Successive testimonianze di Maria Simma



Lo scopo deve giustificare i mezzi?

Un giorno arrivò da me una signora lamentan­dosi così: "Mi è morto il marito; e mio figlio, che era tanto affezionato al padre, ora si è tra­viato. Se lei dicesse al ragazzo che suo padre è venuto da lei e le ha detto che deve soffrire molto per il suo traviamento, mio figlio si convertirebbe subito, poiché non potrebbe soppor­tare l'idea di essere la causa della sofferenza del padre". Allora le dissi: "Preghi caldamente il buon Dio, affinché permetta che il padre del ragazzo venga da me veramente". "Sì; ma anche se non venisse, lei lo potrebbe dire lo stesso "No, sarebbe una bugia!" replicai. "Capisco. Ma sarebbe una bugia a fin di bene, se il ragazzo si convertisse veramente "Malgrado tutto, questo non si può fare, poiché in queste cose bisogna attenersi scrupolosamen­te alla verità. Il padre non poté venire, ed io non potei dire nulla al ragazzo. Forse del resto non si sarebbe nemmeno convertito.

Oggi bisogna farsi sacerdoti o no?

Già accennai alla grande responsabilità che hanno i genitori nei confronti dei figli che sono chiamati ad una speciale vocazione. Un padre di famiglia mi disse un giorno che non voleva permettere che suo figlio diventasse sacerdote. "E perché no?" gli chiesi? "Ah... anche lei sa come è oggi, con certi sacer­doti moderni che insegnano cose che non sono più cattoliche. A costoro non posso affidare mio figlio; preferisco che non diventi sacerdote". Io gli feci notare: "Prima che suo figlio diventi sacerdote passeranno ancora dodici o tredici anni. A quell'epoca tutto sarà diverso, ne sono certa, poiché questi tempi di scissione non potranno durare sempre. Dopo ogni concilio ci sono state delle piccole confusioni, e non ci fu mai un concilio di questa portata. La colpa però non si deve dare al concilio. La colpa principale ricade su coloro che non ubbidiscono più al Papa; e purtroppo fra costoro ci sono anche dei cardinali, vescovi e sacerdoti".

Ero sudata per la paura

Una signora mi fece chiamare per poter discute­re con me. Mi domandò: "Questa notte verran­no da lei delle anime del purgatorio?" "Non so - risposi - non lo so mai, prima, se verrà un'anima oppure no". Allora continuò: "Non potrebbe dormire nella no­stra camera da letto per farci sentire qualcosa circa i suoi colloqui con le anime del purgatorio?" Poiché in quella casa c'erano due malati di cuo­re rifiutai l'invito. Dietro altre pressioni ci met­temmo d'accordo in modo che io dormissi nella camera accanto alla loro, lasciando la porta di comunicazione socchiusa. Il giorno dopo notai che la padrona di casa aveva un aspetto severo ed un altro atteggia­mento. Alla mia domanda se non stesse bene, rispose: "Non ho nulla; ma adesso voglio farle una domanda: stanotte è veàuta un'anima del purgatorio da lei?""Sì, perché?" Allora disse: "Quest'anima ha recitato un Pater Noster?" Pensai che non avrebbe potuto sentirlo, e feci come se nulla fosse. Allora mi confessò con voce tremante: "Io ho sentito recitare un Pater Noster; e sembrava che venisse da una profonda caverna Io rimasi molto meravigliata e le risposi: "Allora lei è la prima persona che sente parlare un'anima del purgatorio, mentre essa è a collo­quio con me. E interessante il fatto che la voce le parve venis­se da una profonda caverna, mentre a me sem­brò che avesse pregato normalmente. Io avevo, difatti, pregato sottovoce, per non svegliare i vicini di camera, in modo che non sentissero nulla. "Ero sudata per la paura -disse la signora alla fine- ed ero felice che lei non avesse dormito nella nostra camera".

Una maestra di scuola tirolese che ha il senso dell'umorismo

Ho una compagna di scuola nel Tirolo, una buona anima, la quale, ammalatasi, sopportò la malattia con pazienza. Trascorso un anno dalla sua malattia, sentii dire che era in sanatorio, e decisi di andare a trovarla. Quando arrivai, mi disse: "Perché il buon Dio non mi ascolta? Potrei essere tanto utile a scuola!" "Sì, ma senta, suora - cercai di confortarla - lei deve sempre pensare che la sofferenza è un gran segno dell'amore che Dio ci porta". Allora, scherzando, mi rispose: "Vorrei che Egli, per un po' di tempo, non mt amasse così tanto.

Dobbiamo ricevere la Comunione nelle mani non consacrate?

L'anima di un sacerdote venne da me e mi disse di pregare per lui, perché doveva soffrire molto. Di più non poté dire; poi sparì. Un'altra anima del purgatorio mi spiegò in seguito: "Egli deve soffrire molto, poiché ha seguito l'uso di distribuire la Comunione nelle mani dei fedeli e perché ha fatto rimuovere i banchi che servwa­ no per ricevere la Comunione in ginocchio. Si potrebbe aiutarlo rimettendo i banchi al loro posto, là dove egli li fece togliere, ed esortando coloro che furono abituati da lui a ricevere la Comunione nelle mani a non far più così!" Parlai con il decano del posto, che ebbe molta comprensione. Disse: "Non sono stato io ad in­trodurre l'uso della Comunione in mano. Per quanto riguarda i banchi, posso tentare di sod­disfare questo desiderio, ma devo lasciare che decidano i sacerdoti del luogo". Parecchie volte venne l'anima di un altro sacer­dote, lamentandosi che soffriva moltissimo, poi­ché aveva rimosso i banchi in chiesa, costrin­gendo il popolo a ricevere la Comunione in piedi. Da ciò si capisce che qualcosa qui non funziona. E’ vero: il Papa ha permesso di rice­vere la Comunione anche in piedi. Chi però desidera inginocchiarsi, deve avere la possibi­lità di farlo. Così vuole il Papa, e noi possiamo pretendere ciò da ogni sacerdote. Se un sacerdote, o un vescovo, sapessero qual è la loro grande responsabilità nell'introdurre l'uso della Comunione in mano, non lo farebbe­ro certamente, e non lo permetterebbero. Ora devo parlare di un argomento che è molto attuale. E’ chiaro che oggi i tempi sono cambiati: noi viviamo in un mondo moderno. Ma i coman­damenti di Dio non si possono modernizzare. I comandamenti di Dio fanno ancora parte del­l'insegnamento religioso. Si metta da parte il «Catechismo olandese», che mette in dubbio alcune importanti verità di fede, o le passa sotto silenzio. Tornate al catechismo tradizionale, co­me fanno in Svizzera, dove si stampano di nuo­vo migliaia di vecchi catechismi, affinché i bam­bini possano essere istruiti convenientemente. Se il sacerdote o i catechisti non lo fanno più, allora lo facciano i genitori.

Tu devi santificare la domenica

Un'anima mi ha incaricato di menzionare sem­pre la santificazione della festa quando tengo delle conferenze. Infatti in questo giorno si fa del lavoro inutile, che non è assolutamente necessario. Inoltre si deve assistere la domenica alla Santa Messa, e non il sabato. La Messa del sabato è stata introdotta solo per coloro che non hanno la possibilità di ascoltarla la domenica. Quando dei giovani vogliono fare un' escursione, allora vanno a Messa il sabato. Ciò è permesso. Ma non è per­messo farlo per abitudine: io vado il sabato, così la domenica non sono obbligata ad andarci. Così non si può fare. davanti a Dio questo non vale! Le anime del purgatorio dicono che il rito latino deve restare vicino a quello nella liugna materna, affinché anche i fedeli che parlano altre lingne possano partecipare con raccoglimento alla cele­brazione festiva. Così desidera anche il Papa.

Costruzioni di chiese moderne

Già mi fu chiesto: "Lei ci sa dire qualcosa n­guardo alle chiese moderne?" Anche in questo campo le anime del purgatorio distinguono ciò che è giusto da ciò che non va. Mi fu rimprovera-to di essere contro le chiese moderne; non e vero. Io non sono per nulla contraria a queste costru­zioni moderne, quando esse non impediscono il raccoglimento. ~erò, quando queste chiese hanno delle statue e dei quadri che incutono paura, poi­ché sono brutti e ripugnanti, esse sono certamen­te un'opera diabolica e non divina! Questo si deve dire. Ciò che io vidi, per esempio, nella chie­sa del santo Rosario a Vienna-lletzensdorf, è una beffa e una vergogna, un orrore nella casa del Signore. Chiesi chi avesse fatto il progetto di quella chiesa, e seppi che era stato un framasso­ne. La Chiesa ne porta le impronte. A Lienz, nel Tirolo, vidi una chiesa moderna e ne fui rallegrata. Mi chiesi: "Perché non si potrebbe fare sempre così?" Il tabernacolo è al suo posto, al centro, dove deve stare il Santissimo. Lateralmente ci sono i banchi dove ci si può comunicare. Chi vuole ricevere la Comunione in ginocchio lo può fare; oppure in piedi: al centro c’è uno spazio vuoto per questo. C'è pure una bella statua della Madonna. In questa chiesa vengono anche delle persone che abitano lontano, poiché molte non vanno più nella chiesa parrocchiale che è stata rovinata, poiché dei moderni iconoclasti hanno gettato via tutto ciò che dava all'ambien­te un'impronta sacra. In due chiese cattoliche non trovai più l'acqua­santiera. Ne chiesi la ragione: "Perché qui non c’è più la pila dell'acqua santa se siamo in una chiesa cattolica?" Mi si rispose che il cappella­no aveva detto che questa era solo una stupida moda. A ciò risposi: "Egli ritroverà questa stu­pida moda in purgatorio".

Non ci si cura più di riconoscere i peccati

In molti luoghi anche la confessione è stata messa fuori uso. La confessione è un sacramen­to istituito da Cristo e non dalla Chiesa, come molti credono. Cristo infatti disse: "Ricevete lo Spirito Santo: saranno rimessi i peccati a chi li rimetterete, e saranno ritenuti a chi li riterre­te" (Giov. 20, 23). Quindi i peccati devono esse re confessati, altrimenti come può il sacerdote decidere se si devono rimettere o no? Una persona mi chiese un giorno: "Ma Cristo non disse che si deve andare a dire i peccati in confessionale". Al che io risposi: "No, questo Cristo non lo disse. Se lei preferisce può confes­sarsi davanti alla gente, in modo che il sacer­dote possa darle l'assoluzione fuori dal confes­sionale. Ma lei li deve accusare i suoi peccati". Con varie scuse si cerca di sostituire la confessio­ne particolare con una penitenza fatta di medita­zione. In queste parrocchie le confessioni dimi­nuiscono notevolmente. Roma e anche i vescovi austriaci hanno dichiarato con grande chiarezza che in una confessione comunitaria non è possi­bile assolvere una persona che ha dei peccati mortali. Quindi la confessione comunitaria non potrà mai sostituire la confessione personale. Così pure si cerca di non permettere di confes­sarsi ai comunicandi, che per la prima volta ricevono il Signore. Ciò non è permesso. Il Papa ha già dichiarato due volte che la confessione deve precedere la prima Comunione. Purtroppo molti sacerdoti non seguono più il Papa, e ciò si dovrà amaramente scontare. Le anime del purgatorio ci esortano continuamen­ite a pregare per il Santo Padre. Oggi è necessario attenersi scrupolosamente a ciò che dice il papa, e seguire la propria coscienza. Ad Ulm incontrai dei ragazzi di quindici anni che non avevano ancora ricevuto il sacramento della confessione. Domandai perché non si fossero ancora confes­sati e mi risposero: "Nell'occasione della prima Comunione non ci fu permesso. In seguito a­vremmo potuto confessarci nel sesto anno di scuola elementare. Ci domandammo a vicenda: «tu hai ancora altri peccati in più di allora? - Veramente no, all'infuori di qualche lite, di qualche disubbi­dienza. Bene! » ci dicemmo. Avremmo dovuto confessarci prima di ricevere la prima Comunione. Non l'abbiamo fatto. Co­sì, non avendo preso quell'abitudine, non ci confessiamo mai". Eppure la confessione prima di ricevere la prima Comunione è tanto necessaria, proprio per la formazione della coscienza dei fanciulli. Molti innovatori non hanno seguito gli insegna­menti dei vescovi, ed hanno caparbiamente rin­novato tutto di sana pianta. Ora essi devono constatare che i fedeli, ma soprattutto i bambini, non li ubbidiscono piu.

Chi ha vinto?

Un industriale della Germania meridionale m'invitò a fare una conferenza. Quando arrivai mi disse: "Un anno fa lei tenne una conferenza nel vicinato. Per caso vidi il manifesto che annunciava la sua conferenza e pensai: «Possibile che ci siano ancora certe fesserie?» Improvvisamente mi venne l'idea che in quel momento, non avendo nulla da fare, avrei potuto ascoltare almeno una volta queste sce­menze. Allora entrai e mi sedetti in fondo alla sala. Senza che io me ne accorgessi suonò per me l'ora della grazia; e proprio ad un punto, quando lei disse: «Fintantoché l'uomo vive non è mai troppo tardi: può riguadagnare il tempo perduto, perfino ricuperarlo. Con grande zelo può compensare ciò che prima ha perduto». Da anni non varcavo pià la soglia di una chiesa: ero stato colpito. L'amore di Dio mi toccato trasformando la mia vita. La decisione fu immutabile: questa donna avrebbe tenuto una conferenza anche nella nostra città, io gliene avrei dato l'occasione". Non poté andare dal suo parroco, poiché sape­che egli avrebbe assunto un atteggiamento ano a queste cose. Perciò si rivolse ad un magistrato civico, che gli concesse una sala del municipio, dietro pagamento di una somma di trecento marchi. Appena fu annunciata la con­ferenza per mezzo di inserzioni e di manifesti, il parroco telefonò dicendomi: "Cosa fa senza il mio permesso?" L'industriale gli rispose: "Per il momento abbiamo ancora libertà di parola e di coscienza; e del resto, signor parroco, non si dia pensiero alcuno: io non corromperò nes­sun 'anima". "L'attacco è la miglior difesa" pen­sò il parroco e dichiarò: "Farò subito sapere per mezzo del giornale che nessuno deve venire alla conferenza ". "Sì, signor parroco - riprese l'in­dustriale calmo - lei lo può fare, ed io chiamerò ad aiutarmi tutti gli angeli custodi della città, poi vedremo chi vincerà. Il parroco scrisse l'articolo che, però, fu pub­blicato in ritardo, quando io avevo già, la sera prima, tenuto la conferenza nella sala munici­pale. La sala era piena zeppa di gente, ma per fortuna ci fu possibile avere un altoparlante molto efficiente, che permise a molta gente (che era arrivata in pullman, e che non aveva potuto trovare posto in sala) di sentire la conferenza anche dal di fuori. Il giorno dopo la gente lesse sul giornale l'invito del parroco a disertare la conferenza: molti scoppiarono in una risata. Alcuni telefonarono al parroco e gli diedero il consiglio di andare, in futuro, personalmente ad ascoltare la conferen­za, prima di compromettersi con la stampa.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it