Il Purgatorio

Capitolo XI: Tra i Cori delle anime che vissero nel mondo




Ecco le anime che passarono tra i vortici della vita terrena, maritate, vedove, uomini che vissero nel mondo, eppure serbarono a Dio la fedeltà del loro amore nelle croci della vita, nelle tribolazioni della carne. Sono anime che splendettero come la luna sulle oscure valli del mondo; lune falcate perché non potettero dare una luce piena di amore, divise come furono dalle sollecitudini terrene. Portano però con loro la palma delle croci che le afflissero, poiché la vita coniugale e la vita nel mondo fu per loro un'immolazione ed un sacrificio.

Chi può ponderare i sacrifici di una madre santa, martire del marito e martire dei figli? Chi può valutare l'agonia di quei cuori che fiammeggiarono di amore per Dio, e furono costretti a dare il loro amore anche alle creature, cui furono legate? La misericordia di Dio coprì di un manto di grazia e di coniugale castità l'amore del connubio terreno, rendendolo Sacramento, ma queste anime videro Gesù nella squallida luce di un uomo che lo rappresentava; videro la Chiesa, feconda di anime, nella sfiorita bellezza di una donna che, per il Sacramento, la rappresentava. Ebbero ali spirituali, ma furono costrette a razzolare nella terra, ali che si spiegarono ad un volo sempre tarpato, come il volo incerto dei polli aggrediti.

Amarono Dio, ma il loro tempo fu limitato dalle sollecitudini terrene, e il quadrante della loro vita spirituale segnò poche ore del Tabor e moltissime ore del Getsemani e del Calvario. Proprio queste dolorose ore le arricchirono nel sacrificio della carne e nelle angustie dello spirito.

Molte volte si trovarono nel vortice umano senza quasi accorgersene, e lacrimarono la loro verginità, mutando in immolazione di amore i doveri della loro vita.

Furono come farfalle attratte dalla luce del mondo, la scambiarono per aurora, e si accorsero che era fiamma che bruciava le ali del loro amore soprannaturale, costringendole a camminare tra le spine delle siepi. Ma si immolarono, diventando strumenti della Provvidenza nella vita del mondo, che doveva crescere e moltiplicarsi.

Coltivarono i fiori della Chiesa, come chi semina tra le lacrime nel duro inverno; li fecero crescere per Dio, perché fossero frutti di vita eterna; li videro molte volte stroncati dal gambo, per le tempeste del mondo; li videro giacenti nel terreno fangoso della vita terrena, non per maturarsi, ma per putrefarsi. La loro corona più bella sono, nel Cielo, i lacrimati bimbi che spiccarono il volo dalla terra prima che essa li contaminasse.

Chi può valutare i sacrifici di una madre e di un padre nella vita terrena? Le vedove, i vedovi furono lacrimati come piante stroncate nel rigoglio della vita, eppure sono anime gloriose perché nel dolore cercarono Dio solo, e sbocciò in loro, per la castità vedovile, un tardivo fiore di verginità spirituale, che consacrarono a Dio o nei Chiostri, o nel Sacerdozio, o nella solitudine di una vita tutta spirituale, frutti tardivi maturati nell'inverno per il sole dell'Amore Infinito, che li avvolse tra le nebbie della declinante vita.

Anche questo coro di Beati è un incanto di gloria, e l'anima che ascende al Paradiso se ne bea, magnificando la misericordia di Dio. Non è per noi mortali uno spettacolo bello quello delle greggi ruminanti nei prati, e quello degli uccelli, volanti nel cielo tra trilli di incantate armonie?

Il coro delle anime vergini è coro del sereno azzurro dell'amore che volò dritto a Dio; il coro delle anime che passarono nel mondo, è gregge pacifico, che bela quasi, sospirando a Dio nella pace ineffabile della gloria e della felicità eterna.

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