Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





LA VECCHIAIA E LA MORTE

La vita non ci è data per aspettare la morte, neppure quando avessimo cent'anni o fossimo pensionati o inabili e improduttivi.

Troppi vivono per aspettare la morte Eppure è quasi generale la mentalità, anche nei dotti, che a una certa età o in certe condizioni di inabilità, si vive aspettando la morte. Perciò si detesta la vecchiaia, e chi ci arriva si sente un sopravissuto inutile, di peso agli altri, incapace di ulteriore sviluppo. Ci assale allora il tedio per l'inutilità di tutto.

Questa è una vera e propria morte anticipata, il vecchio o l'inabile fisico che se ne lascia dominare, che non reagisce, è già un morto, sia pur ambulante e lamentoso.

C'è sempre da imparare, da dare e da ricevere Dio non ci concede la vita per annoiarci, tediarci, lamentarci e rimpiangere i tempi passati o per aspettare e invocare la morte. Benché la vita sia un morire un poco ogni giorno, è certo che ci vien data per un reale impegno personale e sociale: svilupparci a arricchirci ogni giorno di conoscenze, di sapienza, di moralità, di amore, per dare e darci agli altri, alla famiglia, ai fratelli, agli amici a tutti quelli con cui entriamo in contatto.

Ma, qualcuno potrebbe domandare, che cosa può dare o ricevere ancora un vecchio, carico di anni, vicino alla morte?

Può dare un'eredità di beni spirituali incalcolabile, che ora si mostrano maturi e si dimostrano validi e provati nei comportamenti di fortezza e di sapienza, di silenzio discreto e di calma longanime, di fiducia nella vita e in chi gli sta vicino e lo cura. Può fare ancora ripetutamente il dono di un amore a tutta prova, sia nella sopportazione e nel perdono; sia nella gioia d'esser vissuto, d'esser amato, sia nella speranza che altri continueranno la sua opera, e sia nella gratitudine a Dio e agli uomini, sull'esempio di Giobbe.

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Dal libro di Giobbe (2,7-13)

Satana si allontanò dal Signore e colpi Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!». Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».

In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

Nel frattempo, tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono ciascuno dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita, e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo. Alzarono gli occhi da lontano, ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore.

RIFLETTI

L'essersi trovato a lungo tra la vita e la morte, non fu per Giobbe un tempo di inutile sofferenza, di umiliazioni sempre più basse, di sterile lamento o rimpianto, fu invece il più intenso periodo della sua vita, nella riflessione, nella preghiera, nella ricerca di certezze difficili ma esistenziali: esiste Dio, è buono, è inscrutabile nei suoi disegni, la sua giustizia e il suo amore sono al disopra del meritodiritto dell'uomo; anche le devastazioni e i mali che affliggono l'uomo sono misteriosi, ma sempre manifestano la divina sapienza; quando il male trionfa. Dio sembra lontano e inesistente, ma non lo è, perché non è indifferente ai casi umani e all'ordine nella sua creazione; Dio controlla le forze del male e alla fine è il bene, è lui a pronunciare l'ultima parola; le pretese e l'autogiustificazione dell'uomo arrivano, in fondo, alla sua stessa condanna.

Bellissima è la conclusione del libro di Giobbe: dopo tante prove doiorose, dopo tante rivolte interiori e tanti dubbi atroci, risotti nella preghiera e nella meditazione, Giobbe dice al Signore: «Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono!».

A tanta maturità spirituale devono condurci la vita, la vecchaia, la malattia, la morte.

Preghiera comunitaria

2° SCHEMA

INVITO: Quando siamo stati battezzati, siamo stati immersi nella passione e morte di Cristo Salvatore; e quando egli apparirà di nuovo, alla fine, allora anche noi emergeremo completamente dalla morte alla gloria nella sua risurrezione. Rivolgiamo dunque con fiducia la nostra preghiera al Padre, per noi e i nostri fratelli defunti. Preghiamo insieme e diciamo:

Per la morte e risurrezione di Cristo, ascoltaci, o Signore!

Perché il popolo cristiano porti a maturazione l'iniziazione battesimale di morte al peccato e di vita in Cristo, mediante le opere della fede, della speranza e della carità, preghiamo: Per la morte e risurrezione di Cristo, ascoltaci, o Signore!

Perché ravvivi in ogni uomo la speranza certa dell'immortalità e l'impegno di operare instancabilmente per la giustizia, la pace e la carità che un giorno fioriranno perfette e saranno godute per sempre in Dio, preghiamo: Per la morte e risurrezione di Cristo, ascoltaci, o Signore!

Per i nostri fratelli defunti, che in questa vita hanno professato la fede nella risurrezione finale, perché siano ammessi a godere la luce, la pace e la gioia della visione beatifica divina, preghiamo: Per la morte e risurrezione di Cristo, ascoltaci, o Signore!

A suffragio delle anime del purgatorio, offriamo le preghiere, i dolori, i sacrifici che compiamo ogni giorno nel lavoro e nell'amore per la famiglia e la società, presentiamoli in unione al sacrificio di Gesù sulla croce e sull'altare, e diciamo: Per la morte e risurrezione di Cristo, ascoltaci, o Signore!

Preghiamo in silenzio per le nostre intenzioni particolari...

CONCLUSIONE: O Dio, gloria dei credenti e vita senza fine dei giusti, salva noi con la morte e risurrezione del tuo figlio e sii misericordioso e indulgente con tutti i nostri fratelli defunti. Per Cristo, nostro Signore. Amen.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria