Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





LA MALATTIA E LA MORTE

La malattia non sempre conduce alla morte, ma sempre ce la fa presagire. Una palpitazione di cuore concitata, un colpo di tosse che ci squassa il petto, un accesso di asma che ci toglie il respiro, una colica, certe macchie strane sulla pelle, un disturbo di cui abbiamo sentito parare come di sintomo serio, basta non solo ad allarmarci, ma a gettarci nello spavento, nel angoscia della morte.

La malattia ci ridona il tempo... Il ritmo travolgente della vita di oggi toglie a troppi uomini il tempo per vivere e il tempo per morire. Così succede a tanti operai, a tanti impiegati, a tanti genitori che non sono padroni del loro tempo. Così succede a tanti che muoiono di morte improvvisa, violenta. La malattia, quindi come pausa forzata e dolorosa, nel ritmo della nostra vita è anche un'occasione da cui possiamo trarre vantaggi.

La malattia fiaccando le nostre forze, limitando la nostra libertà di movimento, di iniziativa, di decisione, ci offre l'occasione propizia per divenire più umani, ridimensionando certe nostre pretese che ci fanno credere superiori agli altri, inarrestabili, imbattibili, autosufficienti, non bisognosi di nessuno e di niente.

La malattia, tempo di maturazione Una malattia lunga ci offre ìl tempo di approfondire e maturare, nella solitudine e nella preghiera, i problemi e le verità esistenziali e teologali: chi sono io? da dove vengo? a che serve la vita? che senso ha, che funzione può avere il male, il dolore, la malattia e l'mprodutrività, la morte, in questo nostro mondo dalle realizzazioni e dai meccanismi efficientisti?

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Dal Salmo 39,5-73

Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei suoi giorni e saprò quanto è breve la mia vita.

Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza davanti a te è un nulla.

Solo un soffio è ogni uomo che vive, come l'ombra è l'uomo che passa;

solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.

Ora, che attendo, Signore? In te la mia speranza.

Liberami da tutte le mie colpe e non rendermi scherno dello stolto.

Sto in silenzio, non apro bocca, perché sei tu che agisci.

Allontana da me i tuoi colpi: sono distrutto sotto il peso della tua mano.

Castigando il suo peccato tu correggi l'uomo, corrodi come tarlo i suoi tesori.

Ogni uomo non è che un soffio.

Ascolta la mia preghiera, Signore, porgi l'orecchio al mio grido,

non essere sordo alle mie lacrime, poiché io sono un forestiero, uno straniero come tutti i miei padri.

RIFLETTI

La nostra società consumistica, efficientista, secolarizzata, il nostro tipo di famiglia, ridotto al nucleo essenziale, le nostre case "moderne" che vengono chiamate, sempre più, appartamenti e sono piccole, dorate gabbie, tendono, senza volerlo, a emarginare i malati, i vecchi e gli stessi pensionati ancora validi. Il cristiano deve lottare contro questi condizionamenti sociali, non, certo, per nostalgia di modelli passati, ma per impedirne o almeno attutirne tutte le inumane conseguenze. Come?

Il malato deve sforzarsi di accettare con vivo spirito di fede, con forte speranza cristiana il dolore acuto o cronico, i periodi di solitudine, la dipendenza dagli altri, il sentimento di precarietà, di fragilità, di inutilità, di incomprensione, guardando spesso il Crocifisso: con lui, come lui, anche questa condizione della vita può diventare testimonianza di fortezza, di certezza cristiana, di amore e fedeltà a Dio e di un altro dono alla famiglia, preziosissimo, quello di edificarla nella pace, nella fiducia, senza lamenti inconsolabili, senza fastidi eccessivi.

E i sani devono liberarsi dalla mentalità pagana e razzista che oggi considera i malati, i vecchi, gli improduttivi come pesi morti di cui alberarsi, per lo meno relegandoli in un ospizio.

Bisogna, invece, organizzare la vita sociale, la casa, la città in modo che offrano spazi e condizioni adatti ai vecchi e ai bambini, ai malati e ai pensionati.

I sani devono saper mettere a disposizione dei malati e dei vecchi non solo i loro mezzi economici, ma soprattutto un po' del loro tempo, della loro vita, del loro cuore per aiutare il malato e il vecchio a superare la solitudine, la tristezza, il mutismo, il pessimismo, il fatalismo, o peggio il sentimento di ribellione, di astio, di sfiducia, il sospetto di essere un tollerato di cui si desidera la morte.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria