Il Purgatorio

Capitolo 2-18: Sollievo delle anime.

Sollievo delle anime. - Quali devono essere l'oggetto della nostra carità? Tutti i fedeli defunti. - Sant'Andrea Avellino. - I peccatori che muoiono senza sacramenti. - S. Francesco di Sales.




Vedemmo i numerosi mezzi che la divina misericordia ha messo nelle nostre mani per sollevare le anime del Purgatorio: ma quali sono le anime che dobbiamo soccorrere?

A questa domanda bisogna rispondere, che dobbiamo pregare per le anime di tutti i fedeli defunti, omnia fidelium defunctorum, secondo l'espressione della Chiesa. Sebbene la pietà filiale c'imponga doveri particolari verso i nostri parenti e prossimi, la cristiana carità ci comanda di pregare per tutti i fedeli defunti in generale, perché tutti son nostri fratelli in Gesù Cristo, tutti sono nostro prossimo, che dobbiamo amare come noi stessi.

Con queste parole fedeli defunti la Chiesa intende tutte le anime che attualmente sono nel Purgatorio. Ma quali sono queste anime? Possiamo conoscerle? - Dio si è riservata questa cognizione; e tranne che a lui piaccia di rivelarlo, pienamente ignoriamo qual è la sorte delle anime nell'altra vita. Ora assai di rado fa conoscere che un'anima si trova nel Purgatorio o nella gloria del Cielo; più ancora raramente ne rivela la riprovazione.

In questa incertezza dobbiamo pregare in generale, come fa la Chiesa, per tutti i defunti, senza pregiudizio delle anime che in modo più particolare vogliamo soccorrere.

Evidentemente potremmo restringere la nostra intenzione a quei defunti che trovansi ancora in bisogno, se, come a S. Andrea Avellino, Dio ci concedesse il privilegio di conoscere lo stato delle anime nell'altra vita. Quando questo santo religioso dell'Ordine dei Teatini, secondo la pia sua costumanza, con un angelico fervore pregava per i defunti, gli accadeva talvolta di provare in sé stesso una specie di resistenza, un sentimento di invincibile ripulsione; altre volte all'incontro provava grande consolazione, una particolare attrattiva. Ben presto comprese che cosa significavano quelle impressioni tanto diverse: la prima indicava che la sua preghiera era inutile, che l'anima che voleva aiutare era indegna di misericordia e condannata al fuoco eterno; l'altra indicava essere la sua preghiera efficace per sollievo dell'anima in Purgatorio. Parimenti, quando voleva offrire il santo Sacrifizio per qualche defunto, se all'uscir dalla sacristia sentiva come una mano irresistibile che lo riteneva, comprendeva che quell'anima era nell'inferno; ma quando era inondato di gioia e di divozione, era sicuro di contribuire alla liberazione di un'anima.

Quindi questo santo caritatevole non tralasciava i suoi suffragi che allorquando le anime, venendo a ringraziarlo, lo assicuravano della loro liberazione.

Quanto a noi, dobbiamo pregare per tutti i defunti, per i più grandi peccatori come per i più virtuosi cristiani. S. Agostino conosceva la grande virtù di Monica, sua madre: tuttavia, non contento di offrire per lei a Dio i suoi suffragi, a tutti i suoi lettori chiese di non mai cessare di raccomandarla a Dio.

Riguardo ai grandi peccatori che muoiono senza essersi esteriormente riconciliati con Dio, noi non possiamo escluderli dai nostri suffragi. C'insegna la fede incorrere la dannazione ogni uomo che muore in istato di peccato mortale; ma quali sono quelli che di fatto muoiono in questo triste stato? Dio solo ne ha la certezza. Quanto a noi non possiamo che da circostanze esteriori dedurre una conclusione di congetture, che può ingannare, e dalla quale dobbiamo astenerci.

Bisogna tuttavia confessare esservi tutto a temere per quelli che muoiono senza essersi preparati alla morte, ed ogni speranza sembra svanire per quelli che rifiutano i sacramenti. Questi ultimi lasciano la vita coi segni esteriori della riprovazione. Tuttavia bisogna lasciar il giudizio a Dio, secondo le parole: Dei judicium est: a Dio spetta il giudizio (Deut., I, 17). - Avvi maggior speranza per quelli che non sono positivamente ostili alla religione, che sono benefici verso i poveri, che conservano qualche pratica di cristiana pietà, od almeno approvano e favoriscono la pietà; vi è, dico, maggior speranza per quelli, quando avviene che muoiano subitamente, senza aver il tempo di ricevere i sacramenti.

San Francesco di Sales non voleva che si disperasse della conversione dei peccatori fino all'ultimo respiro; ed anche dopo la morte, proibiva di giudicar male di quelli che avevano condotto una vita cattiva. Ad eccezione dei peccatori la cui dannazione è manifestata dalla Scrittura, non bisogna, diceva, condannare alcuno, ma rispettare il segreto di Dio. - La principale sua ragione era che, come la prima grazia non si dà pel merito, l'ultima, che è la finale perseveranza e la buona morte, non si dà pure al merito. Ed è per questo che voleva che bene si sperasse della persona defunta, quantunque avesse fatto una morte miserabile, non potendo noi fare che congetture fondate sull'esteriore, ove anche i più capaci possono ingannarsi.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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