data un’acqua che disseta in eterno» [cf. Gv 4,10], disse Gesù alla Samaritana. Andiamo dunque a Gesù Sacramentato.

Terzo mezzo per evitare il Purgatorio: la meditazione quotidiana. Essa è l’esercizio della volontà umana che vuol accendersi, infiammarsi per abbracciare con costanza e calore la Volontà Divina: «al ripensarci è divampato il fuoco».
L’intelligenza conosce Dio: la volontà vuol seguirne la legge, i voleri, i consigli. E nella meditazione si va eccitando ad un santo, ardimentoso coraggio: considerando i motivi, dolendosi del passato, proponendo per l’avvenire, pregando con umile insistenza.
E qui sta il vero amor di Dio: «Chi mi ama osserva i miei comandamenti» (cf. Gv 14,21]. Ecco quindi che la meditazione è il divin focolare ove l’anima si accende d’amore al Signore.
Chi brucia di amore in questa vita, non arderà di fuoco nell’altra vita. I tiepidi saranno accesi prima di venir ammessi al cielo ad amare eternamente Dio. S. Brigida vide nel Purgatorio una fanciulla che se ne stava colle braccia ritte verso il Giudice divino e gli confessava così i peccati: «Soffro perché ho perduto tanto tempo! Soffro perché ho dimenticato le mie penitenze sacramentali! Soffro perché ho acconsentito a sentimenti di vanità, di orgoglio, di sensualità! Soffro perché per superbia dicevo motti che volevano essere spiritosi, perché fui un po’ dura col mio prossimo, ho trascurate parecchie volte le brevi preghiere». La tiepidezza nel divino servizio è la causa ordinaria e più generale per cui si va a finire in Purgatorio. La meditazione non istà col peccato né colla tiepidezza: o si lascierà la meditazione o si abbandonerà la vita tiepida e si farà una vita di fervore.
L’anima tiepida moltiplica i suoi peccati veniali; l’anima fervente invece sconta anche i peccati passati e progredisce grandemente nei meriti.

PRATICA: Far celebrare od assistere ad una Messa in suffragio delle anime purganti.

GIACULATORIA: Durante l’elevazione della Messa diciamo: «Signor mio e Dio mio», fissando l’Ostia; oppure ripetiamola quando è esposto il SS.mo Sacramento; si lucra un’indulgenza di 7 anni e 7 quarantene.

FRUTTO
Prendiamo la devozione alla Madonna del Suffragio. Sant’Alfonso amava tanto questa divozione e si era composta la seguente preghiera, che ripeteva spesso:
Vergine SS.ma del Suffragio, Voi che siete laconsolatrice degli afflitti e la Madre universale dei credenti, volgete uno sguardo pietoso alle povere anime del Purgatorio, che sono esse pure vostre figlie e più d’ogni altra meritevoli di pietà, perché incapaci di aiutarsi da sé medesime in mezzo alle ineffabili pene che soffrono. Deh! cara nostra Corredentrice, interponete presso il trono della divina misericordia tutta la potenza della vostra mediazione ed offrite a sconto dei loro debiti la vita, Passione e morte del vostro divin Figlio, unitamente ai meriti vostri ed a quelli di tutti i Santi del Cielo e di tutti i giusti della terra, affinché soddisfatta pienamente la divina giustizia, vengano presto a ringraziarvi e lodarvi nel Paradiso per tutti i secoli dei secoli. Così sa.

Per i nostri defunti. Del Beato Giacomo Alberione