Il Purgatorio

Il mistero del Purgatorio - Gesù nelle povere anime - 17 novembre 1931




Quanto è bello contemplare Gesù nelle povere anime, come Salvatore!
Io vedo queste anime legate in tutte le loro capacità, senza forza propria: ciò che esse fanno deve farlo per loro Gesù.
Quando le povere anime possono rivelarsi attraverso qualche segno, ciò è già segno di una grande grazia e di un grande progresso: allora sono già fuori della oscurità più fitta e più vicine alla luce: sempre maggiormente accolgono Gesù in se stesse. Ed è di nuovo Gesù che si rivela nelle povere anime, che prega per esse, che reca agli uomini i loro desideri e li palesa ai loro cari. È Gesù che chiede le preghiere, Gesù che si lamenta; poiché, nel suo amore misericordioso, Egli vuole vivere interamente per le povere anime. Gesù si prende cura di loro e provvede per loro ogni cosa.

Io non posso descrivere la meravigliosa bellezza della degnazione divina, che riluce su queste anime. Afferrate da questa bontà, esse sono spronate sempre più al perfetto pentimento ed alla conoscenza di sé. Per questa via I'«io» cattivo, distrutto nel fuoco, cede il posto a Gesù. La povera anima diviene tanto più bella, quanto più fa morire il suo proprio io. Belle divengono a poco a poco queste piccole luci eterne, che si consumano nell'olio dell'amore misericordioso. Quando una povera anima può dal Purgatorio parlare con me, è ancora Gesù che pronuncia le parole. «Egli funge da interprete nel Purgatorio»: Lo sento e Lo odo così chiaramente: Gesù parla dalle povere anime. Ogni parola è Gesù...

Certamente le povere anime hanno portato laggiù con sé le proprie colpe, altrimenti non sarebbero nel Purgatorio. E se non fosse Gesù, esclusivamente e solamente Gesù, a prendersi cura dei loro desideri, talun amor proprio potrebbe ancora continuarsi e taluna cattiveria ancora agitarsi. Se le povere anime potessero parlare da sé, anche le loro parole non sarebbero pure di una purezza di cielo. Perciò sono spogliate di ogni forza propria e come imprigionate: ciò che effettivamente fanno di bene lo fa per esse Gesù.

Questo è il mistero: che laggiù si può essere buoni e non offendere più il Signore. Solo Dio può ancora vivere, Dio solo si prende cura dei desideri e delle preghiere delle povere anime.
Quando queste anime pregano per noi, è ancora Gesù che prega in esse. Quando noi preghiamo le povere anime è Gesù che ci esaudisce e ci aiuta. E quando noi preghiamo per loro, le povere anime possono esserci riconoscenti pregando a loro volta per noi. Ma è ancora Gesù in esse, che riconoscente si prende cura dell'amore che esse portano ai loro cari, e costituisce il vincolo tra gli uomini ed il Purgatorio.

È Lui che, dalle povere anime, ci benedice e ci aiuta, quando noi preghiamo per loro. So che mi esprimo in modo molto impacciato su questo mistero. Ma scrivo meglio che posso. Così io contemplo il mistero del Purgatorio, ma non è possibile descrivere la mirabile rivelazione della grandezza e della degnazione della bontà divina. Anche le povere anime sono tutte commosse della bontà di Dio. Egli reca loro tanti aiuti ed è sempre con loro nel loro fuoco e non lascia alcuno completamente senza consolazione e senza Gesù.

Le povere anime devono anche imparare a diventare riconoscenti. Proprio la mancanza di riconoscenza verso Dio devono espiare, nel pentimento. Adesso che, per i meriti di Gesù, sono così felici, devono riconoscere che lo hanno dimenticato e trascurato, credendo e volendo nella vita fare tutto da sole. Se avessero riconosciuto la propria miseria e non fossero state cieche, già in vita avrebbero fatto uso del buon Dio e come gli sarebbero state riconoscenti! Affinché riconoscano queste mancanze e le piangano, Gesù insegna alle povere anime ad essere felici per mezzo suo.

Perciò molte anime devono tanto soffrire, quando vivono ancora tutte chiuse nel proprio io e pensano di morire soffocate in esso.

Così devono imparare ad essere contente a causa di Gesù e non fondarsi che su Gesù solo: non è loro consentito avere forza propria. Vedo nel Purgatorio gli sconoscenti volgersi alla riconoscenza. Come gemono per tutto quello che hanno perduto e come sono insieme contenti di poter vivere un'altra volta la vita perduta! È una grande misericordia di Dio, che, perfino dopo la morte, esista un luogo dove si può ancora fare il bene. Lultimo termine potrebbe essere al momento della morte!

L’ingratitudine verso Dio è per lo più congiunta all'ingratitudine verso gli uomini. Quanto spesso Dio ci aiuta per mezzo degli uomini, e quanto spesso Egli esperimenta anche qui amara indifferenza. Si racchiudono qui spesso gravi peccati, e devono essere espiati. Gesù insegna ad essere riconoscenti per mezzo della letizia. Perciò il fuoco del Purgatorio è anche un fuoco di riconoscenza. Quando le anime sono progredite fino ad una riconoscenza grande e trafiggente, il Cielo è loro vicino. Allora possono pregare tanto più intensamente (o piuttosto Gesù prega in esse) per coloro ai quali hanno fatto del male con l'ingratitudine e la malagrazia. Ho visto una volta un grande fiume di benedizioni e di grazie fluire su di un uomo: a causa delle suppliche che dal Purgatorio si innalzavano per un cuore che a causa dell'ingratitudine aveva patito e sopportato molti torti. La povera anima poté così, anche sulla terra, riparare all'ingratitudine con la sua preghiera, col suo pentimento e con la sua volontà di ringraziare.

Gesù rende alle povere anime ogni servigio. Appena riconoscono tutto e di tutto si pentono, Egli si affretta per esse sulla terra e con grazie e benedizioni ripara ciò che le anime devono riparare. Così stabilisce l'anima nella pace, mentre tutto rientra nell'ordine; poi giunge la mirabile ora dell'ingresso nel Cielo e l'anima comincia per la prima volta a ringraziare eternamente Iddio. II buon Dio ha disposto anche per le anime il suo ordine, il suo meraviglioso ordine. Tutto deve essere secondo il suo comandamento, perché la bellezza e la perfezione di Dio non abbiano difetto alcuno. Come Egli ha stabilito in ogni fiorellino ed in ogni pianticella il suo ordine, così Egli lo stabilisce nelle anime. È un Dio esatto e perfetto, e nulla che sia imperfetto può entrare nel Regno dei Cieli. Gli piace, e lo desidera, che anche noi, nella nostra anima, faticosamente manteniamo un ordine, e la purezza dello spirito. Per avere l'ordine nella nostra anima dobbiamo continuamente riconoscere le nostre colpe e pentircene e voler riparare ogni cosa, anche la più piccola. Anche il bene che facciamo, dobbiamo farlo con Dio e sempre dobbiamo implorare la grazia di riconoscere e rinunciare a tutto ciò che non è retto. Allora regna l'ordine nell'anima ed essa si fa nuovamente pura. Come dobbiamo essere puliti e ordinati esteriormente, così dovremmo esserlo soprattutto interiormente. Non dovremmo sopportare in noi nessuna indifferenza, dovremmo essere coscienti nel nostro quotidiano compito di eternità e impegnare tutta la nostra vita per Dio e per il nostro dovere. Ogni singolo momento della vita deve essere pieno e denso, perché nulla vada perduto per Dio. Se abbiamo in ogni cosa una intenzione buona, allora la nostra vita non è vuota ed anche ciò che è terreno ed apparentemente inutile ha una sua utilità. Cose che non hanno in sé valore possiamo renderle preziose attraverso la buona intenzione e la buona volontà: allora Dio è contento con noi; anche se dobbiamo occuparci di molte cose mondane. E può qualsiasi persona che vive nel mondo essere più santa di una monaca; purché non abbia smarrito il senso dei valori eterni, già sulla terra essa è vicina al cielo.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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