Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





DOPO LA MORTE IL GIUDIZIO PERSONALE

Già la morte è un giudizio che farà cadere inevitabilmente tutto ciò che non è autentico, nell'ordine delle idee, dei sentimenti, delle azioni e costruzioni dell'uomo.

La morte ci peserà Tanta parte della così detta civiltà cadrà, si ridurrà in liquame non solo perché è caduca realtà terrestre, ma perché dentro non ha un'anima di valori superiori al tempo e alla materia.

A questo giudizio della morte, già di per sé purificatore, seguirà il giudizio di sanzione di Dio e di Cristo. Non bisogna, però, immaginarsi un luogo, un tribunale, un apparato giudiziario per questo giudizio. Dov'è Dio, lì è l'anima; dov'è l'anima, lì è Dio. Del resto la morte ci renderà talmente semplici, spogli trasparenti e sinceri che noi stessi penetrati dalla luce della presenza di Dio, ripiegati su noi stessi, ci sveleremo, ci conosceremo, ci giudicheremo come Dio stesso.

Noi stessi ci giudicheremo Se ci troveremo «disposti di salire alle stelle», degni di partecipare alla vita e all'amore di Dio, ci sarà consentito dalla grazia di slanciarci nella gloria divina della trinità adorabile e beatificante. Se indegni, noi stessi chiusi e ostinati nel nostro male oscuro, incapaci di essere penetrati dalla grazia divina e di divenirne smaglianti, come cristallo al sole, ce ne allontaneremo per lasciarcì ancor più possedere dall'ostinazione del nostro egoismo, che sarà il nostro inferno.

Penetrati dall'onniscienza di Dio e mossi a conoscerci e a valutarci senza tare, il nostro autogiudizio sarà il giudizio di Dio stesso: giusto e ineccepibile.

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Dal Vangelo (Lc 16,19-31)

C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante di nome Lazzaro giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero mori e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Mori anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua; perché questa fiamma mi tortura». Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali. Ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più tra noi e voi è stabilito un grande abisso: Coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costi si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, Padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli... Li ammonisca, perché non vengano anche essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.

RIFLETTI

Il giudizio dopo la morte non avrà sorprese per chi in questa vita pratica ogni giorno l'esame di coscienza.

Con questo noi ci giudichiamo, per così dire, prima di Dio e operiamo dentro di noi pentimento, umiltà e correzione.

E se chiediamo il sacramento del perdono, il giudizio di Dio si scioglie in riconciliazione e reintegrazione, nella vita e nell'amore.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria