Il Purgatorio

Il Purgatorio nel pensiero di Santa Teresa di Liseux




LA PICCOLA VIA CHE PORTA DRITTO AL CIELO
Se si ponesse la domanda: “È necessario passare dal Purgatorio prima d'andare in Cielo?”, penso che la maggior parte dei cristiani risponderebbe affermativamente. La dottrina, invece, insegnata da Santa Teresa di Lisieux, Dottore della Chiesa, sulle orme di Santa Teresa d'Avila e di Santa Caterina da Siena, può essere così enunciata:

“Dio, Padre amantissimo, vuole che noi lasciamo questa terra con l‘abbandono del figlio prodigo che, pentito e fiducioso, chiude gli occhi alla luce di quaggiù per riaprirli subito in Cielo, nella gioia della visione beata senza aver da subire in Purgatorio purificazione alcuna “.

Naturalmente ciò esige pentimento, umiltà e abbandono alla Divina Misericordia.

La Santa ci parla di “un gran numero di piccole anime” e di “una legione di piccole vittime” ch'ella vuole trascinare nella scia luminosa della “infanzia spirituale “. Ha scritto infatti: “Come potrebbe aver limiti la mia fiducia? “.

Eco, a sua insaputa, di quanto aveva insegnato San Tommaso d'Aquino: “Non può esservi da

parte nostra sovrabbondanza di speranza dal punto di vista di Dio, la cui bontà è infinita “.

Una sua novizia, Suor Maria della Trinità, ha dichiarato ai processi canonici che un giorno la santa le chiese di non abbandonare, dopo la sua morte, la sua “piccola via” di fiducia e d'amore e lei così le rispose:

“No, certo e vi credo così fermamente che se anche il Papa mi dicesse che lei si è sbagliata, io non riuscirei a crederlo”

Allora la santa avrebbe risposto: “Oh! innanzi tutto bisognerebbe credere al Papa; ma non tema ch‘egli venga a dirle di cambiar via, non gliene lascerò il tempo, perché se, arrivando in Cielo, sapessi che 1‘ho indotta in errore, otterrò da Dio il permesso di venire immediatamente ad avvertire. Fin là, creda che la mia via è sicura e la segua fedelmente”

Gli ultimi Papi, da San Pio X in poi, non solo non hanno detto che Santa Teresa si è sbagliata, ma si sono compiaciuti di sottolineare l'universalità della dottrina e dell'invito di questa “piccola via” al punto che Santa Teresa di Lisieux è stata proclamata “Dottore della Chiesa”

Alla base dei suoi insegnamenti si trovano tre verità teologiche fondamentali:

• Ogni iniziativa viene da Dio come dono pura mente gratuito.

• Dio distribuisce i suoi doni in modo disuguale.

• Con un amore sempre uguale, poiché il suo amore è infinito.

SIAMO TUTTI CHIAMATI ALLA SANTITÀ
Per noi, amare Dio significa lasciarci amare da Dio. Dice, infatti, Giovanni: “Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19).

Non preoccupiamoci mai della nostra debolezza; anzi, la nostra fragilità dev'essere per noi occasione di gioia giacché, ben intesa, costituisce appunto la nostra forza.

Dobbiamo, invece, aver paura d'attribuirci anche una minima parte di verità e di bontà. Ciò che abbiamo ci è stato offerto in dono (cfr 1 Cor 4,7); non appartiene a noi, ma a Dio. Dio vuole l'umiltà di cuore. I nostri meriti sono doni suoi.

Sì, Dio dona, ma distribuisce i suoi doni in modo ineguale. Ciascuno di noi ha una vocazione personale, ma non abbiamo tutti la medesima vocazione.

Spesso si sente: “Io non sono santo... La perfezione è riservata ai santi... I santi facevano così per ché erano santi...”. Ecco la risposta: ognuno di noi è chiamato alla santità, chiamato ad un grado più o meno elevato d'amore e di gloria, alcuni più, altri meno, contribuendo così alla bellezza del Corpo mistico di Cristo; ciò che conta, per ogni singolo, è realizzare la pienezza della sua santità personale, piccola o grande che sia.

Dice a questo proposito la nostra Santa:

“Per tanto tempo mi sono chiesta perché Dio abbia delle preferenze, perché tutte le anime non ricevano grazie in grado uguale; mi meravigliavo perché prodiga favori straordinari a Santi che l'hanno offeso, come San Paolo, Sant'Agostino, e perché, direi, quasi li costringe a ricevere il suo dono; poi, quando leggevo la vita dei Santi che Nostro Signore ha carezzati dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino un solo ostacolo che impedisse di elevarsi a lui, e prevenendo le loro anime con tali favori da rendere quasi impossibile ch ‘esse macchiassero lo splendore immacolato della loro veste battesimale, mi domandavo: perché i poveri selvaggi, per esempio, muoiono tanti e tanti ancor prima di avere inteso pronunciare il nome di Dio?

Gesù mi ha istruita riguardo a questo mistero. Mi ha messo dinanzi agli occhi il libro della natura, ed ho capito che tutti i fiori della creazione sono belli, le rose magnifiche e i gigli bianchissimi non rubano il profumo della viola, o la semplicità alla pratolina... Se tutti i fiori piccini volessero essere rose, la natura perderebbe la sua veste di primavera, i campi non sarebbero più smaltati di infiorescenze. Così è nel mondo della anime, che è il giardino di Gesù “.

La disuguaglianza complementare è fattore d'armonia: “La perfezione consiste nel fare la volontà del Signore, nell‘essere come vuole Lui “.

Questo corrisponde al V capitolo della Costituzione dogmatica del Vaticano II sulla Chiesa, “Lumen Gentium”, intitolato “Universale vocazione alla santità nella Chiesa”.

Dio distribuisce, dunque, i suoi doni in modo disuguale, ma con un amore sempre uguale a se stesso, con un amore immutabile e semplice nell'intensità della sua pienezza infinita.

Teresa, a sua volta: “Ho capito anche un‘altra cosa: l'amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell‘anima più semplice la quale non resista affatto alla grazia quanto nell‘anima più sublime“. E continua: tanto nell'anima dei “santi Dottori, i quali hanno rischiarato la Chiesa” quanto nell'anima “del bimbo che si esprime soltanto con strilletti deboli deboli” o del selvaggio “il quale nella sua totale miseria possiede soltanto la legge naturale per regolarsi “. Sì, altrettanto, a patto che queste anime compiano la volontà di Dio.

La modalità del dono vale assai più di ciò che si dà; e Dio non può amare che di un amore infinito. In questo senso, Dio ama ciascuno di noi quanto ama Maria Santissima. Il suo amore non può essere, ripetiamolo, che infinito. Quale consolazione!

LE PENE DEL PURGATORIO SONO INUTILI
Santa Teresa non esita ad affermare che le sofferenze del Purgatorio sono “sofferenze inutili “. In che senso?

Riferendosi al suo Atto d'offerta del 9 giugno 1895, la Santa scrive:

“Madre cara, lei che mi ha permesso di offrirmi così al buon Dio. Lei sa quali fiumi, o piuttosto quali oceani di grazie, inondarono 1‘anima mia...

Ah! da quel giorno felice mi pare che l'amore mi compenetri e mi avvolga; mi pare che, ad ogni istante, questo amore misericordioso mi rinnovi, pur chi l'anima mia e non lasci alcuna traccia di peccato, perciò non posso temere il Purgatorio...

So che per me stessa non meriterei nemmeno di entrare in quel luogo di espiazione, poiché soltanto le anime sante possono trovare adito ad esso, ma so, altresì, che il fuoco dell'amore è più santificante di quello del Purgatorio, so che Gesù non può desiderare per noi sofferenze inutili, e ch‘Egli non m ‘ispirerebbe i desideri che sento, se non volesse colmarli...”.

E evidente che le sofferenze del Purgatorio saranno inutili per Santa Teresa, giacché ella è totalmente purificata dall'amore misericordioso, ma l'espressione “sofferenze inutili” racchiude un significato teologico ben più profondo.

Secondo l'insegnamento della Chiesa, infatti, le anime del Purgatorio, non essendo più nel tempo, non possono meritare, né crescere nella carità. Le sofferenze del Purgatorio sono quindi inutili per crescere in grazia, nell'amore di Cristo, che è l'unico aspetto che conta per rendere più intenso il nostro lume di gloria. Sopportando le pene che Dio permette, le anime del Purgatorio espiano le loro colpe e si preparano, malgrado la loro passata tiepidezza, a godere Dio in quel faccia a faccia incompatibile con la minima impurezza. Tuttavia il loro amore non è più suscettibile d'aumento.

Siamo alla presenza di grandi misteri che oltrepassano la nostra intelligenza, di fronte ai quali dobbiamo inchinarci: i misteri della giustizia e della misericordia divina, della nostra libertà che può resistere alla grazia e del nostro eventuale colpevole rifiuto dì accettare quaggiù con amore la sofferenza, in unione con la Croce di Gesù Redentore.

PURGATORIO E SANTITÀ
È necessario, tuttavia, osservare che non passare per il Purgatorio non è sinonimo di santità eminente. È possibile che un'anima, chiamata ad una santità più alta, debba passare per il Purgatorio se, giunta al momento della morte, non si trovasse sufficientemente purificata; mentre un'altra, chiamata ad una santità meno sublime, potrà arrivare al termine della vita perfettamente pura e purificata.

Domandare la grazia di non passare per il Purgatorio non significa, dunque, peccare di presunzione, non è esigere da Dio un grado di santità più alto di quello ch'Egli, nella sua sapienza, ha decretato per noi, ma è semplicemente domandargli di non permettere che mettiamo ostacoli alla perfetta realizzazione della sua volontà su di noi, nonostante le nostre debolezze e i nostri peccati; e supplicarlo che ci vengano risparmiate quelle sofferenze “inutili “per farci crescere nell'amore, e per ottenere un grado più alto di beatitudine nel possesso di Dio.

Nel “Credo” del Popolo di Dio pronunciato da Sua Santità Paolo VI alla chiusura dell'Anno della Fede, il 30 giugno 1968, si legge: “Noi crediamo nella vita eterna. Noi crediamo che le anime di tutti coloro che muoiono nella grazia di Cristo, sia che debbano ancora essere purificate nel Purgatorio, sia che dal momento in cui lasciano il proprio corpo siano accolte da Gesù in Paradiso, come Egli fece per il Buon Ladrone, costituiscono il Popolo di Dio nell'aldilà della morte, la quale sarà definitivamente sconfitta nel giorno della Risurrezione, quando queste anime saranno riunite ai propri Corpi”. (L'Oss. Romano)

FIDUCIA NELL'AMORE MISERICORDIOSO
Ritengo utile e opportuno trascrivere alcuni testi della Santa che riguardano la purificazione dell'anima durante la vita terrena.

“Lei non è abbastanza fiduciosa “, dice Santa Teresa ad una consorella timorosa (Suor Filomena), “lei ha troppa paura del buon Dio “. “Non tema il Purgatorio a causa della pena che vi si soffre, ma desideri di non andarvi per far piacere a Dio, il quale impone questa espiazione a malincuore. Dal momento che lei cerca di fargli piacere in ogni cosa, se ha la fiducia incrollabile che il Signore la pur ad ogni istante nel suo Amore e che non lascia in lei nessuna traccia di peccato, sia sicurissima che non andrà in Purgatorio.

Capisco che non tutte le anime possono somigliarsi, bisogna che ce ne siano di gruppi diversi per onorare in modo particolare ciascuna perfezione del Signore. A me ha dato la sua misericordia infinita, attraverso essa contemplo e adoro le altre perfezioni divine. Allora tutte mi appaiono raggianti di amore, la giustizia stessa (e forse ancor più che qualsiasi altra) mi sembra rivestita d‘amore. Quale gioia pensare che il buon Dio è giusto, cioè che tiene conto delle nostre debolezze, che conosce perfettamente la fragilità della nostra natura. Di che cosa dunque aver paura? Ah, il Dio infinitamente giusto che si degnò di perdonare con tanta bontà le colpe del figliuol prodigo, non deve essere giusto anche verso di me che sto sempre con lui? (Lc 15,31)”.

INCORAGGIANDO LE ANIME...
Suor Maria della Trinità novizia della Santa, morta nel 1944, interrogò un giorno la Maestra:

“Se commettessi delle lievi infedeltà, andrei lo stesso direttamente in Cielo?”. “Sì, ma non è questo il motivo per cui deve cercare di praticare la virtù “, rispose Teresa: “Il buon Dio è così buono che troverebbe il modo di non farla passare dal Purgatorio, ma è Lui che ne scapiterebbe in amore!...”.

In un'altra circostanza ebbe a dire alla stessa Suor Maria, che bisognava, con le proprie preghiere e i propri sacrifici, ottenere alle anime un amore così grande di Dio da farle andare in Paradiso senza passare dal Purgatorio.

Narra un'altra novizia: “Avevo un'estrema paura dei giudizi di Dio; e, nonostante tutto ciò ch'essa poteva dirmene, nulla valeva in me a dissiparla. Un giorno le feci questa obiezione: ‘Ci ripetono continuamente che Dio trova delle macchie anche nei suoi angeli; come vuole che io non tremi?”. Lei rispose: “Non c ‘è che un mezzo per costringere il Signore a non giudicarci affatto; e questo mezzo è di presentarsi a Lui con le mani vuote” Come fare? “È semplicissimo; non faccia risparmio di nulla, e dia quello che di mano in mano acquista. Io per me, se campassi anche fino a ottanta anni, sarò sempre povera; non so fare economie; tutto quello che ho lo spendo subito per riscattare delle anime”

“Se aspettassi il momento della morte per presentare le piccole mie monete e farle stimare per il loro giusto valore, il buon Dio non mancherebbe di scoprirvi della lega, di cui dovrei andarmi a liberare nel Purgatorio. Non si narra forse che alcuni grandi santi, giunti al tribunale di Dio colle mani piene di meriti, dovettero andare in quel luogo di espiazione, perché ogni giustizia è macchiata agli occhi del Signore?”

Ma, la novizia riprese, “Se Dio non giudica le nostre buone azioni, giudicherà le cattive; e allora?”

“Che dice mai?” rispose Santa Teresa:

“Nostro Signore è la stessa Giustizia; se non giudica le nostre azioni buone, non giudicherà neppure le cattive. Per le vittime dell'amore, mi sembra che non avrà luogo giudizio, ma che piuttosto il buon Dio si affretterà a ricompensare con eterne delizie il suo proprio amore che vedrà ardere nel loro cuore “. La novizia, di nuovo: “Per godere di questo privilegio, crede ella che basti fare l'atto d'offerta da lei composto?”.

Santa Teresa concluse: “Oh no! Le parole non bastano... Per essere veramente vittime d'amore, è necessario abbandonarsi interamente, perché dall'amore non siamo consumati che in proporzione di quanto ad esso ci abbandoniamo”.

“IL PURGATORIO NON È PER LEI...”
Diceva ancora la Santa: “Senta dove deve giungere la sua fiducia. Deve farle credere che il Purgatorio non è per lei, ma solo per le anime che hanno disconosciuto 1‘Amore Misericordioso, che hanno dubitato della sua potenza pur con coloro che si sforzano di rispondere a questo amore, Gesù è ‘cieco' e ‘non calcola', o piuttosto non conta, per pur che sul fuoco di carità che ‘copre ogni colpa' e soprattutto sui frutti del suo Sacrificio perpetuo. Sì, nonostante le sue piccole infedeltà, può sperare di andare diritta in Cielo, giacché Dio lo desidera ancor più di lei e le darà certamente quanto avrà sperato dalla sua misericordia. Egli ricompenserò la confidenza e l'abbandono; la sua giustizia che sa quanto ella è fragile, si è divinamente sbrogliata per riuscirvi.

Badi soltanto, appoggiandosi a tale sicurezza, a che Egli non ne scapiti in amore!”

Questa testimonianza della sorella della Santa merita di essere menzionata. Scrive Celina in “Consigli e ricordi”:

“Non andare in Purgatorio. La mia cara sorellina m'inculcava ogni istante questo desiderio umilmente fiducioso di cui viveva. Era un'atmosfera che respirava come l'aria.

Ero ancora probanda quando, la notte di Nata le 1894, trovai nella mia scarpa una poesia che Teresa mi aveva composto in nome della Madonna. Vi lessi:

Gesù ti farà la corona,

Se cerchi solo il suo amor,

Se il tuo cuore a Lui si abbandona,

Del suo regno ti darà l'onor.

Dopo il buio della vita,

Scorgerai il suo dolce sguardo;

Lassù l'anima tua rapita

Volerà senz'alcun ritardo!


Nel suo Atto di Offerta all'Amore Misericordioso del buon Dio, parlando del suo proprio amore, essa termina così: ‘... Che questo martirio, dopo avermi preparata a comparirvi dinanzi, mi faccia infine morire, e che l'anima mia si slanci senza ritardo nell'eterno abbraccio del Vostro Amore Misericordioso!...

Essa era, dunque, sempre sotto l'impressione di questa idea della cui realizzazione non dubitava affatto, secondo la parola del nostro santo Padre Giovanni della Croce, che faceva sua: ‘Più Dio vuol dare, più fa desiderare'

Ella fondava la sua speranza riguardo al Purgatorio sull'abbandono e l'Amore, senza dimenticare la sua cara umiltà, virtù caratteristica dell'infanzia. Il bambino ama i genitori e non ha pretese, se non quella di abbandonarsi totalmente ad essi, perché si sente debole ed impotente.

Diceva: ‘Che forse un padre sgrida il suo bambino quando egli si accusa da se stesso, o gli infligge un castigo? No davvero, ma se lo stringe al cuore. A rinforzare questo concetto, mi rammentò una storia che avevamo letto nella nostra infanzia:

‘Un re in una partita di caccia inseguiva un coniglio bianco, che i suoi cani erano sul punto di raggiungere, quando la bestiola, sentendosi perduta, ritornò indietro rapidamente e saltò tra le braccia del cacciatore. Costui, commosso da tanta fiducia, non volle più separarsi dal coniglio bianco, e non permetteva a nessuno di toccarlo, riservandosi di nutrirlo. Così il buon Dio farò con noi, ‘se, inseguiti dalla giustizia figurata dai cani, cercheremo scampo nelle braccia stesse del nostro Giudice...'.

Benché ella pensasse qui alle piccole anime che seguono la Via dell'infanzia spirituale, non sottraeva da questa ardita speranza neppure i grandi peccatori.

Molte volte Suor Teresa mi aveva fatto notare che la giustizia del buon Dio si contenta di ben poca cosa quando l'amore ne è il movente, e che allora Egli tempera all'eccesso la pena temporale dovuta al peccato, poiché non è che dolcezza.

‘Ho fatto l'esperienza ‘ mi confidò, ‘che dopo un ‘infedeltà, anche piccola, l'anima deve subire per qualche tempo un certo disagio. Allora mi dico: “Figlietta mia, è il riscatto della tua mancanza “, e sopporto pazientemente che il piccolo debito sia pagato.

Ma a questo si limitava, nella sua speranza, la soddisfazione reclamata dalla giustizia per quelli che sono umili e si abbandonano al Mio Cuore con amore'.

Ella non vedeva aprirsi per essi la porta del Purgatorio, ritenendo piuttosto che il Padre celeste, rispondendo alla loro fiducia con una grazia di luce al momento della morte, faccia nascere in queste anime, alla vista della loro miseria, un sentimento di contrizione perfetta, atto a cancellare ogni debito”.

Alla sorella, Suor Maria del Sacro Cuore, che le domandava: “Quando ci si offre all'Amore misericordioso, si può dunque sperare di andare diritti in cielo?”. Rispose: “Sì, ma si deve insieme praticare la carità fraterna “.

AMORE PERFETTO
Sempre, ma soprattutto negli ultimi anni della sua vita terrena, quando si avvicinava alla morte, Santa Teresa di Lisieux insegnava che nessuno dovrebbe andare in Purgatorio, non tanto per motivo d'interesse personale (il quale, di per sé, non è riprovevole), ma avendo di mira unicamente l'amore di Dio e delle anime.

Per questo ha potuto affermare: “Non lo so se andrò in Purgatorio, non me ne angustio affatto; ma se ci vado, non mi pentirò mai d'aver lavorato soltanto per salvare le anime. Come sono stata felice sapendo che Santa Teresa d'Avila la pensava così! “.

Lo precisa ancora il mese seguente: “Non avrei raccolto uno spillo per evitare il Purgatorio.

Tutto quello che ho fatto, l'ho fatto per far piacere al buon Dio, per salvargli anime”.

Una monaca che frequentò la Santa nella sua ultima malattia, scriveva in una lettera alla famiglia: “Quando la si va a vedere, è ben cambiata, molto smagrita; ma conserva sempre la medesima calma e il suo fare scherzoso. Vede con gioia la morte che le si avvicina e non ha minimamente paura. Ciò ti attristerà molto, caro Papà mio, e lo si capisce; perdiamo il più grande dei tesori, ma non bisogna certo rammaricarsi per lei; amando Iddio come lo ama lei, sarà ben accolta Lassù! Andrà diritta in cielo. Quando le parlavamo del Purgatorio, per noi, ci diceva: ‘Oh, quanto mi fate dispiacere! Fate un gran torto a Dio credendo di dover andare in Purgatorio. Quando si ama, non può esservi Purgatorio ‘.

Non si mediteranno mai abbastanza le confidenze di Santa Teresa di Lisieux che possono e devono incoraggiare i più gran peccatori a non dubitare mai della potenza purificatrice dell'Amore misericordioso: “Si potrebbe credere che, proprio perché non ho peccato, io abbia una fiducia tanto grande nel Signore. Dica bene, Madre mia, che se avessi commesso tutti i crimini possibili, avrei sempre la stessa fiducia, sentirei che questa moltitudine di offese sarebbe come una goccia d ‘acqua gettata in un bracere ardente. Lei racconterà poi la storia della peccatrice convertita che è morta d'amore,' le anime capiranno subito, perché è un esempio efficacissimo di ciò che vorrei dire, ma queste cose non si possono esprimere “.

Ecco l'episodio che la Madre Agnese doveva raccontare:

“Si narra nella vita dei Padri del deserto, che uno di essi convertì una peccatrice pubblica, i cui disordini scandalizzavano una regione intera. Questa peccatrice, toccata dalla grazia, seguiva il Santo nel deserto per farvi una penitenza rigorosa, quano, durante la prima notte di viaggio, ancor prima di essere giunta al luogo del suo ritiro, i suoi vincoli mortali furono spezzati dall'impeto del suo pentimento pieno d'amore, e il solitario vide, nel momento stesso, l'anima di lei portata dagli Angeli in seno a Dio”

Pochi giorni dopo ritornava sul medesimo pensiero: “... Il peccato mortale non mi toglierebbe la fiducia... Soprattutto che non si dimentichi di raccontare la storia della peccatrice! È questa che proverà che non mi sbaglio”

SANTA TERESA DI LISEUX E I SACRAMENTI
Conosciamo l'ardente amore di Teresa per l'Eucaristia. Suor Genoveffa ha lasciato scritto:

“La Santa Messa e la Mensa Eucaristica erano la sua delizia. Non intraprendeva nulla d'importante senza chiedere di fare offrire il Santo Sacrificio a quella intenzione. Quando nostra zia le dava del denaro per le sue feste e anniversari al Carmelo sollecitava sempre il permesso di far celebrare delle Messe e talvolta mi diceva a bassa voce: ‘È per il mio figliolo Pranzini, (un condannato a morte, del quale aveva ottenuto la conversione in extremis nell'agosto 1887), bisogna che io lo aiuti adesso!...'. Prima della sua professione solenne, dispose del suo portafoglio di fanciulla che consisteva in un centinaio di franchi, per far celebrare delle Messe in vantaggio del nostro venerato Padre, allora molto ammalato. Ella riteneva che niente valesse quanto il Sangue di Gesù per attirargli molte grazie. Avrebbe tanto desiderato comunicarsi tutti i giorni, ma gli usi allora vigenti non lo consentivano, e questa fu una delle sue più grandi sofferenze al Carmelo. Pregava san Giuseppe di ottenere un mutamento di quella usanza, e il decreto di Leone XII che concedeva più ampia libertà su questo punto, le sembrò una risposta alle sue ardenti suppliche. Teresa ci predisse che dopo la sua morte, il nostro ‘pane quotidiano' non ci sarebbe mancato, il che si realizzò pienamente”.

Ha scritto nel suo Atto d'offerta: “Sento nel mio cuore desideri immensi e vi chiedo con tanta fiducia di venire a prendere possesso della mia anima. Ah! non posso ricevere la santa Comunione così spesso come vorrei, ma Signore, non siete l'onnipotente? Restate in me come nel tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia...”

Durante l'ultima malattia, rivolgendosi alla sorella Madre Agnese di Gesù: “La ringrazio per ché ha chiesto che mi venisse data una particella dell ‘Ostia Santa. Ho durato tanta fatica a inghiottire perfino quella. Ma com ‘ero felice d'avere Dio nel cuore! Ho pianto come nel giorno della prima Comunione”

E ancora, il 12 agosto: “Com ‘è grande la nuova grazia che ho ricevuta stamattina, nel momento in cui il sacerdote ha cominciato il Confiteor prima di darmi la santa Comunione!

Vedevo là Gesù buono tutto pronto a darsi a me, e udivo quella confessione tanto necessaria:

‘Confesso a Dio Onnipotente, alla Beata Vergine Maria, a tutti i Santi, che ho peccato molto'. Oh sì, dicevo a me stessa, fanno bene a chiedere per dono per me in questo momento a Dio, a tutti i suoi Santi. Com ‘è necessaria questa umiliazione! Mi sentivo, come il pubblicano, una grande peccatrice. Dio mi appariva tanto misericordioso! Era così commovente rivolgersi a tutta la corte celeste e ottenere il perdono di Dio... Sono stata lì per piangere, e quando l'Ostia santa si è posata sulle mie labbra, mi sono sentita commossa fìno nel profondo...”.

Aveva pure manifestato un gran desiderio di ricevere l'Unzione dei malati.

L' 8 luglio aveva detto: “Desidero tanto ricevere l'Estrema Unzione. Tanto peggio, se dopo mi prendono in giro “. Nota qui la sorella: “Questo per il caso che si fosse rimessa in salute, poiché sapeva che certe suore non la ritenevano in pericolo di morte”.

Le amministrarono l'olio santo il 30 luglio; chiese allora a Madre Agnese: “Vuole prepararmi a ricevere l‘Estrema Unzione? Preghi, preghi molto il buon Dio, affinché io la riceva bene quanto è possibile. Il nostro Padre Superiore mi ha detto: ‘Lei sarà come un bambinello appena battezzato'. Poi mi ha parlato soltanto dell'amore. Oh, com ‘ero commossa “. “Dopo l'Estrema Unzione”, nota ancora Madre Agnese. “mi mostrava le sue mani con rispetto”.

Ma non dimenticò mai il primato della fede, della fiducia e dell'amore; il primato dello spirito senza il quale la lettera è morta. Ella dirà:

“La principale indulgenza plenaria è quella che tutti possono acquistare senza le solite condizioni:

l'indulgenza della carità che copre la moltitudine dei peccati

“Se mi trovaste morta la mattina, non vi affliggete: vorrebbe dire che Papà, il buon Dio, sarebbe venuto a prendermi, ecco tutto. Senza dubbio, è una grande grazia ricevere i Sacramenti, ma quando il Signore buono non lo permette, è una grazia anche quella”

Sì, Dio fa “cooperare tutto al bene di coloro che amano” (Rom 828).

E quando Santa Teresa di Gesù Bambino scrive a modo di paradosso: “Ecco ciò che Gesù esige da noi, non ha bisogno affatto delle nostre opere, ma soltanto del nostro amore “, non dimentica né le esigenze del dovere del proprio stato, né gli obblighi della dedizione fraterna, ma vuoi sottolineare che la carità, virtù teologale, è insieme radi ce del merito e vertice della nostra perfezione.

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