Il Purgatorio

Il Purgatorio nella rivelazione dei santi - Capitolo IV: I PECCATI E LE LORO PENE




Una visione di S. M. Maddalena de' Pazzi Se dalle considerazioni generali fin qui esposte sul rigore delle pene del Purgatorio, noi passiamo ad esaminare particolarmente le pene proprie a ciascun peccato, non potremo aver guida migliore delle rivelazioni di santa Maria Maddalena de' Pazzi, la quale fra tutte le Sante canonizzate dalla Chiesa è quella che, dopo santa Francesca Romana, ci ha lasciato la descrizione più minuziosa, e per così dire, la più esatta topografia del Purgatorio. Una sera mentr'ella insieme con alcune suore passeggiava nel giardino del monastero, fu all'improvviso rapita in estasi ed intesa gridare più volte: - Sì ne farò il giro, sì ne farò il giro. - Colle quali parole voleva acconsentire all'invito che dal suo Angelo custode le veniva fatto di visitare il Purgatorio. Così le sue consorelle la videro con ammirazione e terrore intraprendere quel doloroso viaggio di cui, cessata poi l'estasi, scrisse una splendida narrazione: - Per due ore continue fu veduta girare intorno al vasto giardino del monastero fermandosi con attenzione a considerare quanto probabilmente le veniva mostrato dall'Angelo, spesso torcendosi le mani dalla commiserazione e divenendo pallidissima in viso. Inoltravasi colla persona curva verso terra e come schiacciata sotto un pesantissimo fardello, dando sì manifesti segni di orrore, che solo a guardarla faceva paura. Le consorelle la seguivano ascoltando con pia avidità le esclamazioni di terrore o di compassione che le sfuggivano di tratto in tratto. Talora si sentiva gridare: - Oh che pena! Misericordia, mio Dio, misericordia! Sangue prezioso del mio Salvatore, scendete su queste anime e liberatele dai loro spasimi. Povere anime quanto soffrite! eppure vi vedo ilari e contente fra i vostri tormenti! Eppure vi è ancora chi soffre di più! - Una volta esclamò: - Come vorrei non rimirar da vicino quelle povere tormentate! - Nondimeno dovette obbedire e discendere eziandio in altri abissi. Ma dopo aver fatto alcuni passi eccola fermarsi ad un tratto spaventata e tremante e mandando alte grida esclamare: - Come! Sacerdoti e religiosi in questo luogo sì orribile! Ah! mio Dio, mio Dio, come li veggo tormentati! - E l'orrore e il tremito che agitava il suo corpo dava a conoscere l'intensità delle sofferenze che in quel momento contemplava.

Uscita dal carcere dei sacerdoti traversò luoghi meno lugubri ed andò in quello delle anime semplici, dei bambini e di coloro, le cui colpe sono attenuate dall'ignoranza. Là non v'era che ghiaccio e fuoco, e le anime passavano alternativamente dall'uno all'altro. Ivi la Santa riconoscendo l'anima del suo fratello morto poco prima, fu intesa gridare: - Povera anima del fratello mio, quanto soffri! eppure te ne consoli: bruci eppur sei contenta, perchè sai che queste pene sono strada alla felicità. - Fatti altri passi ancora, fece capire che stava contemplando anime assai più infelici, e gridò: - Ahimè quanto è orribile questo luogo! Come e pieno di schifosi demoni e di incredibili tormenti! Chi sono mai, o mio Dio, questi infelici tormentati? Oh! come li vedo trafitti da punte d'aghi acutissimi e quasi fatti a brani! - Allora le fu risposto che quelle erano le anime di coloro che in vita avevano cercato di piacere agli altri ed avevano talvolta peccato di ipocrisia. Ancora più innanzi vide una turba spinta verso un dato luogo e quasi schiacciata sotto un enorme peso, e capì per rivelazione che quelle erano le anime impazienti e disobbedienti. Mentre le guardava, faceva gesti svariatissimi, ora chinando il capo fino a terra, ora fissando l'occhio atterrito su qualche punto, ora sospirando con atteggiamienti di profonda compassione.

Dopo un pò di tempo sembrò anche più afflitta, ed emise un grido di spavento: entrava allora nella carcere dei bugiardi. Dopo averla attentamente osservata, disse ad alta voce che i bugiardi stanno in un luogo vicinissimo all'Inferno, che grandi sono le loro pene e che nella loro bocca viene versato piombo fuso, mentre stanno immersi in uno stagno ghiacciato, così che bruciano e gelano al tempo stesso. Arrivata poi alla prigione di coloro che peccarono per troppa fragilità, gridò: - Ahimè! m'ingannai credendovi insieme a coloro che peccarono per ignoranza, giacchè vi vedo bruciare in un fuoco assai più ardente. - Più lontano riconobbe gli avari che si liquefanno come il piombo nella fornace. Quindi passò tra coloro che sono debitori alla divina giustizia per i peccati d'impudicizia, perdonati, ma non abbastanza espiati in vita. La loro prigione era talmente sudicia e fetente, che solo a vederla da lungi chiudeva il cuore. La Santa passò oltre senza dire parola, ma alla fine del suo doloroso pellegrinaggio fu intesa gridare: - Ditemi, o mio Signore Gesù, quale sia stata la vostra sublime intenzione nello svelarmi pene così orribili. Forse per appagare il mio desiderio di sapere dove fosse l'anima del mio fratello, o per spingermi a pregare di più per le anime del Purgatorio?... No ora comprendo: voi avete voluto così, onde conoscessi meglio la vostra immacolata purezza!

Dal carcere degli impudici, la Santa passò a quello degli ambiziosi e superbi, i quali soffrono acerbamente in mezzo a foltissime tenebre. - Miseri, disse, costoro, che per aver voluto elevarsi sugli altri, sono ora condannati a vivere in tanta oscurità! - Vide poi le anime di quelli che, ingrati verso Dio e duri di cuore, non hanno mai conosciuto cosa volesse dire amare il loro Creatore, Redentore e Padre. Costoro sono immersi in un lago di piombo fuso, in pena di aver fatto rimanere sterili con la loro ingratitudine le sorgenti della grazia. Finalmente in un'ultima prigione le furono mostrate quelle anime che pur non avendo avuto in vita alcun vizio particolare, si macchiarono di tanti piccoli falli, ed osservò che per pena dovevano subire tutti i castighi propri ai vizi stessi, ma in piccola proporzione.

Dopo due ore di sì penoso e duro pellegrinaggio, la Santa ritornò in sè, ma in tale stato di debolezza e di prostrazione morale, che le occorsero parecchi giorni per rimettersi dall'impressione del terribile spettacolo che aveva avuto sott'occhi.

Tali particolarità sul Purgatorio, che troviamo nella vita di S. M. Maddalena de' Pazzi, le ritroviamo nelle rivelazioni di molti altri Santi, che con le anime purganti ebbero particolare relazione.

Nella vita di S. Bernardino da Siena (Bollandisti, Vita S. Bernardini Sen., 20 Maji, in Supplemento) si legge il fatto seguente. Un giovanetto, morto all'età di undici anni, mentre gli si facevano i funerali, per la preghiera di San Bernardino si scosse come da un sonno profondo e postosi a raccontare quel che aveva veduto nell'altra vita, descrisse con straziante precisione i tormenti dei dannati nell'Inferno, raccontò quindi le gioie ineffabili dei beati in Paradiso e le pene delle povere anime del Purgatorio. A proposito di queste ultime, descrisse le precise particolarità che si trovano nelle rivelazioni di quei Santi, i quali, come S. M. Maddalena de' Pazzi, S. Francesca Romana o la venerabile Maria Francesca del Sacramento, ebbero particolarmente a cuore la causa delle anime purganti.

Nella vita del P. Nicola Zucchi della Compagnia di Gesù troviamo raccontato quanto segue.

Un cavaliere desiderava in matrimonio una nobile fanciulla romana, la quale dietro consiglio del P. Zucchi, suo confessore; aveva fatto voto a Dio della sua verginità, ed osava importunarla con le sue sollecitazioni persino nel santo asilo dove ella aveva ricoverato la sua innocenza. Un giorno il P. Zucchi, incontratolo per una strada di Roma, lo rimproverò aspramente per l'indegnità della sua condotta, minacciandolo di tutto il rigore dei castighi divini, ma inutilmente. Quindici giorni dopo il cavaliere morì, e dopo qualche tempo la novizia s'intese un giorno tirar per le vesti, e udì una voce chele disse: - Venga al parlatorio. - Ella vi andò, e veduto un uomo che ivi passeggiava, gli chiese ansiosamente chi fosse, cosa fosse venuto a fare a quell'ora, e che cosa volesse da lei. Allora quegli, senza nulla rispondere, le si fermò davanti, sicchè essa ben lo riconobbe per quel cavaliere suo amante. A questo punto costui, aperto il mantello in cui era avvolto, le fece vedere delle catene di ferro, delle quali alcune gli pendevano dal collo, altre gli stringevano i polsi, ed altre le gambe sotto le ginocchia: castigo ben meritato da chi aveva voluto incatenare una sposa di Cristo con amore profano. Quindi il cavaliere disse con voce lugubre: - Pregate per me - e disparve.

Pene particolari

Adesso entriamo ancora più addentro nelle particolarità di tante sofferenze, e non contenti di questo, per dir così, panorama generale delle pene del Purgatorio, audíamo nelle rivelazioni dei Santi le pene speciali inflitte dalla gìustizia di Dio a quei falli, che la maestà sua ha più particolarmente in orrore.

Fra codeste mancanze Iddio punisce molto severamente la vanità. Citeremo qui due esempi che vorremmo facessero rinsavire tanta frivola gioventù che consuma il tempo in acconciarsi ed abbellirsi per piacere in questa vita, accumulandosi tormenti inauditi per l'altra. Il primo è tratto dalle rivelazioni di santa Brigida (lib. VI, capo 52), la quale, in una delle estasi che le discoprirono il Purgatorio, osservò fra le altre una fanciulla di alto lignaggio, che le fece conoscere quanto penasse in espiazione dei suoi peccati di vanità. Quel capo, che con tanta cura aveva coltivato, era divorato all'interno e all'esterno da fiamme cocentissime; quelle spalle e quelle braccia, che tante volte aveva amato di portar denudate, erano strette da catena di ferro rovente; i piedi si agili nella danza erano avvinghiati e morsi da vipere, che li insozzavano colla loro bava immonda; tutte le membra, che in vita, era solita di sopracaricare di monili, di gioie, di perle, di fiori; erano torturate da spaventevoli pene. E andava gridando: - Madre mia, madre mia, quanto sei colpevole verso di me! La tua soverchia indulgenza, peggiore dll'odio più atroce che tu avessi potuto portarmi, mi ha fatto precipitare ìn queste orribili pene! Tu mi conducevi alle feste, ai balli, agli spettacoli, a tutte le riunioni mondane che sono la rovina dell'anima e per le quali ora soffro miseramente, e quantunque talvolta mi consigliassi preghiere ed atti di virtù, questi si trovaron sempre superati e quasi perduti per i sollazzi e le compiacenze che io mi prendeva nella vita.

Nondimeno rendo grazie infinite al mio Dio perchè non permise la mia eterna dannazione. Prima di morire, presa da pentimento, mi confessai, e quantunque lo facessi in considerazione delle pene che mi potevano essere riservate nel l'altro mondo, e quindi la mia confessione non fosse valida, nel momento però d'entrare in agonia mi ricordai della dolorosa passione del Salvatore, e potei così formare un atto di vera contrizione, promettendo, se ne avessi avuto tempo, di riparare colla penitenza alle mie colpe. - Lo storico soggiunge che la Santa avendo raccontato l'apparizione ad una cugina della defunta, l'impressione da questa riportata fu tale, che rinunziato alle vane lusinghe del secolo, si rinchiuse in un monastero di austerissima penitenza, dove santamente visse e morì.

Il secondo esempio è tratto dalla vita della beata Maria Villani, scritta dal padre Maschi (lib. II, capo 5). - Mentre un giorno questa serva di Dio pregava per le anime del Purgatorio, fu condotta in ispirito nel luogo delle lor pene, e fra tutte quelle infelici sofferenti ne vide una tormentata più delle altre da orribili fiamme che da cima a pie' ravvolgendola, la consumavano continuamente. Interrogata dalla Serva di Dio sul perchè di tanto soffrire, e se avesse mai un momento di tregua fra quelle sofferenze, rispose: - Già da molto tempo mi trovo qui a scontare severamente, le mie vanità passate e il lusso scandaloso in cui vissi, ma fino ad ora non ottenni mai il benché minimo sollievo, avendo il Signore permesso nella sua giustizia che io fossi completamente dimenticata dai miei parenti, dai miei figlie dai miei amici, perché quando ero in vita, tutta dedita alle vanità del mondo, alle feste e ai piaceri, assai di rado pensavo a Dio e ai doveri del mio stato. Così ora Iddio permette che sia dimenticata da tutti. - E ciò detto disparve. L'altro grave peccato che Iddio odia e punisce orribilmente è lo scandalo. « Maledetto colui per cui viene lo scandalo» disse il Maestro. « Se il tuo occhio ti scandalizza cavatelo e gettalo via da te; è meglio entrare nella vita eterna con un solo occhio, o con un sol piede, che andare all'Inferno con ambedue ».

Un pittore di fama e buon cristiano; essendosi lasciato trascinare per qualche tempo dal cattivo esempio, aveva dipinto dei quadri sconci. Se ne era poi pentito e si era dato esclusivamente alla pittura sacra. L'ultimo suo lavoro fu un bellissimo dipinto in un Convento di Carmelitani Scalzi; terminato il quale, essendo stato colto da mortale, malattia, chiese in grazia al priore di essere sepolto nella chiesa del convento, lasciando alla comunità il prezzo assai alto della sua opera col patto che dai religiosi fossero celebrate altrettante Messe in suo suffragio. Era morto da pochi giorni nel bacio del Signore, quando un frate rimasto in coro dopo mattutino, se lo vide comparire tutto piangente e dibattendosi fra le fiamme. Sbalordito a tal vista, gli domandò se fosse veramente egli il buon pittore morto, poco prima, e perché lo vedesse ridotto in sì misero stato. - Allorchè resi l'anima a Dio, rispose il defunto, mi trovai al suo divin tribunale circondato da molte persone, le quali deponevano a mio svantaggio, perchè eccitate in vita a malvagi pensieri ad impuri desideri da un quadro osceno da me dipinto, erano state condannate al Purgatorio; ma quel che più mi atterrì si fu il vederne uscire altre dall'Inferno, gridando, che poiché io ero stato causa della loro eterna rovina, era giusto che subissi lo stesso loro castigo. Per buona sorte accorsero dal cielo molti Santi a prender le mie difese, dimostrando il divin Giudice come quello fosse stato un lavoro di mia gioventù inesperta, compensato da tanti altri che avevano servito di edificazione a moltissime anime. Fui salvo allora dalla pena eterna, ma condannato bensì a soffrire tra queste fiamme, finchè quella maledetta pittura sia bruciata e non possa più dare scandalo ad alcuno. Vi prego adunque, mio buon Padre, di recarvi dal proprietario del quadro, e dirgli in quale stato io mi trovi per aver ceduto alle sue premure, supplicandolo da parte mia a disfarsi di quella pittura, gettandola immediatamente alle fiamme. Che se rifiutasse, guai a lui! In prova di quanto dico e in punizione del suo delitto annunziategli poi che fra, poco perderà i suoi due figli, e qualora mancasse di ubbidire agli ordini divini, egli stesso perirà di morte prematura. - Il possessore del quadro, sapute tali cose, tosto lo bruciò; tuttavia in meno di un mese vide morire i due suoi figli, per il quale castigo fu preso da tanto dolore, che passa il resto della sua vita nel far penitenza del fallo commesso coll'ordinare e conservare quella pittura scandalosa. (Vedi: Rossignoli, Meraviglie del Purgatorio, lib. IV, cap. 9).

Altra colpa alla quale Dio riserba severa punizione sono i discorsi vani. Si quis in verbo non offendit, hic perfectus est vir (Iac. 3, z), disse l'apostolo S. Giacomo e ben a ragione, poichè la lingua è fomite di iniquità. Senza parlare delle bestemmie, dei propositi licenziosi, delle maldicenze e calunnie, chi non ha da rimproverarsi tante e poi tante di quelle parole vane e leggere, delle quali il divin Maestro ha detto che ci domanderà conto nel giorno del giudizio? L'esempio che qui sotto riferiamo dovrebbe far riflettere quei faceti, maldicenti per professione, i quali occupano il posto d'onore nelle conversazioni mondane e son sempre pronti a far ridere gli altri a spese del prossimo. L'abate Durando, priore di un monastero di benedettini, indi Vescovo di Tolosa; era uomo di rara pietà, di singolare mortificazione e pieno di zelo pel suo spirituale avanzamento; però amava troppo lo scherzo e non sapeva frenare abbastanza la lingua. Fin da quando era semplice monaco, il suo abate Ugo lo aveva parecchie volte ammonito, predicendogli che se non si fosse emendato di questo difetto ne avrebbe avuto a soffrire molto in Purgatorio, ma egli non diede troppo ascolto a questo avviso e proseguì anche da vescovo a dire facezie e scherzi in abbondanza. Dopo morto però si vide quanto fosse giusta la predizione dell'abate Ugo, poichè apparso Durando ad un religioso suo amico lo pregò vivamente d'intercedere per lui, che trovavasi martoriato in Purgatorio da strazi acutissími a cagione dell'intemperanza usata nel parlare a carico altrui. Radunatisi allora tutti quei monaci, si stabilì che l'intera comunità avrebbe osservato per otto giorni un rigoroso silenzio in suffragio di quell'anima penante. Ma ecco in capo a questo tempo comparire di nuovo il defunto e lamentarsi, perchè uno dei monaci essendo venuto meno alla promessa del silenzio, era riuscito sterile per la sua liberazione il frutto di quel suffragio. Si ripeté allora dalla comunità la pia mortificazione, la quale, essendo stata osservata fedelmente da tutti, meritò al defunto vescovo Durando la liberazione dalle pene del Purgatorio.

Quanto al peccato della menzogna, abbiamo già veduto dalla rivelazione di S. Maria Maddalena de' Pazzi come sia punito in modo singolarmente terribile, poiché Iddio, eterna Verità, ha in orrore la bugìa. In molte apparizioni noi vediamo le povere anime raccomandarci di astenerci dalla menzogna, e dichiarare che all'altro mondo quelle che da taluni si considerano come cose da poco o semplici esagerazioni sono severamente punite.

Raccomandano parimente quelle anime sante di astenersi dal fare i voti alla leggera e quando siano fatti, di osservarli scrupolosamente, poiché la giustizia di Dio è inesorabile. Sul qual proposito voglio qui raccontare il seguente fatto, tratto dalla vita del venerabile Dionigi Cartusiano. - Questo santo religioso stava assistendo un novizio moribondo, il quale parecchi anni prima avendo fatto voto di recitare per due volte l'intero Salterio e non avendo poi adempiuto mai la sua promessa, si trovava molto perplesso sul letto di morte, paventando la severità dei divini giudizi. Allora Dionigi per incoraggiarlo e consolarlo in quei momenti supremi, gli promise che avrebbe soddisfatto a quell'obbligo in vece sua, ma, così forse permettendo la giustizia di Dio, dopo la morte del novizio il buon Padre dimenticò anch'egli la promessa, mentre intanto quello sventurato era trattenuto fra le fiamme del Purgatorio. Un giorno finalmente avendogli Iddio concesso di comparire a Dionigi per ricordargli l'impegno preso, il defunto mostrandosegli tutto mesto e addolorato, pronunziò sospirando queste due parole: - Pietà, pietà! - Stupito e desolato allora della sua dimenticanza, il buon Padre voleva spiegare a quell'anima la causa di tanto oblìo, ma il defunto con voce supplichevole gridò: - Ohimè! se voi soffriste la millesima parte de' miei tormenti non ammettereste scusa di sorta, anche se in apparenza legittima, e in quest'istante medesimo soddisfereste all'obbligo contratto in mio nome dinanzi a Dio. - E così dicendo scomparve.

Bisognerebbe che gli uomini del mondo, la cui vita molle e sensuale non è altro che una catena continua di peccati, pensassero per qualche momento alla penitenza che dovranno fare nell'altra vita, prescindendo dal grave pericolo di dannazione al quale espongono la loro anima. La venerabile suor Francesca di Pamplona, celebre per le sue visioni sul Purgatorio, vide una volta un uomo di mondo, il quale del resto era stato un buon cristiano, condannato a penare lunghi anni in Purgatorio, per aver desiderato troppo i comodi della vita. La causa di così gravi e lunghe pene è che in mezzo ad una vita dissipata e mondana è impossibile non commettere una gran moltitudine di difetti, i quali non venendo cancellati dalla penitenza, accumulano un debito enorme davanti al tribunale di Dio, e così quello che avremmo potuto scontare facilmente in questa vita con qualche mortificazione o penitenza od opera buona, bisognerà pagare nell'altra vita inevitabilmente con un lungo Purgatorio.

Lo scrupolo non è un peccato di per sè, ma siccome disgraziatamente ne fa commettere molti alle anime per il troppo attaccamento alla propria volontà e per l'orgoglio di cui è quasi sempre figlio, perciò è punito da Dio molto severamente. La suddetta suor Francesca da Pamplona vide molte anime straordinariamente scrupolose essere tormentate in Purgatorio da dubbi, da oscurità e da incertezze. La tiepidezza ha pure la sua punizione in Purgatorio. Santa Maria Maddalena de' Pazzi, mentre un giorno pregava dinanzi al santissimo Sacramento, vide uscir di sotterra l'anima d'una religiosa, la quale avendo avuto l'unico difetto di omettere talvolta la comunione nei giorni stabiliti dalla regola, era coperta in punizione da un manto di fuoco, di sotto al quale mostravasi una veste candidissima, ed osservò che avvicinandosi all'altare con gran rispetto fece una profonda genuflessione passando dinanzi al santo tabernacolo; e la rimase un'ora in adorazione. Maddalena conobbe poi per rivelazione che quell'anima, in pena della sua tiepidezza nel ricevere la santa Eucaristia, era condannata a venire ogni giorno ad adorare la sacra Ostia con quel mantello di fuoco, per compensare così le sue passate freddezze; e che la veste bianca che la difendeva in parte da quel tormento significava la ricompensa dovuta alla sua perfetta verginità. Continuò per vario tempo quell'anima in tale quotidiana adorazione, finchè le preghiere della Santa, unite alla propria espiazione, la condussero in Paradiso.

Più rigorosamente fu punito un ecclesiastico, per mancanza per ben più grave. (Vedi Michele Alix, Hortus pasto-rum, trait. VI, capo 2). Trovandosi egli in punto di morte, o sia perchè non volesse riconoscere la propria posizione per quell'illusione troppo comune nei sacerdoti, abituati a veder morire, o sia perchè si trovasse sotto il dominio di quel fatale pregiudizio che fa paventare a tanti malati gli ultimi Sacramenti, tanto tardò e temporeggiò che se ne morì senza i conforti della Chiesa. Mentre veniva condotto alla sepoltura, il misero sacerdote, aprendo gli occhi, fece intendere chiaramente queste parole: - In punizione del ritardo da me frapposto nel ricevere la grazia dell'estremo lavacro, mi trovo condannato a lunghi anni di Purgatorio. Se avessi ricevuto l'Olio Santo, come era mio dovere, io sarei scampato alla morte in grazia della virtù propria di questo Sacramento di ridare talvolta al malato la salute temporale, e così avrei avuto tempo di far penitenza, mentre ora sto soffrendo acerbi tormenti. - Ciò detto, richiudendo gli occhi, lasciò i presenti nella più grande costernazione.

A coloro poi, la cui vita intera trascorse abitualmente in peccato mortale, e che differiscono la conversione al punto di morte, sono riservate pene, delle quali il seguente esempio può dare appena una languida idea.

Il barone Giovanni Sturton, nobile inglese, quantunque cattolico in fondo al cuore, per conservare le sue cariche a corte e per sfuggire alle ire del Re, assisteva regolarmente al servizio divino protestante, e apparentemente adempiva a tutti gli obblighi del culto anglicano. Teneva però nascosto in casa sua un prete cattolico a rischio dei più gravi pericoli, lusingandosi di potersi servire del suo ministero per riconciliarsi con Dio in punto di morte. Colpito però da morte improvvisa, non ebbe tempo di mandare ad effetto il voto della sua tardiva conversione; nondimeno la divina misericordia, tenendo conto di quanto egli aveva fatto per la Chiesa perseguitata nel suo paese, gli aveva concesso la grazia della perfetta contrizione, e quindi la salvezza eterna, condannandolo però a pagare ben cara in Purgatorio la sua colpevole negligenza.

Molti anni passarono dal giorno della sua morte, durante i quali la vedova di lui tornata a seconde nozze ebbe due figlie: una di esse, testimonio oculare del fatto, racconta quanto segue: - Un giorno mia madre pregò il P. Corneille della Compagnia di Gesù, uomo di molti meriti e che più tardi morì martire della fede, di celebrare la Messa pel riposo dell'anima del suo primo marito Giovanni Sturton: accettò egli l'invito, e mentre era all'altare, fra la consacrazione e il memento, restò lungo tempo assorto in orazione: finita poi la Messa, fece un'esortazione, nella quale raccontò: d'avere avuto in quel tratto di tempo ia seguente visione: Stendevasi dinanzi a lui un'immensa foresta in fiamme, in mezzo alla quale si divincolava il povero barone, emettendo grida compassionevoli, piangendo ed accusandosi della vita colpevole che aveva menata nel mondo e alla corte, e dopo aver fatta la confessione dettagliata delle sue colpe l'infelice aveva terminato con quelle parole che la Scrittura pone in bocca di Giobbe: Pietà, pietà almeno voi che mi siete amici, poichè la mano del Signore si è aggravata sopra di me. Il P. Corneille nel raccontare queste cose piangeva a calde lacrime, e tutta la famiglia nostra e tutti i parenti in numero di ottanta persone piangevano pure, quando scorgemmo sul muro al quale era addossato l'altare, un bagliore simile al riflesso di carboni ardenti. - Tale è il racconto di Lady Arundell, che ognuno può leggere nella storia d'Inghilterra del Daniel.

I peccati poi che Dio sembra punire con rigore implacabile nell'altra vita sono quelli contro la giustizia e contro la carità. Quanto ai primi, pare che Iddio si attenga veramente all'assioma teologico: Non remittitur peccatum nisi restituatur ablatum:. - Non si rimette il peccato, se non si restituisce la cosa rubata. - Un ricco signore, essendo morto senza porre in ordine le sue cose, comparve dopo qualche tempo al P. Agostino d'Espinoza, della Compagnia di Gesù, la cui santa vita era tutta dedicata a suffragare le anime del Purgatorio. - Mi riconoscete? - domandò il defunto. - Senza dubbio - rispose il Padre e - ben mi ricordo di avervi amministrato il Sacramento della Penitenza pochi giorni avanti della vostra morte. - Proprio così continuò il defunto - e perciò ho avuto dal Cielo la grazia di venirvi a trovare e a supplicarvi di rendermi propizia la divina clemenza con le vostre preghiere, e di più a chiedervi di porre in esecuzione certe opere necessarie alla mia liberazione dal Purgatorio. Pertanto vi prego a compia cervi di venire ora con me per un breve viaggio. - Ottenuta licenza dal Superiore del Convento e chiesto ai confratelli che pregassero per lui, il P. Agostino seguì il defunto, dal quale fu condotto sopra un ponte discosto non molto dalla città. Qui il defunto pregò il Padre di fermarsi ed attendere, chè egli sarebbe corso a prendere alcune cose necessarie e avrebbe fatto sollecitamente ritorno. Quando il defunto tornò, portava tra le mani una grande borsa, piena di denaro, parte del quale trasse fuori, dicendo: - Padre, piegate per favore una falda dei vostro mantello e ricevete questo denaro, chè l'altro lo porterò con me fino alla vostra camera, e là ve lo consegnerò. - Giunti che furono, il morto gli consegnò il resto dei denari, e, porgendogli una carta scritta, gli disse: - Da questo scritto scorgerete a chi ho da restituire e quanto. Impiegherete ciò che rimane in opere di suffragio per la mia anima. - Ciò detto disparve. Il P. Agostino fece diligente ricerca dei creditori, ai quali puntualmente, e con grande loro meraviglia soddisfece ogni debito, ricevendo essi quei denari come inviati dal cielo. Il resto del denaro poi fu applicato in celebrazioni di Messe, in elemosine e in distribuzioni ai poveri. Passati otto giornì, ecco nuovamente comparire al P. Agostino il defunto, per ringraziarlo dell'opera prestata a suo favore e per annunziargli la sua liberazione dalle pene del Purgatorio.

Nella vita di S. Margherita da Cortona (Bolland., 22 Febbr.) si legge di due mercanti, passati all'altra vita lasciando impegni di giustizia non soddisfatti, i quali, per grazia di Dio, comparvero alla Santa chiedendole che avvertisse i loro parenti di soddisfare per loro, poichè altrimenti non sarebbero passati alla gloria degli eletti. Quando poi la restituzione riesce assolutamente impossibile, trova Iddio, nei segreti della sua Giustizia, i mezzi per supplirvi. “Giusto è Iddio, e giusti sono i suoi giudizi e i suoi disegni” e senza numero sono le vie attraverso alle quali salva le anime.

Un giorno in cui S. Margherita Maria Alacoque stava pregando per due personaggi molto illustri e potenti in questo mondo, le fu rivelato che uno di essi era condannato per molti anni in Purgatorio, e che tutte le preghiere e le Messe numerosissime, che si celebravano in suo suffragio, venivano applicate dalla giustizia di Dio ad alcune famiglie, che da detto personaggio erano state rovinate o danneggiate per mancanza di carità e di giustizia, e siccome a quei disgraziati non erano rimasti mezzi per far celebrare Messe dopo morte, il Signore vi suppliva in questo modo. (Vita della Santa. Lettera della M. Greyfie sua Superiora).' Quanto alle mancanze contro la carità, Iddio usa rigore estremo sopratutto quando son commesse da anime a lui consacrate; e la ragione è chiara. Dio: è amore, come dice san Giovanni, e quindi non v'è cosa che più gli dispiaccia quanto le inimicizie, i rancori, le maldicenze, i giudizi temerari e tutti que' falli contro la carità, che purtroppo si riscontrano spesso nelle persone più pie e di più esemplare condotta. - Nella vita della Santa Margherita si legge che due religiose, per le quali ella pregava dopo la loro morte, le furono mostrate giacenti nel carcere del Purgatorio, una di esse soffrendo pene incomparabilmente più atroci di quelle dell'altra. Per la qual cosa ne ascriveva a colpa sopratutto quei difetti contrari alla carità reciproca e a quella santa amicizia che deve regnare nelle comunità religiose, ed alla quale avendo ella contravvenuto, erasi meritata, fra le altre punizioni, quella di non usufruire dei suffragi che la coinunità faceva ed offriva a Dio per lei, ricevendo unico sollievo nei suoi mali dalle preghiere di tre o quattro persone della stessa comunità, per le quali ella vivendo aveva avuto meno stima ed affezione (Vita della Santa - Lettera della M. Greyfie). Ecco dunque, secondo le più autentiche rivelazioni, i diversi castighi inflitti dalla divina Giustizia ai diversi peccati. Domandiamoci adesso quale sarebbe il nostro posto in Purgatorio - ammesso di meritarci solo il Purgatorio - e procuriamo di non cadervi.

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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