Il Purgatorio

Le visioni e il “viaggio” nel purgatorio di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi

Le visioni e il “viaggio” nel purgatorio di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, carmelitana (1566-1607) avute dal 14 – 16 giugno 1587: La Probatione I, in, Tutte le opere di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi dai manoscritti originali, a cura di Fulvio Nardoni, vol. 5, Firenze 1966, 41-57.




Ma il' sopradetto dì, essendo ita in choro a fare oratione per l'anima di un suo fratello [Alamanno de' Pazzi] che era passato della presente vita l'istessa mattina a 8 hore, stata che fu quivi per breve spatio, fu rapita in spirito e fugli mostro l'anima del' detto suo fratello, quale essa vedeva essere in purgatorio in gran pene. Onde per compassione e insieme spavento di quelle atroce pene, spesso sospirava e metteva grande urla con pianto e gemito.

Di poi, così in astratione, cominciò a parlare con detta anima in tal guisa:

"O poverino! Ma beato te. O gloriosa e penosa anima ch'è la tua! O, le son grande, e pur si sopportono. --- E io credevo bene che tu n'havessi più. --- O chi le penetrassi! Deh, non mi ti accostare. Quando eri quaggiù non volevi udir me, e hora vuoi che io oda te? ---- Poverino, che vorresti da me?

(Qui stette un buon pochetto senza parlare e si contò parecchi volte le dita. Di poi disse:)

"O se le faranno, se t'hanno generato! Breve e lungo sarà il' tempo. O infinita bontà e misericordia di Dio, che piccola cosa e' rimunera. O quel che l'ha salvato, Dio mio! O misericordioso Dio, grande è la tua liberalità che rimunera una cosa tanto minima! Che non dispregiava quello che molti dispregiono (voleva dire e' poveri), ancor che venissi da natura. Beato a chi non ritira le mani sua da' poverelli tua, o Iddio mio! Grande è la misericordia, grande è la purità di Dio!

Qui contò con le dita 107 volte, e si comprese che essa anima gli chiese che si comunicassi tante volte per lei, onde essa disse:

"Io lo posso havere ogni mattina. O quanto si durerà a scancellare, poverino! Ma beata me se venissi dove sei tu. O, se tutte le creature non andassino più giù, beate loro! Io havevo ragione a desiderare che uscissi di queste miserie.

"O Dio di bontà somma, infinita è la tua misericordia! E pur vero che tu ami le tua creature! Più desideri di tirarlo a te, dico alla laude tua, che lui di venire. Tu sei quello che l'hai ha liberare, e quello stesso che vuoi esser pregato.

"Alleggerisci la pena, o giusto e misericordioso Dio, di quello che parvolino qualche volta lodò te. O quanto ti è grata la laude de' parvoli, perché laudono puramente te, ancor che non conoschino la bontà tua, ma non hanno ancora offeso te. Però la laude de' parvoli ti è più grata che tutta la laude che ti dieno le creature in vita sua.

"O quanto piccola cosa ci dispone a ricever la salute! Remuneri ogni minima cosa, e tale che non stimeremo mai. Ma è bene vero che punirai ancora tal cosa che non penserei mai e forse quel che a me par virtù. O Dio mio, inestimabili e' giuditii tua!

"O misericordioso Dio, risguarda l'inmagine tua e fagli misericordia. O giustissimo Dio, se non ha operato quel che ti è grato, non ha però dispregiato chi ha operato quel che è piacente a te. È vero che ha operato contro a te, ma non ha però lodato né detto che sia bene l'operar contro te. È vero che insieme meco non ha mai lodato la bontà tua, ma conosceva che l'harebbe havuta a lodare.

"Risguarda, o liberalissimo Dio, quello che camminò con semplicità. O quanto è meglio a chi non serve te perfettamente, camminare non ingnorantemente ma sì bene semplicemente! Ma se l'havessi lassato star più di qua, harebbe perso la semplicità, o giusto e misericordioso Dio".

Qui fece un bellissimo prego a Jesu per la detta anima. Di poi disse il' salmo: Laudate Dominum omnes gentes (Ps. 116); Laudate pueri Dominum (Ps. 112); e Laudate Dominum de caeli (Ps. 148) con la Requiem [ex lit. Brev. Rom., in off. defunctorum].

Doppo si risentì dal' ratto.

La sera poi, al' tardi, stando essa molto mesta e sospirando cordialissimamente, e vedendola io star così mesta, gli domandai quel che haveva (però che meco, ancor che non lo meriti, ha gran sicurtà e molto familiarmente mi comunica le sua cose). Essa mi rispose che desiderava di parlare un poco alla m. priora.

Per il' che subito la menai a sua reverentia, dove giunta che fu proroppe in un grandissimo pianto. E inmaginandoci noi che si ricordassi di quelle pene nelle quale haveva visto l'anima del' suo fratello, la r. da m. priora la cominciò a confortare dicendogli che santi sacrifitii e suffragii lo liberebbon presto. Lei cominciò a' dire:

O, le son le gran pene (replicandolo più e più volte), mai le harei stimate se non havessi avuto un poco di lume!

E simil cose diceva della grandezza di esse pene. Ma passato alquanto spatio si quietò, e noi l'interrogamo di alcune cose circa il' ratto che haveva havuto il' dì medesimo.

E prima gli dicemo come ci pareva havere inteso che esso suo fratello si fussi salvato per la sua semplicità, e altre cose come si vede nelle sua parole dette in astratione. E essa ci rispose con la sua solita humiltà e mansuetudine:

"È vero, perché camminava stiettamente e senza malitia e ancora l'aiutato assai (diceva lei) che quando era piccoletto dava di molte limosine, a tale che spesso nostra madre l'haveva a gridare. E in questo ultimo esso s'è conformato al' voler di Dio e morto volentieri".

Doppo questo gli domandamo quel che volevano dire que' numeri che haveva conti. Ci rispose che erano alcune cose che lei e sua genitori havevono a fare in aiuto della detta anima del' suo fratello. Et prima intese havere a digiunare quaranta dì per lui e comunicarsi 107 volte. 12 volte similmente intese haversi a comunicare suo padre per lui. 30 suo madre, e 7 il' suo fratel maggiore, per supplire a quel che haveva mancato lui di ricever questo S.mo Sacramento. Intese ancora come si doveva far dire 20 Messe della passione di Jesu per supplire a quel che lui haveva mancato in obbedire e' genitori sua, e 10 dello Spirito Santo in supplimento de' peccati che conosceva di fare. E ci disse ancora certe altre cose che haveva a dire a detti sua genitori, e particularmente che si guardassino di non tenere odio con quelli che per praticar seco gli fussino stati causa di male esemplo, perché gli sarebbe di pena, e altre cose simile.

E diceva alla m. priora:

"Parvegli che io possa dire queste cose a nostra madre? Ditemelo liberamente, che quando non vi paressi, non ne sentirei pena se non tanto quanto mi pare che potessino essere in alleviamento di pena a detta anima".

Lei gli rispose che le poteva dire e se ne contentava, però che eron tutte cose che si conformavono con la Santa Scrittura. Del' che essa rimase molto consolata, ma bene molto atterrata dalla vista di esse pene.

Il' dì sequente, che era lunedì stava molto ammirata e mesta in faccia, spesso sospirando e chiamando Jesu e le sua parole non erono quasi d'altro che della grandezza delle pene del' purgatorio.

E circa 18 hore sendo con tutte l'altre suore in sala a lavorare, cominciò a piangere molto amaramente.

E durato che hebbe per spatio d'un quarto d'hora, si quietò e rimase rapita in spirito, tirandola il' Signore di nuovo a mostrargli l'atrocità di dette pene, per il' che lei fremeva in se stessa e metteva sospiri molti grandi, e pareva che si consumassi.

E parlava con Dio dicendogli che non gli dava il' cuore di vivere in terra e conversare con le creature con tal vista. Onde esso Dio, che conosce la nostra fragilità, gli mitigò tal vista mostrandogli ancora la gloria che seguita doppo la pena. All'hora lei alzò gli occhi al' cielo e tutta si rallegrò, dicendo alcune belle cose di essa gloria. E in ultimo disse:

"Non vo' già chiamar più esse pene atroce, ma sì bene gloriose poiché conducono a tanta gloria".

E altre simil cose. E stata che fu per spatio di una buona hora, si risentì dal' ratto.

Martedì, addì 16 di detto mese di giugno 1587, sendo questa benedetta Anima la sera al' tardi nell'orto con di molte altre monache che scamatava, stata che vi fu alquanto, si partì con gran velocità da esse.

E maravigliandoci noi che si partissi inanzi che fussi finito quello esercitio, sendo lei sempre per l'ordinario la prima e l'ultima a tutte le cose, guardamo così destramente dove andava e vedemo che, discostata che fu alquanto da noi, rimase rapita in spirito, e era appunto sonato le 24 hore.

E come referì poi alla r. da m. priora e a me, vedeva l'anima del' suo fratello alla quale era abreviato il' tempo che doveva stare in purgatorio per l'Uffitio che si era fatto la mattina per lui, nel' quale si era offerto tante volte quel gran sacrifitio del' Corpo e Sangue di Jesu, e intendeva come quelle benedette anime son libere mediante esso Sangue, assumendole esso di quel luogo e tirandole alla gloria del' paradiso. Per il' che lei offeriva esso Sangue per detta anima e vedeva che mediante essa offerta Jesu gli concedeva in sua libertà per quello spatio di tempo essa anima. Onde essa esteriormente con atti e gesti delle mane mostrò di haverla, e mostravala a Jesu e alla Vergine S.ma raccomandandola loro caldissimamente.

Et domandandogli noi fuor del' ratto se in quel tempo che teneva quell'anima essa pativa, ci rispose che non era in tutto libera dalle pene, ma haveva qualche poco di refrigerio; come sarebbe se vedessi uno nel' fuoco e che lo sollevassi da quel fuoco, ma che però non lo cavassi: esso sentirebbe il' caldo ma non abrucerebbe. Così interveniva a essa, che era sollevata da quelle pene, ma non però cavata affatto.

Disse ancor qui in ratto di molte belle cose della virtù del' Sangue di Jesu e ancora quanto si doverrebbe aiutar quell'anime che sono in estremis, profferendo queste parole:

"O quanto Iddio mio, haremo a pregare per quelle povere anime che stanno per venire a goder te o vero separarsi per sempre da te! Ardirò di dire che, secondo la proportione che vi può essere, ti sieno in un certo modo tanto grate tal preghiere, quanto furno all'eterno Padre le sette parole che tu, Verbo incarnato, profferisti in croce".

Qui stette un buon pochetto senza parlare molto amirata, doppo disse:

"Io non me ne curo; ma poiché tu vuoi, lo circuirò tutto. Ma chi verrà meco? L'Angel mio custode, è?".

Diceva del' purgatorio, che Jesu gli voleva mostrare tutte le pene che patiscono quelle benedette anime.

Però si partì del' luogo dove era che era appunto sonato l'un' hora, e circuì tutto l'orto, che è pur grande, durando per spatio di dua hore, però che si fermava a ogni 6 o 7 braccia in circa a intendere e vedere le particulare pene di ciascun vitio, come sotto si dirà.

E entrando in detto viaggio, ita che fu dua o tre passi, cominciò forte a tremare battendo le mane insieme, travagliandosi assai nel' volto, con far le carne palide e interriate e andando curva e rannicchiata, come quando uno ha una gran paura. E in questo principio andava un poco e poi si ritirava, faccendo segni di spavento e timore che a vederla gettava grandissimo terrore.

E come ci disse poi, si ritirava tanto perché gli pareva di havere a esser tormentata ancor lei entrando in quel luogo, massimo in questo principio.

E domandandogli noi fuor del' ratto se in verità haveva patito nessuna di quelle pene, ci rispose che non haveva patito se non come farebbe uno che vedessi un altro patire grandemente, che vedendolo patirebbe in se stesso per la compassione.

"Così io, diceva lei, pativo per veder loro tanto patire, ma non era già chi sentissi esse pene, perché non credo che una creatura mortale fussi possibile che le sostenessi".

Ma ritornando hora al' seguito del' suo viaggio, dico che andava così tremando e temendo che ancor noi, che eramo con lei, faceva grandemente temere. E andava dicendo con voce compassionevole e mesta queste parole:

"Pietà, pietà, misericordia. O Sangue, descendi e libera queste anime! Poverine vo' patite pur tanto e state sì contente".

E si fermava, come è detto, a ogni tanto spatio a vedere le pene de' vitii particulari. Ma in questo principio dice che non discerneva per qua' vitii e' patissino, né manco la particularità delle pene tanto erono grande, ma sì bene vedeva gran quantità di fuoco e diaccio, per dire nel' modo nostro,

"però che non so trovar vocaboli (diceva lei) da esplicare esse pene, ma ciò che dico mi par dire bugia".

Quando fu ita un pezzo, cominciò a pregar Jesu che gli mandassi aiuto oltra al' suo Angel custode che di già gli haveva dato, però che erono tanto grande le pene e orribile la vista de' Demoni, che haveva grandissimo spavento. E intendemo che gli dette Santa Catherina da Siena sua grandissima devota (e la chiama la sua sorellina), onde lei vedendola diceva:

"O Catherina vieni, vieni, aiutami chiedere misericordia per queste povere animine e offerire il' Sangue del' tuo e mio Sposo per loro".

Spesso mostrava di vedere aspetti di Demoni molto brutti e orribili, e diceva:

"Ardirò di dire, Iddio mio, che essi sieno brutti quanto tu sei bello!" ----

Gli domandamo fuor del' ratto se quell'anime son tormentate da Demoni. Ci disse di no, ma che hanno bene grandissima pena per havere del' continuo essa orrenda e spaventosa vista de' Demoni, e ancora alcuna volta Iddio permette che qual'ch'una di esse per meritare maggior pena sia tormentata da essi tanto quanto è il' voler suo, come gli pareva di vedere che facessino a alcune di esse anime.

Et voltandosi lei a quelle benedette anime, diceva:

"O poverine! Voi sopportate tante crudel pene e siate sì contente e allegre. Ma voi conoscete la volontà di Dio e che presto havete a ire a godere la sua beatifica visione".

E mostrando pure la grandezza di quelle pene disse una volta fra l'altre:

"Tutte le pene che hanno patito tutti e' martiri, sono come uno ameno giardino appetto a quelle che patite voi. Ma beata a me che io non andassi più giù, penose ma gloriose anime che son le vostre!"

E' primi che noi intendemo che lei conoscessi furno e' religiosi, però che ita che fu un gran pezzo, e fermatosi a ogni tanto spatio come habbiam detto si fermò e messe un gran sospiro, e con segni e gesti di grande ammiratione, e alta voce disse:

"O Dio buono, de' religiosi, è?"

senza dire la particularità delle lor pene, come per il' seguito si vedrà che disse a di molti altri.

Qui cominciò a chiedere di nuovo aiuto, e si intese che Jesu gli dette Santo Angelo martire dell'Ordine nostro carmelitano, ancor lui suo particulare devoto, e ci avedemo che la messono in mezzo Santa Catherina e il' detto Santo, pigliandola per la mano, faccendo lei l'atto con le mane come quando si piglia alcuno, e così andava maravigliandosi assai che quelle benedette anime stessino sì contente e allegre fra sì crudele e aspre pene.

Ita che fu alquanto gli fu mostro gli ingnoranti e quelli che sono morti piccoli, e vedeva che pativono poco appetto agli altri, sendo solo nel' fuoco e diaccio senza altre pene. Vedeva che ciascuna di quelle anime haveva il' suo Angelo custode appresso di se, dalla cui presentia ricevevono gran refrigerio e conforto, sì come per la vista de' Demoni hanno gran pena. E è quel luogo, sì come ci ha referito lei, tenebroso e oscurissimo, ma dalla chiarezza e splendore delli Angeli vi ridonda un certo ché di lume, dal' quale esse anime sono molto consolate.

Andava cercando dell'anima del' suo fratello, e ce ne avedevamo però che spesso quando si fermava diceva:

"O dove è la mia animella? La non è qui tra questi?"

E havendolo trovato si rallegrò e con gran festa gli disse, faccendo però segni di gran compassione:

"Poverino, tu patisci pur tanto, e sei sì allegro? Tu abbruci e sei contento? Ma beato e felice te, e gloriose pene che ti hanno a condurre a sì grande e inenarrabil gloria, e beata a me se non andrò più giù."

E rabruscandosi alquando disse:

"O dove è il' tuo Angelo?"

E risguardando meglio, lo vidde un poco da lontano. Vedeva ancora un' anima (non conoscendo però chi si fussi) alla quale il' suo Angelino faceva molte carezze, e maravigliandosi disse:

"Vedi quante carezze fa quell'Angelo alla sua anima? O, perché lei l'amò in questo mondo, e chi più l'ama e l'ubbidisce, più refrigerio riceverà da lui in questo luogo."

Diceva ancora all'anima del' suo fratello:

"Tu stai bene appetto agli altri, che patisci poco. Pensavo bene che tu n'havessi più. Se ben sei nel' fuoco, non hai quelle gran pene come alcuni altri".

Che come ci disse poi, in quel luogo dove era lui non vi era particularità di pene ma solo fuoco e diaccio. E stata che fu alquanto quivi, si partì da lui dicendogli:

"Horsù, rimani costì a finire di purgare le tua colpe".

E ita che fu parecchi passi, si fermò all'ordinario, e in questo luogo fece segni di grande stupore e maraviglia per la orribilità sì de' Demoni come delle pene che vi vedeva, però che appressandosi cominciò a dire con voce spaventosa:

"O che luogo orrendo è questo, pieno di Demoni sì spaventosi e brutti, le pene sì crudele e intollerabile? Chi son mai questi che son tormentati sì aspramente?"

E vedeva che oltra all'altre pene erono passati con ferri da un canto all'altro e infilzati, e poi erono trebbiati e sminuzzati con coltelli molto crudeli e aspri. Ma raccontandoci poi lei queste cose fuor del' ratto diceva:

"Vedete, ciò che io dico mi par dir bugia, che non saprei trovar vocaboli da esplicarle, sendo del' tutto incapace, se Dio non le dimostrassi sotto queste similitudine, e vi dico che vi rimango drento ammirata ogni volta che me ne ricordo. E non lo penetro come all'hora, che se io lo penetrassi non sarebbe possibile che io vivessi. E in somma non si possono intendere in che modo le si sieno. Intenderenle quando noi le proverremo, altrimenti no."

Et intese che questi sì crudelmente tormentati erano gli ipocriti e erano molto presso all'inferno. E dice che quelli che sono più presso all'inferno participano di quelli strepiti e romori, stridor di denti e confusione che è laggiù; il' che non è per tutto il' purgatorio, ma solo in que' luoghi che son più presso all'inferno come è detto.

Stette poco in questo luogo e si partì, andando parecchi passi all'ordinario, e poi si fermò a intender le pene de' disobbedienti, quali vedeva essere agravati da un peso intollerabilissimo, e ancora erano lapidati, attriti e trebbiati come quelli di sopra.

Andò poi agli impatienti; e questi erano da un continuo consumamento finiti, e di nuovo tornavono a vivere e poi a finire, e così facevono del' continuo. Erano ancora torti e avvolti come faremo noi a spremere qual che cosa per cavarne il' sugo e tutti pativono la pena del' fuoco e del' diaccio.

Era cosa mirabile a vedere con che diligentia e attentione essa risguardava quelle pene, chinando il' capo talvolta sino in terra, e si spenzolava alle palangole delle vite guardando molto di quà e di là fra esse vite, ristringendosi spesso nelle spalle, con gran compassione di quelle povere anime.

E fra l'altre, sendo qui alli impatienti, era appunto ferma da un rosaio e metteva il' capo dove il' rosaio era più chiuso, che pareva a' nostri occhi la s'havessi tutta a pugnere e conciarsi male. Ma non era così, che essendo in quell'atto si vede che Dio ha particulare protetione di lei, e n'habbiamo visto l'esperientia parecchi volte.

Gli domandamo poi fuor del ratto per che conto la guardava in que' luoghi con tanta fatica: pareva a noi che la facessi come quando si cerca d'una cosa e non si trova, che si guarda con molta diligentia. Ci rispose che non sentiva di muoversi, ma che il' corpo concorreva all'operatione dell'anima, però che tal volta vedeva come da lontano (cioè incapace a lei) tormentare quell'anime, e non intendeva in che modo né che pene le patissino. Però inalzava e elevava il' suo intelletto per intenderle e esserne capace, e veniva ancora a far quel segno esteriore col' corpo.

Cominciò qui di nuovo a chiamare aiuto, e invocava il' padre Santo Agostino, suo grandissimo devoto, e intendemo che ancor lui venne in sua compagnia.

Hora tornando alla vista che haveva delle pene di esse anime, gli fu mostro e' bugiardi, a' quali appressandosi cominciò forte a dire:

"Ancor loro sono presso all'inferno e sono tormentati grandemente in bocca".

E vedeva che gli era messo giù per la gola del' piombo strutto, pareva a lei, e continuamente ardevano e tremavano.

Vedde poi quelli che havevono peccato per fragilità, e disse:

"O, io pensavo che questi fussino dalli ignoranti, e patiscon poco loro appetto agli altri, ma e' poverini sono pure ancor loro nel' fuoco".

Fugli poi mostro gli avari, a' quali disse:

"Questi son satii di tutte le pene e tormenti perché in terra non si satiorno mai della roba; e che era poi altro che un poco di terra?"

E voltandosi a Santa Catherina disse

"O Catherina, muoviti un poco a compassione di loro! Tu amavi pur tanto e' prossimi tua quando eri in questo mondo, e hora par che e' non te ne incresca, ma perché conosci così esser la volontà di Dio. Vedi come e' poverini sono circundati e devorati da serpe, scarpioni, botte e serpenti!".

Ve n'à ancora che erono a modo di piombo stutti e consumati, e di poi ritornavono interi e erano dati alle bestie, e così erono crudelmente tormentati.

E andando più oltre ne vedde certi altri, e disse con nausea:

"Questi sono in un luogo pieno di tutte le sorte di sporcitie che si possono mai trovare. I, che luogo inmondo è questo?"

E vedeva che erono rinvolti in una cosa molto sozza e inmonda, come sarebbe a dire a modo nostro, fango e simil cose. Gli era ancora cavato gli occhi e pativono assai in questo membro; e questi tali erono gli inmondi e impuri, da i quali si partì presto presto, come dire fuggendo.

Doppo questi gli fu mostro e' superbi e ambitiosi; e di mentre che andava si voltò a S. ta Catherina, e gli disse:

"O Catherina, dove mi meni tu in questa tenebrosa notte? Che luogo oscuro è mai questo? Dove gli habitatori di esso sono circundati da Demoni, serviti da Demoni, honorati da Demoni, perché tanto cercorno l'ambitione e l'honore in questo mondo".

Vedeva ancora che erano battuti e percossi (come diremo noi per terra) molto crudelmente.

Si partì poi di quivi e andò all'ordinario parecchi passi, e poi si fermò. E vedde gli ingrati e disse:

"O qui, Iddio mio, verrò io perché l'ingratitudine secca il' fonte della pietà".

Gli vedeva in un grandissimo e profondissimo caos, dove erono sommersi e annegati (pareva a lei) in un lago di piombo strutto, pece e simil cose, oltre alla pena del' fuoco e del' diaccio che, come è detto, hanno tutti. Gli fu poi mostro alcuni che non hanno havuto vitii particulari, ma hanno participato di tutti. Così in purgatorio participano di tutte le pene, ma non già in quella grandezza e asprezza come quelli che hanno vitii particulari.

Così qui finì di vedere e intendere le pene dell'anime del' purgatorio, con girare e circuire tutto l'orto, durando per spatio di dua hore come si disse nel' principio. Tanto che era appunto 3 hore di notte quando uscì del' orto dove, uscita che fu, si fermò quivi drento a l'uscio. E stando pure in ratto disse di molte cose, delle quale ne noterò alcune, e fra l'altre come chiese gratia a Jesu che non gli mostrassi più quelle pene tanto grande che non gli dava il' cuore di sostenere tal vista, e soggiunse parlando con Dio:

"Deh, dimmi, o Sposo mio, poiché vuoi in questa sera io ti chiami per questo dolce nome di Sposo e ti degni si familiarmente parlar meco. Deh dimmi, dico, perché m' hai dato tal vista hora, che mai per il' tempo passato non ho havuto tal lume né penetratola in questo modo?

(E stata un poco soggiunse):

"O perché hai voluto satisfare al' desiderio mio (e tal desiderio era di sapere se il' suo fratello era salvo)? E perché in generale si faccia più ferventemente oratione per loro, e ancora perché io conosca maggiormente la tua purità e odii quel che odiava qui la tua sposa Catherina, cioè il' peccato, e ami la virtù".

E qui gli fu data di nuovo per un pochino in sua libertà l'anima del' suo fratello, faccendo lei il' medesimo atto che fece nel' principio; e per le parole che lei profferiva si intendeva che Jesu gli voleva mostrar la gloria che darebbe a essa anima quando la menassi a godere. Per il' che lei diceva:

"Io non mi curo di vederla, mi basta che esso la conseguisca. E ch'è a me veder la gloria d'un anima sola? Se le vuoi liberar tutte, mostramela che io ne sono molto ben contenta. Deh, sì, Sposo mio, libera tutte esse benedette anime tirandole alla perfetta lode tua!"

E mostrandogli Jesu il' tempo che voleva stare a glorificare essa anima, disse:

"Signor mio, sia quando a te piace, e beato a lui che sarà ben presto. E se bene son grande le pene, non però son condegne alla futura, inenarrabile e incompreensibil gloria che ci hai preparata (cf. Rom. 8,18). E ti dico, Iddio mio, che mai te l'harei offerto imparticulare se non fussi (o se non è, almanco mi è stato dato ad intendere) che io gli sono più obligata; e da hora inanzi non me ne vo' più ricordare in modo che passi el' cuor mio, ma lo vo' lassar tutto alla tua bontà e misericordia".

Poi stata alquanto cheta, intendeva che non si può far cosa più giovevole all'anime del' purgatorio che ricevere il' S.mo Sacramento per loro. Per il' che venendogli in mente che la mattina si haveva a comunicare disse:

"Che preparatione si potrebbe fare, o Sposo mio, per venire in qualche parte degnamente a te?"

E stata alquanto soggiunse:

"Spogliarsi in tutto e per tutto di se stessa e vestirsi di te e andarvi con pura, retta e sincera intentione. E guai a chi vi va con altra intentione che per honorar te o per salute dell'anima sua". ---

Disse ancora molte altre cose, e particularmente ringratiò Jesu della sua e nostra vocatione, mostrando la grandezza e dignità sua, pregandolo che ne volessi far capace e darlo ad intendere a chi non l'intendeva. E così offerendo di nuovo il' Sangue dello svenato Agnello per l'anime del' purgatorio, si destò dal' ratto che era tre hore e mezzo, e andossi a riposare.

E del' tutto sia gloria e honore al' sommo Dio, largitore d'ogni gratia.

Fonte: http://www.ocarm.org/smmdep/

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