Il Purgatorio

Maria Valtorta vede sua madre fra le fiamme del Purgatorio.




4 ottobre 1949, ore 15,30.
Dopo tanto vedo mia mamma, fra le fiamme del Purgatorio.
Non l’ho mai vista nelle fiamme. Grido. Non riesco a reprimere il grido che poi giustifico a Marta con una scusa, per non impressionarla.
La mia mamma non è più così fumosa, gnigiastra, dall’espressione dura, ostile al Tutto e a tutti, come la vedevo nei primi 3 anni dopo la morte quando, benché la supplicassi, non voleva volgersi a Dio... né è annebbiata e mesta, quasi spaventata, come la vidi per gli anni successivi. È bella, ringiovanita, serena. Sembra una sposa nella sua veste non più grigia ma bianca, candidissima. Emerge dalle fiamme dall’inguine in su.
Le parlo. Le dico: “Sei ancora lì, mamma? Eppure ho tanto pregato per abbreviarti la pena e ho fatto pregare. Stamane per il sesto anniversario ti ho fatto la S. Comunione. E sei ancora lì!”.

Ilare, festosa, mi risponde: “Sono qui, ma per poco ancora. So che hai pregato e fatto pregare. Questa mattina ho fatto un gran passo verso la pace. Ringrazio te e la suora che ha pregato per me. Ricompenserò poi... Presto. Fra poco ho finito di purgarmi. Ho già purgato le colpe della mente... la mia testa orgogliosa... poi quelle del cuore... i mieì egoismi... Erano le più gravi. Ora espio quelle della parte inferiore. Ma sono un’inezia rispetto alle prime”.

“Ma quando ti vedevo così fumosa e ostile.., non volevi volgerti al Cielo...”.

“Eh! Ero ancora superba... Umiliarmi? Non volevo. Poi è caduto l’orgoglio”.

“E quando eri così triste?”.

“Ero ancora attaccata agli affetti terreni. E tu sai che non era un attaccamento buono... Ma capivo già. Ero triste per questo. Perché capivo, ora che non c’era più colpa di superbia, che avevo amato male Dio, volendolo mio servo, e male voi...”.

“Non ci pensare più, mamma. Ora è passato”.

“Sì, è passato. E se sono così ti ringrazio. È per te che sono così. Il tuo sacrificio... Mi ha ottenuto il purgatorio e fra poco la pace”.

“Nel 1950?”.

“Prima! Prima! Presto!”.

“Allora non ci sarà più da pregare per te”.

“Prega lo stesso come io fossi qui. Ci sono tante anime, di ogni specie, e molte di madri, dimenticate. Bisogna amare e pensare a tutti. Ora lo so. Tu sai pensare a tutti, amare tutti. So anche questo ora, e lo capisco, ora, che è giusto. Ora non imbastisco (precise parole) più il processo a Dio. Ora dico che è giusto...”.

“Allora tu prega per me”.

“Eh! prima ci ho pensato a te. Vedi come tì ho conservato la casa. sai, eh? Ma ora pregherò per la tua anima e perché o tu sii felice tu venga con me”.

“E papà? Dove è papà?”.

“In Purgatorio”.

“Ancora? Eppure era buono. Morì da cristiano, con rassegnazione”.

“Più di me. Ma è qui. Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo...”.

“Come mai papà è lì ancora?”.

“Eh!!” (ci resto male, lo speravo in Cielo da un pezzo).

“E la mamma di Marta? Sai, Marta...”.

“Sì, sì. Ora so cosa è Marta. Prima.., il mio carattere... La mamma di Marta è fuori di qui da tanto tempo”.

“E la mamma della mia amica Eroma Antonifli? Sai...”.

“So. Noi sappiamo tutto. Noi purganti. Meno bene dei santi. Ma sappiamo. Quando io scendevo qui, lei ne usciva”.

Vedo il lingueggiare delle fiamme e mi dànno pena. Le chiedo:
“Soffri molto per quel fuoco?”

“Ora no. Ora ce ne è un altro più forte che non fa quasi sentire questo. E poi... quell’altro fuoco dà voglia di soffrire. E allora il soffrire non fa male. Io non volevo mai soffrire... lo sai...”.

“Sei bella, mamma, ora. Sei come ti volevo”.

“Se sono così lo devo a te. Eh! quante cose si capiscono quando si è qui. Si capiscono sempre di più, più ci si purifica dell’orgoglio e dell’egoismo. Ne avevo tanto...”.

“Non ci pensare più”.

“Ci devo pensare... Addio, Maria...”.

“Addio, mamma. Vieni presto a prendermi...”.

“Quando Dio vorrà...”.

Ho voluto segnare questo. Contiene insegnamenti. Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, ultime le debolezze della carne. Bisogna pregare, come fossero nostri parenti, per i purganti abbandonati; il giudizio di Dio è ben diverso dal nostro; i purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché pieni di se stessi.

A parte il dispiacere per papà... sono contenta di averla vista così serena, lieta anzi, povera mamma!

Fonte: Scritti di Maria Valtorta. Centro Editoriale Valtortiano.

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