Il Purgatorio

Con Cristo, dalla morte alla Vita





LA SECONDA MORTE L'INFERNO

Il peccato produce la morte; la morte, se ci coglie in stato di avversione e ribellione a Dio e ai fratelli, ci spalancherà sotto, per sempre, una seconda morte più terribile.

L'uomo è essenzialmente apertura all'altro, è comunicazione e comunione. Più vive, chi più si apre, per conoscenza e amore, e ricevere e a dare, a darsi e a lasciarsi possedere, nell'amore.

Meno vive chi meno ama Anche dopo morte avremo vita, ma solo nel grado in cui saremo capaci di comunicare con l'Altro, Dio, nella misura in cui saremo capaci di amare e di essere amati.

Chi non ama e chi non è amato è già fin d'ora, si può dire, nelle tenebre e nel freddo della morte, quella dello spirito e del cuore. Un tale uomo è come murato vivo fra le quattro mura del rifiuto di Dio e dei fratelli, dell'orgoglio e dell'egoismo, con sopra il soffitto basso della solitudine. Così comincia la seconda morte, quella infernale, che è assai più terribile della prima, la quale, in fondo, è solo trapasso a un'altra forma di vita.

Si arriva a tanto responsabilmente, gradualmente, colpevolmente, quando, di volta in volta, durante questa vita ci si oppone e ci si chiude alle cose belle, buone, vere; quando si indurisce il cuore verso i fratelli, prima, forse, per un certo senso o esigenza di giustizia, poi per sopravvalutazione e affermazione di noi stessi e del nostro bene, in modi esclusivi. Infine, si giunge a temere l'invadenza di Dio, mediante la sua volontà, mediante la sua voce nella nostra coscienza e ci si oppone ripetutamente, ciecamente, ostinatamente.

L'inferno è la morte dell'amore Così in punto di morte, con il cuore e tutto l'animo già inariditi e sterili, ci si sente incapaci di sincerità, di lealtà, di umiltà, di ravvedimento e pentimento, che pure sono iniziali atti d'amore; quindi la morte sorprende e fissa per sempre in quello stato d'animo, in quella occlusione e ostinazione, eterna, contro l'amore.

Di qui derivano tutte le pene dell'inferno; l'eternità, la disperazione, la solitudine, senza Dio e senza amici, la pena del danno e del senso, la dannazione tetra, che prima di essere inflitta da Dio, è voluta atrocemente dall'uomo stesso, e infine il fuoco, strumento di pena, reale e simbolico, di interiore e fisico struggimento di chi non arde d'amore, ma di odio.

ASCOLTA LA PAROLA DI DIO Dal libro della Sapienza (4,19-20; 5,1-13 passim)

Infine (gli empi) diventeranno un cadavere spregevole, oggetto di scherno tra i morti per sempre. Dio infatti li precipiterà muti, a capofitto, e li schianterà dalle fondamenta; saranno del tutto rovinati, si troveranno tra i dolori e il loro ricordo perirà.

Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati; le loro iniquità si alzeranno contro di essi per accusarli.

Allora il giusto sarà con grande fiducia...

Costoro vedendolo saran presi da terribile spavento, saran presi da stupore per la sua salvezza inattesa. (E diranno:) Abbiamo dunque deviato dal cammino della verità; la luce della giustizia non è brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole. Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione; abbiamo percorso deserti impraticabili, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore.

Che cosa ci ha giovato la nostra superbia? Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? ... Siamo stati consumati dalla nostra malvagità.

RIFLETTI

Non la morte dei corpo dobbiamo temere, ma quella dello spirito e di tutto l'uomo nell'inferno, nella incapacità di amare e di essere amati.

Dovremo guardare alla prima morte, quella del corpo, con meno timore e angoscia, ma con più serietà per trarne vantaggio; essa minaccia e preammonisce contro la seconda morte, quella eterna.

Fonte: Preghiere a Gesù e Maria