Il Purgatorio

Il Purgatorio nella rivelazione dei santi - Capitolo XII: LE ANIME DEL PURGATORIO E LA CHIESA MILITANTE




Le apparizioni dei morti

Considerate le relazioni fra la Chiesa trionfante e le anime del Purgatorio, ci resta da prendere in esame le relazioni che passano fra queste e la Chiesa militante. E prima di tutto ci domandiamo se le anime dei trapassati possano o no manifestarsi ai viventi.

L'anima separata non può manifestarsi ai viventi e parlare con loro, semplicemente perchè non ha nessun potere nella materia corporea. Tuttavia Iddio può permettere che, per puro miracolo, le anime dei trapassati si manifestino ai viventi, per un fine utile e principalmente per manifestare qualche verità (Confr. Tanquerey : Synopsis Theol. Dogm. Vol. III - De Novissimis).

Tralasciamo di fermarci sull'aspetto speculativo della questione per passare all'aspetto pratico, affermando senz'altro che apparizioni di anime si sono avute, nel corso dei secoli. Abbiamo dalla nostra parte il consenso unanime di tutti i popoli, si hanno fatti antichi e recenti scientificamente inoppugnabili, e si hanno le rivelazioni avute dai Santi. In ordine al nostro lavoro solo queste ultime ci interessano, e quindi citiamo senz'altro quanto accadde, in proposito, più di una volta, a S. Tommaso d'Aquino, testimone superiore a qualsiasi sospetto. Mentr'egli era lettore di S. Teologia nell'Università di Parigi, vide un giorno comparirsi davanti l'anima di sua sorella morta in quei dì nel convento di Capua dov'era Abbadessa, manifestandogli di soffrire atrocemente per alcune mancanze commesse contro la regola, e raccomandandosi alle preghiere di lui. Il Santo le promise che lo avrebbe fatto; e mantenne la parola. Qualche tempo dopo essendo stato inviato a Roma da' suoi superiori, vide apparire di nuovo quell'anima a lui cara non più penante come la prima volta, ma sfolgorante di gloria, la quale ringraziandolo dei suffragi da lui fatti, gli annunziò che questi avevano affrettata la sua liberazione. Il Santo avendo voluto in quell'occasione interrogare la defunta sullo stato di due suoi fratelli morti poco tempo prima, essa gli rispose che Arnoldo era già in cielo in un alto grado di gloria, per aver difeso la Chiesa e il Pontefice contro le empie aggressioni dell'imperatore Federico, ma che Ludolfo trovavasi ancora in Purgatorio, dove molto soffriva perché niuno pensava a suffragarlo. Soggiunse poi: - A te, mio caro fratello, è preparato un gran bel posto in Paradiso in premio di quanto hai fatto e lavorato per la Chiesa. Affrettati però di dar l'ultima mano ai tuoi lavori, perchè fra poco dovirai venire a raggiungerci. - Questa predizione non tardò molto a verificarsi. Poiché sappiamo dalla storia che il Santo poco tempo dopo mori. - Un'altra volta lo stesso Santo, stando in orazione nella chiesa di S. Domenico a Napoli, vide venirsi davanti frà Romano, religioso del suo Ordine, che gli era succeduto a Parigi nel posto di lettore di teologia. Il Santo che ne ignorava la morte, credendo che fosse giunto colà dalla Francia, gli domandò notizie della sua salute e i motivi del suo viaggio. Ma quegli sorridendo gli rispose che non si trovava più sulla terra, e che morto improvvisamente, dopo aver passato quindici giorni in Purgatorio, si trovava ora per misericordia di Dio in possesso della gloria celeste, e che veniva per ordine del Signore ad incoraggiarlo nei suoi lavori. Avendogli allora domandato Tommaso se si trovasse in istato di grazia: - Si, fratel mio, rispose il defunto, e sappi anzi che le tue opere sono a Dio molto accette. - Incoraggiato da questa nuova, il sommo teologo volle in quell'occasione indagare alcuni misteri della scienza sacra ed in particolare quello della visione beatifica, ma il defunto dopo avergli risposto col versetto del Salmo: Sicut audivimus, sic widinvus in civitate Dei nostri, disparve.

Un altro esempio d'epoca più recente, lo troviamo registrato nella vita del ven. Pinzeni, amico intimo di S. Carlo Borromeo e arciprete d'Arona. - Durante la famosa peste che mietè tante vittime nella diocesi di Milano, questo santo arciprete non contento delle immense fatiche sostenute per soccorrere gl'infelici assaliti dal fiero morbo, arrivò persino a scavare da se stesso le fosse per seppellirvi i cadaveri che il timore e lo sgomento generale lasciava insepolti. Cessata quella calamità, mentre una sera passava vicino al cimitero in compagnia del governatore di Arona, fu all'improvviso colpito da una straordinaria visione, dsservò una lunga fila di morti che uscendo dalle loro tombe s'incamminavano verso la chiesa. Non credendo ai propri occhi si rivolse al suo compagno, il quale stupefatto, stava anch'egli rimirando lo stesso spettacolo, ed avuta da lui assicurazione della realtà di quanto accadeva, ed accertato che fossero quelle le vittime della peste che in tal modo volevano far loro comprendere il bisogno che avevano di suffragi, dingendosi subito verso la parrocchia fece suonar le campane, e convocati i parrocchiani, per tutta la notte innalzò al cielo ferventi preghiere per quelle anime, facendo la mattina dipoi celebrare in loro suffragio una Messa solenne. - Questo fatto del quale furono spettatori personaggi, la cui elevatezza di spirito esclude ogni pericolo di illusione ci sembra più che sufficiente a comprovare la verità di quanto abbiamo sopra asserito, che manifestazioni di anime si sono avute di fatto.

Ora dovremmo trattare del modo di queste apparizioni, ed esporre le molte opinioni che si hanno dai dottori a questo proposito. Tratteremmo volentieri questo argomento se ci fosse dato di far della scienza anziché nelle chiacchiere, ma dal momento che ciò non è possibile, passiamo oltre chinandoci dinanzi ai segreti divini, tanto più che la questione è di nessuna importanza pratica. Conosciuto che Iddio può permettere alle anime dei trapassati di rivelarsi, siamo in possesso di una verità che ci interessa. Il modo di queste apparizioni, i mezzi di cui può servirsi Iddio, le circostanze intrinseche di queste apparizioni medesime, sono cose che non ci interessano affatto.

I morti e lo spiritismo

Mentre invece una cosa dobbiamo chiarire: se si possono evocare le anime dei trapassati mediante lo spiritismo. Premettiamo che ai dì nostri lo spiritismo ha segnato enormi regressi e grande luce si è fatta sulle cause naturali dei fenomeni così detti spiritici. « Il Padre Zacchi, il P. Thurston, il Mariatti, il P. De Heredia, il P. Mainage, lo Spesz e in parte il P. Roure e molti altri, tendono a spiegare i fenomeni medianici attraverso la teoria naturalistica. Gli spiriti e i morti, dicono costoro, non hanno nulla a che fare con lo spiritismo. Moltissime delle manifestazioni medianiche sono effetto di forze latenti, sconosciute o ancora poco note alla scienza. Il P. De Heredia, gesuita, prospetta questa interpretazione, perchè è riuscito a riprodurre in condizioni normali, quasi tutti i fenomeni spiritici. Tale dottrina tende oggi a sostituire le altre due (del trucco completo e dell'intervento diabolico). Che se anche non riesce a spiegare tutti ì fenomeni, ha però buon fondamento scientifico ed è comprovata da molte esperienze » (Dott. R. Santilli, Spiritismo, Firenze, 1941, pag. 36).

Tuttavia, siccome siamo tuttora nel campo del mistero, alla domanda se siano le anime dei morti che si manifestano nelle sedute spiritiche, rispondiamo di no. «Fino ad ora - scriveva ai suoi tempi il Prof. Morselli - è penoso a dirsi, ma lo spiritismo è stato un vero vampiro dell'umanità sofferente. Nonostante tutte le sue nobili proposte di elevatezza morale, di solidarietà, di teofilantropismo, di spiritualismo sociale ed etico ecc., esso non ha fatto che sfruttare il male e comprare o vendere il dolore » (Morselli, Spsicologia e Spiritismo, Torino 1908, vol. I, pag. 114).

Il Prof. Antonelli, dopo aver esposto una lunga serie di fatti spesso immorali, nefandi, empi, blasfemi, ridicoli, villani, si domanda se codesti fenomeni si possano mai attribuire alle anime dei trapassati. Lo stato dell'oltre tomba in questo caso non sarebbe mille volte peggiore dello stato di vita, perchè occupazione dell'anima, separata dal corpo, sarebbe l'inganno, il suggerire cattive dottrine, spingere al male, vessare i viventi, inveire contro la religione, volere un culto religioso satanico? » (Antonelli, Lo spiritismo, Roma 1907, pag. 145). E continua poi l'illustre autore: « La ragione inoltre ci persuade, che non possono essere le anime dei morti, che prendono parte a tutte le puerilità ed empietà dello spiritismo; la ragione non può ammettere, che esse stiano sempre dovunque a nostra disposizione, si sottomettano a soddisfare la nostra curiosità e a produrre fenomeni spiritici. La nostra anima sente in sé qualche cosa, che la fa aspirare ad un bene stabile, che non è in questa vita, la nostra mente si agita in cerca di qualche cosa sublime, che appaghi la smania di sapere e la riempia di verità; il nostro cuore è fatto per amare, e nelle rivelazioni degli spiriti non trova che cose abiette, che il ridicolo, che la contradizione, l'empietà. Che il nostro spirito, liberato dall'involucro di carne, cui è unito in questo mondo materiale, debba purificarsi in successive vite, negli astri o in altri esseri, compiendo una metempsicosi più ò meno lunga, e in questo tempo sia condannato al tormento degli altri e dell'altrui depravazione, è un pensiero che si ribella terribile alla nostra mente e al nostro cuore, che scuote e annienta le più belle e consolanti speranze e aspirazioni della nostra coscienza, che ci rende migliore il non essere. Il nostro cuore non può contentarsi di un avvenire d'oltre tomba che avvilisce la dignità del nostro spirito, che ci rende cattivi, maligni, pervertitori, che soffoca quanto di più nobile ed elevato vi ha nel nostro essere ».

A tutto questo dobbiamo aggiungere, ed è importantissimo, l'insegnamento della Tradizione cattolica, secondo la quale i morti non possono manifestarsi ai viventi, se non in seguito ad uno speciale permesso di Dio, e ciò è un vero miracolo, che non avviene che raramente e per fini nobili. Questo va detto per le anime dei beati, per le anime del Purgatorio e per quelle dei dannati. Che le anime dei beati, come quelle del Purgatorio, si manifestino in sedute medianiche, proibite dalla Chiesa; nelle quali si bestemmia Iddio, si oltraggia la verità e il pudore, si offendono i presenti, è cosa che in nessun modo possiamo ammettere. Abbiamo veduto nei precedenti capitoli le apparizioni delle anime del Purgatorio e le circostanze che l'accompagnano, abbiamo passato in esame molte rivelazioni, che ci interessavano, ma non abbiamo trovato nulla che rassomigli, sia pur lontanamente, a quanto accade nelle tornate spiritiche. E neanche possiamo concedere che siano i dannati a rispondere alle richieste dei mediums. Le vite dei Santi registrano veramente apparizioni di anime dannate: basta leggere la vita di S. Teresa, di S. Francesca Romana, di S. Antonio, del venerabile Nicola de la Roche, di S. Bruno, fondatore dei Certosini. Quest'ultimo si convertì proprio in seguito all'apparizione di un dannato, mentre nella chiesa gli si facevano le esequie. E sono caratterizzate, queste apparizioni, da fiamme, da tumulti, da bestemmie, da voci di terrore, da espressioni di odio e di vendetta. Tuttavia dai dati che possediamo dobbiamo rilevare che Iddio le permette assai di rado e soltanto per fini superiori, come son quelli di istruire, di correggere, di ammonire i viventi e di incamminarli, attraverso allo spavento, per la via della conversione.

Avviene spesso - scrive S. Tommaso, appoggiandosi all'autorità di S. Agostino e di S. Giovanni Crisostomo - che i demoni fingono di essere le anime dei morti, per confermare i pagani - e nel caso nostro i cristiani dimentichi del loro carattere - nei loro errori e guadagnare la loro fede (S. Tommaso, P. r. Quest. 89,- a. 8 ad. a). Soltanto per un miracolo i morti possono entrare in comunicazione coi vivi. Ora nessuno di noi vorrà ammettere che Iddio si compiaccia di compiere altrettanti miracoli quante sono le richieste del più capriccioso dei mediums.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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