Il Purgatorio

Capitolo 2-11: Sollievo delle anime: la S. Messa.

Sollievo delle anime: la S. Messa. - S. Teresa e Bernardino di Mendoza. - Molteplicità delle Messe e pompa delle esequie - Sante cerimonie della Chiesa e corone profane colle quali si copre il feretro.




Terminiamo quanto dicemmo della santa Messa col racconto di S. Teresa, intorno a Bernardino di Mendoza. Narra il fatto nel suo libro delle Fondazioni (capitolo X).

Il giorno dei morti, Bernardino di Mendoza aveva dato a S. Teresa una casa ed un bel giardino, posti a Valladolid, per fondarvi un monastero in onore della Madre di Dio. «Due mesi dopo, scrive la santa, quel gentiluomo d'un tratto cadde infermo e subito perdette la favella di modo che non poté confessarsi, sebbene con segni dimostrasse il desiderio di farlo e la viva contrizione che provava dei suoi peccati.

«Non tardò a morire, lungi dal luogo ove io mi trovava a quel tempo; ma Nostro Signore mi parlò e mi fece conoscere che era salvo, sebbene avesse corso grande pericolo di non esserlo. Su di lui si era diffusa la misericordia di Dio, per i doni fatti al convento della S. Vergine: tuttavia la sua anima non doveva uscire dal Purgatorio prima che nella novella casa fosse celebrata la prima Messa.

«Tanto profondamente sentii i patimenti di quell'anima che, ad onta del mio vivo desiderio di terminare il più presto la fondazione di Toledo, immediatamente partii per Valladolid.

«Un giorno che stava pregando a Medina del Campo, Nostro Signore mi disse di far presto, perché l'anima di Mendoza era in preda ai più vivi dolori. Perciò ripartii tosto, sebbene non vi fossi preparata, ed arrivai a Valladolid il giorno della festa di S. Lorenzo.

«Chiamai subito i muratori per alzare senza indugio i muri di clausura: ma siccome ciò richiedeva assai tempo, chiesi ad un vescovo l'autorizzazione di fare una cappella provvisoria per l'uso delle suore che mi avevano accompagnato. Avendola ottenuta, vi feci celebrare la messa, e alla comunione, nel momento in cui lasciai il mio luogo per avvicinarmi alla sacra mensa, vidi il nostro benefattore, il quale, colle mani giunte e col volto risplendente, mi ringraziava di quanto aveva fatto per trarlo dal Purgatorio. In seguito lo vidi pieno di gloria salire al Cielo. Ne fui tanto più contenta dacché non ardiva sperare un tal successo; poiché sebbene Nostro Signore mi avesse rivelato che la liberazione di quell'anima avrebbe tenuto dietro alla prima Messa celebrata nella casa, pensava che ciò dovesse intendersi della prima Messa, in cui il santo Sacramento sarebbe rinchiuso nel tabernacolo ».

Questo bel passo ci fa vedere, non soltanto l'efficacia della santa Messa, ma anche la tenera bontà colla quale Gesù Cristo s'interessa per le anime ed arriva sino a domandare in loro favore i nostri suffragi.

Giacché il divin Sacrifizio è tanto prezioso, qui si potrebbe domandare se un gran numero di Messe arrechi alle anime maggior sollievo che non un numero minore, ma compensato da magnifiche esequie, e da abbondanti limosine. La risposta a questa domanda si deduce dallo spirito della Chiesa, che è lo spirito dello stesso Gesù Cristo e l'espressione della sua volontà.

Ora la Chiesa esorta i fedeli a fare per i defunti preghiere, limosine ed altre buone opere, ad applicar loro le indulgenze, ma sopratutto a far celebrare la santa Messa ed assistervi. Dando sempre un posto particolare al divin Sacrifizio, approva ed usa (vari generi di suffragi, secondo le circostanze, la divozione e la condizione sociale del defunto e dei suoi eredi.

È un'usanza cattolica, che fin dalla più remota antichità religiosamente osservavano i fedeli, quella di far celebrare per i defunti solenni esequie e funerali splendidi, per quanto lo permettono i loro mezzi. La spesa che per ciò fanno è una limosina alla Chiesa, limosina che agli occhi di Dio sommamente innalza il prezzo del divin Sacrifizio ed il suo valore soddisfattorio pel defunto.

Tuttavia è buona cosa il regolare i funerali in modo da lasciar sempre mezzi sufficienti per un numero conveniente di Messe e per limosine ai poveri.

Ciò che si deve evitare, si è che venga dimenticato il carattere cristiano dei funerali e riguardate le funebri esequie, più che un grande atto di religione, una dimostrazione di mondana pompa.

Ciò che ancora devesi evitare sono i simboli di duolo al tutto profani e che non sono conformi alle cristiane tradizioni. Tali sono le corone di fiori, di cui con grandi spese si carica il feretro del morto. È una innovazione a giusta ragione disapprovata dalla Chiesa, alla quale Gesù Cristo confidò di regolare il culto e le sante cerimonie senza eccezione delle funzioni funebri. Quelle di cui si serve alla morte dei suoi figli sono venerabili per la loro antichità, piene di senso e di consolazione per la fede. Tutto l'apparecchio spiegato agli occhi dei fedeli, la croce e l'acqua benedetta, i lumi e l'incenso, le lagrime e le preghiere, inspirano la compassione per le anime, la fede nella divina misericordia e la speranza nell'immortalità.

Che mai avvi di somigliante nelle fredde corone di viole? Dicono niente all'anima cristiana; tutt'al più presentano un simbolo profano della vita mortale, simbolo che contrasta colla santa immagine della Croce e che è estraneo ai sacri riti della Chiesa.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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