Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





GLI SCIENZIATI E LA MORTE

Oggi molti scienziati di fronte alla morte non si mostrano turbati, né come scienziati né come uomini. Dichiarano di essere indifferenti alla morte, non per abitudine professionale, ma per la convinzione che essa è un fenomeno come tanti altri: naturale, prevedibile, controllabile, anche se inevitabile.

Quel che si vede non rivela quel che non si vede Gli interrogativi inquietanti che la morte di un uomo solleva e acuisce non sembrano aver presa su di loro, si attengono a quel che si vede: si muore. Rifiutano ogni riflessione di tipo filosofico o religioso: «Vi sono altre cose interessanti che mi interessano di più, afferma uno scienziato; le cause seconde, lo dico francamente, mi forniscono tanti chiarimenti su me stesso che giungo a dimenticare le cause prime», cioè Dio, lo spirito, l'anima immortale, ecc.

Questa tranquillità di certi scienziati di fronte alla serietà della morte sembra più dichiarata e ostentata che goduta.

E i perché all'origine e alla fine delle cose? Se è vero che il compito della scienza e dello scienziato, in quanto tale, è quello di osservare, analizzare, leggere, descrivere, codificare, coordinare i fenomeni naturali, è vero anche che lo scienziato è un uomo; che la scienza, non campata per aria, ma posta nelle mani degli uomini, diviene un bene o un male; è vero altresì che in ogni uomo è grande e ineludibile la "curiosità" di sapere i perché profondi che stanno sotto i fenomeni apparenti, i perché che stanno all'origine e alla fine delle cose.

Dalla scienza, alla filosofia, alla religione Se lo scienziato, in quanto uomo, non fa anche lui un passo avanti, con la riflessione filosofica e religiosa, non coglierà mai il mistero meraviglioso che anima dal di dentro e dall'Alto tutti i fatti della natura e della storia; non arriverà mai ai significati più veri e più validi dei comportamenti apparenti scientificamente controllabili.

E' necessario che anche lo scienziato sia un lettore dei segni, oltre che un attento osservatore dei fenomeni.

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Dal Vangelo (Mt 16,14).

I farisei e i sadducei si avvicinarono per mettere alla prova Gesù e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo.

Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi? Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona».

E lasciatili, se ne andò.

RIFLETTI

La scienza può leggere e raccontare "il come" delle cose; non arriva a spiegare "i perché" ultimi.

Solo chi diviene profondamente religioso, nella mente e nel cuore, arriva a capire il senso della vita: la sua origine, la sua tensione, come la si può sviluppare o ricuperare, e godere.

La morte, degli altri e nostra, è occasione privilegiata per intuizioni profonde e supreme sul nostro destino eterno.

La rivelazione cristiana offre all'uomo, allo scienziato, per intuizioni profonde e supreme sul rostro destino, una concezione sicura, vasta e globale.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria