Il Purgatorio

Meditazioni sul Purgatorio di don Giacomo Alberione





15° Giorno: VANTAGGI DAL SOLLEVARE LE ANIME PURGANTI

Chi salva si assicura la salvezza! Hai salvata un’anima? Hai predestinata la tua. Il Paradiso! ecco l’unico, eterno no stro bene!
Se le anime sono riconoscenti verso i loro benefattori, Nostro Signor Gesù Cristo, che ama quelle anime, che riceve come fatto a lui tutto il bene che loro si procura, non renderà minore ricompensa, spesso fin da questa vita, e sempre nel l’altra; come punirà quelli che si scordano di usare misericordia alle anime purganti!
Il Signore è maggiormente inclinato a ricompensare che a punire, e se castiga colla dimenticanza quelli che dimenticano le anime tanto care al suo cuore, magnificamente si mostrerà riconoscente con quelle che lo assistono nella persona delle sue spose sofferenti. Nel giorno della ricompensa dirà loro: «Venite, o benedetti dal Padre mio; possedete il regno a voi preparato[Mt 25,34]. Voi esercitaste misericordia coi vostri fratelli bisognosi e sofferenti: ora, in verità vi dico: il bene che faceste al minimo di essi, l’avete fatto a me stesso» (Mt 25,40).
Spesso financo in questa vita, Gesù con diversi favori ricompensa le anime compassionevoli e caritatevoli. Né potrebbe essere altrimenti, perché Dio è giusto ed è rimuneratore. Anche un bicchier d’acqua che estingue la sete al povero avrà mercede [Mt 10,42]; quanto più se noi otteniamo alle anime purganti quell’acqua di grazia che estingue le fiamme del Purgatorio e fa salire alla vita eterna? Se v’ha qualcuno il quale possa essere certo di salvarsi, è appunto colui che è misericordioso con i morti. E ciò non perché sia esente dai pericoli ai quali sono esposti gli altri, ma perché egli può aver grazie e presidii particolarissimi.
Per la sua salvezza, si può ben dire impegnato tutto il Paradiso: e così pure le anime liberate dal Purgatorio, le quali sarebbero ingrate se non lo aiutassero.

Si impegnano: gli Angeli e i Santi, i quali, come veri innamorati, sospirando le anime purganti, quando le vedono entrare in Cielo, non possono [fare] a meno d’invocare sui loro liberatori tutte le benedizioni.
Maria SS. specialmente, la quale, come ella stessa ha rivelato e provato a S. Geltrude, in modo tutto particolare protegge i pietosi che soccorrono le anime sofferenti dei defunti. Che se poi costoro, malgrado tanti presidi celesti, cedessero alle tentazioni, al peccato; ebbene, pagando essi alla divina giustizia i debiti delle anime purganti, non vengono con ciò a pagare anche i propri?

Si legge infatti nei Proverbi che il «misericordioso fa bene all’anima sua» [Pr 11,17], e quindi si conclude che fa bene all’anima propria chi usa misericordia con le anime del Purgatorio; né si saprebbe in che cosa potesse consistere questo bene, se, prima di tutto, non liberasse l’anima dal peso della colpa. Salomone dice ancora: «L’uomo proclive alla misericordia attira le benedizioni sull’anima sua», e quindi si conclude che, mostrandosi misericordioso verso le anime del Purgatorio, accumula molte benedizioni sull’anima propria, né si comprenderebbe in che consistano queste benedizioni, se non sciogliessero prima di tutto l’anima da ciò che le è ostacolo ad essere benedetta.
Si legge pure nell’Ecclesiaste che, «facendo bene al giusto, si ottiene dal Signore una grande retribuzione», e da ciò si deduce che beneficando le anime purganti, le quali sono giuste, otterremo certo una grande ricompensa; né si spiegherebbe quale altra ricompensa Iddio potrebbe accordarci prima del suo perdono.
Si legge per ultimo in Isaia, che «soccorrendo i poveri, e confortando gli afflitti, si acquista abbondanza straordinaria di grazie, di gloria, di consolazioni celesti...» e quindi si conclude che, suffragando le anime purganti, le quali sono appunto povere ed afflitte, ci saranno accordati tutti quei beni; ma come Dio li concederebbe senza prima averci sciolti dai debiti e dai peccati?
Che se poi questi fossero tali e tanti da non potersi completamente scontare così nella presente vita, ed anche noi dovessimo passare in Purgatorio, ebbene, non faremmo davvero qui che passare, perché presto verranno a liberarci! «Io vi salverò – diceva Raab agli esploratori mandati da Giosuè nella città di Gerico – quando il re, avutane notizia, spedirà gente armata onde avervi nelle mani: io vi salverò; ma datemi un segno che, venuta per noi l’ora del pericolo, voi salverete anche me» [cf. Gs 2,1-15].
Il segno fu dato e la promessa mantenuta.
Ebbene, quando anche per noi sarà venuta l’ora del pericolo, del Purgatorio, stiamo pur certi, le anime che adesso andiamo suffragando, manterranno anch’esse la parola e, dal Cielo, subito voleranno alla nostra liberazione. Ed ecco come sia vero che Iddio, nell’altra vita, darà in ricompensa a coloro che si dimostrano misericordiosi con i morti il suo Paradiso.

L’angelico dottore S. Tommaso d’Aquino, pure divotissimo per le anime, fu ricompensato con parecchie apparizioni che furono conosciute per mezzo dell’irrecusabile testimonianza dello stesso illustre dottore. Offriva egli in modo speciale le sue preghiere ed i suoi sacrifici per i defunti che aveva conosciuti e che erano della sua parentela. Quando era lettore di teologia all’Università di Parigi, perdette una sorella, che morì nel monastero di Santa Maria di Capua, di cui era badessa. Appena il santo conobbe la sua morte, con fervore ne raccomandò l’anima a Dio. Alcuni giorni dopo quella comparve, scongiurandolo di usarle pietà, di continuare, anzi di raddoppiare i suoi suffragi, perché crudelmente soffriva fra le fiamme dell’altra vita. Tommaso si diede premura di offrire a Dio tutte le soddisfazioni che poteva, e di più domandò i caritatevoli suffragi dei suoi amici. In tal modo ottenne la liberazione della sorella, venuta essa stessa a dargliene l’assicurazione.
Poco tempo dopo, essendo stato invitato a Roma dai suoi Superiori, gli apparve l’anima della sorella, ma questa volta in tutto lo splendore del trionfo e della gioia. Reso famigliare colle cose soprannaturali, il Santo non temette di interrogare l’apparsa, e domandarle che n’era dei suoi due fratelli Arnaldo e Landolfo, anch’essi da qualche tempo morti. «Quanto a Landolfo, trovasi ancora nel Purgatorio, ove soffre molto ed ha grande bisogno di soccorsi. Arnaldo è in Cielo, rispose l’anima, e vi gode un alto grado di gloria per aver difesa la Chiesa ed il Sommo Pontefice contro le empie aggressioni dell’imperatore Federico.

Quanto a te, mio caro fratello, ella aggiunse, ti aspetta un posto magnifico, in ricompensa di quanto hai fatto per la Chiesa. Affrettati a dar l’ultima mano ai vari lavori che hai incominciato, poiché ben presto sarai unito a noi». Riferisce la storia che infatti il santo dottore non visse più a lungo.
Un’altra volta, lo stesso Santo,facendo orazione nella chiesa di S. Domenico in Napoli, vide avvicinarglisi il confratello Romano, che a Parigi gli era successo nella cattedra di teologia. Il Santo dapprima credette che arrivasse da Parigi, ignorando la sua morte; si alzò quindi, gli andò incontro e lo salutò, domandando notizie della sua salute e dei motivi del suo viaggio. «Non son più di questo mondo, gli disse il religioso sorridendo, e per la misericordia di Dio già posseggo il Bene supremo: d’ordine suo vengo ad incoraggiarvi nei vostri lavori». – «Sono in stato di grazia?» chiese subito Tommaso. – «Sì, fratello mio, e le vostre opere sono a Dio gratissime». – «E voi avete provato il Purgatorio?» – «Sì, per quindici giorni, per causa di varie infedeltà, non prima sufficientemente espiate».
Allora Tommaso, sempre preoccupato da questioni teologiche, volle profittare dell’occasione per rischiarare il mistero della beatifica visione; ma gli fu risposto con quel versetto del Salmo 47: «Ciò che conoscemmo per mezzo della fede, lo vediamo coi nostri occhi nella città di Dio» [cf. Sal 47,9]. Pronunziando quelle parole, sparve l’apparizione, lasciando l’angelico Dottore acceso dal desiderio dei beni eterni.

Le anime purganti pregano incessantemente per noi. La preghiera è il gran mezzo che abbiamo per salvarci, per salvare e per ottenere le grazie.
È il mezzo più sicuro. E più la preghiera è ben fatta, più sicuramente ottiene dal Signore. Dio ci dà tutto quanto vien chiesto debitamente. Ebbene, ecco il grande mezzo delle anime purganti: pregano!
La preghiera, ma una preghiera santa, efficace, che ottiene quanto domanda; ecco quale ricompensa aspettiamo in primo luogo noi dalle anime purganti.
Infatti la ragione dimostra come, appunto perché separate dal corpo, le anime purganti sono atte ad esercitare un potere naturale molto superiore al nostro. Il loro stato di vita le rende somiglianti agli Angeli. Le anime purganti ci chiedono ogni grazia. «O Cristiani, – esclama qui un grande oratore, Bossuet, – vi è un popolo invisibile unito a noi per la carità: il paradiso dei Santi!». S. Giovanni Crisostomo dice: «A quel modo che i soldati, dopo la battaglia, mostrano le loro ferite e parlano delle loro vittorie, e ciò li rende graditi al re, così i Santi mostrano a Dio le loro vittorie sul demonio ed i loro meriti; per questo essi sono potenti a pregare. Essi sono i grandi protettori dell’umanità e dei popoli».
Ma ecco che qui entra a parlare il Chollet, oratore dotto e pio: «Canonizzati o no, gli eletti partecipano tutti della stessa vita... Anche i Defunti, in cielo, sebbene meno vicini a Dio, gli sono però più vicini di noi. Essi poi sono anche più legati a noi, per i legami stessi del sangue e della famiglia, che Dio vuol rispettati in questa e nell’altra vita. Perché un padre, una madre in cielo non potrebbero e non vorrebbero fare quanto altri, anche estranei, vogliono e possono fare?».
Il padre resta lassù la speranza del figlio; la madre resta la speranza della figlia; lo sposo resta la speranza della sposa. Questo ufficio di carità, le anime dei trapassati lo esercitano prima dal Purgatorio, poi più perfettamente dal Cielo. Il Suarez, dottissimo, dice: «Sebbene le anime purganti ancora soffrano, pur tuttavia sono care a Dio; e possono pregare per i vivi».
Ed ecco che i divoti delle anime purganti divengono facilmente fervorosi, amanti della virtù, desiderosi di perfezione, delicati di coscienza. Scrive un ottimo oratore: «La carità verso i defunti è in modo singolare salutare a quelli che la praticano, perché ottiene loro il fervore nel servizio di Dio e suggerisce i più santi pensieri. Pensare alle anime del Purgatorio è un pensare alle pene dell’altra vita, è un ricordarsi che ogni peccato domanda la sua espiazione, sia in questo che nell’altro mondo. Ora, chi non comprende essere meglio soddisfare quaggiù, dacché tanto terribili sono i castighi futuri?».
Una voce sembra uscire dal Purgatorio e dirci quella sentenza dell’Imitazione:«Esser meglio estirpare adesso i vizi nostri, anziché rimandarne l’espiazione all’altro mondo». Ricordiamo ancora quell’altra sentenza che si legge nello stesso capitolo: «Là un’ora nei tormenti sarà più terribile che adesso cent’anni della più amara e rigorosa penitenza». Allora penetrati da un timore salutare, volentieri si soffrono le pene della vita presente, e si dice a Dio con S. Agostino e S. Luigi Bertrando: «Signore, quaggiù adoperate ferro e fuoco, non risparmiatemi in questa vita, onde risparmiarmi nell’altra».
Il cristiano, ripieno di questi pensieri, riguarda le tribolazioni della vita presente ed in modo particolare i tormenti e patimenti talvolta ben dolorosi delle malattie, come un purgatorio sulla terra, che potrà dispensarlo dal Purgatorio dopo morte.

Le anime purganti ancora ci assistono continuamente. Molte cose quindi straordinarie che compiono gli Angeli a nostro vantaggio, anche le anime del Purgatorio, sempre col concorso e l’autorizzazione divina, s’intende, possono farle, ed anche talvolta le fanno.
Così, già lo abbiamo altrove osservato, e del resto S. Tommaso lo ammette: certe anime purganti, «o per l’istruzione dei vivi o per il giovamento dei defunti», possono espiare il loro Purgatorio invisibilmente in mezzo a noi, nelle nostre case, al nostro fianco, e la ragione trova conveniente che esse procurino di stare specialmente vicino alle persone che le amano e fanno loro del bene.

Ed ecco subito una quantità di vantaggi che deriva da tale vicinanza. Poiché, come si esprime S. Francesco di Sales, a quella guisa che in un roseto, quando gli arbusti sono in fio re, tutta intorno è imbalsamata l’aria e persino la terra s’impregna di profumi soavi, a quella guisa che il focolare comunica il calore a quanto lo circonda; così le anime purganti, giardini di ogni virtù, focolai ardenti d’amore, vivendo in mezzo a noi, nelle nostre case, nella nostra stessa atmosfera, ci comunicano l’ardore della loro carità, il profumo soprannaturale della loro santità, rendendoci, senza che neppure ce ne accorgiamo, sempre più buoni ed accetti al Signore. Inoltre, anch’esse, come i nostri Angeli Custodi, appunto perché vicine, possono, quando sia conveniente, giovarci con saggi consigli, con avvisi e ammonimenti preziosissimi. «Né l’azione loro è così segreta, che non si riesca, almeno in qualche istante, a sorprenderla. Non vi siete accorti tal volta di certi fatti strani della vostra vita, che non sapete spiegarvi? Sovente, nel tempo di un lavoro, di una conversazione, di una circostanza critica, qualche idea improvvisa ha colpito la vostra intelligenza, un pensiero, sorto ad un tratto, senza motivo e legame alcuno col corso normale delle riflessioni o delle occupazioni del momento, è apparso all’orizzonte del vostro spirito. Fu un pensiero di bene, un consiglio di benevolenza, un eccitamento, una risoluzione virtuosa gettata là, per caso, in mezzo alle più strane preoccupazioni. Orbene, quella luce improvvisa non è venuta da voi. che pensavate a tutt’altro; è venuta dall’al di là, dal vostro buon Angelo, oppure da qualcuno dei vostri cari defunti, restati vicini al vostro fianco onde venire in contatto, all’ora opportuna, con l’anima vostra e parlare al vostro spirito». Però le ricompense delle anime purganti non finiscono qui: c’è ben altro!... Esse, vedete, come gli Angeli, possono talvolta visibilmente venire in nostro aiuto. «Dio, osserva un altro devoto e profondo teologo, il Ribet,nella sua Mistica divina, permette queste comparse a conforto delle anime stesse, che vengono ad eccitare in tal modo sempre più la nostra pietà... E tali apparizioni si sono con tale frequenza ripetute, che non si possono mettere in dubbio».
Scrive il Chollet: «Un buon consiglio è un gran beneficio, specialmente quando viene dal cielo e conduce a Dio. I nostri defunti non sono paghi di procurarci un tal beneficio, ma esercitano altresì sopra di noi un reale potere sensibile; agiscono direttamente intorno a noi e sopra di noi, sebbene dentro certi limiti. Abbiamo dimostrato in addietro che la natura corporea è soggetta agli spiriti angelici, e per conseguenza anche agli spiriti umani; né è troppo difficile descrivere i modi diversi di quest’intervento attivo dei nostri defunti. Talvolta noi corriamo dei grandi pericoli, di precipitare nel fondo di un abisso, di veder crollare vicino a noi una massa che può schiacciarci; la morte ci era sopra, ma non ci ha tocchi e nel nostro linguaggio famigliare diciamo subito: L’ho scampata bella; il casomi ha salvato. Ma il caso è una parola: il caso è la virtù conosciuta della Divina Provvidenza e dei suoi cooperatori; il che vuol dire che quando quelle cause naturali congiuravano al nostro danno, la Provvidenza è venuta in nostro soccorso, o direttamente o coll’aiuto dell’Angelo Custode o di qualche anima amica e servizievole, poiché il Signore, come dice il Salmista, “ha comandato ai suoi Angeli di custodirci in ogni nostra via” [Sal 90,11]». Il B. Padre Claudio de la Colombiere santamente morì a Parigi, il 15 febbraio 1682, come glielo aveva predetto la Beata Margherita Maria. Appena spirato, una giovane divota ne annunziò la morte a Suor Margherita. La santa religiosa, senza commuoversi e senza sciogliersi in dolore, disse semplicemente a quella persona: «Andate a pregare Dio per lui, e fate in modo che dovunque si preghi per il riposo dell’anima sua». Il Padre era morto alle cinque del mattino. Il medesimo giorno, verso sera, la Beata scrisse alla stessa persona un biglietto in questi termini: «Cessate di affliggervi, invocatelo. Non temete. È più che mai potente a soccorrervi». Questi due suggerimenti fanno presumere che era stata soprannaturalmente avvertita della morte di quel santo uomo e del suo stato nell’altra vita.
La Superiora fu sorpresa della tranquillità di Margherita circa la morte del santo missionario e più ancora perché non le chiedeva il permesso di fare qualche straordinaria penitenza per il riposo dell’anima sua, come usava fare alla morte delle persone conosciute, e per le quali credeva di doversi particolarmente interessare. La Madre Superiora ne chiese la cagione alla serva di Dio, che con tutta semplicità le rispose: «Non ce n’è bisogno, perché è in condizione di pregare Dio per noi, trovandosi ben collocato in Cielo per la bontà e misericordia del Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo. Solamente, ella aggiunse, per soddisfare a qualche negligenza, la sua anima è stata privata della visione di Dio fino al momento in cui fu deposto nella tomba».

PRATICA: Fate ogni sera un serio esame di coscienza, eccitandovi assai al pentimento e dicendo preghiere indulgenziate, per scancellare anche quelle pene del Purgatorio che aveste meritato nella giornata.

GIACULATORIA: O dolcissimo Gesù, per i dolori che avete sofferto nel portare la vostra Croce al Calvario, abbiate pietà delle Anime Purganti. Abbiate pietà, o Signore.

FRUTTO
Il “Pater” dei Morti
In molti luoghi, dopo un’ora circa dall’Ave Maria vespertina, vi è il lodevole uso di dare ancora dei tocchi con le campane, per ricordare ai fedeli l’obbligo della preghiera per i defunti. Tale suono è detto Pater dei Morti, ed i Sommi Pontefici vi accordarono le seguenti indulgenze: A chiunque, al suono della campana o ad un’ora di notte, recite rà genuflesso il De Profundis ed il Requiem, ovvero un Pater ed un’Ave col Requiem, Clemente XII, l’11 agosto 1736, concesse l’indulgenza di cento giorni e la plenaria una volta all’anno, da lucrarsi in un giorno ad arbitrio, quando però abbia per un anno intero praticata tale devozione, e, confessatosi e comunicatosi, preghipei soliti fini.

E Pio VI, il 18 marzo 1871, concesse che in quei luoghi ove manca il suono della campana, possano i fedeli acquistare tali in dulgenze, recitando le preghiere, come sopra, circa ad un’ora di notte.

Il Sommo Pontefice Pio IX, con rescritto della Sacra Congregazione delle Indulgenze, 18 luglio 1877, dichiarò che le dette indulgenze, recitando il De Profundis, o il Pater, etc., si possono lucrare benché secondo la consuetudine del luogo, si dia il segno con la campana prima e dopo l’ora di notte.

Per i nostri defunti. Del Beato Giacomo Alberione