Il Purgatorio

Il Purgatorio nella rivelazione dei santi - Capitolo XX: L'ATTO EROICO




Eccellenza di questo atto

Abbiamo visto fino ad ora quali siano le diverse opere che possiamo offrire a Dio in sollievo delle anime purganti; resta quindi ad esporre l'atto virtuoso - per eccellenza, cioè, quello di offrire tutte queste opere insieme a vantaggio di quelle meschine e di applicarle loro senza alcuna riserva o restrizione, di fare insom ma quel che si chiama comunemente l'atto eroico di carità. Eroico è infatti questo dono generale che noi fedeli possiamo fare di tutti i nostri meriti soddisfattorii, quest'atto di completa privazione che possiamo compiere a vantaggio dei defunti, poichè con esso noi veniamo a rinunziare generosamente a tutte le ricchezze spirituali colle quali potremmo pagare i nostri debiti e risparmiarci tante pene del Purgatorio. Quantunque però l'eccellenza di questo atto sia così grande, non occorre per compierlo essere un eroe di santità, ma basta solo amar di tutto cuore Iddio e la salute dei fratelli, e di comprendere i proprii veri interessi.

L'atto eroico è una volontaria donazione che noi facciamo alle anime del Purgatorio della parte soddisfattoria che in sè racchiude ciascun'opera buona. Questa donazione si usa fare ordinariamente nelle mani di Maria SS., onde ne disponga a completo vantaggio di quelle anime. Come abbiamo detto altrove, non si tratta con ciò di cedere il merito propriamente detto delle nostre opere, nè la parte impetratoria di esse, ma bensì la sola parte soddisfattoria, in modo che a vantaggio nostro non rimanga soddisfazione alcuna in isconto dei peccati, ed è appunto in questo che consiste l'eroismo dell'atto: Quantunque da alcuni sia considerato e chiamato voto, esso nondimeno è revocabile a piacere del fedele, e non obbliga affatto sotto pena di peccato. Per farlo poi non è necessaria alcuna formala speciale, ma basta una ferma decisione della volontà. Trattandosi di opera si caritatevole ed eccellente, è naturale che molti Santi ce ne abbiano dato l'esempio, ed è perciò che la storia ecclesiastica di ricorda i nomi di S. Cristina l'Ammirabile, di santa Geltrude, di S. Caterina da Siena e di molti altri Santi del medio evo; e in tempi a noi più vicini santa Teresa, la beata M. Alacoque, la madre Francesca di Pamplona e il cardinal Ximenes, il quale ultimo fece tale donazione per consiglio stesso di Maria SS. Non si può dire quindi che questa sia una devozione nuova e recente, ma è bensì antica e praticata da molti fedeli. Solo è da osservare con piacere che ai giorni nostri, per una misericordiosa provvidenza di Dio, la quale forse vorrà così supplire alla negligenza che tanti cristiani adoperano nel sollevare le anime del Purgatorio, quest'uso dell'atto eroico si è divulgato per tutte il mondo e si va sempre più estendendo. Il P. Olinden, religioso Teatino, fu il promotore più zelante di tal divozione, per la quale ottenne da Benedetto XIII indulgenze e privilegi straordinari. Da quell'epoca furono visti interi Ordini religiosi fare quest'atto, e la Compagnia di Gesù suggerirlo a tutti i suoi membri, e ai giorni nostri fondare a Parigi una congregazione religiosa chiamata delle Ausiliatrici del Purgatorio, le cui componenti, senza eccezione, fanno voto di offrire tutte le loro opere di soddisfazione e tutti i meriti della loro vita, di pregare, di lavorare, di soffrire a vantaggio delle anime del Purgatorio.

Esempi tanto mirabili, e le indulgenze concedute dai sommi Pontefici a questa divozione, mostrano a sufficienza come quest'atto di donazione possa legittimamente farsi dal cristiano; siccome però è stato oppugnato da molti, esporremo qui, rispondendo brevemente, le obbiezioni addotte e che si possono ridurre a tre. Dicono infatti: 1. Che quest'atto è contrario alla carità che dobbiamo avere verso noi stessi; 2. All'amore e alla compassione che dobbiamo avere verso i nostri parenti ed amici; 3. Agli obblighi speciali di giustizia che ciascun di noi può avere verso qualche defunto. Alla prima obbiezione, rispondiamo che quantunque noi ci esponiamo a prolungare di qualche tempo il nostro soggiorno in Purgatorio, l'immenso accrescimento però di gloria eterna che corrisponde al merito di quest'opera è tale, che anche se si trattasse di prolungare il nostro purgatorio fino alla fine del mondo, il cambio che si farebbe sarebbe sempre vantaggiosissimo. E poi chi non ammetterà che Dio, in considerazione di questo nostro disinteresse, sia più liberale verso di noi, concedendoci in ricompensa moltissime grazie, e non converrà che in forza di esso ci accaparriamo nel cielo altrettante protettrici in quelle anime che avremo in tal modo salvate?

Alla seconda obbiezione rispondiamo, che siccome resta sempre intatta la parte impetratoria delle nostre opere, noi possiamo, ogni volta che lo vogliamo, pregare per le anime dei parenti od amici che ci son care, far celebrar Messe secondo i loro bisogni, e anche nell'offrire a Dio quest'atto eroico, raccomandargliele sempre colla quasi certezza che il Signore accolga favorevolmente la preghiera nostra.

Alla terza obbiezione, che sarebbe in apparenza la più seria se avesse un logico fondamento, rispondiamo che nè i sommi Pontefici avrebbero approvato, ne i Santi messo in pratica quest'atto se l'avessero riconosciuto contrario alla giustizia. Inoltre i Papi nell'approvare questa divozione hanno formalmente escluso tutto ciò che potesse ledere i nostri obblighi di giustizia verso quelle anime. Nel Breve infatti di Benedetto XIII è dichiarato espressamente, fra le altre cose, che questa donazione non impedisce al sacerdote di accettare onorari di Messe e di offrire il santo Sacrificio secondo le intenzioni che gli sono imposte; altrettanto quindi sarà di qualunque altro obbligo che a noi incombesse di pregare o di far pregare pei defunti. D'altra parte il Signore che conosce i nostri doveri non mancherebbe di sollevare egli stesso quelle anime, sicchè apporteremo loro più utilità con questa offerta generale e completa, che non applicando individualmente le nostre preghiere od indulgenze. Finalmente per tranquillizzare la coscienza di qualche anima timorosa, noi proporremmo di aggiungere al nostro atto una clausola restrittiva che togliamo dall'opera del P. cle Munford, e che è così concepita: Io cedo alle anime del Purgatorio tutti i miei meriti soddisfattorii in quanto ne possa aver diritto e torni di gradimento a Dio. - In tal modo non si offende nessun dovere di giustizia o di carità, e si esclude ogni obbiezione possibile.

È a nostro vantaggio

Stabilito così che quest'offerta di tutte le nostre opere non nuoce nè a noi nè agli altri, vogliamo ora mostrare che in quanto riguarda noi, non possiamo che guadagnarvi moltissimo, e per provarlo riassumeremo qui in poche parole quel che dice il De Munford già citato.

Dopo aver ricordato che in ciascuna azione virtuosa è da considerarsi la parte meritoria, impetratoria e soddisfattoria, tutte e tre le parti di essa azione acquistano un valore più considerevole, poichè in primo luogo il merito propriamente detto s'accresce considerevolmente, insegnando i teologi che un'opera tanto più è meritoria quanto più è fatta con fine disinteressato e con carità, e nell'offrire ai defunti questa parte; soddisfattoria di tutte le nostre azioni, ci mettiamo di fatto nell'impossibilità di agire altrimenti che per motivi disinteressati, dal momento che queste opere non ci possono più servire pel pagamento dei nostri debiiti spirituali. Di più, l'atto stesso col quale facciamo questa cessione universale è di un merito straordinario, perchè essendo revocabile, se ogni volta che ci venga in pensiero di rinunziarvi perseveriamo nella nostra generosa offerta, meritiamo un accrescimento sempre maggiore di gloria nel cielo, e quindi sotto questo rapporto il nostro guadagno è immenso.

In secondo luogo, quanto alla parte impetratoria che le nostre opere acquistano quando le indirizziamo a Dio come preghiera per ottenere una grazia qualunque, non minore è il guadagno che ne ricaviamo, poiché col disporre che di questa facciamo a vantaggio dei defunti non si diminuisce affatto il merito dell'opera stessa, mentre resta sempre in nostra facoltà d'impetrare con essa da Dio, oltre alla liberazione delle anime, quelle grazie che più ci sono a cuore, e così oltre al merito dell'atto in sè e della carità che facciamo, avremo quello di aver salvate tante anime, che, unendo le loro alle preghiere nostre, ci renderanno più facile l'esaudimeroto dei nostri voti. - Da ultimo, quanto alla parte soddisfattoria, quantunque essendo l'unica che possiamo cedere interamente a vantaggio dei defunti, parrebbe che non potesse giovare a chi la offre, tuttavia, almeno in parte, ha questa prerogativa. E' detto nel libro dei Proverbi (Xl, 24) Vi sono taluni che danno quel che hanno, e divengon più ricchi, e partendo da quel principio che Dio è infinitamente liberale verso le sue creature e non si lasciamai vincere da esse in generosità, e pensando, alla promessa da lui fattaci nel Vangelo di ricambiar noi colla misura di cui ci saremo serviti verso gli altri, nonchè a quanto egli stesso disse a santa Geltrude, che cioè avrebbe considerato come fatto a lui quel che facciamo per le anime purganti, possiamo fermamente sperare che in punto di morte userà molta misericordia a coloro che per amor suo e per carità verso quelle anime si saranno privati della parte soddisfattoria delle loro opere. Se è scritto nei libri santi che la carità ricopre molti peccati e che l'elemosina libera dalla morte, perché non dovrà esser così nel caso nostro? Qual miglior elemosina di questa che non dà il solo superfluo, ma tutto offre a vantaggio del prossimo? E' vero che per noi non rimane nulla che valga a farci scontare le pene dovute ai nostri falli, ma dobbiamo considerare che Dio, in ricompensa della nostra carità, ci concederà molte grazie straordinarie, fra le quali in punto di morte quella di una carità perfetta e di una viva contrizione che basti a ottenerci la remissione di tutti i peccati; e che ispirerà alle anime purganti che avremo liberate durante la nostra vita, di assisterci potentemente coi loro suffragi dopo la morte, e ai nostri superstiti e alle anime buone che lasciamo sulla terra, di pensare a noi come noi pensiamo alle altre anime. Perciò, conclude il Munford, vi e molto a sperare che coloro i quali con purità e rettitudine d'intenzione avranno fatto questa cessione così generosa andranno esenti dal Purgatorio, o almeno vi dimoreranno tanto poco tempo che più non avrebbero ottenuto conservando per sè la parte soddisfattoria delle loro azioni.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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