Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





I MORTI E IL SACRIFICIO EUCARISTICO

Nelle catacombe, molte pitture illustrano i grandi misteri cristiani dell'eucaristia e del perdono dei peccati. Nel giorno della morte di un cristiano e in quell'anniversario, l'eucaristia veniva celebrata presso il sepolcro.

La morte di Cristo e del cristiano Celebrando la morte di un fratello col sacrificio, i primi cristiani ne avevano intuito i rapporti profondi e meravigliosi: nella morte del cristiano continua e opera la morte redentrice di Cristo; il fedele defunto che si trova come spezzato in anima e corpo, può essere assunto a materia del sacrificio eucaristico e sublimato nelle specie separate del pane e del vino, nel corpo di Cristo spezzato e dato per noi, nel suo sangue versato per la salvezza di molti.

Sacrificio di Cristo e del cristiano Anche oggi, questo significa e opera la celebrazione della santa messa per i nostri morti nel giorno dei funerali, presente il cadavere, o nei giorni in cui si fa memoria di loro: la vita e la morte del cristiano vengono assunte nella vita e nella morte di Cristo, direi quasi ufficialmente, liturgicamente, a opera del ministro sacro e della comunità dei fratelli, con la preghiera e l'oblazione. Proprio nel sacrificio eucaristico, la vita e la morte del cristiano trovano il vero significato e il massimo valore divenendo anch'esse perfetto sacrificio religioso di espiazione e purificazione, di fedeltà e di oblazione e di ringraziamento, di olocausto degno e gradito a Dio, mediante Gesù Cristo.

Nella celebrazione eucaristica, il fedele defunto trova anche i suffragi che per lui offrono i fratelli con preghiere, elemosine, fatiche, lotte per la giustizia, la pace, la carità, presentati a Dio nel sacrificio di Cristo, quasi a supplemento di riparazione e di amore per quanto gli mancasse.

ASCOLTA LA, PAROLA DELLA CHIESA Dalla enciclica papale "Mediator Dei"

«II primo (fine ed effetto del sacrificio eucaristico) è la glorificazione di Dio. Dalla croce, l'offerta del sangue arrivò al cielo in odore di soavità. E perché questo inno abbia mai a cessare, nel sacrificio eucaristico le membra si uniscono al loro Capo Divino. Il secondo fine è il ringraziamento a Dio. A questo mirò e questo volle rendendo grazie nell'ultima cena e non cessò di farlo sulla croce, non cessa di farlo nell'augusto sacrificio dell'altare, il cui significato è appunto l'azione di grazie o eucaristia; e ciò perché è «cosa veramente degna e giusta, equa e salutare».

Il terzo fine è l'espiazione e la propiziazione. Egli quindi volle immolarsi in croce «propiziazione per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo». Sugli altari si offre ugualmente ogni giorno per la nostra redenzione, affinché liberati dalla eterna dannazione, siamo accolti nel gregge degli eletti. E questo non soltanto per noi che siamo in questa vita mortale, ma anche «per tutti coloro che riposano in Cristo, che ci hanno preceduti coi segno della fede e dormono nel sonno della pace»; poiché sia che viviamo, sia che moriamo, non ci separiamo dall'unico Cristo.

RIFLETTI

S. Monica, prima di morire chiese al figlio Agostino non funerali solenni, né una tomba ricca, ma unicamente di ricordarla nel santo sacrifico della messa.

Sappiamo e ce lo insegna con certezza la Chiesa, che la messa offerta per i defunti è per essi sollievo e refrigerio nelle pene dei purgatorio, è quasi supplemento di opere e di amore per quanto hanno omesso in vita, qui, sulla terra.

Per i defunti non più bisognosi di questo supplemento, il sacrificio eucaristico è complemento di gioia e di gloria, con esso possono maggiormente adorare, glorificare e ringraziare Dio, con Cristo, e pregarlo per noi con più efficacia.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria