Il Purgatorio

La casa di tutti - Alcune tombe

di Don Giuseppe Tomaselli




Lungo le vie

Verso le ore otto parto da casa con il proposito di andare direttamente al Cimitero. Attraverso le vie principali della città. Quanta vita! Quanto movimento!

I filobus sono gremiti; giungono le auto dai paesi vicini e riversano in città un gran numero di forestieri; sciami di bambini e di bambine si avviano a scuola; un plotone di fanteria, a passo cadenzato, si dirige a Piazza d'Armi; presso l'Università drappelli, in calorose conversazioni; gli attacchini ultimano il lavoro di affissione « Programma Cine-Teatro » per la serata, mentre una vetturetta va su e giù per i crocicchi principali, annunziando con l'altoparlante i titoli dei films.

Tutto osservo, pensando: Questa è la vita! Chi si preoccupa della brevità del tempo?... Chi riflette che oggi si è qui, in città, e domani si potrebbe essere nella casa di tutti, nel Cimitero?... Pazzo colui che non vuol pensare alla morte!

Eccomi all'ingresso del Cimitero. Scopro il capo, in segno di rispetto.

ALCUNE TOMBE

Fortunato pargoletto!

A dire il vero, l'ingresso al mio Cimitero è più simile all'entrata di una villa, che di un luogo sacro: diversi viali che si diramano, bordure di rosmarino e molti fiori sulla collinetta che domina l'ingresso. Tuttavia la mente si ferma a considerare una frase, rappresentata a caratteri cubitali dal mirto verde « Orate pro Defunctis »... Pregate per i Defunti!

Sì, pregare! Il luogo è sacro; non si viene qui per curiosare, ma per dare suffragio ai Trapassati.

Poco distante dal cancello, appoggiate al muro, stanno delle ghirlande, i cui fiori ricominciano ad appassire. Saranno servite ieri nei cortei funebri. Ognuna di esse rappresenta l'ultimo segno di affetto a persona cara estinta.

Un rumore mi distrae e mi obbliga a mettermi lateralmente sul viale di destra: entra un carro funebre.

Non c'è corteo né ghirlande sul carro, solo una piccola cassa.

Povero bimbo, o meglio, fortunato pargoletto! Tu entri nella Casa di tutti a principio della giornata. Buon per te, che sei stato reciso all'alba della vita... così l'anima tua non ha potuto essere profanata dal fango del mondo! Ringrazia il Creatore che ti ha annoverato subito tra i suoi Beati.

E la mamma di questo bimbo? Chi sa quale strazio avrà in cuore in questo momento!... Donna, non affliggerti troppo! Più presto che tu non creda, verrai anche tu nella Casa di tutti e riposerà il tuo corpo a fianco all'avello del tuo pargoletto!

Povero operaio!

Semplice questa tomba di minatore, sormontata da un macigno! La sua dicitura attira la mia attenzione: « La pietra ch'egli schiantava alla terra, gli schiantò la vita! ».

Povero uomo, vittima del lavoro! Non pensavi quella mattina, partendo da casa, che altri in giornata ti avrebbero portato cadavere in seno alla famiglia! E quanti oggi, forse in questo momento, saranno per fare la tua fine!... In un attimo, o minatore, perdesti la vita! E l’anima tua come si trovava in quel momento estremo? Eri forse un bestemmiatore o un uomo dedito al vizio?... Oggi che sei nell'altra vita, certamente i tuoi sentimenti sono diversi da quando stavi in terra!

« Requiem aeternam dona ei, Domine » !

Uguaglianza

La Cappella della Confraternita del Sacramento è antica, ma in ottimo stato. Sul frontone principale è scritto: «Qui la vera uguaglianza! ».

L'uguaglianza che i popoli agognano è una chimera. Nel mondo c'è stata e ci sarà sempre la disparità. Ma qui, nella Casa di tutti, l'uguaglianza è possibile! Quel ricco fu seppellito, ma senza una lira in tasca... così fu seppellito il suo servo! Il corpo di quella nobildonna è puzzolente ed i vermi si saziano delle sue carni! E' giusto che sia così, poichè i corpi delle sue persone di servizio hanno già subito da tempo questa sorte!

Soltanto la finezza dei marmi e la grandiosità del sepolcro differenziano la dimora del ricco da quella del povero; ma tutto ciò è accidentale; questo lusso interessa ai vivi solamente; i morti sotto terra sono perfettamente uguali e se si estraessero due scheletri dalle tombe, non sarebbe possibile distinguere il ricco dal povero.

Se si pensasse a questa realtà, come si starebbe meglio in quel grande albergo cittadino!... La cosiddetta «città» per me è un albergo, ove si può dimorare più o meno a lungo. Ma la vera città è questa, la Casa di tutti, ove chi entra, vi resterà per sempre...

Bugie!

Il viale è lungo; a destra ed a sinistra si ergono delle tombe, ma sono molte e non è possibile considerarle tutte. Qualcuna mi colpisce e mi obbliga a fermarmi.

... Il sepolcro è sontuosissimo, sormontato da un mezzo busto; fiori all'intorno ed una lampada accesa; gli emblemi delle virtù teologali sono artistici: la croce, l'àncora, la fiaccola; l'iscrizione del seguente tenore: « Mente eletta - Cuore nobile - beneficò gli altri, dimentico di sè - Sposa e figli straziati ne piangono il trapasso ».

Bugie! Bugie! Il mondo è un ammasso di menzogne! Nel Cimitero però la menzogna regna sovrana: Tutti i morti sono onesti e caritatevoli. Pare che la morte scelga soltanto i buoni!

Ho conosciuto quest'uomo... dalla mente eletta e dal cuore nobile! Ricordo bensi ciò che si diceva alla sua morte: Avrebbe fatto meglio a morire cinquant'anni prima!... Quanti padri di famiglia ha fatto piangere!... A quanti operai ha succhiato il sangue!... Quante prepotenze ed angherie ha fatto!... Prima di spirare colpito da male improvviso, invece di chiamare Dio, disse al servo: La chiave della cassaforte alle figlie femmine! - E cessò di vivere. Il suo corteo funebre fu di primo ordine: ghirlande senza numero e lunghe teorie di automobili.

Ora sei qui, nobile signore, in pasto ai vermi! Hai gabbato il mondo, ma non certamente Dio. Avresti fatto meglio ad essere più caritatevole. Le ricchezze ammassate non sono più tue. Quante campagne possedevi! Adesso ti bastano pochi palmi di terra!

O infelici ricchi! Siete invidiati dai mondani, ma Gesù ha lanciato contro di voi un «guai» terribile: Guai a voi, o ricchi! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, anziché un ricco entrare in Paradiso!

Tre donne

Sento dei singhiozzi. Passano vicino a me tre giovani donne, vestite a nero dagli occhi bassi e dal passo lento; una di esse porta un mazzo di fiori.

Dall'assieme mi persuado che sono state colpite da lutto recente.

Le tre giovani sostano un poco, si orientano meglio e poi affrettano il passo; hanno individuato la tomba.

Povero cuore umano! Nella fede e nel pianto puoi trovar sollievo!

Le giovani cadono in ginocchio sopra la tomba della madre; una di esse grida: Mamma mia! - mentre le altre due pregano lacrimando.

Che cosa passa nel cuore di queste orfane? Quale dolore è simile al loro? Quale attrattiva può avere in questo momento la vita per esse?... Soltanto il tempo potrà diminuire l'atrocità del dolore!

Un nuovo inquilino

Entra ancora un carro funebre, ricoperto di ghirlande. Non è un bambino strappato alla vita, ma una persona matura; questo mi dice la cassa ed il lungo drappo nero disteso sulla bara.

Seguono il carro una ventina di uomini, a capo scoperto e con gli occhi bassi. Gli uomini... ingolfati negli affari, dimentichi forse dell'altra vita... in questo momento, a contatto con la morte, meditano. Si convincono che tutto passa quaggiù!

Oh, se questi uomini pensassero più spesso alla morte, come sarebbe più retta la loro vita!

Fiore di bellezza

Continuo il mio giro di osservazione ed eccomi davanti ad una tomba assai modesta. Non posso andare oltre, senza recitare una preghiera di suffragio.

Contemplo il piccolo ritratto, incastonato nel marmo sepolcrale. Mi pare di vederla ancora la buona signora sul letto di morte! L'avevo assistita io e l'avevo preparata ai passo estremo.

Povera signora, vittima della sua bellezza! Un tale mi diceva un giorno: Sono stato in giro per l'Italia, ho visto tanta gente, ma non ho scorto mai tanta bellezza quanta in questa donna! -

Quanti uomini avevano aspirato alla sua mano! Per sposarla si commisero due delitti: fu ucciso suo padre e suo fratello; l'assassino divenne il marito.

La povera donna dovette convivere con l'uccisore di suo padre... ma dopo un decennio moriva di crepacuore.

Ed ora tu, o donna, sei in questa tomba! Chi pensa più alla tua bellezza? Il tuo volto, se venisse esposto, farebbe orrore!...

Pazzi gli uomini che vanno perdutamente dietro alla fallace avvenenza delle donne!

Come i cani!...

« Viale degli uomini illustri»... Anche nel Cimitero, ove viene seppellita la superbia umana, si parla di grandezza terrena. Convenienza sociale! Ma!...

Eccomi all'inizio di questo viale; osservo attentamente la prima tomba, proprio la prima. Che disillusione e che amarezza! Taccio il nome dell'uomo «illustre»... professore d'Università e scrittore! La città gli ha dedicata una via e lo ritiene per grande. Davanti ai miei occhi si presenta come un miserabile, indegno di stare in un Camposanto!

Ne avevo sentito parlare tanto, specialmente subito dopo la sua morte, quand'ero ancor giovane. Durante il corteo funebre, da che la bara si mosse da casa finchè entrò nel Cimitero, un vento formidabile si scatenò sulla città e tanti atterriti esclamarono: Pare che tutti i diavoli siano usciti dall'inferno per far festa, compreso Lucifero,... al quale il defunto aveva dedicato un inno.

Era quest'uomo illustre un massone; volle morire da ateo e fu seppellito da tale. La tomba non ha alcun segno religioso, né la Croce, né una parola dell'iscrizione che ricordi l'al di là!... Due versi dialettali incisi sul marmo e due figure a bassorilievo... simboli della disonestà!

E tu sei un uomo illustre?... Vergogna e disonore della mia città! Senza la fede in un Essere Supremo, la tua vita fu poco corretta! Tu fosti un pusillanime, specialmente negli ultimi giorni della tua carriera terrena! Ti si disse: Ormai è tempo di pensare all'anima! C'è pronto un Sacerdote!... - E tu rispondesti... da vile: Che cosa diranno i fratelli della sètta, quando sapranno che io li ho traditi? Dove andrebbe il mio onore? - Se tu fossi stato un «uomo», non dico illustre, ma un semplice uomo, avresti dovuto dire: Cacciate i massoni che hanno piantonato il palazzo! Voglio regolare i conti con Dio! Prima di tutto dar conto a Dio e poi agli uomini!

Resto a lungo a meditare davanti a questo triste avello!... Morire come un cane, essere seppellito senza gli onori funebri religiosi e poi... essere annoverato tra gli uomini illustri in un Campo Santo, ove tutto parla di Dio, di anima e di eternità!

Colpito da questa scena, vado innanzi con il proposito di accertarmi se ci siano altre tombe del genere. Purtroppo nel celebre viale scorgo altri sepolcri senza le insegne religiose... fortunatamente poche. Quivi sono seppelliti dei giuristi e dei celebri chirurghi.

Mi domando: Ma perchè uomini tanto benemeriti della società, sono morti ostili. alla Religione sino al punto di non volere neppure la Croce sulla tomba?... E' il frutto della Massoneria! Tante belle menti, al tempo in cui la terribile setta dominava, rinnegarono la fede, pur di avere un cattedrino nell'Università!... Infelici! Pochi anni di quieto vivere e poi.... Dio non voglia!... l'eterna dannazione!

Il supercomico

Simpatica la figura di questo artista teatrale! Il suo sepolcro è sormontato da quattro colonne massicce; vicino alla pietra sepolcrale si scorge il suo volto, collocato sopra una colonnina.

I principali teatri d'Italia e di America per lunghi anni hanno avuto l'onore di essere calcati da questo comico. Quanti applausi riscossi!

Ed ora, o grande artista, tutto tace attorno a te! E' calato il sipario sulla tua vita e tutto è finito! Buono per te che sei morto con i conforti religiosi!

La tua tomba di artista mi fa pensare che la vita è un teatro, ove ognuno ha una parte da compiere: chi fa da padrone e chi da servo, chi da padre e chi da figlio. Tutto sta a disimpegnare bene la propria parte. Se il servo sul palco dimostra più arte del suo padrone, sarà lui a riscuotere gli applausi. Così davanti a Dio. Merita più lode al tribunale del Giudice Supremo l'umile operaio onesto e religioso, che non il più grande monarca immorale e superbo, ovvero il professore ateo!

Passa una bara

Il piano del Cimitero è irregolare; mi tocca scendere per una breve scala. Verso la metà sono costretto a sostare lateralmente, per lasciare libero il passo a due necrofori. Portano sulle spalle una bara.

Certamente la dissoluzione del cadavere è inoltrata. Dalle fessure della cassa viene fuori un fetore cadaverico così nauseante, che io non posso resistere. Affretto il passo per allontanarmi da questa atmosfera pestilenziale, ma è inutile. Per diverse ore risento questo puzzo.

Ma come resistono i necrofori? Forse l'abitudine attutisce la loro sensibilità. Le donne... ed anche certi uomini... vanno in cerca di profumi per mostrarsi belli ed attraenti in società; costoro vivono di illusione. Pensino a profumare con opere buone la loro vita e non assecondino le dilettazioni di quel corpo, che da un momento all'altro può divenire sorgente di fetore insopportabile!

Un cuore di donna

Per chi non ne conosce la storia, questa tomba potrebbe essere di secondaria importanza, ma non per me.

I marmi sono ultrafini; una Croce snella si eleva verso il cielo, mentre una figura di donna campeggia sulla pietra sepolcrale. E' una giovane sposa che piange la perdita del compagno della vita. Le sue mani stringono la base della Croce, mentre il corpo, affranto dal dolore, pare insensibile a tutto.

« Strappato inesorabilmente alla terra. - Nel cor della sposa vive e vivrà». Così l'iscrizione.

Sembrerebbe sincero il dolore di questa donna, comprovato dall'artistico altorilievo e dall'iscrizione... eppure non è così.

Trascorsi appena tre mesi dalla morte dello sposo, la giovane inconsolabile (?) prendeva la fuga con il suo autista e si dava alla vita gaudente!

Ed ecco questo monumento, turpe menzogna tra le menzogne, a testimoniare la falsità di tanti sentimenti muliebri!

Un'iscrizione

Probabilmente questa iscrizione sepolcrale avrà avuto origine da Roma e precisamente dal Cimitero del Campo Verano: « Io fui quel che tu sei - Tu sarai quel ch'io sono » ! Iscrizione semplice e - vera, che fa molto riflettere.

« Io fui quel che tu sei » - mi dice l'avello che mi sta dinanzi, cioè, anch'io un tempo venivo al Cimitero, visitavo le, tombe, meditavo e poi ritornavo in città; facevo ciò che tu adesso fai. Però « Tu sarai quel ch'io sono! » - cioè verrà giorno in cui tu sarai come me. Anche tu sarai chiuso in una tomba e verranno altri a visitarti qui.

Quanta sapienza!

Questo Commendatore doveva essere di certo un uomo riflessivo e molto retto. Il suo ritratto ne dice qualche cosa, ma l'epigrafe rivela tutto: « La mia tomba è muta, ma eloquente - Arcani misteri raccoglie - Il silenzio del Cimitero mi è stato faro luminoso - Una volta alla settimana qui son venuto - Per questo nella mia vita non ho fatto male ad alcuno ».

Ma guarda un po' quanta sapienza in questo scritto! La tomba è muta, ma è più eloquente del professore assiso in cattedra; raccoglie arcani misteri... i misteri dell' oltretomba... che solo la luce della Fede può illuminare!

Se tutti venisesro al Cimitero una volta alla settimana e meditassero seriamente sulla brevità della vita e sulla vanità delle cose mondane, come cambierebbe subito l'aspetto di ogni famiglia e dell'intera società! A Camposanto è un faro luminoso. Beato colui che sa vivere alla sua luce!

Sullo spiazzale del deposito

Sinora mi sono fermato a considerare qualche tomba, illustrando delle epigrafi. Ben poca cosa! Sono nel Cimitero, nella Casa dei Morti, ma non mi son trovato ancora davanti ad un cadavere esposto al mio sguardo. Io vorrei che per un'oretta fossero scoperti tutti i sepolcri e così poter contemplare i cadaveri che stanno nel sottosuolo! Ma questo non è possibile! Tuttavia è necessario trovarmi almeno davanti a qualche cadavere, per meditare sul corpo umano in via di dissoluzione.

In un grande Cimitero, come quello che sto descrivendo, non possono mancare le occasioni di vedere dei cadaveri. Mi avvio quindi al cosiddetto «deposito» o camera mortuaria, ove vengono deposte le nuove casse funebri. Il momento è propizio, poichè un solenne corteo funebre già s'interna nel Cimitero; mi accodo ad esso.

Il carro sosta davanti al deposito. Domando ad uno dei presenti: Chi è questo defunto? - E' una nobile signora! - Doveva essere molto stimata per avere un corteo così devoto! - Era una dama di carità. I molti poveri assistiti e le famiglie beneficate hanno partecipato al completo. -

Sul carro non c'è una ghirlanda: soltanto sulla bara è posto un mazzo di crisantemi; numerosi cartoncini, collocati bellamente sul carro, formano il vero ornamento: « Il flore che non marcisce ».

Intanto la cassa è tratta dal carro e quattro uomini, a capo scoperto, la portano nel deposito. Mi commuove la scena di quella vecchierella, la quale, stesa la mano e toccata la bara, porta alle labbra le dita e le bacia ripetutamente; tra le lacrime esclama: O Signore, datele il Paradiso, perchè ci è stata madre! -

In meno di un quarto d'ora, il corteo è sparito; lo spiazzale davanti al deposito è sgombro... pronto ad esser ripopolato, forse dopo qualche istante.

Approfitto di questo momento di tregua per entrare nel deposito... della carne umana... Voglio osservare tutto con calma... e meditare sul corpo umano!

Fonte: www.preghiereagesuemaria.it

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