Il Purgatorio

Capitolo XII:L'ascesa dell'anima al suo posto di gloria secondo i suoi meriti




L'anima ascende dal Purgatorio, tra le luci più fulgide degli Angeli e dei Santi, pregustando in loro la bellezza divina, in una contemplazione che quasi l'abitua all'Infinita grandezza; ascende per presentarsi a Dio, aspettando da Lui il posto che le compete in quel coro, a seconda dell'ordine e della natura dei suoi meriti.

Si crede comunemente che una gran parte delle creature umane che si salvano, vada a riempire, nei cori degli Angeli, il vuoto prodottovi da satana e dai suoi compagni ribelli. Molte altre entrano in altre categorie di spiriti, a seconda che i loro meriti le avvicinano agli Apostoli, ai Martiri, ai Confessori, alle Vergini, alle maritate, alle vedove.

I Papi santi, i Vescovi, i pastori di anime, per esempio, potranno stare tra gli Apostoli, che partecipano al potere giudiziario di Gesù Cristo, e furono i propagatori della sua dottrina e del suo regno nella Chiesa, ma l'assegnazione del posto che l'anima ha nella gloria, è un mistero che Dio solo conosce. E’ certo che questo posto è indipendente dal maggiore o minor tempo passato in Purgatorio, perché corrisponde solo ai meriti acquistati in vita. Se i meriti sono grandi, e il posto che spetta all'anima è di altissima gloria, la sua purificazione esige un raffinamento più accurato.

Chi si prepara ad essere professore di Università. per esempio, ha bisogno di una preparazione più grande di chi si addestra ad essere maestra di asilo. Ecco perché nelle rivelazioni dei tormenti delle anime purganti si trovano molto spesso anime sante, Papi, Vescovi, Religiosi, Sacerdoti, anime che camminarono per le vie della perfezione, ed alle quali spetta un posto più alto di gloria. Rimane però sempre certo che la gloria è proporzionata ai meriti che si acquistano nella vita terrena. Nel corso di una lunga vita si possono guadagnare molti meriti, come si possono contrarre molti debiti. Ma i debiti si pagano con un'espiazione temporanea, mentre il più lieve merito corrisponde ad un nuovo grado di gloria eternamente incancellabile, cioè ad un'eterna ricompensa.

Con quale cura e diligenza, dunque, dobbiamo noi nella vita terrena carpire ogni più piccola occasione di meritare, perché ad ogni merito Dio dà sempre una ricompensa immensamente sovrabbondante: Merces magna nimis. Se Egli esige che i debiti contratti in vita si paghino fino all'ultimo quadrante, non lo fa per severità ma per amore, perché vuole che l'anima nel Paradiso non abbia la più piccola macchia, il più piccolo neo che potrebbe diminuirle la gioia piena della gloria. Ogni atto della giustizia di Dio verso le anime purganti è sempre una contesa del suo ineffabile amore.

In ogni anima, la pienezza del gaudio

Un'altra cosa certissima nella gloria dell'eterna felicità è questa: nonostante la diversità della gloria delle singole anime, tutte però sono felicissime a seconda della loro capacità. Il piccolo che mangia un piatto piccolo o beve un piccolo bicchiere è ugualmente satollo e soddisfatto come lo è un adulto che mangia un piatto grande, proporzionato al suo appetito, o beve un bicchiere grande, proporzionato alla sua sete. Dieci, cento, mille bicchieri di diversa capacità, dal più piccolo al più grande, sono tutti ricolmi quando sono riempiti sino all'orlo.

In Cielo perciò non ci sono rammarichi, non ci sono invidie verso coloro che hanno una gloria più grande. E’ tutta un'armonia di piena felicità; è come un organo meraviglioso, dove le canne più piccole sono in perfetta armonia con quelle più grandi.

In Cielo non vi sono lacrime, non vi possono essere lamenti, non rammarichi, neppure pensando all'amore che si sarebbe potuto dare a Dio nella vita terrena; neppure riconoscendo di aver potuto meritare di più, sfruttando i dolori della vita. E’ Dio che armonizza e compie la felicità di ogni anima, e la sua amorosa Volontà sì contenta del loro stato di meriti, e le satolla in pieno, armonizzando ognuna nei disegni del suo amore e della sua misericordia.

Noi diremmo nella nostra stoltezza che ogni anima ha il suo destino; ma il posto di un'anima non è un destino, e tanto meno lo è cieco ed implacabile, è invece il lavoro delicato dell'Infinito Amore che, seguendo con riverenza amorosa l'umana libertà, ricama mirabilmente sia coi fili di oro, sia con quelli di seta o di cotone, sia coi fili lunghi che con quelli corti, e, sul canovaccio dei suoi disegni di amore, forma con tutti un ricamo mirabile, e glorifica nel ricamo ogni filo, ponendolo là, dove di tutti si forma un variopinto fiore di potenza, di sapienza e di amore, che brilla nell'Eterna Trinità.

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