Il Purgatorio

Meditazioni sul Purgatorio del mese di novembre





11 NOVEMBRE. IL FANCIULLO DINOCRATE

(Dagli «Atti di S. Perpetua», martire cristiana del 3° secolo). La Santa, dopo aver parlato della sua cattura e dei primi giorni passati nel carcere, in compagnia di altri martiri, così continua: «Un giorno, mentre eravamo tutti in preghiera, mi venne sulle labbra il nome del mio Dinòcrate e rimasi stupita di non essermi ricordata di lui, fino a quel momento. Mi afflisse il dubbio della sua felicità e compresi che avrei dovuto pregare per la sua anima. Incominciai quindi a pregare fervorosamente, supplicando Dio di aiutarlo. Nella notte seguente ebbi questa visione. Vidi Dinòcrate uscire da luoghi tenebrosi, dove molti altri stavano con lui. Egli era tutto arso e divorato dalla sete, col volto sfigurato, pallido e ancora corroso dall'ulcere di cui era morto. Questo mio fratello era morto a sette anni di un cancro al viso che lo aveva reso oggetto di orrore a quanti lo avevano conosciuto. Per lui io avevo pregato e mi era parso che una grande distanza ci separasse. Vicino a lui vidi una bacinella d'acqua, il cui orlo, essendo molto più alto del fanciullo, non poteva essere raggiunto dalle sue labbra, per quanti sforzi facesse per appressarsi a quell'acqua refrigerante. Quanto mi addolorava quel supplizio! Mi svegliai per il dolore e conobbi che mio fratello si trovava in stato di pena e sperai di poterlo sollevare. Incominciai dunque a pregare Dio giorno e notte con lacrime e sospiri, perché mi concedesse la grazia della sua liberazione. Continuai le preghiere finché fummo trasferiti nella prigione del campo, per servire di pubblico spettacolo nella festa di Cesare Geta. Il giorno in cui fummo avvinti in catene per essere condotti alla festa suddetta, ebbi un'altra visione. Scorsi il medesimo luogo visto la prima volta, e Dinòcrate col corpo mondo, rivestito di splendide vesti, senza neppure la più piccola cicatrice dove aveva l'antica piaga. L'orlo del bacino era abbassato fino ai suoi fianchi e presso di lui stava un'ampolla d'oro per attingere acqua. Essendosi Dinòcrate avvicinato, incominciò a bere di quell' acqua, senza che essa diminuisse; quando ne fu sazio, abbandonò tutto giulivo la bacinella per andare a giocare, come è abitudine dei fanciulli della sua età. A questo punto mi destai e compresi che mio fratello era ormai libero da ogni pena». Non ci deve stupire la tenera età del fanciullo. Con l'uso della ragione incomincia per ciascuno la possibilità di offendere Dio ed è più facile commettere il peccato che ripararlo. Certamente le pene del Purgatorio sono dalla Bontà divina proporzionate alla responsabilità di ogni anima.

Preghiamo per i nostri cari Morti.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria