Il Purgatorio

Capitolo 1-3: Luogo del Purgatorio (segue)

Luogo del Purgatorio (segue) - Rivelazioni dei Santi.




Santa Teresa aveva una grande carità per le anime del Purgatorio, e Iddio ne la ricompensava anche in questa vita, facendole spesso vedere quelle anime che ella aveva colle sue preghiere liberate da quel luogo d'espiazione. Essa ordinariamente le vedeva uscire dal seno della terra ed innalzarsi gloriose negli spazi del firmamento.

«Mi si annunciò, ella scrive, la morte di un religioso, stato per l'innanzi molto tempo provinciale. Io aveva avuto assai relazione con lui, ed egli mi aveva sempre reso buoni uffizi. Questa notizia mi portò non poco turbamento: sebbene egli fosse stato assai commendevole per molte virtù, io era in apprensione per la salute dell'anima sua, essendo egli stato per circa vent'anni superiore, ed io temo sempre molto per quelli che ebbero in vita il carico delle anime. Tutta piena di tristezza, mi porto ad un oratorio, e colà scongiurava Nostro Signore d'applicare a quel religioso il poco bene da me fatto in vita e di supplire al rimanente coi meriti suoi infiniti perché venisse quell'anima liberata dal fuoco del purgatorio.

«Mentre con tutto il fervore di cui era capace chiedeva questa grazia, vidi al mio lato destro uscire quell'anima dal fondo della terra e salire al Cielo fra i trasporti dell'allegrezza più pura. Questa visione, assai breve nella sua durata, mi lasciò piena di gioia, e senz'ombra di dubbio sulla verità di quanto aveva veduto.

«Una religiosa della mia comunità, grande serva di Dio, era morta da due giorni. Per lei si celebrava l'ufficio dei morti nel coro: una sorella diceva la lezione ed io stava in piedi per dire il versetto; a mezzo la lezione vidi l'anima di quella religiosa uscire, come quella di cui dissi più sopra, dal fondo della terra ed andarsene al Cielo. Questa visione fu puramente intellettuale, mentre la precedente mi si era presentata sotto immagini: ma sì l'una che l'altra lasciano nell'anima un'uguale certezza.

Un fatto consimile è riferito nella Vita di san Luigi Bertrando, dell'Ordine di S. Domenico. Questa Vita scritta dal P. Antisi, religioso dello stesso Ordine, che aveva vissuto col santo, è inserita negli Acta Sanctorum, sotto il 13 ottobre. - Nel 1557, quando S. Luigi Bertrando abitava nel convento di Valenza, scoppiò la peste in quella città. Il terribile flagello, moltiplicando i suoi colpi, tutti minaccia va gli abitanti, e ciascuno tremava per la propria vita. Un religioso della comunità, il P. Clemente Benat, volendo con fervore prepararsi alla morte, fece al santo una confessione generale di tutta la vita; e lasciandolo, «Mio Padre, gli disse, se ora piace a Dio di chiamarmi, verrò a farvi conoscere il mio stato nell'altra vita». Poco tempo dopo difatti morì, e la notte seguente apparve al santo. Gli disse che era ritenuto nel Purgatorio per alcuni leggeri falli che gli rimanevano da espiare, e lo supplicò di farlo raccomandare alla comunità. Tosto il santo comunicò questa domanda al Padre priore, il quale si affrettò di raccomandare l'anima del defunto alle preghiere ed ai santi sacrifizi di tutti i fratelli riuniti in capitolo.

Sei giorni dopo, un uomo della città, che nulla sapeva di quanto era successo nel convento, essendo venuto a confessarsi dal Padre Luigi, gli disse che l'anima del P. Clemente gli era comparsa. «Ho veduto, affermò egli, aprirsi la terra e tutta gloriosa uscirne l'anima del Padre defunto; essa rassomigliava, aggiunse, ad un astro risplendente e si sollevava nell'aria verso il cielo».

Leggiamo pure nella Vita di S. Maddalena de' Pazzi (27 maggio), scritta dal suo confessore, il P. Cepari della Compagnia di Gesù, che quella serva di Dio fu testimone della liberazione pi un'anima colle seguenti circostanze. Da qualche tempo era morta una delle sue sorelle in religione. Un giorno la santa, pregando dinanzi al SS. Sacramento, vide dalla terra uscire l'anima di quella sorella, ancora prigioniera nel Purgatorio. Era avvolta in un mantello di fiamme, difendendola al disotto del mantello dai più vivi ardori del fuoco una veste d'abbagliante bianchezza; un'ora intera rimase ai piedi dell'altare, adorando, con un indicibile annientamento, il Dio nascosto sotto le specie eucaristiche.

Quell'ora di adorazione, che faceva alla presenza di Maddalena, era l'ultima della sua penitenza. Spirata quell'ora, si alzò e spiccò il volo verso il cielo.

Piacque a Dio di far vedere in ispirito la triste dimora del Purgatorio ad alcune anime privilegiate, che in seguito dovevano, ad edificazione di tutti i fedeli, rivelare quei dolorosi misteri. Di questo numero fu S. Francesca Romana (9 marzo), fondatrice delle Oblate, morta a Roma nel 1440, dove le sue virtù ed i suoi miracoli sparsero la più viva luce. Dio la favorì di grandi lumi sullo stato delle anime nell'altra vita. Dessa vide l'inferno e gli orribili supplizi; vide ancora l'interno del Purgatorio e l'ordine misterioso, direi quasi, la gerarchia delle espiazioni, che regna in quella parte della Chiesa di Gesù Cristo. Per obbedire ai suoi superiori, che credettero doverle imporre quest'obbligo, fece conoscere tutto ciò che Dio le aveva manifestato; e le sue visioni, scritte sotto la sua dettatura dal venerabile canonico Matteotti, direttore dell'anima sua, hanno tutta l'autenticità che si possa su tal materia richiedere.

Ora la serva di Dio dichiarò che, dopo d'aver sofferto un inesprimibile spavento alla vista dell'inferno, uscì da quell'abisso e fu condotta dalla celeste sua guida, l'arcangelo Raffaele, nelle regioni del Purgatorio. Là più non regnava né l'orrore del disordine, né la disperazione, né le tenebre eterne: la divina speranza vi spandeva la sua luce, e le si disse che quel luogo di purificazione si chiamava anche soggiorno della speranza. Vi vide anime che soffrivano crudelmente, ma erano visitate dagli angeli ed assistite nei loro patimenti.

Il purgatorio, disse, è diviso in tre distinte parti, che sono come le tre grandi province di quel regno del dolore. Sono poste l'una sopra l'altra, ed occupate dalle anime di diverse categorie. Queste anime tanto più sono profondamente seppellite quanto più sono macchiate e lontane dalla liberazione.

La regione inferiore è ripiena d'un fuoco ardentissimo, ma che non è tenebroso come quello dell'inferno: è un vasto mare acceso, che getta immense fiamme. Vi sono immerse innumerevoli anime: sono quelle che si resero colpevoli di peccati mortali, che debitamente confessarono, ma non sufficientemente espiarono durante la vita. Allora la serva di Dio conobbe che, per ogni peccato mortale perdonato, bisogna scontare una pena di sette anni di Purgatorio. - Questo termine non si può prendere evidentemente come una misura fissa, poiché i peccati mortali differiscono nella enormità, ma come una tassa media.

Sebbene le anime siano avvolte nelle stesse fiamme, le loro sofferenze non sono le stesse: variano secondo il numero e la qualità dei loro peccati.

In questo purgatorio inferiore la santa distinse laici e persone consacrate a Dio. I laici erano quelli che, dopo una vita di peccato, avevano avuto il bene di sinceramente convertirsi; le persone consacrate a Dio erano quelle che non erano vissute secondo, la santità del loro stato e tutte queste si trovavano nella parte inferiore. In quello stesso momento vi vide scendere l'anima d'un prete che conosceva, ma di cui non volle fare il nome. Osservò che aveva il capo avvolto in un velo che copriva una macchia, la macchia della sensualità. Abbenchè avesse tenuto una vita edificante, quel prete non aveva sempre osservato una stretta temperanza e aveva fatto troppa ricerca delle soddisfazioni della mensa.

Quindi la santa fu condotta nel Purgatorio intermedio, destinato alle anime che meritarono pene meno rigorose. Là vide tre spazi distinti: il primo rassomigliava ad una vasta ghiacciaia, ove vi era un freddo inesprimibile; il secondo, al contrario, era come un immenso calderone ripieno d'olio e di pece bollenti; il terzo, come una stagno di liquido metallo, rassomigliante ad oro o ad argento fuso.

Il Purgatorio superiore, che la santa non descrive, è il soggiorno delle anime che, essendo già state purificate dalle pene dei sensi, altro quasi più non soffrono che la pena del danno, e s'avvicinano al felice momento della loro liberazione.

Tale nella sostanza è la visione di S. Francesca relativamente al Purgatorio.

Ora ecco quella di S. Maddalena de' Pazzi, carmelitana di Firenze, quale nella sua Vita la racconta il P. Cepari. È un quadro particolareggiato del Purgatorio, mentre la precedente visione non lo descrisse che a grandi linee.

Qualche tempo prima della santa sua morte, che fu nel 1607, la serva di Dio Maddalena de' Pazzi, trovandosi verso sera con parecchie religiose nel giardino del convento, fu rapita in estasi e vide dinanzi a lei aprirsi il Purgatorio. Nel tempo stesso, come più tardi fece conoscere, una voce la invitò a visitare tutte le prigioni della divina giustizia, onde veder da vicino quanto siano degne di pietà le povere anime che le abitano.

In quel momento la si udì dire: Sì, ne farò il giro. Accettava di fare quel doloroso viaggio.

Infatti cominciò ad andar attorno pel giardino, che è grandissimo, per due ore intere, fermandosi di tempo in tempo. Ogni volta che interrompeva il suo cammino, attentamente considerava le pene che a lei si mostravano. Allora si vedeva attorcigliarsi le mani per compassione, pallido si faceva il suo viso, il suo corpo si curvava sotto il peso del dolore dinanzi allo spettacolo che aveva sotto gli occhi.

Con voce lamentevole cominciò ad esclamare: «Misericordia, Dio mio, misericordia! Scendete, o sangue prezioso, e dalla loro prigione liberate queste anime. Povere anime! voi soffrite tanto crudelmente, e tuttavia siete contente ed allegre! Le segrete dei martiri, a confronto di queste, erano deliziosi giardini. Tuttavia ve ne sono delle ancor più profonde. Quanto mi terrei fortunata, se mi fosse dato di discendervi!»

Intanto vi discese, giacché fu veduta continuare il suo viaggio. Ma fatti che ebbe alcuni passi, si arrestò spaventata e, mandando un grande sospiro, esclamò: «E che! anche dei religiosi in questi tristi luoghi! Buon Dio, come sono tormentati! Oh! Signore!». Non ispiegava i loro patimenti. ma l'orrore che provava contemplandoli la faceva sospirare quasi ad ogni passo.

Di là passò ai luoghi meno lugubri: erano le prigioni delle anime semplici e dei fanciulli, la cui ignoranza e la poca ragione ne attenuano assai i falli. Anche i loro tormenti le parvero molto più tollerabili di quelli degli altri. Là non vi era che ghiaccio e fuoco. Osservò che quelle anime presso di sé avevano i propri angeli custodi, che assai li fortificavano colla loro presenza.

Avendo fatto alcuni passi, vide anime molto più infelici, e fu udita esclamare: «Oh! quanto orribile è questo luogo!», e vide ancora distintamente le pene diverse che soffrivano le anime nel Purgatorio secondo la qualità delle loro colpe.

Finalmente, la santa uscì dal giardino, pregando Dio di non renderla più testimone d'uno spettacolo così straziante: non sentiva la forza di sopportarlo. Tuttavia la sua estasi durava ancora, e conversando col suo Gesù, gli disse: «Signore, fatemi conoscere qual è il vostro disegno nello scoprirmi quelle terribili prigioni, che tanto poco conosceva e che ancora meno comprendeva... Ah! ora lo veggo: voi voleste farmi conoscere l'infinita vostra santità e farmi sempre più odiare i menomi peccati, tanto abominevoli ai vostri occhi».

Citiamo una terza visione riguardante l'interno del Purgatorio, quella di S. Liduina di Schiedam, morta il 14 aprile 1433, e la cui storia, scritta da un prete suo contemporaneo, ha la più perfetta autenticità. Questa vergine ammirabile, vero prodigio di pazienza cristiana, fu in preda ai dolori di tutte le più crudeli malattie per ben trentotto anni. I suoi dolori le rendevano impossibile il sonno; nella preghiera passava le lunghe notti, ed allora spesso rapita in ispirito, dal suo angelo custode era condotta nelle misteriose regioni del Purgatorio. In esse vedeva dimore, prigioni, segrete diverse, le une più tristi delle altre; vi incontrava anime che conosceva, e le erano mostrati i vari loro patimenti.

Si potrebbe dimandare: Qual era la natura di questi viaggi estatici? È difficile lo spiegarlo; ma si può con chiudere da certe altre circostanze che avevano più realtà di quel che si sarebbe indotti a credere. La santa inferma faceva simili viaggi e pellegrinaggi sulla terra, ai santi luoghi della Palestina, alle chiese di Roma ed ai monasteri del vicinato. Dai luoghi per tal modo percorsi riportava le più esatte cognizioni.

Un religioso del monastero di S. Elisabetta, trattenendosi un giorno con lei e parlando delle celle, del capitolo, del refettorio della sua comunità, ella di tutta la sua casa gli fece una esatta e particolareggiata descrizione, come se tutta vi avesse passato la sua vita.. Avendole il religioso fatto conoscere la sua sorpresa: «Sappiate, Padre mio, disse, che io ho percorso il vostro monastero, visitai tutte le celle, vidi gli angeli custodi di tutti quelli che le abitano».

Ora ecco uno dei viaggi della nostra santa nel Purgatorio.

Un disgraziato peccatore, di scandalosissima vita, si era finalmente convertito, in grazia delle preghiere di Liduina; per le pressanti sue esortazioni fece una sincera confessione di tutti i suoi disordini, ne ricevette l'assoluzione, ma non ebbe il tempo di far molta penitenza, essendo poco dopo morto di peste.

La santa offrì per la sua anima molte preghiere e patimenti; e qualche tempo dopo, essendo stata condotta dal suo angelo al Purgatorio, desiderò sapere se ancor vi era quel convertito e qual fosse il suo stato. «Vi è, rispose la celeste sua guida, e soffre molto. Sareste disposta a sostenere qualche pena per diminuire le sue? - Senza dubbio, ella rispose: per aiutarla sono pronta a tutto».

Tosto l'angelo la condusse in un luogo di spaventevoli torture: «Qui dunque si trova l'inferno, fratello mio? chiese la santa, tutta compresa d'orrore. - No, sorella mia, rispose l'angelo: ma questa parte del Purgatorio è vicina all'inferno».

E guardando da ogni parte, vide come un'immensa prigione, circondata da muraglia di prodigiosa altezza, la cui nerezza e le mostruose pietre facevano orrore. Avvicinandosi a questo sinistro recinto, udì un confuso rumore di voci lamentevoli, di grida di furore, di catene, dì strumenti di tortura, di colpi violenti che i carnefici scaricavano sulle loro vittime. Questo rumore era tale che tutti i fracassi del mondo nelle tempeste e nelle battaglie non vi si potrebbero paragonare.

«Qual luogo orribile è mai questo? chiese Liduina al suo buon angelo. - È l'inferno, rispose. Volete che ve lo faccia vedere? - No, di grazia, rispose ella, tutta agghiacciata per lo spavento: è tanto orrendo il fracasso che odo da non poterne più: come mai potrei sopportare la vista di quegli orrori?» .

Continuando il misterioso suo viaggio, vide un angelo tristamente seduto sull'orlo d'un pozzo. «Chi é quest'angelo? domandò alla sua guida. - È, rispose, l'angelo custode del peccatore la cui sorte vi sta a cuore. La sua anima è in quel pozzo, ove fa un purgatorio speciale». Liduina a queste parole gettò al suo angelo uno sguardo espressivo: desiderava vedere quell'anima a lei tanto cara, e sforzarsi di trarla da quella spaventevole prigione. Il suo angelo, che la comprese, avendo sollevato il coperchio di quel pozzo con un atto della Sua potenza, ne sfuggì un turbine di fiamme insieme a grida lamentevoli. ­ «Riconoscete questa voce, le chiese l'angelo. ­ Ohimè! sì, rispose la serva di Dio. - Desiderate veder quest'anima?» Alla sua risposta affermativa l'angelo la chiamò per nome; e subito la nostra vergine vide comparire, all'apertura del pozzo, uno spirito tutto in fuoco, simile ad un metallo incandescente, che con una voce malamente articolata le disse: «O Liduina, serva di Dio, chi mi concederà di contemplare la faccia dell'Altissimo?».

La vista di quell'anima, in preda al più terribile tormento del fuoco, produsse nella nostra santa tale ambascia, che la cintura che portava attorno al corpo, sebbene nuova e fortissima, si ruppe in due; e non potendo più a lungo sostenere quella vista, tostamente rinvenne dalla sua estasi. Le persone presenti, accorgendosi del suo spavento, le domandarono che cosa avesse. «Ohimè! rispose, quanto sono terribili le prigioni del Purgatorio! È per soccorrere le anime che acconsento a discendervi: senza questo motivo non vorrei provare i terrori che mi cagiona uno spettacolo tanto terribile».

Alcuni giorni dopo, lo stesso angelo, che aveva veduto tanto triste, le apparve con una faccia giuliva; le fe' sapere che l'anima del suo protetto era uscita dal pozzo ed era passata al purgatorio ordinario. Non poteva bastare alla carità di Liduina questo sollievo parziale: continuò a pregare pel povero sofferente e ad applicargli i meriti dei suoi patimenti, finché lo seppe entrato nella gloria del Paradiso.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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