Il Purgatorio

Il Purgatorio nella rivelazione dei santi - Capitolo XVIII: PREGHIERA E MESSA PER I DEFUNTI




Rugiada di refrigerio

Un altro efficacissimo mezzo a nostra disposizione per sollevare le anime del Purgatorio è la preghiera, opera facile a praticarsi da tutti, dato che non richiede gran sacrificio e può esser fatta anche durante le azioni giornaliere e con una semplice aspirazione di cuore.

Racconta il Rossignoli, nella sua opera sul Purgatorio più volte da noi citata, che un religioso aveva il pio costume di recitare un Requiem aeternam ogni volta che passava davanti ad un cimitero. Un giorno però, essendo immerso in gravi pensieri, omise questa preghiera; ebbe allora l'impressione di vedere i morti uscire dalle loro tombe e seguirlo cantando il versetto del Salmo: « Et non dixerunt qui praeteribant: Benedictio Domini super vos » (Salmo 128, 7). Alle quali parole, il religioso confuso e mortificato rispose. « Benedicimus vobis in nomine Domini » (Id.), e allora soltanto i morti ritornarono nelle loro tombe suffragati abbastanza da quella piccola preghiera.

Da questo fatto possiamo argomentare quale rugiada di refrigerio sia per i morti anche una semplice invocazione a Dio in loro suffragio. Quando tuttavia intendiamo portare più notevole sollievo e contribuire maggiormente alla liberazione di un'anima, non dobbiamo lusingarci di poterlo fare con così poco, poichè, come dicemmo altrove parlando della durata delle pene del Purgatorio, Iddio esige un più considerevole riscatto, tanto che S. Roberto Bellarmino arriva a dire non doversi mai cessare di pregare per un defunto, anche dopo la sua apparizione.

La preghiera poi dev'essere perseverante e fervarosa, giacchè si tratta di far violenza con essa al cuore di Dio, e di ottenere ad un'anima la grazia della visione beatifica, grazia di cui non v'ha la maggiore e che non si ottiene se non con una grande perseveranza. Diceva un giorno nostro Signore a S. Lutgarda: - Figliuola mia, hai fatto tanta violenza al mio cuore, che non posso resistere alle tue preghiere sii dunque tranquilla, poichè l'anima per la quale preghi sarà ben presto liberata dalle sue pene. - Inoltre perchè la nostra preghiera sia esaudita è necessario che noi ci troviamo in istato di grazia. Infatti colui che col peccato mortale è divenuto nemico di Dio, come potrebbe mai servire di intermediario fra la divina giustizia e le anime del Purgatorio? Scimus Quia peccatores Deus non audit (Io. 9, 31), dice la divina Sapienza, e se non si ha l'anima pura da colpa grave, è sterile ogni nostra orazione.

Quanto alle preghiere che utilmente si possono fare pei defunti, oltre al santo Sacrificio e alle orazioni privilegiate d'indulgenze, diremo col P. Faber che è in nostra facoltà di scegliere quelle che più si affanno al nostro spirito e per le quali ci sentiamo più inclinati: tuttavia vogliamo enumerarne qui alcune che l'esperienza ci ha dimostrato più efficaci. In primo luogo va annoverata la preghiera canonica, ossia l'Ufficio dei defunti, preghiera salutare che la Chiesa innalza a Dio a favore dei suoi figli infelici, e che presentata a lui in nome di essa, è da credere gli torni accetta a preferenza di molte altre. La Madre Francesca del Sacramento, malgrado le sue molteplici occupazioni, era solita di recitarlo ogni giorno, e santa Teresa racconta di se stessa che una volta nel giorno de' morti essendosi ritirata di sera nell'oratorio del monastero per recitare l'Ufficio dei defunti, vide comparire un orribile mostro, che posatosi sul libro, le impediva di leggere e di pregare. Scacciatolo col segno della croce, per tre volte il maligno spirito si ritrasse; ma appena la Santa ritornava a recitare i Salmi, egli nuovamente la disturbava, finchè per liberarsene, asperso il libro d'acqua benedetta, ed essendone alcune goccie cadute sul mostro, questo fuggi a precipizio. Terminata appena la preghiera, vide la Santa salire dal Purgatorio al cielo parecchie anime liberate appunto da quel suffragio, e per cagion delle quali il demonio invidioso voleva opporsi in quei odio alla preghiera ch'essa faceva. - Anche la recita del Salterio può considerarsi molto utile per le anime purganti, quantunque oggi ben pochi siano i cattolici che la praticano. Nel medio evo l'imperatore Ottone IV, insigne benefattore degli Ordini religiosi in Germania, apparendo dopo morte ad una sua zia, le disse che malgrado le buone opere da lui fatte in vita e la fama di pietà lasciata nel mondo, soffriva atrocemente in Purgatorio; le chiese perciò in grazia di invitare tutti i monasteri da lui beneficati a recitare per molte volte il Salterio in suo suffragio. Soddisfatto il desiderio del defunto, fu veduto pochi giorni dopo tutto sfolgorante di luce salire al cielo (Catimpré, Apum, lib. Il, cap. 51, num. 19). Che se il Salterio sembrasse a taluni troppo lungo, vi si può supplire colla recita dei sette Salmi penitenziali. Ad un santo Vescovo, ogni volta che li recitava ed arrivato alla fine di ciascun Salmo ripeteva il Requiescant in pace, un coro di voci era solito rispondere Amen.

Un'altra pia pratica ancor più comoda e breve è quella di recitare il Salmo De profundis, che è pure efficacissimo per suffragare i defunti. Il P. Carneille della Compagnia di Gesù era solito farlo ogni volta che si fosse lavate le mani, e molte apparizioni lo assicurarono che in tal modo apparentemente ridicolo aveva liberato un gran numero di anime. - Bellissimo uso è pur quello della Via Crucis, sia per le indulgenze che vi sono annesse, sia per l'eccellenza della preghiera in se stessa, la quale ricorda la grande immolazione del Calvario. Gesù Cristo apparendo alla venerabile Maria d'Antigna, e rimproverandola d'aver per qualche tempo tralasciato questa divozione, le significò che essa era utilissima per la liberazione delle anime purganti, e la esortò a propagarla tra i fedeli più che le fosse possibile. – E’ pure efficacissima la recita del santo Rosario. La venerabile Maria Francesca del Sacramento non mancava mai di recitarlo ogni giorno, inserendovi il Requiem invece del Gloria Patri, e chiamava la corona la sua elemosiniera, perchè per suo mezzo poteva esser generosa verso le anime del Purgatorio salvandone molte che poi per gratitudine venivano nella sua stanza a baciargliela ringraziandola. E quindi lodevolissimo l'uso introdotto in parecchi collegi e comunità religiose di recitare per turno ogni giorno il Rosario, o di aggiungere alle cinque decine di esso una sesta in suffragio delle anime del Purgatorio, terminandola poi col De profundis.

Quantunque davanti a Dio tutti i giorni siano uguali, e il suo Cuore sia sempre disposto ad accogliere la preghiera dei fedeli, la santa Chiesa ha riservato alcuni giorni particolari per suffragare i defunti, e cioè il terzo, il settimo, il trentesimo e l'anniversario della morte, nei quali le sacre rubriche prescrivono orazioni speciali pei medesimi, prescrizioni che abbiamo visto seguite dai Benedettini e da altre famiglie religiose nei trenta giorni che seguono la morte, e che sono destinati ad offrire suffragi e distribuire elemosine pei defunti, la qual tradizione risale al tempo di S. Gregorio Magno, e si basa sopra una rivelazione di cui parleremo più tardi. - Altra ottima costumanza è quella delle novene per le anime purganti. Il sinodo giansenista di Pistoia ripudiava queste pie usanze dei nostri padri, riponendole fra le superstizioni, dalle quali pretendeva di purgare la Chiesa: ma Pio VI di s. m. condannando formalmente questa proposizione ci ha incoraggiato a seguire quel pio uso. - Così pure in molti luoghi si suol consacrare in suffragio di quelle anime.un giorno della settimana; che ordinariamente è il venerdì, e ai nostri tempi la divozione sempre crescente ha suggerito ai fedeli di dedicar loro un intero mese.

Queste sono in compendio le varie preghiere che più efficacemente possono offrirsi a Dio in favore di quelle anime penanti, e che ogni fedele dovrebbe essere generoso nello scegliere e nel praticare, affin di meritare la protezione di Dio e la riconoscenza eterna di quelle meschine.

La S. Messa

Prima di parlare dell'eccellenza del S. Sacrificio della Messa applicato per i defunti, accenniamo ad un altro eccellente mezzo di suffragio: la S. Comunione. Quando Gesù è tutto nostro entro il nostro petto, è mai possibile che non ci ascolti, se lo invochiamo per i nostri morti, se li raccomandiamo a lui, se imploriamo, la sua divina misericordia su di loro? Ai dì nostri va molto estendendosi il pio costume di suffragare i morti per mezzo della S. Comunione, tuttavia non sarà mai raccomandata abbastanza questa pia ed efficacissima pratica. Si diano perciò premura i sacerdoti di invitare i fedeli, specialmente i parenti dei defunti, ad accostarsi ai Santi Sacramenti, in occasione di Messe di suffragio, di Ufficiature funebri, di funerali. Si facciano Comunioni Generali nel giorno della Commemorazione di tutti i Fedeli Defunti e si ripetano nell'Ottavario dei Morti, in altri giorni del mese di Novembre ed ogni volta che se ne presta la opportunità. Sarà un'opera di grande sollievo per i defunti e arrecherà enormi vantaggi spirituali a quelli che la praticheranno.

Ed ora passiamo a parlare del divin Sacrificio, della Oblazione santa, della preghiera che l'eterno Padre esaudisce sopra ogni altra, perchè innalzatagli dallo stesso suo Unigenito.

A S. Maria Maddalena de' Pazzi, che era solita di offrire all'eterno Padre il Sangue del suo divin Figlio con una commemorazione della Passione, che faceva ben cinquanta volte al giorno, in una delle sue estasi il divin Salvatore fece vedere molti peccatori convertiti, molte anime del Purgatorio liberate in forza di questa sua pratica, e disse che ogni volta che una creatura umana offre al Padre quel Sangue col quale è stata riscattata, offre un dono di prezzo infinito, che nessun tesoro al mondo potrebbe compensare. Se tanta adunque è l'efficacia di una semplice commemorazione della Passione, che dovrà mai dirsi della Messa che ne è la quotidiana rinnovazione vera e reale? E non è già un individuo particolare qualunque, sia pur santo, quello che la compie, ma la Chiesa stessa, la quale offre a Dio tutto il Sangue sparso dal suo Figlio sul Calvario in espiazione dei peccati del mondo.

O splendore e bontà dell'amor divino! Non bastava che il Cristo si fosse immolato una volta sull'altare della croce, ma ogni giorno, ad ogni ora dall'oriente all'occidente, in ogni angolo della terra il Sangue del Redentore viene sparso ed offerto di nuovo pel riscatto delle anime! Ecco perchè i Santi che comprendevano questo mistero avevano in tanto pregio il tesoro del Sacrificio dell'altare. S. Nicola da Tolentino, dopo aver rifuggito per tanti anni dal sacerdozio ritenendosene indegno, s'indusse in fine ad abbracciarlo, pensando che colla celebrazione quotidiana della Messa avrebbe potuto più efficacemente aiutare le anime del Purgatorio. S. Vincenzo de' Paoli spesso celebrava e faceva celebrare ai suoi confratelli per le povere anime del Purgatorio abbandonate. Il P. Corneille della Compagnia di Gesù s'era imposto per voto di celebrare quattro volte la settimana in suffragio di esse. Che poi quelle anime sappiano apprezzare assai meglio di noi il valore infinito di questo divin Sacrificio, lo provano moltissime apparizioni fatte ai loro devoti. Un monaco di Chiaravalle, che era stato liberato dal Purgatorio per le preghiere di S. Bernardo e de' suoi confratelli, apparso ad un religioso della comunità che più ertisi interessato per lui, mostrandogli l'altare su cui in quel momento si celebrava la santa Messa, gli disse: - Ecco le armi che hanno contribuito più di tutto a liberarmi dalla mia cattività: ecco il prezzo del mio riscatto, che mi fa ora salire al cielo. -

Se però una sola Messa ha di per sè un valore infnito, non è altrettanto della sua applicazione, la quale viene limitata dalla volontà divina; poichè essendo infinito il valore del Sacrificio, basterebbe che l'offerta di esso fosse fatta una volta sola per ischiudere le porte del cielo a tutte le anime del Purgatorio. I teologi dividono ordinariamente in tre parti il frutto della Messa, insegnando che una parte si riversa nel tesoro dela Chiesa, ed in forza della comunione dei Santi va a vantaggio di tutti i suoi membri; un'altra a benefizio del sacerdote, al quale spetta quasi per diritto d'anzianità; la terza a profitto di colui per l'intenzione del quale la Messa si celebra; e quest'ultima parte, in quella misura che Iddio solo conosce, è la sola che sia applicabile ai defunti. Ed è per ciò che non bisogna contentarsi di far celebrare una Messa per un defunto, ma, per quanto è possibile, bisogna ripetere più volte l'oblazione del Sacrificio divino, non potendosi mai sapere in qual misura ne sia applicato l'effetto all'anima che si vuol suffragare, e se la giustizia di Dio ne sia rimasta pienamente soddisfatta. Così, per esempio, sappiamo che dopo venti anni S. Agostino raccomandava sull'altare l'anima della sua santa madre Monica, e nei tempi di gran fede, come il medio evo e i primi secoli della Chiesa, le famiglie cristiane largheggiavano di prodigalità nell'offrire spessissimo il divin Sacrificio per la liberazione dei defunti. Quando morì in Ispagna Margherita d'Austria moglie di Filippo III, nel solo giorno delle esequie furono celebrate in Madrid non meno di 1100 Messe, e quando, aperto il suo testamento il Re vide che la sua consorte aveva ordinato ne fossero celebrate in suo suffragio solo mille, volle che se ne aggiungessero venti mila. Alla morte del-. l'arciduca Alberto la vedova di lui Isabella fece celebrare in suo suffragio quaranta mila Messe, ascoltandone essa per un mese intiero dieci al giorno. È vero che queste sono munificenze reali, ma non valgono forse assai più di tutti i mausolei e monumenti che sogliono innalzarsi ai defunti, e non ci dimostrano il sentimento dell'efficacía di tanto Sacrificio?

Quello poi che v'ha di singolare nell'oblazione della santa Messa si è che essa opera indipendentemente dalle disposizioni di colui che l'offre o la fa offrire, in modo che quantunque questi siano macchiati di colpe mortali, e il Sangue di Cristo gridi vendetta contro di loro, tuttavia questo Sangue implora espiazione e scende ristoratore sulle anime del Purgatorio; che se il sacerdote che celebra è colpevole, la sua colpa non infirma il valore dell'atto, poichè non è egli che l'offre, ma Cristo stesso nella persona di lui. Però se il frutto del Sacrificio rimane essenzialmente lo stesso, qualunque possa essere l'indegnità del ministro, è certo anche che vi è un frutto accidentale dipendente più o meno dalle disposizioni del celebrante. Ed ecco il motivo perchè molti sacerdoti ottengono col santo Sacrificio grazie che altri sacerdoti non valgono ad ottenere.

Messe gregoriane

Un uso molto divulgato in Italia e in vigore in molti monasteri benedettini e quello di cui vogliamo ora parlare. - S. Gregorio Magno racconta ne' suoi Dialoghi (lib. IV, c. 10) che un monaco del suo convento per nome Giusto, esercitava, con permesso dei superiori, la medicina. Avendo accettato una volta di nascosto all'Abate la moneta di tre scudi in oro con mancanza gravissima contro la povertà religiosa, mosso dai rimproveri che glie ne aveva fatti il monaco Copioso, e umiliato dalla pena della scomunica nella quale era incorso, fu tanto afflitto dal dolore, che ammalatosi gravemente, se ne morì, pentito però e in pace con Dio. Nondimeno volendo S. Gregorio incutere nei suoi religiosi un salutare terrore contro quel fallo che lede uno dei voti più importanti della vita religiosa, non tolse al defunto la scomunica, e lo fece seppellire separatamente in luogo dove si deponevano le immondizie, e, gettati i tre scudi nella fossa, fece ripetere ai religiosi le parole di S. Pietro a Simon Mago: Pereat pecunia tua tecum; il tuo denaro perisca con te. Qualche tempo dopo il santo Abate sentendosi tocco da compassione, fece venire a sè l'economo del monastero, e gli disse: - Da molto tempo il nostro confratello defunto è tormentato dalle pene del Purgatorio, e la carità ci consiglia a liberarnelo. Va dunque, e incominciando da oggi offri per lui il santo Sacrificio per lo spazio di trenta giorni, senza tralasciar d'immolare neppure una volta l'Ostia propiziatoria per la sua liberazione. - L'economo ubbidì, ma non avendo pensato, per le troppe preoccupazioni, a contare i giorni, una notte il defunto apparve a Copioso, dicendogli che se ne saliva al cielo, libero dalle pene del Purgatorio. Furono allora contati i giorni dall'inizio delle celebrazioni e si trovò che quello era precisamente il trentesimo. D'allora in poi invalse l'uso di far celebrare le trenta Messe pei defunti, uso che esiste ancora oggidì nei monasteri dei Benedettini e dei Trappisti, e che Dio con molte rivelazioni ha dato a conoscere essere a lui molto accetto.

Avendo quindi in nostre mani tanti tesori, saremmo veramente crudeli se lasciassimo languire in quel carcere tante povere anime. Pensiamo che nel giorno del rendiconto ci pentiremo, ma troppo tardi, di non aver saputo spendere sì preziosa moneta. Mettiamo dunque in pratica il consiglio di Tobia: Panem tuum super sepulturam fusti constitue: posa il tuo pane sul sepolcro del giusto: questo pane è la SS. Eucaristia, pane vivo sceso dal cielo e che solo può saziar la fame di quelle anime, le quali anelano di andare a godere svelatamente in Paradiso colui che nei giorni di lor vita mortale hanno adorato sotto i veli eucaristici.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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