Il Purgatorio

I novissimi: il Purgatorio

di padre Livio Fanzaga




Continuiamo questo nostro cammino attraverso le ultime realtà della vita, cioé i novissimi. Abbiamo già parlato di quelle due realtà che rimarranno per sempre, cioé l'inferno (o perdizione eterna) e il paradiso (o beatitudine eterna). Questo sarà lo sbocco definitivo del dramma della vita e del dramma della libertà umana. Non abbiamo però ancora esaurito la nostra ricognizione sulla vita nell'aldilà poiché dobbiamo ancora parlare del purgatorio, che invece è una realtà escatologica che dura soltanto fino alla fine del mondo e fino al giudizio universale: dopo il giudizio universale ci sarà soltanto o la gioia eterna o l'odio eterno come possibilità delle scelte della nostra libertà.

La riflessione sul purgatorio riveste un grande valore non soltanto in sé stessa, perché ci sono dei problemi teologici di grandissimo interesse da risolvere (come l'esistenza del purgatorio, le sue radici bibliche, l'approfondimento della Chiesa sulla scia della pietà dei fedeli, la natura stessa delle pene del purgatorio e il rapporto che può intercorrere tra le anime del purgatorio e noi), ma anche perché la parola stessa "purgatorio", ossia "purificazione", ci evoca molto da vicino il cammino di santità.

Entriamo innanzitutto nella problematica del purgatorio che, benché sia una realtà appena accennata dalla Bibbia, è tuttavia molto viva nella coscienza dei fedeli sia di fede cattolica sia di fede ortodossa (che concorda con la Chiesa Cattolica circa l'esistenza del purgatorio e nel definirne l'obiettivo che è quello di completare la purificazione non ancora compiuta in questa vita). Una negazione consistente e sempre più decisa nei confronti del purgatorio è invece venuta dalla chiesa protestante a partire da Lutero, e in questa negazione da parte dei protestanti sono messi in gioco alcuni principi fondamentali della riforma protestante ed in particolar modo il primato della Bibbia (il libro dei Maccabei, nel quale si parla esplicitamente del purgatorio, è infatti un libro che non viene incluso nel canone dei protestanti) ma soprattutto contraddice la concezione luterana della giustificazione del peccatore.

Il concetto di giustificazione: differenze tra cattolici e protestanti
Secondo Lutero l'uomo, sia pure con l'aiuto della grazia, non può pervenire ad uno stato di giustizia che sia una purificazione e una nuova creazione interiore. Secondo Lutero lo stato di santità è qualcosa che ci viene imputato dall'esterno da Dio e non un qualcosa che viene conseguito nel cuore umano. Per cui, secondo Lutero, la giustificazione potremo definirla come un rivestimento esterno da parte di Cristo e non un processo di spiritualizzazione e di santificazione interiore. Una volta che Cristo ha perdonato il peccatore, una volta che Cristo ha imputato al peccatore la sua giustizia che Cristo stesso cia ha ottenuto in croce, ebbene, quel peccatore è santo agli occhi di Dio anche se nel medesimo tempo ha ancora le radici del peccato. Per cui nel momento della morte il Padre vede il peccatore rivestito nella giustizia di Cristo e pertanto secondo Lutero l'uomo non ha bisogno del purgatorio.

Secondo il concetto di giustificazione elaborato nel Concilio di Trento il processo di giustificazione si identifica invece col processo di purificazione del cuore: il cuore umano prima si libera dal peccato mortale, poi dai peccati veniali e quindi da quelle radici del male che vengono chiamate dai teologi "concupiscenza", ossia quella spinta al male e all'egoismo che rimangono in noi anche in seguito del battesimo. Il processo di purificazione e di giustificazione secondo l'angolatura cattolica è un processo di bonifica interiore: si muore all'uomo vecchio e cresce in noi l'uomo nuovo, l'uomo nello Spirito Santo, l'uomo che non vive più secondo la carne ma secondo lo spirito, e il culmine di questo processo di giustificazione è la capacità di amare Dio sopra ogni cosa.

Secondo la teologia cattolica chi non porta a termine questo processo di purificazione, di restaurazione dell'immagine di Dio nel proprio cuore in questa vita, ossia colui che muore con una debole capacità di amare, proprio perché è chiamato nella visione beatifica ad amare Dio con un atto di amore perfetto, ha bisogno di questo processo di completamento della purificazione. Quello che divide i cattolici dai protestanti riguardante l'esistenza del purgatorio non è soltanto il fatto che la Chiesa privilegia rispetto ai dati biblici quella che è stata la tradizione da sempre della Chiesa fin dai primi tempi del culto dei morti e della preghiera per i morti, ma è il concetto stesso di purificazione che secondo i protestanti non avviene come processo interiore, ma esiste una imputazione al peccatore della giustizia di Cristo per cui il peccatore, pur rimanendo con la sua spinta al male, viene perdonato da Dio e accolto in paradiso subito dopo la morte. Per i cattolici invece questa giustizia è qualcosa che deve tradursi in una ricostituzione dell'immagine di Dio nel cuore umano.

Cos'è il purgatorio
Una seconda problematica riguarda la natura stessa del purgatorio. In questa nostra meditazione cercheremo di mettere in chiaro qual è l'insegnamento della Chiesa Cattolica, perché per noi la Chiesa è quella autorità di origine divina - dato che Cristo ha dato questa autorità alla Chiesa e la Chiesa è assistita dallo Spirito Santo - che interpreta rettamente le Scritture. Vedremo poi come questo insegnamento ha radici nella Tradizione, nel testo biblico, e cercheremo di capire attraverso la riflessione teologica in che cosa in realtà consista il purgatorio. Infine, con una riflesione sulla pietà dei fedeli, vedremo quali sono i nostri rapporti con le anime purganti. Si tratta di una tematica ricchissima molto cara al cuore cristiano e attraverso la quale molte persone possono ricevere consolazione per i drammi che hanno vissuto di separazione coi propri cari riacquistando serenità e consolidando la loro fede nell'aldilà.

Introduciamoci dunque nel nostro tema cercando di dare una definizione di purgatorio. E' difficile discutere sul fatto se il purgatorio sia un luogo o piuttosto uno stato. Per quanto riguarda il paradiso e l'inferno non v'è dubbio che debbano essere un luogo perchè nell'inferno, come pure nel paradiso, ci saranno anche i corpi alla fine del mondo. Sappiamo invece che nel purgatorio ci sono solo le anime perché il purgatorio terminerà proprio con la fine del mondo, quando i corpi risorgeranno. Molto opportunamente tralasciamo dunque questo problema e cerchiamo piuttosto di dare una definizione che raccoglie un po' l'insieme della riflessione teologica e le indicazioni del magistero della Chiesa.

Il purgatorio si potrebbe definire come lo stato di coloro che sono morti nella pace di Cristo ma non sono ancora così puri da poter essere ammessi alla visione di Dio. Questo stato lo troviamo affermato con decisione dall'insegnamento della Chiesa a livello conciliare ed è chiaramente espresso almeno in un testo biblico. Tuttavia è opportuno riflettere su un fatto: il purgatorio ha una sua ragione profonda di esistere perché il purgatorio è già uno stato di salvezza, è il luogo in cui già è presente la preghiera e l'amore anche se non è presente la visione di Dio.

Il purgatorio esiste perché esiste la tendenza dell'uomo alla mediocrità e alla tiepidezza, perché l'uomo in questa vita non è capace in generale di esprimere atti di amore così perfetti tali da abilitare la sua anima ad entrare subito nella visione di Dio. Al riguardo un moderno teologo scrive: "Sarebbe bello che la libertà umana fosse capace soltanto o del positivo o del negativo in sommo grado, senza riserve e senza resistenze. Conversioni soltanto con tutte le forze e in modo radicale, oppure dei voltafaccia a Dio compiuti senza misure e senza diplomazia. Ed escludiamo pure le ribellioni compiute a metà, stiracchiate nel tempo, nemmeno decise, ma quasi notarilmente registrate nel lasciarci condurre dalla tendenza ad abbarbicarci alle cose, a legarci alle persone o a fissarci noi stessi, senza nemmeno affrontare il disagio di un no secco rivolto a Dio (...) No, il caso è diverso, è il caso di chi si è consegnato a Dio ma mantenendosi qualche angolo d'anima per sé, senza tirare tutte le conseguenze di una revisione di vita, senza impegnare tutta la volontà nel rispondere alla chiamata di grazia concedendosi ancora in parte alle propensioni cattive, un rinnovarsi ma non lasciando a Dio chieda tutto, un liberarsi dal male ma desiderandolo ancora un poco".

Noi dunque non siamo né totalmente perversi nel male ma neppure totalmente radicali nel bene, anzi, nel bene molte volte siamo spesso tiepidi. Continua il teologo: "la Fede chiama queste nostre piccole piccole vigliaccherie nel bene peccati veniali, cioé mancanza di vigore nella carità, il dare tutto tutto tranne qualche cosa, il salire sulla croce ma con una mano sola e un piede solo". In questa pagina di questo teologo noi troviamo la ragione stessa per cui esiste il purgatorio, cioé poiché la grande massa delle persone è incerta sia sulla via del male sia sulla via del bene, non è così radicata nel male da raggiungere l'impenitenza finale ma neppure è così radicale sulla via del bene da raggiungere il perfetto amore, e in questo stato loro muoiono.

Il purgatorio nei pronunciamenti della Chiesa
La Chiesa ha indicato più volte l'esistenza del purgatorio: indicheremo ora i testi più autorevoli.

Il Concilio di Firenze nel VI sec. definì in modo autorevole l'esistenza del purgatorio. Dice il testo: "Inoltre se [gli uomini] avendo fatto veramente penitenza moriranno nella carità di Dio, prima d'aver soddisfatto con frutti degni di penitenza per i peccati di commissione e di omissione, le loro anime dopo la morte sono purificate con pene purgatorie e per essere liberate da queste pene giovano a loro i suffragi dei fedeli viventi, cioé il sacrificio della messa, le preghiere e le elemosine e le altre pratiche di pietà che si usano fare secondo le istituzioni della Chiesa da parte di fedeli in favore di altri fedeli".

Il Concilio di Trento parlò in diversi decreti del purgatorio, precisando il concetto cattolico di giustificazione del peccatore. Fra i molti decreti precisò anche che "poiché la Chiesa Cattolica, istruita dallo Spirito Santo, attraverso la Sacra Scrittura e dall'antica tradizione dei padri ha insegnato nei sacri concili e recentissimamente in questo sinodo ecumenico che vi è il purgatorio e che le anime in esso trattenute sono aiutate dai suffragi dei fedeli ma principalmente dal sacrificio dell'altare degno di essere accettato, il santo sinodo ordina ai vescovi che procurino con ogni diligenza che la santa dottrina circa il purgatorio, trasmessa dai santi padri e dai sacri concili, sia creduta dai fedeli cristiani, conservata, insegnata e predicata dappertutto".

Da questi concili concludiamo che la dottrina del purgatorio è una verità di fede cattolica definita nel Concilio di Firenze e ribadita della VI sessione del Concilio di Trento. Ma non abbiamo ancora terminato questa rassegna del magistero percé recentemente il magistero si è pronunciato sul purgatorio con due testi autorevolissimi: il Concilio Vaticano II e la Professione di Fede di Papa Paolo VI.

Il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Lumen gentium parla del purgatorio come uno dei tre stadi ecclesiali, ossia la chiesa del cielo, la chiesa che si purifica e la chiesa della terra. Dice il documento: "alcuni dei suoi discepoli [di Cristo] sono pellegrini sulla terra, altri, compiuta questa vita, si purificano ancora, altri infine godono della gloria" (n° 49). Inoltre al n°50 è ricordata la pratica della Chiesa che risale ai primissimi tempi di pregare per i fedeli defunti e loda questa usanza perché "poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati" (cf. - 2 Mac 12,43). Infine al n° 51 si richiamano i testi del Concilio di Firenze e del Concilio di Trento circa il purgatorio e la preghiera per i defunti.

Paolo VI nella sua Professione di Fede (o Credo del Popolo di Dio) dice: "noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora essere purificate nel purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù nel paradiso come Egli fece per il buon ladrone, costituiscono il popolo di Dio nell'aldilà della morte la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della risurrezione quando queste anime saranno riunite ai propri corpi".

I riferimenti biblici
Questa dottrina della Chiesa, che codifica una realtà viva, cioé una fede viva nel popolo di Dio, non ha molti agganci biblici, tuttavia non ne è assolutamente priva. Il testo più famoso si trova in 2 Mac 12,43: qui si dice con chiarezza che «santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati». Quindi la preghiera per i defunti era una pratica già conosciuta 200 anni prima di Cristo e lodata dal Libro dei Maccabei.

In 1Cor 3,12-15 l'apostolo Paolo, sia pur in un testo abbastanza complesso per quanto riguarda l'esegesi, parla di una purificazione nell'aldilà come attraverso il fuoco. Inoltre non dimentichiamo la Tradizione secondo cui la chiesa cristiana coltivò fin dai primi tempi una grande pietà nei confronti della memoria per i defunti. Dunque il magistero della Chiesa non fa che codificare un atteggiamento fondamentale del popolo di Dio che non solo crede nel purgatorio ma prega per le anime dei defunti e dà una sua indiscussa radice biblica sia in Maccabei sia in San Paolo.

La natura del purgatorio
Tentiamo ora di approfondire il discorso della natura stessa del purgatorio. Dobbiamo però sgombrare il campo da tutta quella serie di ricostruzioni delle pene purgatoriali che è avvenuta nei secoli passati che concepiva il purgatorio come un luogo puramente penale, quasi una via di mezzo tra il paradiso e l'inferno. Anzi, alcuni predicatori erano arrivati al punto da identificare le pene del purgatorio con le pene dell'inferno, salvo che quelle del purgatorio sarebbero state pene temporali mentre quelle dell'inferno sarebbero state delle pene eterne. Al riguardo occorre veramente rivedere una certa predicazione popolare che si era distaccata da quello che era il genuino insegnamento della Chiesa.

Il Concilio Vaticano II parla delle anime del purgatorio come "fedeli in stato di purificazione" e di "discepoli di Cristo". Non dobbiamo dimenticare che anche la teologia classica ha parlato delle anime del purgatorio come di "Chiesa purgante". Ciò significa che il purgatorio è il luogo della salvezza e che chi è in purgatorio è già salvo. E' sbagliato dunque immaginare il purgatorio quasi una via di mezzo tra il paradiso e l'inferno peroprio perché l'inferno è il luogo dell'eterna dannazione dalla quale non vi è uscita mentre il purgatorio è il luogo dove l'anima già salva, già immersa nella misericordia di Dio e nel suo amore si prepara alla visione di Dio. Il Concilio Vaticano II ha anche aggiunto che la Chiesa che si trova sulla terra, la chiesa che si trova nel cielo e la chiesa che si trova nel purgatorio costituiscono l'unico corpo mistico di Cristo sia pure nella diversità dei suoi stati e sia pure nel diverso dono dello Spirito Santo. L'idea fondamentale è dunque quella che sia noi che siamo pellegrini sulla terra, sia i nostri fratelli che sono in cielo, sia quelli che sono in purgatorio costituiamo tutti insieme il corpo mistico di Cristo sia pure con funzioni diverse e con un grado diverso per quanto riguarda il dono dello Spirito Santo e dunque la diversa collaborazione che ognuno di noi dà all'opera della redenzione.

Noi non siamo tenuti a ritenere che in purgatorio sia presente il fuoco così come invece siamo tenuti a ritenere per quanto riguarda l'inferno. Non c'è dubbio infatti che il magistero della Chiesa per la realtà dell'inferno parla chiaramente di "pene del senso", pene che noi indichiamo con la parola "fuoco". Nel purgatorio non vi sono pene del senso e il fuoco possiamo benissimo intenderlo come il fuoco dell'amore di Dio che purifica queste anime.

Il Concilio ci ha detto che anche le anime del purgatorio fanno parte del corpo mistico di Cristo, dunque possiamo dire che anche nelle anime del purgatorio agisce lo spirito di Cristo che è lo Spirito Santo e lo spirito d'amore. Il fuoco che agisce nel purgatorio è proprio il fuoco dello Spirito Santo che penetra nelle radici più profonde delle anime abilitandole ad amare perfettamente. Il purgatorio è dunque quel luogo dove l'amore di Dio purifica le anime dall'egoismo e le porta alla perfezione dell'amore in una sorta di grande scuola dell'amore perfetto il cui maestro è lo Spirito Santo che agisce direttamente su queste anime.

Questo insegnamento ci deriva soprattutto da una grande mistica, Santa Caterina da Genova, che scrisse il Trattato sul Purgatorio, ma è anche un insegnamento che è diventato patrimonio di molti teologi di oggi. La sofferenza del purgatorio ci dervia dal fatto che le anime non possono ancora vedere Dio a faccia a faccia, ma è anche un luogo di gioia perché c'è già la certezza della beatitudine, c'è già la possibilità di comunicare con Dio con la preghiera, c'è la "comunione dei santi", ossia la possibilità delle anime del purgatorio di pregare per noi così come noi possiamo pregare per le anime del purgatorio.

Non è necessario andare in purgatorio!
Concludiamo dicendo che nessuno è obbligato a passare per il purgatorio: noi possiamo andare direttamente in paradiso se già su questa terra noi saremo capaci di purificarci dall'egoismo e sapremo costruire in noi stessi una perfetta capacità di amare. Il buon ladrone non è passato per il purgatorio perché nonostante la sua vita di peccato sulla croce seppe esprimere un atto di perfetta fede e un atto di perfetta contrizione, e noi sappiamo che la perfetta contrizione ci abilita ad entrare direttamente in cielo. Si può arrivare alla perfetta contrizione quando proviamo un sincero dispiacere per aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, è il dispiacere per non aver corrisposto al suo amore.

Questa conoscenza dell'amore infinito di Dio che noi vediamo soprattutto nella passione di Gesù in croce, questo dispiacere di aver peccato e di non aver corrisposto all'amore di Dio, e quindi questa offerta a Dio del proprio pentimento e nel medesimo tempo questa offerta a Dio del desiderio di amarlo sopra ogni cosa, questa attività interiore così sublime che avviene nel nostro cuore per opera dello Spirito Santo, se ripetuta nella nostta vita quotidiana con tanti atti di amore, opera in noi quella radicale purificazione del cuore dilatandolo ad un amore sempre più perfetto e noi già in questa vita possiamo essere nella condizione di poter entrare subito in cielo. D'altra parte non dimentichiamo che le persone che accettano la loro malattia o le loro sofferenze fisiche e spirituali per amore, che vivono la loro morte come morì Gesù in croce, cioè con un abbandono totale, ebbene, queste persone hanno dentro di sé tutte quelle condizioni per cui Dio poi le accoglierà direttamente nel suo regno senza passare per il purgatorio perché il loro cuore è già abilitato ad amare essendo già stato purificato da tutte le scorie dell'egoismo attraverso il dolore e attraverso la morte. Dio allora, nel momento del giudizio, avendo trovato questi servi buoni e fedeli, li farà entrare subito nella gioia del suo regno dando loro il lumen gloriae, cioé la capacità di vederlo, e l'amor gloriae, cioé la capacità di amarlo e goderlo in eterno.

Visite: 119

TAGS: Concilio Ecumenico Niceno IIConcilio Ecumenico TridentinoConcilio Vaticano IIMartin LuteroSanta Caterina da Genova