Il Purgatorio

Il Purgatorio nella rivelazione dei santi - Capitolo XIII: I NOSTRI MORTI CI PROTEGGONO




Gratitudine

Essendo la gratitudine la virtù degli spiriti nobili, le anime del Purgatorio che sono sante, predestinate e future cittadine del ciclo, non possono non sentirla in grado sublime. Qualunque siano state le loro disposizioni quand'eran vive, dopo che l'eternità si è loro svelata, hanno perfezionato i sentimenti del cuore e, scevre da ogni bassezza terrena, non sanno più dimenticare i loro benefattori. È regola di giustizia che la gratitudine sia in rapporto al dono e al bisogno più o meno grande che se n'ebbe; ora qui trattandosi di un bene sommo, trattandosi di riunire a Dio quelle anime che hanno fame e sete di lui, e a queste di ottenere il possesso del loro Dio, l'ingresso nella celeste Gerusalemme; i gaudi di una eternità beata, è inestimabile il dono che noi veniamo a far loro, e quindi dalla grandezza di esso possiamo argomentare quanta sia la riconoscenza di quelle infelici verso di noi. Mostrammo già in altro luogo come le anime purganti conoscendo fin da adesso i loro benefattori, preghino per essi; non staremo quindi a ripetere quanto dicemmo, e solo convalideremo coi fatti le nostre asserzioni. - Leggesi nelle rivelazioni di S. Brigida (lib. IV, cap. 7) che un giorno in una visione ch'ella ebbe del Purgatorio, udì la voce d'un angelo che disceso in quel carcere a consolare le anime, ripeteva queste parole: - Sia benedetto colui che, vivendo ancora sulla terra, soccorre con orazioni e buone opere le anime purganti, poichè la giustizia di Dio esige che senza l'aiuto dei viventi siano queste necessariamente purificate nel fuoco. - Nello stesso tempo dalle profondità dell'abisso intese salire un coro di voci supplichevoli che dicevano: - O Cristo, giudice giustissimo, in nome della tua infinita misericordia non guardare ai nostri falli, che sono senza numero, ma ai meriti infiniti della tua preziosissima passione, ed infondi, te ne preghiamo, nel cuore del clero sentimenti di vera carità, onde per le sue preghiere, mortificazioni, elemosine ed indulgenze applicabili in nostro suffragio, siamo soccorse nei nostri estremi bisogni. - Ed altre voci facendo eco a queste supplicazioni dicevano: - Grazie siano rese a coloro che ci apportano sollievo nelle nostre sventure; la vostra potenza è infinita, o Signore: renda il centuplo ai nostri benefattori, che ci conducono più presto nel soggiorno della vostra luce divina. - Anche alla Madre Francesca del SS. Sacramento vedemmo come apparissero anime per testimoniarle la loro gratitudine ed assicurarla della loro protezione, ed in molte altre rivelazioni da noi citate abbiamo scorto come esse esercitino in alto grado la virtù della riconoscenza.

Favori temporali e spirituali

Vediamo ora più particolarmente come i nostri morti ci proteggano sia nell'ordine temporale, sia nello spirituale. Numerosissimi sarebbero gli esempi che potremmo addurre, ma ci limiteremo solo ad alcuni pochi che ci sono sembrati più incontestabilmente provati.

Nel 1649 un celebre libraio di Colonia, Guglielmo Freyssen, per aver fatto voto di distribuire gratuitamente cento copie di un libro sulle anime del Purgatorio ebbe salvo un bambino assalito da gravissima malattia, e poco dopo la moglie ch'erasi ridotta in fin di vita (Puteus Delunct. lib. V, art. 9). - A Parigi nell'anno 1817 una povera serva, educata cristianamente nel suo villaggio, aveva il pio costume di far celebrare ogni mese co' suoi tenui risparmi una Messa di requie per le anime del Purgatorio, assistendo personalmente al divin Sacrificio e unendo le sue alle preghiere del sacerdote per meglio ottenere la liberazione dell'anima che più ne avesse bisogno. Colpita da lunga malattia e licenziata dai padroni non ebbe più denari per soddisfare al suo pio desiderio. Il giorno in cui potè uscire dall'ospedale non aveva più che venti soldi. Si raccomandò fiduciosamente al Signore, e postasi in giro per trovare servizio, avendo inteso parlare di un'agenzia che s'incaricava di collocare la servitù, là si diresse, allorchè nel passare dinanzi ad una chiesa si ricordò che in quel mese non aveva fatto celebrare la Messa consueta. Ma non possedendo più che venti soldi rimase in forse se doveva privarsene ò no: finalmente vinse in lei la pietà, ed entrata, fece celebrare il santo Sacrificio, al quale assistette con gran fervore, raccomandandosi alla provvidenza di Dio perchè non l'abbandonasse. Uscita indi di chiesa e preoccupata ed afflitta pel suo misero stato, proseguiva il cammino, quand'ecco farlesi incontro un giovane alto, pallido e di nobile aspetto, il quale avvicinandosi a lei le dice: - Voi cercate servizio, non è vero? - Sì, mio signore, rispose la donna. - Ebbene, andate in via tale, numero tale, presso la signora tale, e credo che troverete da collocarvi. - E disparve dileguandosi tra la folla senza lasciar tempo alla povera donna di ringraziarlo. Questa allora si diresse subito nel luogo indicatole, e nel salire le scale vide discendere brontolando una domestica con un involto sotto il braccio. Le domandò se la signora fosse in casa, ma quella rispose bruscamente che non voleva saperne di nulla, e che se la padrona avesse voluto riceverla avrebbe aperta la porta da sè, perchè essa appunto in quel momento aveva lasciato il suo servizio. La nostra domestica si fece allora coraggio e bussò alla porta indicatale dal giovane. La venne a ricevere una signora di aspetto nobile e venerando, alla quale la ragazza espose l'accaduto. Molte meraviglie fece la signora, non sapendo chi mai avesse potuto dare il suo indirizzo alla ragazza, dal momento che soltanto allora aveva cacciato la cameriera, in seguito ad insolenza ed a cattiva condotta. E mentre si stupiva di sentire che un giovane, sconosciuto ad ambedue, glie l'avesse in quell'occasione diretta, la ragazza, sollevando gli occhi verso un mobile e scorgendovi sopra un ritratto, s'alzò in piedi e disse: - Ecco, o signora, il giovane che mi ha parlato, e per parte del quale io vengo. - A tale assicurazione la gentildonna gettando un grido cadde priva di sensi. Appena ritornata in sè, slanciatasi al collo della povera giovane donna, ed abbracciandola con effusione le disse: - Fin da questo momento io ti considero non già come mia serva, ma come figliuola carissima, poiché è stato mio figlio che perdei da due anni e che senza dubbio deve a te la sua liberazione. Sii adunque la benvenuta, e resta nella mia casa dove insieme pregheremo sempre per tutti coloro che soffrono prima d'entrare nella patria beata! -

Il P. Magnanti, uno dei più fedeli discepoli di san Filippo, divotissimo delle anime del Purgatorio, fra tanti altri favori straordinari da queste ottenuti ebbe anche quello d'esser liberato dagli assassini mentre ritornava da un pellegrinaggio al Santuario di Loreto. Infatti attraversando un folto bosco, incappò nelle mani di questi, e legato ad un albero stava per essere ucciso, quando apparirono sulla sommità della vicina montagna due fanciulli sconosciuti, i quali con alte grida pareva volessero chiamare gli abitanti dei luoghi vicini in soccorso dell'assalito. I briganti che erano in numero di dodici non si sgomentarono per ciò e scaricarono contro i fanciulli le armi, ma questi continuando sempre a gridare s'avanzarono verso il P. Magnanti. A tale vista i malfattori presi da terrore e riconoscendo nel fatto l'intervento divino, si diedero alla fuga. Intanto i due bambini appressatisi al prigioniero, lo sciolsero e sparvero quindi all'istante. Il buon Padre rimasto libero ringraziò di cuore, le anime purganti, che con evidente miracolo l'avean così assistito in quel frangente, e da quel giorno in poi raddoppiò le preghiere ed i suffragi a vantaggio di quelle infelici.

Un bravo soldato ebbe a scampare da certa morte per la protezione delle anime del Purgatorio nel modo seguente. Viveva egli in uno di quei periodi disastrosi del medio evo, nei quali la violenza e la discordia dominando sovrane nelle italiche città, spesso si vedeva scorrere in queste il sangue fraterno. In mezzo a quelle lotte però aveva sempre serbato la pietà ed i buoni costumi imparati da fanciullo, e devotissimo delle anime purganti s'era prefisso di non passar mai dinanzi ad un cimitero senza soffermarvisi a pregare. Un giorno essendosi allontanato alquanto dalla città, una turma di nemici gli si scagliò improvvisamente addosso. Datosi allora alla fuga e correndo per la campagna, arrivò ai piedi d'una muraglia, superata la quale si preparava a continuare la corsa, quando s'avvide di trovarsi nel recinto di un cimitero. Gli venne allora alla mente il pensiero del voto fatto, ed avrebbe voluto inginocchiarsi a pregare, ma un solo istante ch'ei si fosse fermato, sarebbe inevitabilmente perduto. Nondimeno fattosi animo si gettò in ginocchio ai piedi della croce ch'era nel mezzo del cimitero, e mentre recitava il De profundis, sopraggiunsero i nemici, i quali vistolo in quell'atteggiamento e beffandolo come pazzo gli si precipitarono addosso per ucciderlo; ma oh prodigio! una turma di soldati sbuca fuori all'improvviso circonda il devoto milite, lo difende valordamente e pone in fuga i suoi nemici. Così quegli rimasto salvo ringraziò le anime sante d'averlo liberato da sì imminente pericolo e raddoppiò la sua devozione verso di loro (Segala, Triumphus animarum, 3" parte).

Un altro fatto degno di nota è il seguente. Eusebio, duca di Sardegna, vissuto nel secolo XIII, aveva una tenera divozione per le anime del Purgatorio, e non contento di aiutarle con preghiere aveva assegnate le rendite di una delle sue città alla fondazione di pii istituti in suffragio di esse, la qual città veniva perciò chiamata Villadio, ossia città di Dio. Astorgio, re di Sicilia, principe infedele, risolvette d'impadronirsene, ed avendo un esercito di molto superiore a quello del duca di Sardegna non tardò molto ad ottenere quanto desiderava. Alla notizia fatale il pio Eusebio desolato per vedere in tal modo venir meno alle anime purganti tanta sorgente di suffragi, si pose in marcia coi suoi soldati per tentar di riconquistar Villadio, sebbene le sue forze fossero troppo sproporzionate di fronte a quelle del nemico. Mentre però s'inoltrava per la campagna, ecco farglisi incontro una numerosa schiera vestita di bianco e con bianchi stendardi, la quale fermatasi d'un tratto, mandò innanzi gli araldi che gridarono ad alta voce: - Non temete, o fratelli, poichè noi siamo milizie del Re del cielo inviate in vostro soccorso. Chiamate il vostro principe perché venga a colloquio col nostro Duce. - Eusebio allora fattosi innanzi, dopo aver conferito e preso gli ordini del Duce celeste ed unite le schiere a quelle di lui, arrivò sotto le mura della città. Astorgio sgomentato dinanzi a tanto apparato di milizia, abbandonò immediafamente la città senza opporre resistenza veruna. Eusebio volle ringraziare di tanto favore il celeste Comandante, ma questi gli rispose che i suoi soldati erano anime del Purgatorio, liberate mercè i suffragi da lui fatti, che il Signore le aveva inviate per difenderlo in quel frangente, e che continuasse quindi sempre a soccorrerle e fosse sicuro che quante anime libererebbe, altrettanti protettori avrebbe nel cielo (Rossignoli).

Se vediamo le anime del Purgatorio tanto premurose nel soccorrerci nei nostri bisogni temporali, che cosa dovremo dire della sollecitudine con cui ci proteggono nell'ordine spirituale? Disgraziatamente, siccome le necessità dell'anima sono meno visibili di quelle del corpo, ne risulta che molti di questi favori ci passano inosservati; non possiamo negare però che molte buone ispirazioni, molti santi pensieri li dobbiamo alle preghiere di esse. Nell'ora della tentazione, ora terribile in cui soccombendo ci allontaniamo da Dio, in cui la caduta può essere il primo anello di una catena fatale che ci terrà un giorno legati nelle prigioni ardenti dell'Inferno, lo spirito nostro si trova esitante fra la vista del piacere promesso e l'incentivo al peccato; il cielo e la terra sono spettatori di questa lotta, e il divin Salvatore getta sopra di noi uno sguardo di tristezza, mentre il demonio esulta sperando di guadagnare una preda. È quello un momento supremo che decide della vita o della morte di un'anima. Eppure non di rado questa trionfa, e arrivata sull'orlo del precipizio, se ne ritrae riportando una vittoria alla quale possono susseguirne tante altre che valgano a condurla in Paradiso. Ebbene, in quel momento di esitazione spesso dal Purgatorio s'innalza a Dio l'umile preghiera di un'anima: De profundis clamavi ad te, Domine! la quale facendo scendere dal cielo la sovrabbondanza della grazia, arreca forza e vittoria al combattente. – Oh! quant'è mai ammirabile il mistero della comunione dei Santi! Quale stupendo spettacolo, dice il conte De Maistre, è quello di vedere un'immensa città di anime, coi suoi tre ordini, continuamente in rapporto fra loro e dove il mondo che combatte porge la mano a quello che soffre, ed afferra l'altra del mondo che trionfai. L'eternità dei secoli non basterebbe per ammirare quest'azione sublime che le anime esercitano scambievolmente in forza di sì bel vincolo. Specialmente nell'ora estrema della morte in cui la lotta è più accanita e decisiva, le anime del Purgatorio accorrono in soccorso dei loro benefattori. Citammo altrove un fatto riportato a questo proposito dal Baronio; qui ne riferiremo un altro ancor più strepitoso per le circostanze che lo accompagnano. (Segala, Triumphus animar., Il pars, cap. 22, n. I).

Nella Bretagna un fervente cattolico che fra le altre virtù aveva avuto quella di una grande carità verso i defunti, ammalatosi gravemente ricevette i conforti della religione. Il rettore della chiesa vicina, chiamato per amministrarglieli, trovandosi in quel momento impedito, inviò il suo vicario, il quale dopo aver adempiuto la sua missione, se ne tornava alla parrocchia, quando giunto presso l'attiguo cimitero, si sentì arrestato da una forza invisibile che gli impediva di muovere un sol passo. Guardò egli sgomentato intorno a sè, e vide dinanzi ai suoi occhi rinnovarsi un fatto simile alla visione d'Ezechiele; imperocchè la chiesa ch'egli poc'anzi ricordava d'aver lasciato chiusa, aveva le porte spalancate, i ceri ardevano in fondo al santuario, ed una voce che partiva dall'altare gridava: - Ossa aride, ascoltate la parola del Signore. Sargete, o morti, e venite a pregare pel vostro benefattore or ora spirato. - Nello stesso tempo un gran fracasso giunse ai suoi orecchi: le ossa s'agitavano in fondo alle tombe e si urtavano le une contro le altre con lugubre cadenza; uscirono indi i defunti dai sepolcri, e dispostisi processionalmente si avviarono al coro, dove seduti sugli stalli incominciarono con flebili voci a cantare l'Uffizio dei morti; finito il quale rientrarono nelle loro tombe, i ceri dell'altare si spensero e tutto cadde nel più profondo silenzio. Il vicario tutto tremante e spaventato corse a casa, e raccontato al parroco quanto aveva visto, questi rifiutò di credervi ascrivendo tutto ad effetto d'immaginazione alterata, e soggiunse che almeno bisognava assicurarsi se il malato fosse realmente morto. Ma ben presto fu tolto di dubbio, poichè un messo venne ad arrecargli la nuova. Il vicario rimase cosa gommosso da questo fatto, che si ritirò nel monastero di S. Martino in Tours, di cui più tardi fu eletto priore per la vita santissima che vi menava, raccontando poi a tutti colle lacrime agli occhi a particolari di questa prodigiosa storia. - Nella vita poi di motti Santi si legge che al loro letto di morte accorsero anime ormai beate, liberate dal Purgatorio dalle loro preghiere, per condurli all'eterna beatitudine. - Aiutiamo quindi generosamente quelle infelici penanti colle nostre preghiere, con elemosine e con penitenze, ed allora saremo sicuri della loro assistenza efficace in vita ed in punto di morte.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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