---->6 Meditazioni con Cristo dalla morte alla vita LA MORTE

Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





LA MORTE

L'uomo si sente chiamato e tende a mete sempre più alte, più avanti, ma lo angoscia la previsione che la morte, un giorno, come un ladro, lo fermerà per via. Subentra quindi nell'uomo un sentimento più forte e più triste: egli sente e soffre di essere incamminato più verso la morte che verso quelle mete ideali dello sviluppo e della realizzazione di se stesso.

Come rottura e impotenza E in vista della morte, non può né fermarsi né tornare indietro, per ripetere, rivivere, perfezionare la vita perché non si danno ritorni o reincarnazioni.

Né l'esperienza della morte può essere anticipata, come prova o ricerca o simulazione in preparazione. Prima di morire, possiamo conoscere la morte solo negli altri. Esperimentiamo che essa è separazione, scomparsa e perdita di una persona cara o utile; e talvolta essa è di più: è come una lacerazione e uno strappo nel più vivo della nostra carne e dello spirito. Esperimentiamo allora anche tutta la nostra impotenza; a nulla ci aiutano in quel momento il potere della nostra salute, della nostra posizione sociale, delle ricchezze, della scienza e dello stesso amore, anzi in quel punto, chi più ha, chi più ama, più soffre, più muore.

Come solitudine Di fronte alla morte, esperimentiamo tutta la nostra solitudine terrestre: è solo con se stesso, chi muore; rimane solo con se stesso, chi sopravvive alla persona amata. Certamente le parole e ì gestì affettuosi di conforto reciproco sono molti e sinceri e premurosi in quel momento estremo; eppure, come si sente solo il moribondo che invoca aiuto, ma la sua voce non suona, come si sente solo il familiare, l'amico che chiama, ma non riceve risposta; prende la mano fredda nella sua mano calda ma non sente un moto di presa!

Si muore soli, ma non si muore in un mondo vuoto, inerte e buio: c'è la luce, l'aria divina su cui ci libereremo quasi come su mani mateme, c'è il respiro dì Dio che ìl nostro spirito percepirà vivamente, pienamente. Potremo andargli incontro col canto fiducioso della Bibbia.

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Salmo 116

Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera.

Verso di me ha teso l'orecchio nel giorno in cui lo invocavo.

Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli inferi.

Mi opprimevano tristezza e angoscia e ho invocato il nome del Signore:

«Ti prego, Signore, salvami».

Buono e giusto è il Signore, il nostro Dio è misericordioso.

II Signore protegge gli umili, ero misero ed egli mi ha salvato.

Ritorna, anima mia, alla tua pace, poiché il Signore ti ha beneficato.

Egli mi ha sottratto dalla morte, ha liberato i miei occhi dalle lacrime, ha preservato i miei piedi dalla caduta.

Camminerò alla presenza del Signore sulla terra dei viventi.

RIFLETTI

I mali che sperimentiamo tragicamente nella morte dei nostri.cari o di noi stessi, non abbattono l'uomo saggio, non fanno disperare il cristiano.

L'uomo saggio, costatata l'inevitabilità di certi eventi, di certe miserie umane, non cede, ma si arma e si anima per sopportarle con dignità e tenta anche di riportarne qualche rivincita o utilità, per esempio, una testimonianza estrema di coerenza e di fedeltà, ai valori e agli ideali di tutta la sua vita: non si lascia travolgere dalla previsione della imminenza della fine, dello sfacelo finale e della apparente inutilità di tutto: compie con impegno la sua missione, pur prevedendo che la morte tutto interromperà.

Il cristiano, con la speranza invincibile che gli viene dalla fede, riesce a mutar segno e valore alla morte: ne trasforma la rottura in distacco definitivo da un mondo di male; la lacerazione spirituale in espiazione; la fine in un altro inizio, l'impotenza d'umiltà, la solitudine in occasione privilegiata di più profonda consapevolezza che la sua relazione più vera e salda, il suo appoggio e le sue amicizie è, prima che con tutti, con Dio.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria