Il Purgatorio

Capitolo 2-19: Sollievo delle anime.

Sollievo delle anime. - I grandi peccatori. - Il Padre De Ravignan il generale Exelmans. - La vedova in lutto ed il venerabile Curato d'Arso - Suor Caterina di S. Agostino e la peccatrice morta in una grotta.




Il Padre De Ravignan, illustre e santo predicatore della Compagnia di Gesù, amava pure sperare molto per i peccatori sorpresi dalla morte, quando peraltro non avessero avuto in cuore l'odio delle cose di Dio. Volentieri parlava dei misteri dell'ultimo momento, ed il suo sentimento pare esser stato che un gran numero di questi peccatori negli ultimi loro istanti si convertono riconciliati con Dio senza che si scorga esternamente. In certe morti avvengono misteri di misericordia e colpi di grazia, in cui l'occhio dell'uomo non vede che colpi di giustizia. Allo splendore d'un ultimo lampo, Dio talvolta si rivela alle anime la cui più grande disgrazia era stata d'ignorarlo; e l'ultimo sospiro, compreso da chi scruta i cuori, può esser un gemito che chieda il perdono, ossia un atto di perfetta contrizione.

Il generale Exelmans, parente del buon Padre, per un accidente toccatogli cavalcando fu subitamente precipitato nella tomba, e sgraziatamente non praticava la religione. Tuttavia aveva promesso di confessarsi un qualche giorno, ma non ne ebbe il tempo il Padre De Ravignan che da lungo tempo per lui pregava e faceva pregare, fu sommamente afflitto non appena udì quella morte. Ora, il giorno stesso, una persona, famigliare colle celesti comunicazioni, credette udire una voce interiore che le diceva: «Chi mai conosce l'estensione della mia misericordia? Chi conosce la profondità del mare e quant'acqua trovasi nell'oceano? Molto sarà perdonato a certe anime che ignoravano molto».

Lo storico dal quale leviamo questo racconto, il Padre De Ponlevoy, più innanzi aggiunge: «Cristiani, posti sotto la legge della speranza, non che della fede e dell'amore, dobbiamo continuamente dal fondo delle nostre pene sollevarci fino al pensiero dell'infinita bontà del Salvatore. Nessun limite, nessuna impossibilità è posta quaggiù fra la grazia e l'anima, finché rimane un soffio di vita. Bisogna dunque sempre sperare ed indirizzare al Signore umili e perseveranti istanze. Non si saprebbe dire fino a qual punto possano esser esaudite. Grandi santi e grandi dottori andarono molto innanzi parlando di questa potente efficacia delle preghiere per anime dilette, qualunque poi possa essere stato il loro fine. Un giorno conosceremo queste ineffabili meraviglie della divina misericordia. Non bisogna mai cessare dall'implorarla con una profonda confidenza».

Ecco un fatto che si leggeva nel Piccolo Messaggero del Cuor di Maria (novembre 1880).

«Un religioso, predicando gli esercizi spirituali alle signore di Nancy aveva ricordato che mai bisogna disperare della salute di un'anima, e che talvolta gli atti meno importanti agli occhi degli uomini sono dal Signore ricompensati nell'ora della morte. - Al momento di lasciar la chiesa, s'avvicinò a lui una dama in lutto e gli disse: «Padre mio, voi ci raccomandate la confidenza e la speranza: quanto mi accade pienamente giustifica le vostre parole. Io aveva uno sposo, sempre buono, affettuoso, irreprensibile, ma estraneo ad ogni pratica religiosa. Le mie preghiere, le mie parole, bene spesso arrischiate, erano rimaste senza effetto.

«Nel mese di maggio che ne precedette la morte, io aveva, secondo l'usanza, eretto nel mio appartamento un piccolo altare alla Madonna, e lo adornava con fiori. Il mio marito passava la domenica alla campagna, ed ogni volta, ritornando, mi offriva un mazzo di fiori colti da lui stesso, coi quali io abbelliva il mio oratorio. Se ne accorgeva egli? Faceva ciò unicamente per piacermi? O l'animava forse un sentimento di pietà per la Madonna? Non lo so: ma non mancò una sola domenica di portarmi i fiori.

«Nei primi giorni del mese seguente, fu subitamente colpito dalla morte, senza aver il tempo. di ricevere i soccorsi della religione. Ne fui inconsolabile, soprattutto perché vedeva delusa ogni mia speranza pel suo ritorno a Dio. In seguito all'acerbo dolore, ben presto la mia salute fu profondamente alterata, e la mia famiglia mi sforzò a partire pel Mezzodì. Passando per Lione, volli vedere il curato: d'Ars. Gli scrissi per chiedergli un'udienza ed alle sue preghiere raccomandare mio marito, morto all'improvviso. Non gli manifestai altre particolarità.

«Giunta ad Ars, era appena entrata nella stanza del venerabile curato, che mi rivolse queste meravigliose parole: «Signora, voi siete desolata.

«Ma dunque avete dimenticato i mazzi di fiori di ogni domenica del mese di maggio? ­ Impossibile il dire qual fu il mio stupore udendo il signor Vianney ricordarmi una circostanza che non poteva conoscere che per rivelazione. Egli aggiunse: «Dio ebbe pietà di colui che aveva onorata la sua santa Madre: nel momento della morte, il vostro sposo poté pentirsi; la sua anima è nel Purgatorio: le nostre preghiere e le nostre buone opere ne la faranno uscire».

Si legge nella Vita d'una santa religiosa, Suor Caterina di S. Agostino, che nel luogo ove abitava trovavasi una donna, chiamata Maria, che nella sua giovinezza si era data in preda al disordine e che, avanzata in età, talmente si ostinava nel male, che gli abitanti del paese, non potendo soffrire quella peste in mezzo a loro, vergognosamente la cacciarono. Non trovò altro asilo che una grotta nella foresta, ove, senza assistenza e senza sacramenti, morì dopo qualche mese.

Suor Caterina, che costumava raccomandar a Dio le anime di tutti quelli di cui conosceva la morte, non pensò tuttavia di pregare per questa, con tutti giudicando che certamente era dannata. Quattro mesi dopo, la serva di Dio udì una voce che diceva: «Suor Caterina, che disgrazia è la mia! Voi raccomandate a Dio le anime di tutti: solo per la mia non avete pietà! - Chi siete voi dunque? chiese la suora. - Sono quella povera Maria morta nella grotta. - Come! Maria, siete salva? - Sì, lo sono, per la divina misericordia. Vicina a morire, spaventata alla memoria delle mie colpe ed alla vista del mio abbandono, invocai la Santa Vergine, che mi ottenne una perfetta contrizione, accompagnata dal desiderio di confessarmi. Per tal modo rientrai in grazia di Dio, e scappai dall'inferno; ma dovetti scendere nel Purgatorio, ove soffro crudelmente. Sarà abbreviato il mio tempo, e ben presto ne uscirò, se per me si celebreranno alcune messe. Oh mia buona suora, fatele celebrare, e vi prometto di pregar sempre Gesù e Maria per voi».

S'affrettò suor Caterina a far dire delle messe, e dopo alcuni giorni le comparve l'anima, brillante come una stella, che salendo al Cielo la ringraziava della sua carità.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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