Il Purgatorio

Meditazioni sul Purgatorio di don Giacomo Alberione





13° Giorno: CHI SONO LE ANIME PURGANTI RISPETTO A DIO

Altri dolcissimi vincoli ci stringono alle anime purganti, se consideriamo chi siano quelle anime rispetto a Dio. Esse sono anime redente col sangue di Gesù Cristo; anime bellissime, perché ornate della grazia; anime che Dio attende in cielo.

Dio Padre creò quelle anime; il Figlio le redense; lo Spirito Santo le santificò.
Quale prezzo hanno dunque costato a Nostro Signor Gesù Cristo? Non è già oro ed argento che egli abbia dato per la loro salvezza, ma il Sangue suo Divino. Contempliamo il Divin Salvatore nel Getsemani; ovvero legato alla colonna e flagellato; curvo sotto il peso della croce che è condotto a morire; offeso sotto i colpi dei chiodi che gli traforano le membra; oppure crocifisso e agonizzante e, poi, spirato su quel penoso patibolo.

Vedi: che cosa ha fatto Gesù per quelle anime? Vedi quanto sia preziosa un’anima? E tu per un’anima non saprai fare qualche piccolo sacrificio? quando vedi che Gesù Cristo ha potuto dire: «Vedi quel Cuore che tanto ha amato gli uomini e nulla ha risparmiato per essi».

Vedi che cosa fanno altri per le anime, su l’esempio del Divin Maestro: i missionari lasciano la patria e si condanna no ad una vita di stenti, pericoli, fatiche; sacerdoti, confesso ri, predicatori consumano la loro vita nel confessare, amministrare Sacramenti, seminare la parola di Dio. Vi sono suore che vivono negli ospedali tra grandi sacrifici solo pel bene del prossimo; vi sono educatori che consumano i loro giorni nel faticoso apostolato della gioventù; vi sono anime vittime che soffrono un quotidiano martirio pur di salvare.
E noi che cosa sapremo fare per un’anima?
Noi vorremmo dirci seguaci di Gesù, suoi discepoli ed imitatori? Eppure forse per le anime nulla diamo; tutto riserviamo al nostro stretto egoismo? Imitiamo dunque Gesù: siamo generosi per le anime purganti.

Ecco un esempio narrato da S. Francesco di Sales.

Quando era egli studente a Padova, avvenne una sera che un suo compagno, tornando a casa dalla scuola, fu colpito alla testa da una palla di archibugio e cadde morto. L’autore del colpo – uno di quei giovani spensierati che si divertivano per correndo durante la notte la città, coll’arma in mano, e, gridando il «Chi va là» a quanti incontravano, tiravano se non ricevevano risposta – senza sapere chi avesse ucciso, preso da spavento si diede a fuga precipitosa, e non sapendo dove fuggire, entrò in casa di una buona donna vedova che conosceva, il cui figlio era suo compagno di scuola. Piangendo confessò di aver ucciso uno sconosciuto, e la pregò a nasconderlo nella sua casa. Presa da compassione, la buona donna lo confortò come poté, e lo nascose in un gabinetto, dove nessuno l’avrebbe trovato. Dopo pochi minuti si ode fracasso alla porta. Chi sarà? La vedova va a vedere e, giunta alla porta, si vede cadere ai piedi un cadavere insanguinato: era suo figlio!
Si può immaginare qual colpo al suo cuore di madre!
Come fuori di sé per il dolore, torna al giovane che aveva nascosto, ed esclama: «Che mai vi fece mio figlio, per averlo sì crudelmente ucciso?».

Come sia quello rimasto all’udire che aveva ucciso il suo amico, non si può dire! Si mise anch’egli a gridare, a strapparsi i capelli, a piangere come un disperato. Poi si gettò a terra, e chiedendo perdono alla sua protettrice, la pregò a consegnarlo alla giustizia. Quella madre desolata si ricordò in quel momento di essere cristiana, e l’esempio di Gesù Crocifisso che sulla Croce perdonò ai suoi crocifissori, le ispirò un atto eroico. Rispose che chiedesse perdono a Dio, e mutasse vita, che essa non solamente lo perdonava, ma si sarebbe opposta a qualunque azione contro di lui.

Orbene Gesù non tardò a premiarla. Nella notte seguente le apparve l’anima di suo figlio, tutta gloriosa, e le disse: «Mamma, pel perdono che voi concedeste a chi tanto vi ha addolorata, io son libero dal Purgatorio, dove avrei dovuto fermarmi lungo tempo!».
Eroismo di virtù, ed efficacia ammirabile delle opere di misericordia!

Ricordiamo il fatto riguardante il duca d’Iramond. Da qualche mese gli era morta la madre, alla quale però conservava sempre venerazione profonda. Ed ecco che un mattino, mentre si preparava ad uscire per le solite manovre militari, sente i rintocchi cadenzati di un campanello e, poco dopo, vede entrare nel suo appartamento un sacerdote che, seguito dal chierichetto e da altre persone, recava solennemente il Santo Viatico.

Il giovane ufficiale, meravigliato, osservò che si sbaglia vano: avevano certo preso una porta per un’altra...
– Ma no, rispose il sacerdote, non è forse questo il numero tre, l’appartamento del capitano d’Iramond?
– Ma allora, riprese costui, si vede che chi vi ha indirizzato ha voluto farci un brutto scherzo: in questa casa abito io solo e, come vedete, sto benissimo, non ho bisogno di Viatico io...
– Eppure, eppure, replicò il buon prete, eppure pare im possibile; chi mi ha diretto è stato una nobile Signora, che incontrai appena terminata la Messa. «Corra, corra in fretta, mi disse, corra a portare il Viatico al duca d’Iramond, che sta nella via tale al numero tale... Ma, per carità, faccia presto, altrimenti non giungerebbe in tempo!...». Ed io, come vede, sono subito corso...
– Possibile! – interruppe il capitano, – non ci capisco proprio nulla; chi può essere questa Signora che si prende gioco di me?
– Ah! eccola, ecco la Signora che mi ha qui mandato! – esclama il prete accennando ad un ritratto ad olio appeso alla parete, è proprio lei... la riconosco!...
– Che dite mai! Quella è mia madre, morta già da quasi un anno!... – grida attonito il duca d’Iramond.
Anche il Sacerdote trasalì, si fece un poco pallido e, con voce commossa, disse al capitano:
– Mio caro, i disegni della Provvidenza sono impenetra bili, ricevete la Comunione, è sempre buona cosa essere in pace con Dio... e poi chissà, ciò farà certo piacere alla defunta vostra madre, la duchessa d’Iramond, che, senza dubbio, nell’altra vita veglia su di voi.

Intenerito e compunto, il capitano finì per confessarsi e comunicarsi, e quindi uscì di casa per le grandi manovre. Nemmeno un’ora dopo, rientrava; ma col capo sfracellato da un’improvvisa caduta da cavallo. Il Santo Viatico era proprio per lui, che il prete l’aveva portato!...

Le anime purganti sono bellissime. Di esse noi siamo si curi che sono vestite collo splendore della gloria. Sebbene ancora con qualche debito, tuttavia possiedono una ricchezza inestimabile. Tutti i beni della terra assieme, dice S. Tommaso, non valgono un minimo grado di grazia. Eppure spesso là si tratta di anime che hanno molti gradi di grazia!
Per la grazia esse sono: figlie di Dio, eredi del cielo, incorporate a Gesù Cristo, come insegna San Paolo [cf. Rm 8,17]. Per la grazia esse riprenderanno il loro corpo nel giorno della risurrezione. Sarà un corpo glorioso; cioè: splendente come il sole; sottile, di modo che passerà attraverso ai corpi senza alcuna difficoltà; agile nel trasportarsi da posto a posto; impassibile ed immortale; partecipe come per riflesso della gloria e letizia dell’anima felice.
Sono, dunque, anime che meritano la nostra considerazione, ammirazione, amore, aiuto. Se si soccorre un infelice peccatore, perché a maggior ragione non soccorrere queste anime così belle? Per i peccatori è venuto Gesù Cristo: ebbene, a queste anime rimangono soltanto ora reliquie di peccati o debiti per peccati. Soccorrerle significa: completare l’opera redentrice di Gesù Cristo; entrare nello spirito stesso del Divin Maestro.

Il Signore, mentre da una parte è costretto a rinchiudere le anime in quel carcere, dall’altra, giustizia e misericordia gli fanno desiderare la loro liberazione. Dio desidera, con forza divina, che la sua giustizia abbia presto le soddisfazioni che chiede; Dio desidera che la sua misericordia possa aver presto libero corso, aprendo a quelle anime le porte del cielo.
Quelle anime in cielo daranno al Signore una gloria incessante; poiché lo contempleranno, lo possederanno, l’ameranno, lo loderanno in eterno, in gara con gli Angeli. Dio in verità le ha create a questo fine; e S. Agostino esclama: «Signore, ci hai fatti per te e rimane inquieto il nostro cuore finché in te non si riposi».

Veramente tale è il sospiro di Dio: che andiamo a Lui; veramente tale è il sospiro delle anime, di andare a Lui. Con la liberazione si ottiene dunque il fine della creazione, il fine della Redenzione, il fine delle comunicazioni dello Spirito Santo. Rappresentiamoci il padre del Figliuol prodigo, che sospirava il ritorno di lui, notte e giorno. Rappresentiamoci il desiderio del Buon Pastore di ritrovare e condurre nell’ovile la pecorella smarrita. Rappresentiamoci la donna che va in cerca della dramma smarrita. Sono immagini di quello che è il desiderio di Dio di abbracciare l’anima fedele, che trovasi già presso le porte del cielo.
È dunque un dissetare il cuore di Dio, mandargli anime al paradiso. È dunque un estinguere la sete di quel Gesù che dalla croce gridò: «Ho sete!» [Gv 19,28]. È dunque un aprire quella porta che ancora divide il Padre Celeste dal figlio, perché cadano l’uno nelle braccia dell’altro con ineffabile contento. E si noti: noi lavoriamo tante volte su questa terra, ma nell’incertezza: se quei peccatori si convertiranno, se quei giovani persevereranno... Ma le anime del purgatorio non possono più perdersi, il nostro zelo opera su anime elette. Dunque la carità verso Dio ci induce a mandargli al cielo quante anime possiamo.

PRATICA
La devozione dei «Cento Requiem»
(Per la pratica di questo pio esercizio ognuno può servirsi di una corona comune di cinque poste, percorrendola tutta per due volte, formando così le dieci decine richieste per i Cento Requiem).

MODO DI RECITARLA
V) Dio, vieni a salvarmi.
R) Signore, vieni presto in mio aiuto.
V) L’eterno riposo dona loro, Signore.
R) E splenda ad essi la luce perpetua.
Padre nostro, ecc. 10 Requiem. (Quindi la seguente giaculatoria).
Gesù mio, misericordia per le anime del Purgatorio e specialmente per l’Anima cara di N. N. e per l’Anima più abbandonata. (Così per 10 volte, terminando poi con la recita del salmo Deprofundis [Sal 129]).

Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia supplica.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi ti può resistere?
Ma con te è il perdono:
così avremo il tuo timore.
Io spero, Signore.
Spera l’anima mia,
attendo la sua parola.
L’anima mia è rivolta al Signore
più che le sentinelle all’aurora.
Più che le sentinelle l’aurora,
Israele attenda il Signore,
perché con il Signore è la misericordia
e grande è con lui la redenzione.
Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.
L’eterno riposo dona loro, Signore.
E splenda ad essi la luce perpetua.

GIACULATORIA: O dolcissimo Gesù, per il sudore di sangue che avete sparso nel giardino del Getsemani, abbiate pietà delle sante anime del Purgatorio. Abbiate pietà.

Frutto

Dies Irae
Il gran dì che subissato
L’universo in fiamme andrà,
Quel, dai Vati profetato
Quel, dell’ira il dì sarà.

Oh, che tremiti, che lutti
Faran l’alme agonizzar,
Quando il giudice di tutti
Verrà tutto a giudicar!

D’una tromba il miro suono
I sepolcri schiuderà,
E sospinte a pie del trono
Genti e popoli unirà.

Stupiran morte e natura,
Quando a dar ragion di sé,
Ogni umana creatura
S’alzerà riviva in pie.

Il volume, dove il vero
Scrisse Iddio d’ogni mortal,
Farà nota al mondo intiero
La sentenza universal.

Quanto è agli uomini celato
La giustizia svelerà:
Non pensiero invendicato,
Non parola inulta andrà.

Che dirò? Fra tanta pena
Dove scorre un difensor,
Mentre al giusto, al giusto appena
Batterà sicuro il cuor?

Tu che doni liberale,
Agli eletti la virtù,
Re del Ciel, fonte immortale
D’ogni ben, salvami tu.

E sovvieni, o Gesù pio,
Per non farmi, ahimè, perir!
Che qui un dì venisti, e ch’io
Fui cagion del tuo venir.

Me cercando, in croce appeso,
Tu mi fosti Redentor:
Deh, che indarno non sia speso
Tanto sangue e tanto amor!

Abbi, o vindice supremo,
Caritade abbi di me,
Pria ch’io debba il giorno estremo
Render conto innanzi a te.

Carco il volto di rossore,
Ai tuoi piedi, e reo qual son,
Con le lagrime del core
Ora imploro il tuo perdon.

Quando in croce al ladro il desti,
E a Maria pentita un dì,
O Gesù, tu allor volesti
Lo sperassi anch’io così.

Se non degni i preghi miei
Son la grazia a meritar,
Tu se’ buono, e tu mi déi
Dalle fiamme, o Dio, salvar.

Via dai capri sceverato
Che avran Satana per re,
Fa’ che accolto al destro lato
Cogli agnelli io sia da te.

Fulminati i maledetti
Giù nel baratro infernal,
Chiama me coi benedetti
Alla gloria trionfal.

Fra i singulti supplicando,
Quasi polve attrito il cor,
Del mio fine io raccomando
Il pensiero a te, Signor.

Giorno orribil di supplizio,
E di gemiti sarà,
Quando a udire il gran giudizio,
L’uom che è reo risorgerà.

Deh! perdona a lui pietoso,
Finché in vita ei sia per te;
E da’ pace, e da’ riposo
A chi morto è nella fe’.

(Vers. di L. Venturi).

Per i nostri defunti. Del Beato Giacomo Alberione