Il Purgatorio

Il Purgatorio: Vacanze eterne




Il nome di «vacanze» al Paradiso è stato dato da S. Agostino, quando scrisse che in Paradiso «vacabimus faremo vacanza», cioè saremo liberi.
L’impiegato, l’operaio chiama le vacanze «ferie» e le trova deliziose perché, continuando a percepire lo stipendio, ha la facilità di viaggiare e divertirsi. Essere liberi dalla schiavitù dell’orario, dell’occupazione obbligatoria, dal lavoro faticoso e noioso! Vivere lontano da quell’ufficio di responsabilità da quella stanza angusta, da quel cantiere assordante, da quella macchina che non si ferma mai! Che sollievo, che gioia!
Per lo scolaro le vacanze significano libertà dalle lezioni da frequentare, dai compiti da fare, dagli esami da preparare, ecc. e poter attendere liberamente al giuoco, che bellezza!
Ebbene il Paradiso sarà la vacanza senza fine, libertà da tutto quello che ci è causa di pena, di sofferenza, di noia, di disagio, di fastidio, d’inciampò.

Liberi dalla tirannia della sofferenza

Chi è che non condivide in pieno il lamento del sofferente Giobbe (14,1): «L’uomo pur vivendo poco tempo, è colmo di ogni male!». Quante malattie! Quanti dolori! Quante sofferenze! Il caldo, il freddo, l’umido e il secco, il moto e la sedentarietà, il lavoro fisico e quello intellettuale, lo stesso divertimento diventano spesso causa di malattie e di sofferenze. Quanti dolori e sofferenze negli ospedali! Quanti dolori e sofferenze con le rivoluzioni, le guerre, le inondazioni, gli uragani, i terremoti! Dio vede tutto questo cumulo di sofferenze? O forse è impotente a difendere coloro che ama tanto e che ha elevati a suoi figli adottivi? Il dolore è un grande mistero che noi non riusciamo a decifrare, ma che dobbiamo accettare con umiltà, con pazienza e sottomissione ai disegni di Dio. Egli ci ha creati per la felicità, ma il peccato di Adamo ha introdotto nel mondo la sofferenza e la morte: la terra da valle di gioia si è mutata in valle di lacrime. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, si fece uomo, morì sulla croce per redimerci dal peccato e riacquistarci il Paradiso. Per realizzare questo scelse la via della sofferenza, insegnandoci così che la sofferenza è condizione necessaria per purificarci, santificarci e salvarci.
Quale ebrezza di gioia sentiremo allora quando, con assoluta certezza, ci sarà detto (Apoc. 21,4): «Luc tus non erit amplius — il dolore è cessato per sempre». Fratello, sorella, che, chissà da quanto tempo, siete in chiodati in un letto o in un seggiolone di torture, abbiate fede nella parola di Dio: la vostra tristezza si cambierà in gioia. Senza più bisogno di diete o di ricostituenti, di degenze o di assistenze, di cure, di iniezioni o di operazioni; senza più bisogno di precauzioni, di attenzioni e di astensioni, godrete la salute più completa e assoluta, possederete il pieno uso di tutte le vostre membra, senza più pericolo di ricadute. Quando la felicità eterna entrerà in noi, che cosa dovranno apparirci questi cumuli di sofferenze terrene viste alla distanza di milioni e miliardi di anni di assoluto godere? Null’altro che dei ricordi insignificanti.

Liberi dalla tirannia del peso
Per poter rimanere sulla superficie della terra c’è di bisogno della legge di attrazione o gravità, la quale impedisce che la terra, nella sua corsa vertiginosa at traverso lo spazio, ci proietti fuori nel vuoto. Il peso del nostro corpo, come di tutte le cose materiali, dipende da questa legge fisica provvidenziale. Nessuno però ignora di quanti fastidi e guai essa sia pure sorgente. Quante cadute, alle volte mortali! Quante fratture! Esse non sono altro che conseguenze della violazione della legge di gravità.
Di quanto ingombro ci è il nostro peso corporeo e quanto sforzo esige quando dobbiamo superare delle distanze! Senza il soccorso dei mezzi di trasporto è ben poca la strada che riusciamo a percorrere con le sole nostre forze. Orbene immaginiamo la grande gioia che avremo quando in Paradiso sentiremo che il nostro corpo avrà perduto ogni peso, molto di più degli astroflauti in orbita. Questi infatti trovano delle difficoltà nei movimenti che fanno, mentre noi in Paradiso ci sposteremo con la massima velocità senza sentire alcuna difficoltà nei movimenti, e senza che le forze corporali si affatichino e consumino. Noi potremo lanciarci, senza alcun pericolo, attraverso l’intero universo con la velocità del pensiero perché Dio donerà ai corpi gloriosi due doti, la sottigliezza e la leggerezza. In virtù della sottigliezza i Beati, senza incontrare alcuna resistenza, potranno attraversare i corpi anche più solidi, come il raggio di luce attraversa il vetro, come il corpo glorioso di Gesù attraversò la pietra sepolcrale e la porta del Cenacolo, che erano chiuse. Non esisterà più al cun sbarramento capace di fermarli.
In virtù della leggerezza i Beati saranno liberi di spostarsi da un estremo all’altro dell’universo senza compiere il minimo sforzo. Questa sarà una delle gioie sensibili del Paradiso, come quaggiù è una gioia poter viaggiare e contemplare tante bellezze create. Però i panorami del Paradiso, riservati in premio ai Beati, saranno ben più meravigliosi e seducenti di quelli terreni che sono destinati indifferentemente ai giusti e ai peccatori.
Chissà quante volte, vedendo sfrecciare gli uccelli per l’aria, avremo invidiato le loro ali. Rallegriamoci! Senza bisogno di ali o di macchine volanti, portati unicamente dal nostro desiderio, potremo solcare in eterno l’intero universo in qualunque direzione e, liberi navigatori dello spazio, potremo approdare a piacimento in qualunque isola di luce, sperduta nelle profondità anche più lontane dell’oceano stellare. Che ebbrezza ci daranno questi voli felici attraverso lo sconfinato cosmo senza molestia di sorta!

Liberi dalla tirannia dello spazio
La storia umana è intessuta da frequenti contrasti, dovuti in gran parte alla ristrettezza dello spazio che ci accoglie sulla terra e sentita come insufficiente a sopperire alle proprie necessità e aspirazioni. Dalla lite di due agricoltori che si contendono un palmo di terra, alle guerre sanguinose per la conquista di nuove regioni, la lotta per lo spazio vitale non manca mai. Ma nel Paradiso tutto cambia. Nella vastità sconfinata dei cieli non c’è più bisogno dello spazio vitale. Che bella cosa sarà vivere ciascuno a suo agio e spostarsi con assoluta indipendenza dagli altri.
Sulla terra, a causa delle distanze, quanti offrono nonostante che la scienza e la tecnica ci hanno forniti mezzi sempre più rapidi per spostarci; mezzi sempre più facili e perfetti di telecomunicazini, fino a udire la voce dei nostri cari al telefono ecc. Rimane tuttavia il fatto irrimediabile di dover trascorrere ore ed ore della nostra giornata lontano dai nostri cari, perché occupati nell’attività dell’ufficio, del negozio, del campo, dell’officina, della scuola... Tutto questo blocca spesso a lungo la più soave delle nostre aspirazioni: vivere accanto ai nostri cari, cuore a cuore!
Avidi di conoscere il grande regno della natura, desiderosi di ammirare le meraviglie disseminate dovunque, dobbiamo pur fare i conti con le distanze che ce ne separano e che più o meno ostacolano o ritardano i nostri spostamenti. Ma nella vita beata del Paradiso di quali impedimenti potranno esserci le distanze, se saremo dotati della facoltà di spostarci con la velocità del pensiero? Il cammino di secoli e millenni che im piega la luce, la più veloce degli esseri sensibili (300.000 chilometri al secondo), noi lo percorriamo in un attimo.

Liberi dalla tirannia del tempo
Tutto passa su questa terra. Il tempo vola e nella sua corsa vertiginosa porta via tutto, anche noi. Nulla di ciò che vediamo, tocchiamo, udiamo, amiamo, è duraturo. Giorni e stagioni, anni e secoli, uomini e cose, città e imperi, tutto passa e non ritorna più! L’infanzia coi suoi trastulli passa; la giovinezza coi suoi sogni dorati passa; l’età matura coi suoi timori e preoccupazioni passa; la vecchiaia con le sue ultime illusioni passa. Tutto passa! Però l’opera devastatrice del tempo è molto salutare, perché la fugacità di tutte le cose deve liberare il nostro cuore da ogni schiavitù, deve disgustarci di questa terra per innamorarci del Paradiso. Che importa che tutto passa? Il tempo scorre veloce, ma per portarci l’eternità. Scompaiono i beni terreni per far posto ai beni celesti. Termina la vita mortale perché incominci la vita immortale.
Entrati nell’eternità, vedremo stabilizzato in noi tutto ciò che continuamente ci sfuggiva sulla terra. La vita celeste ci sarà conferita come un dono definitivo,un regalo eterno.
Si succederanno i milioni e i miliardi di secoli, ma nessuno di essi ci strapperà mai un capello dal nostro capo, scaverà una ruga nella nostra pelle, rallenterà mai di un battito il nostro cuore, logorerà mai una del le nostre forze fisiche, uno dei nostri organi, una delle nostre facoltà: «Tempus non est amplius — il tempo non ci sarà più» (Ap. 10,6).

Liberi dalla schiavitù della fatica
(Gen. 3,19): «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane». Parola del Creatore che segnò la condizione dell’uomo sulla terra piena di triboli e spine. Il lavoro quasi sempre è duro e pesante, eppure è una legge a cui ben pochi riescono a sottrarsi. E vero che oggi, nei paesi progrediti, la parte più pesante del lavoro viene fatta dalla macchina che va liberando sempre più l’uomo dallo sforzo penoso, lasciandogli solo il compito di controllare, al più completare l’opera. Il lavoro così è diventato arido, monotono, automatico, rigidamente calcolato in modo da sopprimere al lavoratore ogni iniziativa e ogni interessamento.
Alla penosità della fatica è succeduta invece la febbre della produzione e del guadagno: produrre sempre più e sempre meglio, per poter consumare di più. Nel mastodontico meccanismo industriale l’uomo moderno è lanciato alla competizione più spregiudicata, che gli fa sacrificare alle esigenze economiche i valori più sacri della vita familiare, dell’educazione della prole, dell’elevazione morale e spirituale. L’idolatria del guadagno sferza tutti, individui e collettività.
Nonostante il progredire della tecnica, il perfezionamento degli attrezzi da lavoro, la produzione sempre più abbondante di beni di consumo e la liberazione dallo sforzo faticoso, la legge del lavoro è rimasta inalterata, la sua esigenza non è venuta meno. L’uomo è ben lontano dall’aver prodotto abbastanza per potersi concedere le ferie continue! Ebbene queste ferie continue verranno, e, una volta cominciate, non finiranno più: saranno le vacanze eterne del Paradiso.
Con quale piacere il lavoratore assapora oggi le sue ferie, lo scolaro le sue vacanze! Ma con quale tristezza e pena ne vedono arrivare la fine! In Paradiso invece questa tristezza e pena non si ripeteranno più. Il Paradiso è tutto solo un luogo di riposo e di ricreazione, una villeggiatura gratuita ed eterna, fornita abbondantemente di quanto al presente non sappiamo neppure immaginare e desiderare.

Liberi dalla tirannia dell’ignoranza
Da millenni l’uomo studia con passione il grande libro di Dio, la natura, e negli ultimi decenni è stato in grado di fare passi da gigante in questa conoscenza. Le biblioteche di libri che sorgono dappertutto, le montagne di riviste istruttive che si stampano ogni giorno testimoniano il profitto lusinghevole da noi fatto in ogni ramo del sapere. Non contenti più dello scibile diffuso sulla terra, siamo andati sulla luna e pensiamo di esplorare altri pianeti.
L’uomo può essere orgoglioso della sua scienza. Eppure gli ottusi di mente possono credere che stiamo per toccare le vette supreme del sapere, come solo i fatui possono illudersi di toccare il cielo col dito quando abbiano scalato un monte. La realtà è che a ogni nuova scoperta, non solo non si scoprono i confini del mondo, ma si aprono invece dei nuovi abissi senza fondo. I più mortificati dall’ignoranza sono proprio i più intelligenti e i più appassionati dello studio, perché proprio loro si rendon conto che le cose ignorate sono sempre più numerose di quelle conosciute. Oggi, poiché sappiamo molto di più dei nostri antenati, ci sentiamo molto più ignoranti di loro.
Quale moltitudine di misteri ci nascondono ancora le viscere della terra, gli abissi del mare, le profondità del cielo! Più scrutiamo i cieli e più si allontanano i confini dell’universo; più indaghiamo le leggi fisiche e più scopriamo misteri insondabili; più in fondo scendiamo nelle acque dei mari e più troviamo meraviglie insospettate. Quale mortificazione costituisce per noi la nostra ignoranza sempre più evidente!
Quanta fatica per la conquista del sapere. L’aggiornamento ai continui progressi che si vanno compiendo in ogni singolo ramo del sapere è di tale esigenza che lo studio non si può mai interrompere. A studi terminati ci accorgiamo d’essere già superati e di dover quindi continuare a studiare. Tirannia dell’ignoranza!
In Paradiso noi saremo liberati da tale tirannia. Da vanti ai nostri occhi, purificati e potenziali, balzerà tutto il mondo della creazione materiale, e lo stesso Dio!
Lo spirito umano è naturalmetne curioso e avido di sapere. Ebbene in Paradiso tutto lo scibile sarà a nostra portata, i nostri occhi lo vedranno da sé e la nostra mente lo comprenderà da sé, senza sforzi, senza bisogno di riflettere, ma direttamente e intuitivamente. Tutto è centrato in Dio, e noi, vedendo Dio, vedremo la nozione, l’essenza, la ragione, l’origine, la perfezione, la trasformazione, la proprietà, la finalità dei singoli esseri e l’armonico accordarsi di tutti tra loro. Quale gioia leggere così, senza alcuna fatica, tutto il gran libro della natura! Contemplare svelati e lampanti tutti i misteri e tutte le meraviglie del regno minerale, del regno vegetale, del regno animale, dell’uomo, dell’Angelo e, in parte, anche di Dio! Filosofi, artisti, scienziati, letterati, poeti, musici, tutti i geni che si sono torturati nella ricerca faticosa del vero e del bello, troveranno, per così dire, l’eternità troppo breve per contemplare a loro agio tutto il campo della realtà creata e della increata.
E tutti noi con loro conosceremo tutto, conoscendo contempleremo estatici, contemplando godremo beati. Questa contemplazione sarà un movimento perenne perché più conosceremo più desideriamo di conoscere. Sarà una sazietà capace e avida di maggiormente e continuamente saziarsi ancora. Solo in terra ci sono barriere e limiti, in Paradiso no!

Liberi dall’ignoranza di noi stessi

Noi ci conosciamo pochissimo. Troppe distrazioni attirano la nostra attenzine al di fuori. D’altra parte la nostra miseria morale è così evidente a noi stessi, la consapevolezza delle nostre vigliaccherie e insuccessi è così deprimente, l’impegno a nasconderci agli occhi altrui così poco geloso, che finiamo di non guardarci mai nello specchio interiore e col negare a noi stessi che quello che ci scotta troppo sia vero. Tutte le passioni ci sfigurano la verità, per cui il nostro «io» è diventato misterioso e tenebroso. Di quante amare delusioni e insuccessi è sorgente continua la stima eccessiva di noi stessi! Basta ricordare il rinnegamento di S. Pietro così convinto di poter affrontare qualunque prova per il suo Divino Maestro, e così pusillanime alla voce di una serva da rinnegando per ben tre volte. Di quali e quante rinuncie, pusillanimità e mancate riuscite è sorgente ogni giorno la sottostima che hanno di sé i timidi e gli scoraggiati.
Però in Paradiso, rinati a nuova vita, ci troveremo immersi nella luce infinita di Dio e così il nostro io si scoprirà ai nostri occhi per quello che è in realtà. Dovremo arrossire delle nostre vergogne attuali? No, per ché una volta che noi siamo stati assolti dai nostri peccati dal Sacerdote, l’espiazione in Purgatorio diventerà un detersivo così energico ed efficace da togliere in noi fin l’ultimo atomo di sudiciume morale: in Paradiso si entra completamente puri e santi!
Allora per tutta l’eternità la vista di se stesso sarà a ciascuno di noi motivo di gioia immensa perché scor geremo nitidi tutti i valori umani molto più pregevoli di tutti i valori della natura materiale. Constateremo tutti i valori soprannaturali conferitici per i meriti di Gesù Cristo e perfezionati dalla grazia divina durante tutta la nostra vita con infinita pazienza. Ci renderemo conto di tutta la gloria eterna proporzionata ai nostri meriti che l’onnipotenza rimuneratrice di Dio ha realizzato in noi in Paradiso. Rimarremo come storditi dallo stupore della gioia nel vedere realizzato in noi da Dio un capolavoro di perfezione immensamente più completo di tutti i capolavori elaborati dai nostri geni artistici.

Liberi dalla tirannia dell’ignoranza degli altri
Su questa terra è malsicura la conoscenza di noi stessi, ma è più malsicura la conoscenza del nostro prossimo. Tutti siamo portati alla diffidenza e a vedere spesso delle mire oblique anche nelle opere più sante del prossimo. Non ci conosciamo mai abbastanza. L’orgoglio istintivo non ci lascia vedere il bene negli altri, mentre ci dà la convinzione che solo il nostro modo di vedere e pensare è retto. L’invidia innata del bene altrui non ci permette di lodare, approvare, esaltare spassionatamente la condotta e le buone opere altrui per paura dì eclissare le nostre. L’inevitabile difettosità umana che vediamo in loro, spesso molto minore o soltanto diversa dalla nostra, per noi è sufficiente per diminuire la nostra stima in persone molto più benemerite di noi. Purtroppo ci conosciamo soltanto superficialmente, per cui quanti malintesi e continue diffidenze avvelenano tante nostre amicizie e affezioni, e amareggiano la nostra esistenza.
Quando in Paradiso, invece, sarà perfetta la conoscenza mutua delle nostre anime, rese sante e confermate nella santità, chi può dire quale intensità di ardore avranno allora i nostri cuori di amici e parenti? La luce chiara nella quale svaniranno tutti i sospetti, più o meno fondati, ci farà realizzare per sempre la più perfetta comprensione scambievole.
Le prove, le tribolazioni, le opere buone, ecc. elevano le anime alle più alte vette della santità. Ora se in Paradiso contempleremo tante meraviglie e perfezioni nel mondo fisico, quante più ne ammireremo nel mondo delle anime, perché Dio compie certamente i suoi mirabili capolavori nel campo spirituale. Perciò proveremo una grande gioia quando potremo vedere la storia intima di ogni anima e renderci conto dello squisito lavoro compiuto in esse dalla grazia. Così la nostra ignoranza e il nostro conoscerci imperfetto sulla terra avrà contribuito efficacemente a non uastare l’azione segreta dello Spirito Santo nei cuori. Scomparsa l’eredità delle miserie umane irritanti, capiremo come la varietà sorprendente delle anime è condizione di armonia e sorgente di bellezza per il mondo degli spi riti; capendolo lo ammireremo senza riserva e ne go dremo senza invidìa.

Pace e riposo

L’uomo ha sentito sempre il bisogno della pace. Ge sù parlava della pace come di una cosa tutta sua e la metteva in opposizione alla pace del mondo (esteriore, civile, militare) e diceva (Gv. 14,27): «Vi lascio la pace, vi dà la mia pace. Non come la dà il mondo, io la dò a voi».
S. Agostino dice che la pace è un vero stato di perfezione, è il vero regno di Dio in noi. Infatti, egli dice, è pacifico colui che tiene composti tutti i moti del suo animo sotto il dominio della ragione. Colui che tiene i suoi sensi, i suoi istinti, comuni alle bestie, soggetti alla ragione. Questa a sua volta deve essere sottomessa a Dio: ecco realizzato in noi il regno di Dio. Questa pace fatta di perfetto equilibrio interiore, è evidentemente dono di Dio perché è grande la felicità di perdere il controllo dei nostri istinti, dei nostri sensi; è grande la difficòltà di rimettere e conservare sotto freno la nostra innata instabilità e irrequietezza, che è da sola la nemica più terribile della pace del nostro cuore. Ta le dono della pace i Beati lo possederanno in Paradiso in grado assoluto e irrevocabile. Nella patria celeste la pace costituirà la nostra più naturale condizione di vita. Uniformati alla volontà divina, non avremo più da rattristarci per il timore che il sereno dell’anima nostra venga offuscato minimamente.
Vedremo i mali che continueranno a far soffrire i nostri cari lasciati in terra, ma li vedremo in Dio e invece di rattristarci, come facciamo ora, ne trarremo motivo di gioia, constatando di quali benedizioni, di quali gradi di santità e felicità eterna andranno debitori ad essi i nostri cari.
Vedremo, senza più nessun’ombra di invidia, sollevate a grandi altezze di gloria persone con le quali ora rivaleggiamo. Vedremo forse escluse dal Paradiso persone oggi a noi molto care e la cui separazione eterna ci sembra come una spina nel nostro cuore. Ma non è così. Pienamente coscienti dell’infallibilità del giudizio di Dio, dimenticheremo ben presto queste persone che si sono ostinate nel rifiuto di Dio fino all’ultimo istante della loro vita.
I mondani, immersi nei godimenti e negl’interessi terreni, non pensano alla loro sorte eterna. Se qualche volta, per un brusco risveglio della coscienza, provano i rimorsi del male fatto e i terrori della giustizia di vina, cercano di stordirsi nelle cose del mondo per non sentire il pungolo della coscienza. I buoni invece, che si sforzano di amare il Signore, temono per la propria salvezza. Anche se non cadono in peccati gravi e quindi non hanno seri motivi di andare all’inferno, tuttavia essi temono molto perché sono consapevoli della propria fragilità e instabilità nel bene. Anche grandi Santi son vissuti timorosi per paura dell’inferno e perciò hanno pregato molto e hanno fatto molte penitenze per garantirsi di evitarlo. Ebbene in Paradiso non ci sarà più tale timore. Per chi è vissuto trepidante a ragione o a torto, sarà una immensa gioia essere liberati da tale angosciosa incertezza e di essere ormai sicuro nella felicità del Paradiso.
Mai più la tirannia delle passioni che ci fanno tanto soffrire. Mai più quel lavoro penoso, noioso, pesante, insopportabile. Mai più i fastidiosi incomodi di salute. Mai più l’assillo di preoccupazioni di sorta né per sé, né per i familiari, né per gli altri: ma solo e sempre pace imperturbabile, lieta, serena, tranquilla nel godi mento della felicità eterna.

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