Il Purgatorio

Venuti dall'aldilà: Un personaggio importante e un ufficiale




Nella biografia della signorina Edvige Carboni, morta a Roma in concetto di santità nel 1952, a settantadue anni, si legge:

«Un giorno nel 1950 apparve a Edvige una giovane donna e le disse: "Io giaccio morta a tal punto. Sono nel Purgatorio, ma dovrò starci del tempo, perché Gesù non vuole che le donne facciano ciò che fanno gli uomini; desidera che esse restino in casa come ai tempi passati a compiere i loro doveri di mamme e di spose".

L'infelice giovane era precipitata in un burrone durante una scalata a una vetta alpina in compagnia di una guida». Il biografo dice di non voler commentare né polemizzare. Altro episodio che riguarda un personaggio importante. Nel diario Edvige lo narra così: «Mentre pregavo davanti al Crocifisso, d'un tratto mi si presentò una persona tutta in fiamme. Sentivo l'orrore di quelle fiamme accese con violenza alle vesti della persona che mi era apparsa. Piansi tanto. Da quelle fiamme sentii una voce, appenata, ma distinta: "Io sono N. N.; il Signore mi ha permesso di venire a te affinché trovi un poco di sollievo per le pene che soffro in Purgatorio. Ti domando per carità di applicare in mio suffragio tutte le tue orazioni, patimenti, umiliazioni e abbandoni, e questo farai per due anni, se chi guida la tua coscienza te ne darà il permesso. La misericordia di Dio è infinita, ma altrettanto infinita è la sua giustizia; e nella gloria del Paradiso non si può entrare, se non si ha pagato fino all'ultimo spicciolo il debito contratto con la giustizia divina. Il Purgatorio per me è pesante perché ho atteso l'ultimo istante per raccogliere la voce di Dio che mi ha chiamato a penitenza"». Ancora dal diario: «Ottobre 1943. Mi si è presentata una persona. Non la conobbi; era vestita da ufficiale. "Sono morto in guerra - mi disse, - vorrei delle sante Messe: me le farete celebrare da monsignor Vitali; tu e Paola [la sorella] mi farete delle sante Comunioni". Dopo fatte le Comunioni e fatte celebrare le Messe mi si presentò tutto risplendente e mi disse: "Vado in Paradiso ove pregherò per voi, specialmente per monsignor Vitali. Sono russo e mi chiamo Paolo Vischin. Mia madre mi aveva educato nella santa religione, poi crescendo mi sono lasciato trascinare nella condotta non buona. In punto di morte mi pentii e ricordai le belle parole che, bambino, mi diceva la mamma. Gesù buono mi ha perdonato"». Mentre Edvige era ancora a Pozzomaggiore (Sardegna), una conoscente le chiese in prestito del denaro. Passò del tempo e un giorno Edvige e N. N. erano in chiesa. La prima si avvicinò e chiese: «Potresti restituirmi la somma?». L'altra la guardò con occhio torvo ed esclamò: «Ti colga un fulmine!».

L'imprecazione pronunciata nella casa di Dio spaventò la dolce e timida Edvige, che si dileguò silenziosamente. Nessuno seppe la cosa e gli anni passarono. Il pensiero di Edvige (mentre era già a Roma) tornò a N. N. e ne chiese notizie al Signore. La risposta fu: «È in Purgatorio e ne avrà ancora per otto anni». Ne fu addolorata. Offrì suffragi per quell'anima come pure la sorella Paolina; le applicarono i benefici del Giubileo. Il Signore le diede una consolante risposta: «Domani N. N. sarà in cielo». Erano le prime ore del mattino seguente quando la debitrice comparve a Edvige, bella, vestita di bianco e disse: «Grazie delle vostre preghiere, per le vostre offerte al Signore io salgo alla gloria del cielo. Grazie». La Carboni fu donna di grande prudenza, semplicità e naturalezza. Nulla in lei che potesse far pensare a una isterica. Equilibrata, profondamente umile, amante del nascondimento, severa con le persone curiose dalle quali rifuggiva; dolce, affabile, serena, piena di carità cristiana e di modestia. Non abbiamo motivo per dubitare della validità dei fenomeni che affidò al suo diario.

Fonte: B. Rosati, Giglio sulla croce, Edvige Carboni, Soriano al Cimino 1955, pp. 71-76.

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