Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





IL PURGATORIO

Chi muore in ostinazione ribelle alla coscienza e a Dio, precipita nell'inferno.

Chi accetta la vita e la morte quasi come un martirio di fedeltà e di amore a Dio è disposto e degno di essere ammesso alla visione beatifica di Dio in paradiso.

Ma non tutti, ogni giorno, siamo capaci di tanta generosità nella fedeltà e di tanta purezza nell'amore: spesso ci corre l'obbligo del pentimento, della purificazione, della, riparazione.

Il purgatorio in questa vita Tutta la vita, rna specialmente la morte, possono purificare e nobilitare l'uomo, se accettate come prova di umiltà e di pentimento, come testimonianza di fedeltà di amore e gratitudine a Dio, nonostante che egli sembri abbandonarci alla fine, allo sfacelo.

Pochi, però, sanno coltivare la loro spiritualità e giungere a tale grado di santità umana e cristiana.

Molti pur professando fede e speranza, penitenza e amore a Dio, vivono e muoiono con residui e scorie di attaccamento affettivo ai peccati, alle proprie inclinazioni e passioni peccaminose. Costoro sono come i compagni d'arme di Giuda Maccabeo: i quali erano accorsi pronti e generosi a combattere per la patria e per la purezza della religione, minacciata dai pagani; ma, quando furono raccolti i corpi dei valorosi caduti, furono trovati amuleti e ìdoletti sotto i loro abiti. avevano contaminato la loro fede in Dio, per il quale pure avevano dato la vita, con la superstizione speranzosa nelle creature e nelle loro forze magiche.

Il purgatorio per un supplemento di amore Il purgatorio è uno stato di purificazione, di affinamento, ulteriormente concesso a chi della vita e della morte non è riuscito a fare un perfetto crogiuolo di purificazione e di elevazione. Esso è un estremo dono della misericordia e della giustizia divina.

Del purgatorio non sappiamo esattamente la durata, il modo intimo della purificazione, ma esso è un dogma di fede e ci rivela le estreme esigenze della giustizia e della santità di Dio.

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Dal II libro dei Maccabei 1-12,39,451

Dopo la festa, chiamata Pentecoste, mossero contro Gorgia, stratega della Idumea. Questi avanzò con tremila fanti e quattrocento cavalieri. Schierati in combattimento, caddero un piccolo numero di Giudei.

Il giorno dopo, quando la cosa era ormai diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri, per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia. Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di lamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti. Perciò tutti benedicendo l'operato di Dio, giusto giudice che rende palese le cose occulte, ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti. Poi fatta una colletta, con un tanto a testa, per circa duemila dramme d'argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, agendo così in modo molto buono e nobile, suggerito dal pensiero della risurrezione. Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti. Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.

RIFLETTI

Siamo chiamati a una perfezione morale senza compromessi, senza contaminazioni: «Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste».

Il dogma del purgatorio ci rivela anche che le relazioni tra i vivi e i defunti non vengono troncate tutte: i vivi, con le preghiere e i sacrifici di espiazione e di amore, assieme al sacrificio di Cristo, possono giovare ai morti, sollevandoli, abbreviandone le pene purificatrici del purgatorio. La carità dei vivi può supplire, colmare la carità dei defunti. La morte non rompe la solidarietà umana e cristiana; nonostante la morte, possiamo e dobbiamo continuare a scambiarci i più grandi beni comunitari, la carità, la santità o almeno i loro frutti, i lorormeriti, in Cristo.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria