Il Purgatorio

Dai Quaderni di Maria Valtorta: 30 giugno 1943.




Dice ancora Gesù: «Fra le ricchezze da dare via per seguire Me e che ti ho elencate , ve ne è un‘altra ancora. Quella che è la più legata allo spirito e che a strapparla fa più dolore che a strapparsi la carne. Sono gli affetti, questa ricchezza così viva. Eppure per amore mio bisogna sapere dare via anche quelli.

Io non condanno gli affetti. Anzi li ho benedetti e santificati con la Legge e i Sacramenti. Ma siete sulla terra per conquistare il Cielo. Quella è la dimora vera. Quanto Io ho creato per voi quaggiù va guardato attraverso la lente di lassù. Quanto Io vi ho donato va preso con riconoscenza, ma riconsegnato con prontezza alla mia richiesta.

Io non la distruggo la vostra ricchezza affettiva. La levo dalla terra per trapiantarla in Cielo. Là saranno ricostruite in eterno le sante convivenze famigliari, le pure amicizie, tutte quelle forme di affetto onesto e benedetto che Io,

Figlio di Dio fatto uomo, ho voluto anche per Me stesso e che so quanto siano care. Ma se sono care, tanto care, non sono più care di Dio e della vita eterna. Ma non dimostrano una vera fede nel dolce Padre che è nei Cieli coloro che davanti ad un affetto che si spezza non sanno pronunciare la parola più bella della figliolanza in Dio, ma si ribellano. E non riflettono che se Io do quel dolore è certo per evitare dolori più grandi e per procurare un merito maggiore! Tu, anche tu non hai saputo dire: "Sia fatto come Tu vuoi!". Sono dovuti passare degli anni prima che to mi dicessi: "Grazie, Padre, per quel dolore". Ma credi tu che il tuo Gesù te lo avrebbe dato se non fosse stato un bene dartelo? Ora rifletti e capisci. Ma quanto hai tenuto a farlo! Io ti chiamavo, cercavo farti intendere la ragione. Ma non udivi il tuo Dio. Era l‘ora delle tenebre per la mente e per l‘anima.

Non chiedermi: "Perché l‘hai permessa". Se l‘ho permessa non è stato senza motivo. Te ne parlo questa sera in cui più soffri. Io sono con te appunto perché soffri. Ti faccio compagnia. Ma ricorda che Io non ebbi nessuno nell‘ora della tentazione. Ho dovuto superarla da Me. Tu invece mi hai sempre avuto vicino, anche quando non mi vedevi perché lo Spirito del Male ti disturbava al punto di impedirti di vedere e udire il tuo Gesù.

Ora, se Io ti dicessi che l‘adesione di un figlio alla morte di un padre abbrevia al medesimo il Purgatorio, che il perdono di un figlio alle colpe, più o meno vere, di un padre, è refrigerio per quell‘anima, ci crederesti. Ma allora non ti davi pace e sciupavi il bene che facevi.

Rinunciare alla ricchezza di un affetto, per seguire la Volontà mia senza rimpianti umani, è la perfezione della rinuncia consigliata al giovane del Vangelo. Ricordalo per tutto il resto della vita. Un padre quale Io sono non dà mai nulla di nocivo ai figli. Anche se l‘apparenza è quella di un sasso a chi chiede un bacio, quel sasso è oro puro e eterno. Sta all‘anima il riconoscerlo e mantenerlo tale, pronunciando la parola che attirò Me dai Cieli nel seno di Maria e mise Me sulla Croce per redimere il mondo: fiat.»

Fonte: Quaderni di Maria Valtorta (1943). Centro Editoriale Valtortiano.

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