Il Purgatorio

La casa di tutti - Appendice

di Don Giuseppe Tomaselli




Preparazione al gran passo

O lettore, sei convinto che hai da morire!

Ora ascolta qualche saggio ammaestramento.

Hai tu la fede? Credi cioè che dopo la morte ci sarà un'altra vita? - No, mi risponderai; io non credo! -

- Ed allora, mentre hai tempo, godi la vita; coronati di rose!... In tal caso però saresti un miserabile, anzi un empio, perchè annulleresti gl'insegnamenti del Dio fatto uomo, di Gesù Cristo, il quale è morto in Croce per dare a te la felicità nell'altra vita!

Hai invece, o lettore, un po' di fede? - Si, mi rispondi; io credo in Dio e nell'altra vita! - Se tu credi che devi morire, che potresti partire da questo mondo da un momento all'altro, se credi che dall'istante della morte dipende un'eternità ed intanto non ti prepari seriamente al gran passo, lascia che te lo dica: Sei un pazzo! Questa parola. adoperò Gesù nella parabola dell'uomo ricco, il quale non si era preparato alla morte. - Pazzo! Questa notte morrai! E quanto hai guadagnato di chi sarà?

In quest'appendice, come frutto pratico del mio scritto, vorrei suggerire delle norme per affrontare con serenità la morte e non essere colti da essa alla sprovvista.

Pensare alla morte

Per coloro che non hanno fede, il pensiero della morte è assai pauroso, perchè per essi morire significa fine dei piaceri e piombare nel nulla.

E' terribile il pensiero della morte per colui che vive abitualmente in peccato ed intanto ha la fede nell'altra vita. Questo timore deriva non dal pensiero della morte, ma dal giudizio divino, che avrà luogo partendo dal mondo.

Per chi ha fede e vive in grazia di Dio, pensare alla morte dovrebbe essere una cosa molto dolce: Morrò! Lascerò la vita di esilio ed entrerò nella patria eterna! Lascerò le creature e vedrò direttamente il Creatore! Morendo, perderò uno ed acquisterò mille!

I Santi, ed in genere le anime veramente pie, pensano alla morte e parlano di essa come del giorno più bello della vita; per costoro morire vuol dire nascere.

Questo è conforme al pensiero della Chiesa, la quale festeggia il giorno della morte dei Santi e lo chiama « giorno della nascita ».

Il più importante

Iddio ha assegnato a ciascuno il numero dei giorni di vita: a chi più, a chi meno.

In dieci anni si contano 3653 giorni; in venti, in trenta anni... la cifra assume grandi proporzioni. Ma tra tutti questi giorni, qual è il più importante? L'ultimo quarto d'ora dell'ultimo giorno.

La ragione si comprende: dall'ultimo istante della vita dipende l'eternità! Chi muore bene, è salvo in eterno; chi muore male, è dannato per sempre.

Tutta la vita dunque deve essere una preparazione al gran passo, cioè al passaggio dalla terra al Cielo.

Non c'è un affare più interessante di questo: salvare l'anima! - Che cosa giova all'uomo, dice Gesù, se guadagna il mondo intiero e poi perde l'anima sua?

Distacco dal mondo

Nel mondo si è di passaggio; tutto si deve lasciare. E' da stolti quindi stare attaccati ai beni terreni! Bisogna servirsi delle cose di questo mondo con parsimonia e come quelli che stanno per partire.

Viaggiando in treno o in auto, quante ville e campagne si vedono! Attaccare il cuore a ciò che si vede, è da sciocchi! II pensiero è rivolto alla stazione di arrivo. Così bisogna regolarsi stando nel mondo: pensare alla patria celeste e non attaccarsi soverchiamente né alla casa né alle proprietà, né al denaro e neppure alle persone.

Portalo a casa mia!

- Fammi un favore, Leonello! - disse un certo Anacleto all'amico.

- Con piacere, se posso!

- Porta questo galletto a casa mia; legato ai piedi e non ti darà fastidio. - Ben lieto di servirti.

Leonello era spiritoso; gli balenò alla mente un'idea e subito l'attuò.

- Portare questo galletto a casa sua! Sì, glielo porterò, diceva tra sè; però la vera casa sua è il Cimitero! Andrò là! -

Il paesetto aveva un piccolo Cimitero e stava abitualmente chiuso. Leonello montò sul muro di cinta e lasciò cadere il galletto presso una tomba.

Verso sera Anacleto era sulle furie e bramava incontrarsi con l'amico. Appena lo scorse, gli disse: E così si fanno i favori?

- Ma io ti ho servito puntualmente! - Tu non hai portato il galletto a casa mia!

- E sì che l'ho portato là!

- Ma se mia moglie non ne sa niente - Niente di strano, perchè ho portato il galletto al Camposanto!

- Al Camposanto? E per far che cosa? - Il Camposanto è la tua casa, ove starai per sempre! La casa che abiti attualmente è un albergo, ove hanno dimorato successivamente tuo padre, tua nonno, tuo bisnonno... ! -

Anacleto, che in fondo era un brava uomo, capi ed apprezzò la lezione spiritosa.

C'è un difetto!

Era stato allestito un grande palazzo Il padrone aveva speso abbastanza, ma era oltremodo contento. Volle invitare un amico a visitare la sua nuova dimora.

Piccolo viale asfaltato, villetta con piante e fiori, costruzione stile cinese, scala di marmo, salotti riccamente arredati... un palazzo maestoso.

Il padrone, dopo aver fatto visitare tutto l'ambiente, disse all'amico: Che te, ne pare? Hai da ridire qualche cosa?

- Ho riscontrato un difetto!

- Possibile?... Ha lavorato qui il primo ingegnere della, città! Che gli sia sfuggita qualche cosa?

- Vedi questo portone? Non ci voleva! - Oh! Un palazzo senza portone? - Sicuro!... Hai sbagliato a farlo mettere, perchè un giorno tu uscirai da questo portone... morto!... Hai sostenuta una forte spesa e chissà in seguito chi verrà a dimorare in questo palazzo! -

Comprese il padrone la saggia osservazione.

Poichè si deve morire, Conviene essere distaccati anche dalla casa che si abita. Guardando la porta di casa, ciascuno pensi: Un giorno da qui uscirò morto! Allora sarò cadavere!

Guardando il letto, si pensi pure: Qui sopra sarò disteso un giorno senza vita!

Sempre in grazia di Dio!

Si deve pensare alla morte per vivere bene e così conservare la grazia di Dio.

Chi ha l'amicizia di Dio, cioè chi ha la coscienza libera da colpa grave, se dovesse morire, andrebbe subito in luogo di salvezza.

Come si potrebbe stare in peccato mortale, non dico un mese o un giorno, ma anche un solo quarto d'ora? E se Iddio troncasse la vita proprio in quel quarto d'ora, che ne sarebbe dell'anima?

- State preparati, dice Gesù, perchè verrò quando meno ve l'aspettate!

Non c'è migliore preparazione alla morte che vivere in grazia di Dio. Si raccomanda di non mettersi mai a letto la sera con la coscienza mal regolata; si faccia in tal caso l'atto di dolore perfetto ed il proponimento di confessarsi al più presto possibile.

L'anello

Un principe fu ricevuto dal Papa Pio IX in udienza privata e volle approfittare per confessarsi con il Supremo Pastore delle anime.

Si comprende che la vita di un principe può essere facilmente esposta a grandi pericoli morali. La vita di corte, i viaggi, gli spassi, l'oziosità... tutto concorre alla rovina dell'anima; si richiede molta buona volontà per stare in grazia di Dio.

Il Papa udì la confessione. II principe sembrava pentito ed espose un timore: Santità, temo di non potermi salvare! Ho tanti pericoli! Sono così debole! Desidero un forte rimedio!

- Vi darò, rispose il Papa, una penitenza e voi potrete conservare la grazia di Dio! -

Così dicendo, Pio IX estrasse dal cassetto un piccolo scatolo con un anello. - Voi, per penitenza dei peccati e per non ricadervi più, porterete sempre quest'anello al dito.

- E che penitenza è questa?

- Però dovete pensare alla « M » che v'è incisa sopra. Questa lettera significa « Morte». Quando durante il giorno, e specialmente nei pericoli, i vostri occhi si poseranno sull'anello, direte a voi stesso: Morrò... e forse presto! - Quando la sera vi metterete a letto, togliendo l'anello, darete ancora uno sguardo: Morire !... Ecco la mia sorte!... Mi salverò? - La mattina, rimettendo l'anello al dito, penserete: Forse questo sarà l'ultimo giorno della mia vita!

Il principe seguì attentamente l'istruzione del Papa e promise di farne tesoro. Dopo parecchi anni Iddio permise che il principe avesse ancora un colloquio con Pio IX. - Santità, ricordate chi sono io? Sono il penitente dell'anello.... Da quella confessione sino ad oggi, non ho commesso un solo peccato mortale! Il pensiero della morte mi fa superare qualunque tentazione! -

Oh, se tutti facessero come questo principe; quanti peccati si eviterebbero e quanta preda perderebbe l'inferno!

Risposta saggia

Il cortile dell'istituto era movimentato; molti giovanetti giocavano, rincorrendosi e schiamazzando.

Un fanciullo, dai lineamenti delicati, proveniente da famiglia di marchesi, si divertiva innocentemente anche lui.

Il superiore che assisteva al giuoco, dopo aver seguito a lungo con lo sguardo questo fanciullo, a vederlo così allegro, lo chiamò a sé e gli domandò:

- Se in questo momento venisse un Angelo a dirti che fra un'ora dovresti morire, abe cosa faresti?

- Continuerei a giocare! -

Il superiore non si meravigliò della risposta, perchè conosceva la virtù dell'alunno.

E chi era questo tale? San Luigi Gonzaga!

Il Santo giovanetto era sempre preparato alla morte, perchè viveva in grazia di Dio e in grande delicatezza di coscienza.

O lettore, se si dicesse anche a te: Fra un'ora morrai! - che cosa faresti? Forse andresti in cerca di un Confessore e penseresti a rassettare subito la coscienza! Non sarebbe un buon segno questo.

Tutti dovremmo poter dire: Se venisse adesso la morte, continuerei a fare quello che ho per mano!

I veri tesori

La preparazione alla morte si deve fare con l'acquisto continuo di tesori per l'altra vita... Ciò che si semina, si raccoglie. Giunta la morte, non, si può guadagnare più niente per l'eternità.

Quali sono i beni che bisogna ammassare per l'altra vita? Le opere buone. I mondani chiamano beni le ricchezze, gli onori, i piaceri, la salute. Tali beni sono falsi. o semplicemente passeggeri; morendo, si devono lasciare.

Gesù Cristo c'insegna a cercare i veri beni: Non vogliate accumulare tesori sulla terra, dove la ruggine e la tignola li consumano ed i ladri li dissotterrano e li rubano; ma fatevi dei tesori nel Cielo, dove né ruggine, né tignola consumano, dove i ladri né scassinano, né rubano; perchè ove è il tuo tesoro, qui vi è anche il tuo cuore. –

I tesori che occorre ammassare e che in punto di morte saranno sorgente di gioia pura e che si godranno per tutta 1'eternità; sono: le Comunioni ben fatte, le Sante Messe ascoltate, i Rosari e le preghiere recitate, la carità fatta al prossimo per amor di Dio, la custodia della purezza, le anime salvate con l'apostolato della preghiera e del sacrificio, le tentazioni vinte...

- In fine di vita, dice S. Giovanni Bosco, si raccoglie il frutto delle buone opere. -

Anima cristiana, come ti prepari alla morte? Ti dài pensiero di accumulare ogni giorno qualche cosa per l'altra vita? Quando ti accingi a fare un lungo viaggio, non è vero che prepari la tua valigia? Più vi metti dentro e più vi troverai. E la tua mistica valigia, che dovrà accompagnarti al trono di Dio, è ricca oppure povera?... Quanto tempo sprechi in occupazioni inutili e forse peccaminose, tempo che potresti impiegare nella preghiera o in altre opere di bene!

Ricorda che il tempo è dono di Dio, che è un tesoro che bisogna trafficare, che il tempo passato non ritorna più e che ogni ora che passa è un'ora meno di vita che ti rimane!

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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