Il Purgatorio

Capitolo 2-13: Sollievo delle anime: il digiuno, la mortificazione, la Comunione e la Via Crucis.

Sollievo delle anime: il digiuno, la mortificazione, la Comunione e la Via Crucis. - L'abate Louvet. - La ven. Maria d'Antigna e la Via Crucis - Indulgenze applicabili alle anime del Purgatorio. - Visione della B. Maria di Quito.




Dopo la preghiera viene il digiuno, ossia non soltanto il digiuno propriamente detto, che consiste nell'astinenza dal cibo, ma ancora tutte le opere di penitenza di qualunque natura siano. Bisogna ben, notare che qui non si tratta delle grandi austerità praticate dai Santi, ma di tutte le tribolazioni, di tutte le contrarietà della vita, come anche delle più piccole mortificazioni, dei più piccoli sacrifizi che c'imponiamo e che mettiamo in vista di Dio, e che si offrono alla sua divina misericordia pel sollievo delle anime.

Un bicchiere d'acqua che uno nega a se stesso quando ha sete, è ben poca cosa; considerato in se quest'atto, non si vede quale efficacia abbia per addolcire le terribili pene del Purgatorio. Ma tale è la divina bontà, che si degna accettarlo come un sacrifizio di grande valore. Mi si permetta, dice a questo riguardo l'abate Louvet, di citare un esempio quasi personale. Una delle mie parenti era religiosa in una comunità, che edificava, non per l'eroismo delle virtù che risplendono nei Santi, ma per una virtù tutta comune ed una condotta regolare. Ora, avvenne che perdette un'amica che aveva nel mondo; e dacché conobbe la notizia della sua morte, si fece un dovere di raccomandarla a Dio. Venuta la sera, sentendosi arsa dalla sete, il suo primo movimento fu di volersi rinfrescare, non opponendovisi d'altra parte in nessun modo la sua regola; ma, ricordando la defunta sua amica, ebbe il buon pensiero di negarsi quel piccolo sollievo in favore dell'anima sua, ed invece di bere il bicchiere d'acqua che teneva in mano, lo versò, pregando Dio di usar misericordia alla defunta. - Ciò ricorda come il re Davide, trovandosi colla sua armata senza acqua, arso dalla sete, rifiutò di bere l'acqua fresca portatagli dalla cisterna di Betlemme: invece di portarla alle labbra, la sparse in libazione al Signore; e la S. Scrittura cita questo fatto del santo Re come un'azione gradita a Dio. - Ora la leggera mortificazione che s'impose la nostra religiosa privandosi di quel bicchiere d'acqua, talmente piacque al Signore, che permise alla defunta di manifestarlo con una apparizione. Essa si mostrò la notte seguente alla sorella, vivamente ringraziando la di ciò che per lei aveva fatto. Quelle poche gocce d'acqua, di cui modificandosi aveva fatto il sacrifizio, si erano cambiate in un bagno refrigerante, che le tempera gli ardori del Purgatorio.

E, si osservi bene, quanto diciamo non deve restringersi agli atti supererogatori di mortificazione: bisogna estenderlo anche alla mortificazione obbligata, ossia a tutte le pene che costa l'adempimento dei propri doveri, e generalmente a tutte le buone opere alle quali siamo tenuti o per dovere di cristiani, o per dovere dello stato particolare.

Per tal modo ogni cristiano è tenuto, in forza della legge di Dio, ad astenersi dalle parole lascive, di maldicenza, di mormorazione: così ogni religioso deve osservare il silenzio, la carità, l'obbedienza prescritta dalla sua regola: ora queste osservanze, sebbene obbligatorie, cristianamente praticate in vista di Dio, riunite con le opere e le sofferenze di Gesù Cristo, possono divenir suffragi e servire di sollievo alle anime.

Dopo la mortificazione, parliamo della Via Crucis. questo pio esercizio può essere considerato in se stesso e nelle indulgenze delle quali è arricchito. In se stesso, è una solenne ed eccellentissima maniera di meditare la passione del Salvatore, e perciò uno degli esercizi più salutari di nostra santa religione.

Nel suo significato letterale, la Via Crucis è lo spazio che l'Uomo-Dio percorse, sotto il peso della croce, dalla casa di Pilato, fino alla cima del Calvario, ove fu crocifisso.

Permettendo d'erigere queste sante stazioni, i Pontefici romani, che tutta compresero 1'eccellenza e l'efficacia di questa divozione, si degnarono altresì arricchirla di tutte le indulgenze che avevano concesso alla visita dei Luoghi Santi. Per tal modo, quelli che fanno la Via Crucis colle convenienti disposizioni, guadagnano tutte le indulgenze concesse ai fedeli che personalmente visitano i Luoghi Santi di Gerusalemme, e quelle indulgenze sono applicabili ai defunti.

E così siffatta divozione, tanto per l'eccellenza del suo oggetto, quanto per ragione delle indulgenze, costituisce un suffragio del più grande valore pei defunti.

Ecco ciò che a questo riguardo si legge nella Vita della venerabile Maria d'Antigna: «Aveva essa per molto tempo conservato la santa pratica di fare ogni giorno la Via Crucis a sollievo dei defunti; ma più tardi, per motivi più apparenti che solidi, la fece più di rado, poscia del tutto l'abbandonò. Nostro Signore, che su quella pia vergine aveva grandi disegni, e che voleva farne una vittima d'amore per la consolazione delle povere anime del Purgatorio, si degnò darle una lezione che a noi tutti doveva servire d'istruzione. Una religiosa dello stesso monastero, morta da poco tempo, le apparve, e tristamente dolendosi: «Sorella mia, le disse, perché non fate più le stazioni della Via Crucis per le anime sofferenti? Per l'innanzi avevate la costumanza di sollevarci ogni dì con questo santo esercizio; perché ci private ora di questo soccorso?».

«Parlava ancora quell'anima, quando lo stesso Salvatore si mostrò alla sua serva e le rimproverò la sua negligenza. «Sappi, figlia mia, aggiunse, che le stazioni della via Crucis sono giovevolissime alle anime del Purgatorio, e costituiscono un suffragio della maggior importanza. Per questo permisi a quest'anima, a nome suo e di tutte le altre, di invocarlo da te. Sappi ancora, che fu perché esattamente hai praticato altre volte questa salutare divozione, che fosti favorita da abituali comunicazioni coi defunti; è pure per ciò che quelle anime riconoscenti non cessano di pregare per te e patrocinare la tua causa al tribunale della mia giustizia. Fa conoscere alle tue sorelle questo tesoro e di' loro d'attingervi largamente per esse e pei defunti».

Passiamo alle indulgenze applicabili ai defunti.

È qui che, la divina misericordia si rivela con una certa prodigalità. Si sa che l'indulgenza è la remissione delle pene temporali dovute pel peccato, concessa dal potere delle Chiavi fuori del sacramento.

Pel potere delle Chiavi ricevuto da Gesù Cristo, la Santa Chiesa può liberare i fedeli sottomessi alla sua giurisdizione da ogni ostacolo alla loro entrata nella gloria. Ella esercita questo potere nel sacramento della Penitenza, ove li assolve dai loro peccati; lo esercita ancora fuori del sacramento, per levar loro il debito delle pene temporali, che rimane dopo l'assoluzione: in questo secondo caso si ha l'indulgenza.

La remissione delle pene per mezzo dell'indulgenza non si concede che ai fedeli viventi, ma la Chiesa, in virtù della comunione dei Santi, può autorizzare i suoi figli ancora in vita a cedere il condono che loro è fatto ai propri i fratelli defunti: è l'indulgenza applicabile alle anime del Purgatorio. Applicare un'indulgenza ai defunti, è offrirla a Dio in nome della sua Santa Chiesa, perché si degni attribuirle alle anime sofferenti. Le soddisfazioni per tal modo offerte alla divina giustizia in nome di Gesù Cristo e della sua Chiesa, sono sempre gradite, e Dio le applica sia a quell'anima in particolare che s'intende di aiutare, sia a certe anime ch'egli stesso vuoi favorire, sia a tutte in generale.

Le indulgenze sono plenarie o parziali. L'indulgenza plenaria è la remissione, concessa. a cui guadagna quella indulgenza, di ogni pena temporale che ha da scontare dinanzi a Dio.

L’indulgenza plenaria [consente la remissione di tutta la pena temporale dei peccati già perdonati in confessione]

(…)

L'indulgenza parziale [Con l’indulgenza parziale, invece si ottiene la remissione di una parte della pena temporale. Questo genere d’indulgenza un tempo veniva quantificata: ce n’erano di cento, trecento giorni, uno o più anni. Molti fedeli, però, pensavano erroneamente che questi fossero giorni o anni di Purgatorio in meno da scontare, quindi Paolo VI decise di non indicare più la determinazione del periodo dell’indulgenza parziale. Questa si misura non più in mesi o anni, ma con l’azione del fedele: un’azione buona tanto più vale quanto più costa sacrificio e quanto più è fervida di amore verso Dio. L’indulgenza parziale può essere ottenuta anche ripetutamente nel corso di una stessa giornata].

Le indulgenze della Chiesa sono un vero tesoro spirituale, pubblicamente aperto ai fedeli; a tutti è permesso di attingervi per soddisfare ai propri debiti e pagare quelli degli altri. È sotto questa figura che Dio si degnò mostrarle un giorno alla B. Maria di Quito. Fu dessa rapita in estasi e vide, in mezzo ad una grande piazza, un immenso tavolo carico di mucchi d'argento, d'oro, di rubini, di perle di diamanti: nel tempo stesso udì una voce che diceva: «Pubbliche sono queste ricchezze: ognuno può avvicinarsi e pigliarne quanto ne ha di bisogno». Dio le fece conoscere che ciò era, una immagine delle indulgenze. Diremo quindi, col pio autore delle Maraviglie, quanto non siamo colpevoli, in siffatta abbondanza rimanendo poveri e privati per noi stessi, e non pensare ad aiutare gli altri! Ohimè! le anime del Purgatorio si trovano in una estrema necessità, con lagrime ci supplicano in mezzo ai loro tormenti: nelle indulgenze abbiamo il mezzo di soddisfare ai nostri debiti, e noi nulla facciamo!

L'accostarsi a questo tesoro domanda forse penosi sforzi, digiuni, viaggi, privazioni alla natura insopportabili? Fosse anche così, diceva con ragione l'eloquente Padre Segneri, bisognerebbe risolversi. E che? non si vedono forse gli uomini per amore all'oro, per zelo delle arti, per conservare una parte di loro fortuna o salvare una tela preziosa esporsi alle fiamme di un incendio? Non bisognerebbe forse fare altrettanto per salvare dalle fiamme espiatrici le anime riscattate dal sangue di G. C.? Ma la divina bontà nulla domanda di troppo penoso, non esige che opere comuni e facili: un rosario, una limosina, gli elementi del Catechismo insegnati a fanciulli abbandonati. E noi trascuriamo l'acquisto tanto facile del più prezioso tesoro, e non abbiamo fervore per applicarlo ai nostri poveri fratelli che gemono nelle fiamme!

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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