---->29 Meditazioni con Cristo dalla morte alla vita LA MORTE COME LIBERAZIONE E LIBERTA' DI AMARE

Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





LA MORTE COME LIBERAZIONE E LIBERTA' DI AMARE

Per il cristiano, che legge e pratica il Vangelo, la morte non solo non è la fine e la perdita di tutto, ma è la liberazione e l'inizio della vera libertà, quella di poter amare, senza timori, senza condizionamenti. Non solo non è il castigo inflitto di una giustizia vendicativa, ma è il richiamo e il ritorno alla casa e all'amore del Padre.

Liberazione dal peccato Il cristiano sa che solo con la morte e nel disfacimento nella tomba il peccato esaurirà ogni forza, ogni presa; sa che la morte morirà nell'attimo stesso in cui essa avrà consumato tutto e crederà d'aver riportato completo trionfo; poiché la morte si sconta e si vince, infine, morendo.

Ancor di più, il cristiano sa che solo con la morte in Cristo, potrà uscire da questo corpo di peccato e da questo mondo di peccato, che hanno tendenze e vie tutte inclinate lontano da Dio e dalla libertà di amare.

La liberazione dall'illusorio Morire significa svuotarsi di una zavorra, che sempre affatica e mai si muta in ricchezza spirituale: vuol dire spogliarsi finalmente dell'illusorio che sempre sottentra come ordito in una stoffa, in ogni nostro atto, in ogni decisione, in ogni nostro amore. Vuol dire divenire liberi da ogni condizionamento nel conoscere e amare Dio e in Dio.

Per amare senza condizionamenti Ecco perché i santi sospiravano il giorno della morte e quasi lo affrettavano con la preghiera e con lo spendersi senza riserve, senza timori di malattie, di flagelli o pericoli naturali, di persecuzioni e minacce di morte. Anche Gesù soffrì questo desiderio e lo confidò una volta ai suoi: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; come vorrei che fosse già acceso! C'è un battesimo che devo ricevere (quello di sangue sulla croce) e come sono angosciato finché non si sia compiuto».

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Dalla lettera di S. Paolo ai Filippesi (1,1024; 3,2021) So infatti che tutto questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all'aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia ardente attesa e speranza che in nulla rimarrò confuso; anzi, nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva, sia che io muoia.

Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; dall'altra parte è più necessario per voi che io rimanga nella carne...

La nostra patria invece è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro corpo per conformarlo al suo corpo glorioso...

RIFLETTI

Questa concezione della morte, questa spiritualità non si improvvisa, non si conquista di colpo, al momento dell'agonia e del trapasso; e neppure tra le mille tribolazioni della vita, senza un'assidua meditazione sul valore dell'uomo e il senso della sua vita, alla luce della Rivelazione divina.

Vi si arriva lentamente, ma sicuramente con l'imitazione di Cristo, nell'assimilarsi a lui mediante lo sviluppo di quei tratti della personalità cristiana impressi in noi già dal battesimo: la fede che dà chiarezza di orientamento, la speranza che dà coraggio e fiducia in ogni situazione, la carità che apre alla grande e vera socialità dell'amore con Dio e con il prossimo.

Una bella morte non si improvvisa, bisogna desiderarla, amarla, prepararla, viverla giorno dopo giorno.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria